di Graziella Massari
Questo contributo, che è stato oggetto di una comunicazione durante il convegno «L’età del ferro nella Liguria di Levante» (Chiavari, 24-25 novembre 1979), raccoglie, testimonianze archeologiche estremamente frammentarie e lacunose, molte volte semplici notizie senza più alcun riscontro coi materiali. Sono questi, tuttavia, gli unici strumenti che abbiamo attualmente a disposizione a fianco delle poche fonti scritte e della toponomastica (1), per avviare una ricostruzione storica della zona in questo periodo e per evidenziare i punti focali e le assenze in un’ottica di programmazione che punti a indagini e verifiche sul territorio.
L’area considerata è all’incirca quella dei bacini idrografici del Magra e dei suoi affluenti (Fig. 42): delimitazione a oriente è lo spartiacque tra Aulella e Serchio, nella parte N., e il fiume Frigido, che attraversa Massa, a S. Verso O. si include una propaggine costiera fino a Sestri Levante, che non sembra presentare soluzione di continuità rispetto al territorio lunigianese.
Qui la documentazione archeologica fornisce un quadro sostanzialmente omogeneo circa l’occupazione e l’utilizzo del territorio, che si riflette senza variazioni significative negli oggetti di uso (ceramici, metallici, etc.). Del resto anche tutta la Liguria, i versanti emiliano e piemontese dell’Appennino e la Garfagnana mostrano, con valori variabili rispetto alla quantità e al tipo di documentazione, una fondamentale omogeneità culturale, almeno nell’età del ferro, pur con differenziazioni legati a fattori ambientali o a relazioni interne ed interregionali (1 bis).
Nella Lunigiana, riguardo allo stanziamento, la documentazione oggettiva presenta un forte scarto rispetto alla forma di insediamento ritenuta, da tanta bibliografia anteriore, tipica dei Liguri in età pre- e protostorica, cioè il castellaro (2).

Di fatto, per i pochi casi in cui è stato recuperato materiale archeologico, si può confermare una collocazione del sito su una cima montuosa, anche secondaria, con buona visuale all’intorno e con accessi non sempre agevoli (Figg. 46, 48, 50). Gli elementi litici, strutture a secco di delimitazione o di recinzione, sono spesso così fatiscenti che è difficile giudicare su una loro collocazione intenzionale o casuale. I reperti attestano solo un’area di uso, che così scarsamente caratterizzata non palesa per se stessa funzione specifica. Solo in alcune indagini recenti si cominciano a recuperare resti di strutture d’abitazione o di ricovero estremamente deperibili: forse un focolare a Pieve S. Lorenzo; uno a Castelfermo; altri a Pignone da strato non ben determinato; fondo di capanna a Vezzola (3).
La ceramica rinvenuta in questi luoghi è costituita da vasi a impasto: soprattutto olle e ciotole, a volte decorate a zig-zag incisi, a unghiate, con cordoni spesso segnati da ditate (4). Tra i materiali d’importazione è la ceramica a vernice nera campana ed etrusca, di solito trovata estremamente consunta; anfore da trasporto per lo più non molto ben identificate, ma definite talvolta vinarie; qualche moneta (5).
Pur mancando molto spesso una delimitazione temporale precisa caso per caso, attualmente sembra meglio rappresentato il periodo compreso fra il IV-III sec. a.C. e tutto il II, talora con possibilità di uso nel I sec. a.C., accertate almeno nel caso di Pignone.
Alcuni altri stanziamenti non sono riconducibili alle caratteristiche topografiche dei castellari: quello presso il Santuario della Madonna del Soccorso a Minucciano; il nucleo abitato di fondovalle a Pieve di Codiponte (Fig. 47); lo stanziamento di Cota, loc. «Maccia de Canelle» (6).
Sembra per ora assente in quest’area la frequentazione di grotte, nota invece per l’età del ferro anche avanzata nella Liguria di Ponente (7). Assente pure l’identificazione di luoghi di culto, se si eccettua la proposta avanzata per monte Dragnone (8) (Fig. 49).
I dati più consistenti da un punto di vista qualitativo e meglio qualificabili cronologicamente sono nelle tombe a cassetta.
Tranne la parte della necropoli di Ameglia sottratta nel 1976 agli scassi edilizi e ancora in corso di scavo, tutti i rinvenimenti sono casuali e con recuperi più o meno di fortuna, che hanno causato talvolta qualche fenomeno di rimescolamento di materiali, come nel caso, ad es., delle associazioni della necropoli di Genicciola, in parte anche disperse.

Rilievo ricostruttivo di una tomba con recinto, tumulo e segnacolo in pietra: prospetto del complesso, prospetto e pianta della tomba a cassetta, già aperta, col corredo funebre (PODESTA 1879, tav. VIII, 10-12)
La gran parte di essi, comprese le semplici segnalazioni di tombe già disperse, risale alla fine dell’800 / inizio ‘900. In alcuni casi di corredi perduti mancano in bibliografia elementi che permettano una valutazione cronologica, sebbene sia probabile che appartengano anch’essi alla seconda età del ferro: le due tombe di monte S. Croce di Vernazza, le altre due di Filattiera (1921), definite tarde dalla Banti, quella di Malgrate rinvenuta nel 1781, la necropoli di Groppoli.
Altre tombe potrebbero essere o sono già d’età imperiale e sussiste il dubbio, in alcuni casi, che si tratti di sepolture relative ad ambiente ormai completamente romanizzato. A volte l’attribuzione è incerta per eccessiva genericità delle informazioni: le tombe di Moneglia, rinvenute nel 1928; la necropoli di Trebiano, loc. Canale Marcio (1777); la tomba di Pozzo (metà del ‘700), in cui dovevano essere monete e lucerne; quella di Avenza; un’altra nella Selva di Bollecchia presso Minucciano. In altri casi invece è evidente un contesto di prima età imperiale dal corredo stesso, come nel caso della tomba di Monterosso con ceramica arretina e di quella di Roverano, con moneta argentea d’Augusto. Però almeno alcune delle tombe di Vigo di Framura trovate nel 1778 e disperse, proprio per la notizia della presenza di monete repubblicane, potrebbero essere ascritte ancora ad un contesto prettamente ligure.

Ciò che è conservato o che è recuperabile grazie a disegni, foto e descrizioni si può inserire in una cronologia più o meno puntuale, ma sufficiente per questo livello di indagine: il momento più antico si colloca nel tardo IV/III sec. a.C.; diverse tombe attestano invece una fase di I sec. a.C. anche finale, se non ormai l’età augustea: ad es. una da Barbarasco; quella di Ameglia, Dessaudo; alcuni oggetti da Genicciola.

Circa le caratteristiche degli usi funebri è generalizzata l’incinerazione con raccolta delle ceneri entro vasi in terracotta associati a corredo di accompagnamento, il tutto deposto in strutture a cassetta costruite solitamente con lastre litiche (Fig. 45), che in alcuni casi presentano scanalature e incastri per la connessione reciproca (9). Solo Ameglia e Genic-ciola hanno dato recinti con strutture a secco e tumuli di sasso, nella prima località circolari e quadrati/rettangolari, nell’altra solo del secondo tipo ma con segnacolo litico (Fig. 43).

Pianta e sezione della piattaforma sommitale, ad andamento ellittico, con terrazzamenti artificiali a Ovest.
A, B: saggi di G. Martini e A.C. Ambrosi (1962),
hanno restituito materiali della seconda età del Ferro; che C, D: saggi del Centro Ligure per la Storia della Cultura Materiale (1968), che hanno individuato livelli della tarda età del Bronzo (FERRANDO CABONA – CRUSI 1979, ff. 162-163)
Le tombe a cassetta laterizia compaiono in un periodo non ben determinabile, compreso tra il II sec. a.C., forse avanzato, e la prima metà del I sec. a.C.: nella tomba di Madrignano, loc. Valdonica, ancora con fondo in lastra scistosa; a Genicciola (due tombe) non anteriormente al II sec. a.C. con possibilità di abbassamento fino a tutto il I sec. a.C. (in base alla cronologia generale dei materiali conservati). La tomba presso il Santuario di Soviore a Monterosso rappresenta finora, tra queste, il momento più tardo per l’associazione già ricordata con la ceramica arretina. Per ora non inquadrabile cronologicamente su basi assolute per mancanza di corredo è una tomba di Ameglia (Cafaggio tomba 20) con cassa laterizia a più elementi nei lati lunghi, tuttavia senz’altro posteriore al resto della necropoli, come si deduce dalla situazione stratigrafica. Ormai non è più accertabile la presenza e la cronologia di tombe a strutture laterizia nei pressi della cassetta litica di monte Bardellone o a Barbarasco, suggerita dall’esistenza in zona di frammenti di tegoloni.

47. Pieve di Codiponte.
sezione archeologica della navat destra e dell’ex-sacrestia. Sotto lo strato 1. corrispondente al pavimento attuale della chiesa,si segnalano gli strati:11, livello del pavimento del sec. XIV;III-IV, livelli altomedievali; V-Va, strati pertinenti all’insediamento romano d’età imperiale; VII-VIII, livelli preromani, con resti di capanna (FERRANDO CABONA CRUSI 1979, 1. 157)
Quasi sempre la dislocazione delle tombe è collinare, anche a quote abbastanza elevate, o più raramente sulle propaggini di un pendio verso una zona pianeggiante.
Dai dati esposti emerge che dopo una lacuna, forse casuale, di attestazioni per la prima parte dell’età del ferro, il territorio appare popolato in maniera diffusa, ma non intensa, con villaggi forse composti da poche unità familiari, senza grandi dislivelli nella quantità e qualità dei corredi funebri, o almeno con quelle disuguaglianze che riscontriamo anche all’interno di una stessa necropoli. Se nella suppellettile delle tombe (armi e fibule) compare una componente La Tène, acquisita attraverso percorsi, di cui uno può essere indicato dalla tomba celtica a inumazione di Caselvatica loc. Casina presso Berceto (10), è altrettanto chiaro che questo sistema culturale, già formato nella zona prima dell’arrivo dei Romani, in età repubblicana non venne alterato in maniera sostanziale dalla loro occupazione. Anzi, nonostante le deportazioni effettuate dai Romani (11), sembra quasi verificarsi durante il II sec. a.C. un nuovo impulso demografico, fenomeno di cui bisognerà studiare le relazioni con la nuova situazione instaurata dall’occupazione romana del territorio. Si desume, in base all’ubicazione delle tombe, che questi vici, la cui fisionomia è archeologicamente ignota e le cui strutture dovevano essere in materiali degradabili, si inserivano in collina o su spianate a mezza costa, spesso non molto distanti da un castellaro, con un’occupazione del territorio estremamente frazionata, testimoniataci anche da Livio e Strabone (12).

Alcuni manufatti dei corredi funebri e dei castellari e la situazione topografica stessa dei siti archeologici documentano un’economia di pastorizia e di agricoltura non molto sofisticata, integrata presumibilmente dalla raccolta di risorse naturali disponibili (13).
In quest’ambito il castellaro, dalla fisionomia spesso erta e scoscesa, può assumere funzioni di insediamento transitorio, in qualche caso probabilmente periodico (legato all’alpeggio? alla transumanza stagionale?) carattere che non stupirebbe di veder diventare prevalente col II sec. a.C. – e/o di difesa o di controllo di qualche punto costiero, di percorsi terrestri e fluviali (diritti di transito?), anche se in caso di necessità aveva potuto trasformarsi in postazione di guerra e in rifugio ben protetto, come avvenne a questi castella durante la guerriglia romano-ligure (14). Non è escluso però che talune di queste località denominate castellari, specie se situate in posizione più accessibile e ben esposte, siano state anche sedi umane stabili. Comunque essi sembrano essere per noi il segnale di una serie di comprensori che riunivano tutti gli elementi sufficienti a svolgere un’economia di produzione primaria che trova la sua forma di stanziamento funzionale in piccoli abitati sparsi (15).

Le numerose fusaiole rinvenute ci assicurano sull’acquisizione generalizzata della filatura (16); per il consumo interno, con scambi tra zone finitime, è prodotta la ceramica (17). Una produzione metallurgica, almeno di alcuni oggetti, si deduce, non tanto per la Lunigiana quanto per l’area ligure, dalla diffusione del tutto circoscritta di un gruppo di fibule, che sono elaborazioni locali di modelli non anteriori al Medio La Tène, con un grosso globo all’attacco tra staffa ripiegata e arco; di quelle tipo Certosa in una variante specifica e nei suoi sviluppi del II e I sec. a.C. (18), senza entrare ovviamente in merito alla pluralità o alla localizzazione delle officine.

Come si articolasse l’organizzazione sociale è difficile a dirsi. Stando ai corredi tombali di Ameglia loc. Cafaggio, da un lato alla donna sono attribuiti tutti gli oggetti ornamentali mentre l’uomo è caratterizzato attraverso il completo di lancia e spada o solo con la lancia, fatto peraltro riscontrato in diverse tombe della Lunigiana. Dall’altro le tombe in recinto rettangolare sono tutte multiple e presumibilmente familiari, invece le tombe in recinto circolare contengono per lo più le ceneri di un solo individuo, in due casi maschio – е, per la tomba 2, con tre addossamenti di tombe a cassetta contenenti ciascuna ancora un individuo maschio e in uno femmina (19).
Su questo e per il fatto che l’esistenza di una tomba a recinto circolare con doppia incinerazione complica ulteriormente l’interpretazione e perché il fenomeno è attestato al momento in quantità esigua – non ritengo di avanzare ipotesi, se non la più ovvia della segnalazione di una valenza in rapporto alla famiglia o al nucleo insediativo, senza voler impostare ora un nesso fra tale ruolo e gli attributi del corredo. D’altro canto all’interno di una stessa compagine sociale le recinzioni tombali possono essere la spia di rapporti più complessi: per Ameglia però manca ancora la possibilità di un controllo orizzontale sufficientemente esteso, poiché attualmente esistono scarsi riscontri di tombe senza recinto coeve a queste strutture (20). Se tale fenomeno, verificato su nuovi ritrovamenti, si rivelasse non generalizzato a tutte le necropoli come già si intravede per le tombe di II-I sec. a.C. (21), verrebbe a costituire l’indizio di gruppi o di centri preminenti, non sappiamo per quali ragioni, ma in ogni caso caratterizzati da elementi di variazione rispetto al tipo di rapporto medio con l’ambiente o tra i vari nuclei umani, diffuso nella regione. Per Ameglia sorge facilmente la supposizione di un embrione di attrezzature commerciali o portuali, o almeno dell’esistenza di uno di quei siti di ancoraggio di cui parla Strabone (22).
Circa le vie di transito terrestri e quindi di scambio e collegamento, nella zona a O. del Magra, in cui la percentuale dei reperti è più alta, sembra di vedere un’impostazione su due assi principali, ambedue di collina, o meglio di sottocrinale; queste linee di circolazione nell’ultima fase repubblicana coesistono con l’assetto viario romano, mantenendo sembrerebbe – utenze preferenziali, per i Romani sulle strade da loro stessi istituite (23) e per i Liguri sulle tracce da essi precedentemente usate. Uno dei due percorsi, circa parallelo alla costa, si dirigeva a Sestri Levante (24). L’altro, a bisettrice del triangolo tra Magra e Vara, si metteva in comunicazione coi fiumi e col mare attraverso percorsi trasversali (25). È realistico ritenere che anche il tratto di fondovalle lungo il Magra costituisse una via di modesta penetrazione.
Non sappiamo quali prodotti potessero commerciare, forse legnami o derivati dalla pastorizia (26). Di fatto sullo scorcio del IV e nella prima metà del III sec. a.C. acquistavano essenzialmente, e non solo per destinazione funeraria, ceramica a vernice nera: protocampana e soprattutto dello Atelier des Petites Estampilles, i cui bolli trovano, nell’area di esportazione, riferimenti strettissimi ad es. con Aleria, Genova, Olbia, e skyphoi in gran parte sovradipinti (27).
Forse poco dopo, comunque ancora in associazione con le ciotole dell’Atelier des Petites Estampilles, vengono immessi altri prodotti a vernice nera di officine volterrane o non lon-tane da tale area (28). Si coglie quindi la presenza di un percorso prevalentemente marittimo di portatori etruschi, che commerciavano nella zona tra Magra e Vara loro manufatti, tra i quali si segnalano anche oggetti ornamentali e qualche vaso fittile d’uso comune (29). Globalmente dunque si sono accertate per ora due zone di produzione per questa suppellettile, una nord-etrusca e in particolare l’altra sud-etrusca o già laziale (30).
Dopo una probabile lacuna di documentazione – perlomeno nelle necropoli – nella seconda metà del III sec. a.C. (casuale? dovuta alle guerre romano-liguri? (31)), col II sec. i Liguri ricevono, sia pure in forma modesta, i prodotti commerciati in una ben più vasta rete transmarina mediterraneo-occidentale, che trovano coincidenze significative, pur con scarti in percentuale, nei reperti di Luni, la quale sembra qualificarsi come centro mediatore. Mi riferisco alle numerose forme aperte in ceramica a vernice nera di II e anche di 1 sec. a.C. (32), alla ceramica a pareti sottili (33), ai sombreros de copa e ai boccalini in ceramica grigia ampuritana (34).
I Romani dalla seconda metà del II sec. a.C. se non prima (35) controllano ormai la zona nelle fasce a loro essenziali, che sono quelle del collegamento costiero, di cui Luni costituisce il porto principale prima di Genova, e di quelli trasversali verso la Padania (36). Il possesso del territorio in età repubblicana sembra manifestarsi in elementi significativi, non estesi a tutta l’area, ma concentrati nella zona compresa tra Luni e La Spezia: la centuriazione a maglie rettangolari nell’area circostante Luni, recentemente individuata dalla Alvisi; la fattoria o casa rustica sopra Castelnuovo Magra; l’impianto residenziale di Bocca di Magra; la villa rustica del Varignano, il cui nucleo più antico fu costruito verso il 100 a.C.; forse un altro edificio per sfruttamento agricolo alla Pieve di S. Venerio (37).
D’altra parte i Liguri pur nell’ambito della dipendenza politica conservano la loro individualità certamente fino al 1 sec. a.C.: e questo lo si riscontra nei tipi di insediamento, nel rito funebre, nella ceramica e negli oggetti di ornamento della persona (38).
Il quadro che si delinea mostra come i Romani abbiano occupato materialmente solo le zone adatte dal punto di vista ambientale ai loro interessi, innestandovi le strutture adeguate. Nel resto della regione, prevalentemente montuosa e collinare, non esistevano né una spinta economica convincente né ormai una necessità di controllo politico tali da indurli ad attrezzare l’area in maniera organica ed omogenea e con altre forme di organizzazione che non siano solo quelle viarie, tanto più che verosimilmente ne traevano comunque i vantaggi delle risorse economiche, specie per lo sfruttamento silvicolo e pastorale (39), per via indiretta.
In assenza di poli di aggregazione culturale, quali sono le città, si ha l’impressione che i Liguri si adeguino lentamente alla diversa realtà romana: come si è visto, essi si distinguono ancora, sebbene in modo più sfumato, in età cesariana e augustea. Inoltre la necropoli di Limone Melara non anteriore ad età tiberiana e in un contesto geografico già romanizzato (40) documenta in tombe a cassetta laterizia (Fig. 44) senza lastra di fondo – non molto diverse da quelle citate prima – corredi senza elementi La Tène, con ceramiche e prodotti fini romani, ma con olle e bicchieri ad impasto ancora di tradizione chiaramente ligure.
Questo, dei rapporti concreti tra Liguri e Romani, rimane ancora uno dei tanti problemi da affrontare. In realtà questo lavoro si pone complessivamente come la premessa, da discutere e da approfondire, di una ricerca in progresso più che come un insieme di sicurezze acquisite.
Documentazione dei siti (cfr. Fig. 42)
La documentazione raccolta è stata approfondita, partendo dai dati emersi durante una ricerca bibliografica sul territorio lunigianese a cui parteciparono Giuliana Cavalieri Manasse, Vittoria Gallina Antico, Silvia Lusuardi Siena, Graziella Massari, Giuliana Ratti, Elisabetta Rof-fia, Maria Pia Rossignani. Contributi essenziali circa gli insediamenti hanno fornito i membri dell’Istituto per la Storia della Cultura Materiale (Genova).
Il catalogo dei rinvenimenti si fonda in gran parte su base bibliografica; inoltre poiché sono ancora in corso i riscontri tra le notizie a disposizione e i reperti conservati, che presentano talvolta problemi di identificazione, di commistione fra i contesti o di non integrità del complesso stesso, si è scelto di omettere l’elenco ragionato dei materiali, pur utilizzando gli elementi recuperati sino ad ora, derivanti sia dall’indagine di conguaglio sia da esami autoptici.
Si forniscono solo i riferimenti bibliografici principali relativi alla divulgazione del ritrovamento o del sito archeologico, omettendo le semplici citazioni.
Avvertenze
1. Si segnalano anche i materiali dispersi.
2. A fianco di ciascuna località compare il simbolo grafico con cui è contraddistinta nella carta di distribuzione.
3. Per le tombe non si specifica il rito funerario, in quanto costante-mente incineratorio.
A) Insediamenti e zone di frequentazione
Pur avendo effettuato una scelta fortemente riduttiva rispetto a tutti i luoghi che la tradizione bibliografica locale definisce castellari protostorici, ho segnalato, quali suggerimenti per una possibile ricerca sul terreno, alcuni toponimi, che trovano spesso una motivazione sufficiente nel tessuto archeologico del territorio.
AVENZA
Castellaro della seconda età del ferro.
Notizia di Tiziano Mannoni.
BONASSOLA
Toponimo castellaro.
BRACCO
Loc. Pietre Nere.
Frequentazione su altura dell’età del Ferro.
GPrit, p. 59.
Monte CASTELFERMO
Materiali della seconda età del Ferro.
ISETTI 1960, pp. 88-100; MONACO 1963, p. 60; GPrlt, p. 59; FASCIOLO FELICI 1975, p. 283 n. 11; Mostra Lunigiana, pp. 238-239.; AMBROSI 1981, p. 118.
CEMBRANO
Toponimo castellaro.
COMANO
Toponimo castellaro.
R. FORMENTINI 1951, p. 109; U. FORMENTINI 1953, pp. 15ss; MONACO 1963, p. 58.
COTA
Loc. «Maccia de Canelle». Materiali pertinenti ad un insediamento o ad una frequentazione in giacitura secondaria di seconda età del Ferro. ISETTI 1960, pp. 110-114; GPrit, p. 59.
Monte DRAGNONE
Probabile luogo di culto dell’età del Ferro (meglio evidenziata la facies di seconda età del Ferro). MANNONI 1977, pp. 38-39; Zignago 1, pp. 278, 312, tab. A; FERRANDO CABONA -CRUSI 1979, p. 18.
FRAMURA Loc. Vigo.
Toponimo castellaro. Materiali dell’età del Ferro. Carta arch. F. 95, IV, SO, 3 (p. 13); BERNABO BREA 1942, pp. 41-42; CIMASCHI 1950; CIMASCHI 1951; CIMASCHI 1953.
GENICCIOLA
Toponimo castellaro. Carta arch. F. 95, I, SE, 7 (p. 6) («tracce di castelliere ligure»); BERNABO BREA 1942, pp. 42-43; MONACO 1963, p. 59; Villa Guinigi, p. 27.
MINUCCIANO
Santuario della Madonna del Soccorso.
Materiali dell’età del Ferro in stratigrafia.
AMBROSI – MANNONI 1972, pp. 250-252.
PEGAZZANO
Materiali della seconda età del Ferro in giacitura secondaria.
T. MANNONI, in FROVA 1968, p. 302.
PIEVE DI CODIPONTE
Nucleo abitato di fondovalle della seconda età del Ferro, forse del VI secolo a.C. Toponimo castellaro.
Archeologia Medievale, 1, 1974, p. 272; FERRANDO CABONA CRUSI 1979, pp. 105-107.
PIEVE SAN LORENZO
Materiali della seconda età del Ferro e della tarda età del Bronzo.
AMBROSI MARTINI 1965, pp. 10-14; XXXIII, 1965, pp. 381, 420; MANNONI 1966; MARTINI 1966; AMBROSI, Casola, pp. 47-49; FASCIOLO FELICI 1975, p. 286 n. 16; Mostra Lunigiana, pp. 240-241; FERRANDO CABONA CRUSI 1979, pp. 107-108; AMBROSI 1981, pp. 116-118.
PIGNONE
Toponimo castellaro. Insediamento protostorico fino alla seconda età del Ferro.
BERNABO BREA 1941; BELLANI 1955; BELLANI 1957; U. FORMENTINI 1958; MONACO 1963, p. 60; FASCIOLO FELICI 1975, p. 283 n. 13, tav. 1,2; GPrft, p. 59; Arch. in Lig., pp. 87-88 (M.P. Marini, A. Bertino); Mostra Lunigiana, pp. 235-237.
PUGLIANO
Toponimo castellaro.
AMBROSI MARTINI 1965, f. 1.
PUNTONE DI TENERANO
Frequentazione probabilmente della tarda età del Ferro.
Memorie dell’Accademia Lunigianese di Scienze «G. Capellini», N.S., II, 1952, pp. 61-62; MONACO 1963, pp. 58-59.
REGNANO
Toponimo castellaro.
AMBROSI 1953; AMBROSI MARTINI 1965, p. 8; MONACO 1963, p. 59.
REUSA
Toponimo castellaro.
AMBROSI – MARTINI 1965, p. 8.
S. STEFANO MAGRA
Toponimo castellaro.
SERO
Toponimo castellaro.
MANNONI 1977, f. 16,6; Zignago 1, p. 280.
SESTRI LEVANTE O
Toponimo castellaro.
CIMASCHI 1953, p. 20.
VEPPO
Toponimo castellaro.
MANNONI, 1977, f. 16,7.
VEZZOLA
Toponimo castellaro. Materiali dell’età del Ferro.
FASCIOLI FELICI 1975, p. 286, n. 15; Zignago, pp. 65, 70-75.
B) Necropoli o tombe isolate
AMEGLIA
Gruppi di tombe, dislocati sulle pendici o ai piedi del Caprione.
Ricerche condotte da Anna Durante sui registri catastali hanno permesso di localizzare i ritrovamenti che seguono e di constatare che spesso si trovano in proprietà adiacenti.
Alcuni recipienti fittili pubblicati da FASCIOLO FELICI 1975, p. 292, n. 40, tav. IV, 3-4, 7-8, 10-12, 16. Materiali sporadici in Rossı 1966, pp. 29-30. 1) Loc. Cafaggio, in corso di scavo dal 1976.
Necropoli delimitata nel lato meridionale da muro a secco: allineamenti di recinti quadrangolari e circolari con tumulo di pietre, contenenti cassetta litica; alcune tombe sono addossate ai recinti. Sono presenti anche un’incinerazione in anfora, una tomba a cassetta con solo lastrone di copertura e una con struttura laterizia senza corredo, stratigraficamente posteriore e costruita sul luogo dell’ustrino. Complessivamente fino al 1979 sono state rinvenute 20 tombe.
DURANTE – MASSARI 1977; GIACOMELLI 1977, p. 69, f. 4; DURANTE – MASSARI 1978; DURANTE MASSARI 1979; AMBROSı 1981, pp. 101-105; BERNARDINI 1981, pp. 201-204.
2) Loc. Dessaudo o Boccabella, terreno Silvestri-Giorgi e Cimaschi (la loc. è chiamata anche Dissaldo e Bertoncino); 10 aprile 1907. Una tomba a cassetta litica.
MAZZINI 1908, pp. 106-109; Carta arch. F. 96, III, SO, 13 (pp. 19-20); BANTI 1937, pp. 169-170 n. 19, tav. XI,l-n; SILVESTRI 1963, p. 33, tav. fuori testo; Mostra Lunigiana, pp. 100-104.
3) Terreno Germi o Paci; attorno alla metà del secolo XIX. Tombe a cassetta litica.
PODESTA 1886a, p. 117; PODESTA 1886b, p. 398; PODESTA 1887, p. 295; SILVE STRI 1963, pp. 31-32.
Di esse si conserva solo un monile in lamina d’oro. PODESTA 1887, pp. 293-295, 298; ISSEL 1908, pp. 590-591; FABBRICOTTI 1931, pp. 330-333, 336; Carta arch. F. 96, III, SO, 14 (p. 20); BANTI 1937, p. 166; Mostra Lunigiana, p. 68.
4) Loc. Giara, terreno Narciso Lazzarini; marzo 1911. Due tombe a cassetta litica.
BAROCELLI, p. 366 (collocata in loc. Dissaldo, cioè Dessaudo); CASELLI 1926, p. 276; Carta arch. F. 96, III, SO, 12 (p. 19); BANTI 1937, p. 167 n. 13; SILVE. STRI 1963, p. 34 (loc. Giara o Dessaldo); Mostra Lunigiana, pp. 78-87.
5) Terreno Francesco Marchi; 1890. Tomba a cassetta litica, con tumulo di pietre. PODESTA 1890, pp. 368-370; PODESTA 1891, pp. 139-146; MORELLI 1901, pp. 19–20, tav. 1,1-12; p. 21, tav. II,1-10; p. 29, tav. V1,6-7; p. 32, tav. VII, 10-11; pp. 34-35, tav. VIII,2,8,15,19; Issel 1908, pp. 589-590; MONTELIUS 1910, cc. 770-771, tav. 163,4; c. 772, tav. 163, 20-21; cc. 772-773, tav. 164,1-2; c. 774, tav. 164,10,14,15; с. 776, tav. 165,5; Carta arch. F. 96, III, SO, 15 (р. 20); FABBRI-COTTI 1931, pp. 334-335; BANTI 1937, pp. 166-167 n. 12, tav. X,a-l; SILVESTRI 1963, pp. 32-33, 41; Mostra Lunigiana, pp. 88-99. LлмBOGLIA 1953, p. 113 nota 4, f. 1, si riferisce alla brocchetta ampuritana di questa tomba, identificata dall’A. con BANTI 1937, tav. X,h, tuttavia sembrano differenti stato e luogo di conservazione (SP, Mus. Civ.).
Probabilmente prima del 1890 erano state trovate altre tombe: Carta arch. F. 96, III, SO, 15 (p. 20).
6) Loc. Mezzopoggio, podere Lagomarsino; 15 giugno 1949.
Una tomba a cassetta.
SILVESTRI 1963, pp. 35-36, tav, fuori testo; Mostra Lunigiana, pp. 74-77.
7) Terreno Agostino Paci; 1886.
Una tomba a cassetta.
PODESTA 1886a; PODESTA 18866b; PODESTA 1887, pp. 296 ss; ISSEL 1908, p. 590; CASELLI 1926, pp. 275-276; Carta arch. F. 96, III, SO, 14 (p. 20); FABBRICOTTI 1931, pp. 335-336; BANTI 1937, pp. 33, 165-166 n. 11; SILVESTRI 1963, pp. 30-31.
8) Terreno Passalacqua; 6 maggio 1953.
Vaso cinerario deposto nel terreno con tumulo di sassi. SILVESTRI 1963, p. 36.
AULLA
Loc. Ponzolo; 1938.
Tomba a cassetta litica.
U. FORMENTINI 1939, pp. 146-148; U. FORMENTINI 1941, pp. 176-178; FASCIOLO FELICI 1975, p. 291 n. 38; Mostra Lunigiana, pp. 193-201; DELFINO 1981, pp. 193-194, 209.
AVENZA
Tomba probabilmente a cassetta litica; 1876 o poco prima.
ODERICO 1976; Carta arch. F. 96, III, SO, 4 (p. 14), attribuite però ad età romana.
BARBARASCO
Frazione del comune di Tresana; 1884 (?).
Due cinerari, uno coperto da lastra di pietra, quasi certamente riferibili a due tombe diverse. Inoltre furono rinvenuti frammenti pertinenti a cassette laterizie.
PODESTA 1884; CASELLI 1926, pp. 274-275; Carta arch. F. 95, 1, SE, 1 (p. 4); BANTI 1937, pp. 169 n. 17, 178 n. 20.
Monte BARDELLONE
Nel comune di Levanto. Loc. Campodónia; settembre 1921.
Tomba a cassetta litica; forse ne esistevano altre, già distrutte. Carta arch. F. 95, IV, SE, 2 (p. 12); BRAMBILLA 1934, pp. 47-49; ΒΑΝΤΙ 1937, pp. 164 n. 9, 177 n. 6, tav. XI,a-k; FASCIOLO FELICI 1975, pp. 290-291 n. 35, tav. IV,13-14; Mostra Lunigiana, pp. 105-110.
BOLANO
Loc. Viara; 1882 (?).
Una tomba a cassetta litica.
PODESTA 1882, p. 407; PODESTA 1883, pp. 220-221; CASELLI 1926, p. 274; Carta arch. F. 95, I, SE, 4 (p. 5); BANTI 1937, pp. 169 n. 16, 178 п. 24.
CASA BERTONETTO
Frazione del comune di Carro.
Una tomba.
Schedario Topografico della Soprintendenza Archeologica della Liguria.
CEPARANA
Frazione del comune di Bolano; 1881. Alcune tombe a cassetta litica.
PODESTA 1881; PODESTA 1882a; PODESTA 1882b; ISSEL 1908, p. 595; Carta arch. F. 95,,I, SE, 5 (p. 5); BANTI 1937, pp. 168 n. 15, 179 n. 25a.
FILATTIERA
Due tombe a cassetta; 1921.
CASELLI 1926, p. 278; Carta arch. F. 95, 1, NE, 1 (p. 3); BANTI 1937, pp. 171 n. 25, 178 n. 15b.
FRAMURA
Loc. Vigo; 1778.
Tombe di cronologia incerta (forse in parte liguri). FORMENTINI 1925, p. 127; Carta arch. F. 95, IV, SO, 2 (p. 13); ΒΑΝΤΙ 1937, p. 177 n. 2; CIMASCHI 1951.
GENICCIOLA
Loc. Costa di Sermezzana; 1870-1878. Necropoli di circa 70 tombe, circondate e coperte da tumuli di sassi, alcune con segnacolo litico. Sono attestate almeno due tombe a cassetta laterizia.
PODESTA 1879; MORELLI 1901, pp. 21-22, tav. II,11-14; p. 23, tav. III, 1-10; р. 29, tav. VI,3-4; pp. 31-32, tav. VII,1-4, 12-13; p. 34, tav. VIII, 13; MONTELIUS 1910, сс. 769-770, tav. 163,1-2; c. 771, tav. 163,5-8, 10; c. 773, tav. 164,6; c. 774, tav. 164,8-9, 11; сс. 774-775, tav. 164,16; c. 776, tav. 165,4, 6; CASELLI 1926, pp. 272-274; Carta arch. F. 95, 1, SE, 2 (p. 5); BUFFA 1934, pp. 14-16, tav. III, 17-18; BAROCELLI 1935, pp. 198-200; BANTI 1937, pp. 33-34, 163-164, 178 n. 23; R. FORMENTINI 1952; FASCIOLO FELICI 1975, pp. 291-292 n. 39, tav. IV,1-2, 5-6; Mostra Lunigiana, pp. 111-181.
GROPPOLI
Frazione del comune di Talavorno; giugno 1918. Numerose tombe a cassetta litica.
CASELLI 1926, pp. 277-278; Carta arch. F. 95, 1, NE, 4 (pp. 3-4); BANTI 1937, pp. 171 n. 24, 178 n. 14.
MADRIGNANO
1) Loc. Castello; 1889.
Vaso cinerario con ciotola di copertura, probabilmente senza cassetta litica. MORELLI 1901, p. 25, tav. IV,5-7; Carta arch. F. 95, 1, SE, 3 (p. 5); BANTI 1937, pp. 172 n. 28, 178 n. 22. 2) Loc. Valdonica; gennaio 1974.
Tomba a cassetta laterizia.
Archivio della Soprintendenza Archeologica della Liguria; Mostra Lunigiana, pp. 202-206.
MALGRATE
Tomba a cassetta litica; marzo 1781.
CASELLI 1926, p. 272; Carta arch. F. 96, IV, NO, 1 (p. 24); BANTI 1937, pp. 171 п. 254, 178 п. 166.
MINUCCIANO
Loc. Selva di Bollecchia; 1903 (?).
Tomba di struttura non ben precisata, con copertura in lastra litica fissa-ta con calce».
Notizie degli scavi, XXVIII, 1903, p. 266; Carta arch. F. 96, I, SO, 8 (p. 5); BANTI 1937, pp. 171 п. 27, 181 n. 53; AMBROSI 1958, p. 34; MENCACCI-ZECCHINI 1976, pp. 169-170.
MONEGLIA
Tombe probabilmente di prima età imperiale, di attribuzione culturale incerta; marzo 1928. Carta arch. F. 95, IV, SO, la (pp. 12-13).
PEGAZZANO
Tomba a cassetta litica; novembre 1968. FROVA 1968; FASCIOLO FELICI 1975, p. 291 n. 36; Mostra Lunigiana, pp. 182-192.
POZZO
Tomba di cronologia e attribuzione culturale incerta forse di età romana; metà XVIII secolo. CASELLI 1926, pp. 271-272; Carta arch. F. 95, 1, NE, 5 (p.4); BANTI 1937, p. 178 n. 13.
ROVERANO
Tomba a cassetta litica.
Carta arch. F. 95, IV, SE, 1 (p. 12); BANTI 1937, pp. 170 n. 20, 177 п. 4.
SOVIORE
Presso il santuario della Madonna; 1882.
Una tomba a cassetta laterizia.
PODESTA 1882, pp. 405-406; ISSEL 1908, pp. 595-596; Carta arch. F. 95, III, NE, 1 (p. 11); BANTI 1937, pp. 169 n. 18, 177 n. 7.
SUVERO
Loc. Salecchio.
Necropoli.
Giornale Storico della Lunigiana, N.S., V, 1954, pp. 38-39; MANΝΟΝΙ 1977, p. 39.
TREBIANO
Loc. Canale Marcio; 1777.
Tombe di attribuzione incerta.
Carta arch. F. 95, II, NE, 4 (p. 7); SILVESTRI 1963, pp. 57-58.
VERNAZZA
Loc. monte S. Croce; 1882-1883.
Due tombe a cassetta litica.
PODESTA 1883, pp. 219-220; ISSEL 1908, p. 596; CASELLI 1926, p. 274; Carta arch. F. 95, III, NE, 2 (p. 19); BANTI 1937, pp. 172 п. 30, 177 п. 8.
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Graziella Massari, I Liguri in Lunigiana nella seconda età del ferro, Quaderni Centro Studi Lunensi
NOTE
*) Per alleggerire al massimo le note, si sono omesse tutte le citazioni non indispensabili, radunando la bibliografia significativa per ogni sito nell’appendice a pp. 97-104, suddivisa i
1) Circa i toponimi romani e preromani attestati nelle fonti scritte fino al VI sec. d.C. (epigrafi, itinerari e testi letterari greci e latini), già in bozze segnalo la raccolta e l’analisi delle componenti etnico-linguistiche coperta ora in maniera sistematica da PETRACCO SICARDI 1981, che vi ha incluso anche lo status quaestionis relativo all’individuazione topografica per ciascun lemma.
I bis) Un avvio alla revisione della documentazione archeologica in questo senso è in N. LAMBOGLIA, Punti di vista sui Liguri orientali dopo le scoperte di Chiavari, in Giornale Storico della Lunigiana, N.S., XII, 1961, pp. 3-16.
2) Per i castellari in Liguria in generale e per la bibliografia di base cfr. MONACO 1963 e in particolare pp. 39-41 con note relative; per la Lunigiana AMBROSI 1981, pp. 110-124. In questa zona il Bernabo Brea aveva avviato negli anni Quaranta alcuni sopralluoghi (BERNABO BREA 1941; 1942). Negli anni seguenti fino ad oggi si annoverano una serie di segnalazioni e di rinvenimenti, che non sono il risultato di una ricerca programmata e spesso sono stati letti nell’ottica di una preminenza forzata degli elementi protostorici, con ricostruzioni, per ora puramente speculative, di intere linee difensive, costiere o interne, di castellari. Eccessi in parte scusabili, se si pensa alla suggestione degli interessanti scritti di Ubaldo Formentini sulla organizzazione demo-territoriale della zona nell’età del ferro (cfr. nota 15).
3) Per Vezzola, informazioni di S. Fossati. Ancora riferibili alla fine dell’età del bronzo /inizio dell’età del ferro sono le capanne rinvenute a Zignago: SCARANI-MANNONI 1974, p. 173; Arch. in Lig.. pp. 81-82 (T. Mannoni); Zignago 1, p. 276. Sussiste il dubbio che anche i focolari citati di Pignone possano essere del medesimo orizzonte o più antichi, dal momento che il castellaro ha dato anche materiali giudicati affini a quelli di Zignago (SCARANI MANNONI 1974, p. 172).
4) Cfr. soprattutto Pignone e Pieve S. Lorenzo. Tali decorazioni ricorrono in maniera consistente sulla ceramica trovata in loc. Praxelli presso Rossiglione (L. BERNABO BREA, Una stazione all’aperto dell’età del ferro presso Rossiglione, in Rivista di Studi Liguri, VIII, 1942, pp. 138-141, II. 2-8). La presenza in buona quantità specie della categoria a unghiate nell’oppidum preromano di Genova in una seriazione stratigrafica, nella qua le si colloca in contesti di IV sec. a.C. (cfr. p. 147ss, M. Milanese) può fornire un orientamento cronologico, oltre che per la Liguria, anche nell’area lunigianese, dove però, considerando il diverso tipo dell’insediamento e dei rapporti economici e commerciali, non si possono escludere delle persistenze.
5) Ceramica a vernice nera: Pieve S. Lorenzo (considerata dal Lamboglia protocampana e campana A); Pignone (alcune decine di frammenti); Vezzola (alcuni frustuli e un frammento della forma simile a Lamb. 27 e forse un frammento di skyphos); monte Castelfermo (minuti frammenti attribuiti alla campana A). Anfore da trasporto: monte Castelfermo (1 fr. di Dressel 1A, oltre a diversi frammenti insignificanti); Pegazzano (un orlo «ad ärpione»: greco-italica o Dr. 1?); Vezzola (2 frr. di anfore greco-italiche del II sec. a.C. ca); Framura (molti frammenti tra cui predominanti gli anforoni vinari definiti dal Bernabo Brea del tipo più comune»); Pignone (vari tipi di anfore»). Monere: Pignone (un asse rom., 229-175 a.C.; un obolo cisalpino, Fine Il-inizio 1 sec. d.C.).
6) Minucciano: se lo strato su cui poggiava e in parte affondava la statua-stele può essere riferito ad una frequentazione cultuale del bronzo finale-inizio ferro, per lo strato della seconda età del ferro l’interpretazione è problematica: è stato ipotizzato un fenomeno di dilavamento dalle alture. Vi furono trovati frustoli di età romana a vernice nera.. Pieve di Codiponte: un fondo di capanna; materiale importato e un fr. di bucchero. Cota: la lettura proposta è di un piccolo abitato, forse anche di poche capanne, facente capo assieme ad altri nuclei simili al “castellaro” di Castelfermo, considerato coevo; il suo luogo di rinvenimento è una giacitura secondaria in zona di contropendenza per slittamento da un punto più alto del monte delle Rocche. Vi è stato rinvenuto un asse romano ritenuto genericamente posteriore al 217 a.C.; l’abbondante industria litica qui rappresentata mostra in parte etereogeneità tipologica, in parte scarsa caratterizzazione, sicché il suo inquadramento definitivo, ancora sub iudice, non sembra essere cosi omogeneo da potersi comprendere globalmente nella fascia cronologica segnalata dalla moneta e dalle ceramiche; in proposito cfr. anche R. MAGGI, Appunti sulla Preistoria della Riviera di Levante, un Annali del Civico Museo della Spezia, II, 1979-1980 (in corso di stampa).
Intenzionalmente si sono tralasciati i buccheri e le fibule conservati nel museo di La Spezia, prima afferenti alla collezione Fabbricotti (FABBRICOTTI 1931, pp. 195ss, 336-337), in quanto le notizie sulla provenienza non sono sufficientemente documentate o nel primo caso possono essere un’intenzionale alterazione indotta dal topos di Luna etrusca: per i buccheri, Mostra Lunigiana, pp. 226ss; U. FORMENTINI, Rilievi lunensi d’arte ionicizzante, in Studi Etruschi, XXI, 1950-51, pp. 121-125 (anche alcune punte liti-che sarebbero state trovate qui: ibid., p. 125, f. 15); per le fibule Rossı 1966, pp. 24ss.
7) Si citano orientativamente: Grotta dell’Antenna, A. LAMBERTI, Reperti preistorici a Verezzi: la grotta dell’Antenna, in Rivista Ingatuna e Intemelia, N.S., XXVI, 1971 (1973), р. 36; Arene Candide, BERNABO BREA 1947, p. 36; L. BERNABO BREA, Gli scavi nella caverna delle Arene Candide, 11, Bordighera 1956, pp. 32-35; FASCIOLO FELICI 1975, p. 288 п. 24; Grotta del Morto, BERNABO BREA 1947, p. 75; Caverna della Pollera, BERNABO BREA 1947, p. 48; FASCIOLO FELICI 1975, p. 288 n. 26; Tana dei Carbonai, M. LEALE ANFOSSI, Una fibula ornitomorja rinvenuta in val Pennavaira, in Rivista Ingauna e Intemelia, N.S., XIII, 1958, pp. 117-119; Grotta dello Stefanin, M. LEALE ANFOSSI, Nuove ricerche preistoriche in val Pennavaira, in Rivista Ingauna e Intemelia, N.S., VIII, 1953, pp. 65-67; Arma di Nasino, M. LEALE ANFOSSI, L’arma di Nasino (Savona). Gli strati con ceramica, in Atti del la XVI Riunione Scientifica dell’Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria in Liguria. 3-5 novembre 1973, Firenze 1974, p. 131; FASCIOLO FELICI 1975, p. 287 n. 18. Altre ancora in FASCIOLO FELICI 1975, tabella riassuntiva a p. 295.
8) Il Formentini aveva ipotizzato, senza alcun riscontro reale, ma in base alla sua ricostruzione demo-territoriale della Liguria preromana, un luogo di culto sul monte Sagro (U. FORMENTINI 1952). Unici elementi riferibili alla sfera religiosa sono le statue-stele: cfr. A.C. AMBROSI, Corpus delle statue-stele lunigianesi, in Giornale Storico della Lunigiana, N.S., XX, 1969, pp. 5-158 (con bibl. precedente); Studi Etruschi, XXXVIII, 1970, p. 195; A.C. AMBROSI, Osservazioni su un nuovo frammento di statua-stele scoperto nella valle del Taverone, in Archivio Storico delle Provincie Parmensi, XXIV, 1972, pp. 53ss; AMBROSI – MANNONI 1972: Mostra Lunigiana, pp. 15ss; A. MAGGIANI, Contributo alla statuaria megalitica dell’area lunigianese, in Prospettiva, 5, apr. 1976, pp. 47-50; AMBROSI 1981, pp. 126-157; E. ANATI, Le statue stele della Lunigiana, Milano 1981. L’attribuzione di alcune alla seconda metà del ferro (AMBROSI, Casola, pp. 19, 33-34 п. 5. 11. 10-11; АMBROSI 1981, pp. 142-143), fondata sull’esame tipologico delle armi ricorrenti su di esse e su fatti stilistici e strutturali richiede a mio parere una conferma anche a livello quantitativo, possibilmente basata su rinvenimenti in giacitura primaria.
9) Eccezioni sono: una delle tombe di Barbarasco, in cui la suppellettile era deposta nella terra senza altra protezione che una lastra litica; Ameglia Calaggio tomba 17, con ceneri raccolte in anfora greco-italica, priva della parte superiore e coperta da lastra litica. In questa zona, altro esempio analogo è quello di una tomba di un bambino da Resceto, valle del Frigido, riferibile per la presenza nel corredo di una coppa etrusco-campana ad età repubblicana, ma esclusa dall’elenco perché a inumazione: U. FORMENTINI, Una tomba secondo il rito dell’enchytrismós nella valle del Frigido, in Giornale Storico della Lunigiana, N.S., III, 1952, p. 12. Neppure perfettamente identificabile è l’uso funerario riscontrato a Marlia loc. Ponticello (Lucca) (MENCACCI-ZECCHINI 1976, pp. 178-183, tavv. 55-62, 67-68) con anfore segate, ma intere, contenenti le ceneri e il corredo e conficcate capovolte nel terreno.
10) Per la tomba di Caselvatica, cfr. A. FROVA, R. SCARANI, Parma. Museo Nazionale di Anti-chità, Parma 1965, pp. 120ss, tav. LXXI: FROVA 1968, p. 297, f. 8; analisi antropologiche in F. FACCHINI, A. MINELLI TELESCA, Le antiche popolazioni del territorio emiliano-romagnolo. Catalogo antropologico, in Emilia preromana, 7, 1975, pp. 358-359; l’elmo è cit. in F. COARELLI, Un elmo con iscrizione latina arcaica al museo di Cremona, in L’Italie préromaine et la Rome républicaine. Mélanges offerts à Jacques Heurgon (Coll. Ecole Française de Rome, 27), Rome 1976, p. 163 nota 22, p. 168 nota 34.
11) Liv. XL 38,2-5; XL 41,3-4.
12) STRAB. V 2, 1; Liv. XXXV 3, 6; XXXV 21, 10; XXXIX 32, 12. La forma di aggregazione in vici e castella presenta qualche affinità con organizzazioni pagensi diffuse nella stessa fascia cronologica per ampie zone dell’Italia (E. GABBA, Urbanizzazione e rinnovamenti urbanistici nell’Italia centro-meridionale del 1 sec. a.C., in Studi Classici e Orientali, XXI, 1972, pp. 78ss; S. SANTORO BIANCHI, Dinamica ambientale ed urbanistica nelle città d’altura: gli esempi di Sarsina e Mevaniola in età romana, in Ingegneri architetti costruttori, XXXIII, 1978, p. 322). Per la diffusione del fenomeno a livello europeo cfr. SERENI 1955, pp. 329ss; e per il rapporto vici-castellum, pp. 384ss. Cfr. anche nota 15.
13) Mancano per questa zona dati esaurienti sulla specie animali e vegetali, oggetto della pastorizia e dell’agricoltura. Se per i primi forse qualche indicazione potranno dare gli avanzi di pasto, ancora inediti, da un insediamento fuori zona (S. Silvestro a Genova), per i secondi gli unici dati a disposizione riguardano un contesto estraneo all’ambito cronologico considerato qui (Zignago), per il quale le analisi paleobotaniche, non ancora ultimate, indicano la coltivazione di tre specie di frumento, dell’orzo, del panico, probabilmente del miglio, della fava, del pisello e del melo. Un frammento di macina e stato rinvenuto a Vezzola. Brevi considerazioni generali in AMBROSI 1958, p. 49. Si citano alcune informazioni delle fonti, pur consapevoli dei problemi esistenti in rapporto ad una corretta comprensione storica e pur rifacendosi esse per lo più ad altre zone o alla Liguria in generale. Si parla per i Ligures Montani di vigneti e campi di frumento distrutti durante le guerre liguri (Liv. XL 41, 5); sulla produzione di un vino di qualità mediocre ci documenta anche STRAB. IV 6, 2, anche se alcuni accorgimenti specifici tramandatici da PLIN. In. L. XV 17, 66; XVII 2, 21, fanno pensare ad una coltura avviata già prima dei Romani. Per la discussione di queste fonti cfr. anche TOYNBEE 1965, pp. 562-563. Dal punto di vista tecnologico il Sereni propone il sistema del debbio – termine conservato nella forma debelis», «debelos, nella tavola di Veleia (CIL XI 1147) di età traianea, che insieme a quella di Polcevera, è il testo più importante sull’assetto ligure – e dei campi ed erba» (E. SERENI, Il sistema agricolo del debbio nella Liguria antica, in Memorie dell’Accademia Lunigianese di Scienze «G. Capellini, XXV, 1953, pp. 11ss), con preparazione del terreno a zappatura (PS.-AR. de mir. ausc. 91 (837b)); e praticando ormai l’aratura (STRAB. V.2, 1), come del resto è confermato dalla tomba di Ameglia loc. Giara, contenente un vomere (cfr. G. FORNI, Vomere d’aratro preromano nel Museo Civico della Spezia, in Annali del Museo Civico della Spezia, 1, 1977-1978 (1980), pp. 192-193). Sull’integrazione del regime alimentare e dell’economia con caccia e raccolta, cfr. DIOD. V 39, 1 (su fonte di Posidonio di Apamea) e PS.-AR., de mir. ausc, 90 (8376).
14) Liv. XXXIX 1, 6; XXXIX 20, 6.
15) Sugli aspetti politici di controllo del territorio, che sono la proiezione di questa economia nella realtà fisica, documento essenziale é la tavola di Polcevera del 117 a.C. (CILI 199; V 7749), per la quale si rimanda a SERENI 1955, pp. 3ss, 449ss; G. PETRACCO SICARDI. Ricerche topografiche e linguistiche sulla tavola di Polcevera, in Studi Genuensi, II, 1958-1959, pp. 3ss). A parte le controversie e i dubbi sulla precisa delimitazione topografica dell’area in questione, si rileva da questo documento che le forme ritenute adeguate e sufficienti per un’economia in fase di variazione, ma ancora impostata sui tipi e sui modi di approvvigionamento esposti, sono unità demoterritoriali identificate nei pagi e composte in quest’epoca da frazioni di compascuo, da ager publicus e da ager privatus, oltre che dai nuclei vicani: il primo è destinato agli usi intertribali (prevalente mente pascoli e legnatico), il secondo agli usi comuni del pagus, di carattere precario (fienagione, raccolta, etc.), il terzo, parcellizzato, agli usi dei singoli (soprattutto agrico li). Cfr. anche M. COPPA, Storia dell’urbanistica dalle origini all’ellenismo, II, Torino 1968, pp. 792ss. Gli studiosi che più si sono dedicati a indagare il sistema pagense in area ligure e appenninica tosco-emiliana sono Ubaldo Formentini con varie ricerche (si citano U. FORMENTINI 1925; 1926;Per la storia prerumana del pago (pagus-tularu?), in Studi Etruschi, III, 1929, pp. 51-66; U. FORMENTINI 1952, specie pp. 207-208 per lo ius compascendi) e il Sereni (E. SERENI, La comunità rurale e i suoi confini nella Liguria an rica, in Rivista di Studi Liguri, XX, 1954, pp. 13ss e soprattutto SERENI 1955).
16) Nei castellari: Pieve S. Lorenzo, strato C; Vezzola; Pignone. Nelle tombe: monte Bardel-lone, numerose ad Ameglia Cafaggio; altre a Genicciola. Inoltre si ricorda qualche ago (1 nel castellaro di Pignone, 1 in Ameglia loc. Cafaggio tomba 7j. Le fonti documentano la produzione di lana (STRAB. V 1, 12) e tessuti, anche commerciati (STRAB. IV 6, 2).
17) CIT. MANNONI 1966, p. 23; altre analisi mineropetrografiche su sezione sottile, ancora inedite, sono state condotte sempre dal Mannoni sul materiale di Ameglia Cafaggio; sono disponibili anche i risultati delle sue indagini nel Genovesato: T. MANNONI, La ceramica dell’età del ferro nel Genovesato, in Studi Genuensi, VIII, 1970-71, pp. 4-26, in particolare pp. 17ss.
18) Il modello con globo all’attacco tra staffa ripiegata e arco e documentato a Genicciola, monte Bardellone e probabilmente ad Ameglia terreno Paci. Questo tipo è stato rinvenuto anche in una tomba a Celinića di Pariana molto vicino alla zona qui considerata (BANTI 1937, p. 165 n. 10, tav. XIIa, 10), e a Casal Cermelli nell’Alessandrino (F.G. Lo PORTO, Una necropoli di età repubblicana nell’Alessandrino, in Rivista di Studi Liguri, XVIII, 1952, pp. 50-51, 63-64, Г. 4,A). Le fibule tipo Certosa (cfr. DURANTE – MASSARI 1977, p. 30, 1. 12; DURANTE MASSARI 1978, p. 61 n. 17, 1. 7, però frammentaria) sono presenti ad Ameglia in gran parte delle tombe e nel corredo di Pegazzano con un esemplare latenizzato. Una forma, che Raffaele De Marinis in una comunicazione al convegno «L’età del ferro nella Liguria di Levante» (Chiavari, 24-25 nov. 1979) ha considerato come uno sviluppo di II sec. a.C. del tipo Certosa, ricorre a Genicciola, ma è ben più rappresentata in Garfagnana e a S. di essa (cfr. ad es. MENCACCI-ZECCHINI 1976, p. 177, tavv. 64, 66, da Castelvecchio Pascoli; G. LERA, La necropoli ligure di Val di Vaiana, in Giornale Sto rico della Lunigiana, N.S., XIII, 1962, p. 9, 1. 1; AMBROSI 1958, p. 30, f. 16, da Filicaia; BANTI 1937, p. 168 n. 14, tav. XIIb, 8, da Tombara).
19) Queste e le osservazioni precedenti riguardanti i corredi sono state esposte da Anna Durante al convegno L’età del ferro nella Liguria di Levante (Chiavari 24-25 nov. 1979).
20) Ameglia Cafaggio tomba 16; a cui si può aggiungere la tomba da loc. Mezzopoggio.
21) In questo periodo infatti le uniche strutture a recinto documentate sono quelle di Genicciola, di fronte alle altre tombe a cassetta (ad es. Ameglia loc. Dessaudo, Paci; Aulla: monte Bardellone; Madrignano loc. Valdonica).
22) STRAB. IV 6, 2; per la Liguria occidentale alcuni toponimi (ad es. Album Ingaunum, Album Intemelium) tramanderebbero una fase più complessa nell’organizzazione degli aggregati umani con formazione di centri urbani» (PETRACCO SICARDI 1981, pp. 11-12). Il coordinamento di tre fatti (1. le tombe di Ameglia di II e 1 sec. a.C. sono a cassetta semplice; 2. le tombe di Genicciola di 11 e 1 sec. a.C. sono a recinto; 3. nel 177 a.C. viene fondata la colonia di Luni) potrebbe indurre all’ipotesi del decadimento progressivo di Ameglia durante il II sec. a.C. proprio per la vicinanza della colonia, mentre Genicciola assurgeva forse a maggior importanza, ma ancora una volta siamo di fronte ad una esiguità di dati, sia rispetto all’excursus cronologico sia rispetto alla quantità, troppo forte per poter trarre conclusioni di tale portata.
23) La via Aemilia Scauri fu costruita nel 109 a.C. su un percorso probabilmente preesistente, il cui tracciato da Luni a Sestri è sotto discussione, proponendo alcuni un percorso costiero, che verrebbe a coincidere con il tracciato preromano, ed altri uno interno circa lungo il Vara, che appare preferibile anche per maggior facilità di transito. Incertezze sussistono pure per la via verso la Cisa e Fornovo-Parma, per la quale sia la cronologia che una parte del tracciato non sono del tutto pacifici: si può ritenere, con TOYNDEE 1965, p. 669, che essa sia stata strutturata contemporaneamente alla fondazione di Fornovo. Raccolta e trascrizione delle fonti in proposito in Fontes Ligurum et Liguriae antiquae, a c. di AA. VV. (Atti d. Società Ligure di Storia Patria, N.S., XVI), Genova 1976, pp. 3-15. Cfr. in proposito la bibliografia di S. LUSUARDI SIENA, Lettura archeologica di un territorio pievano: l’esempio lunigianese, in Cristianesimo ed organizzazione ecclesiastica delle campagne nell’alto medioevo: espansione e resistenze. Spoleto 10-16 aprile 1980 (Ani XXVIII Settimana di Studi del Centro Italiano di Studi sull’Alto medioevo) (in corso di stampa), nota 4, con riferimento anche alla via lungo l’Aulella che collegandosi coi percorsi provenienti dalla Toscana raggiungeva nuovamente l’Emilia.
24) Per il tracciato si segue all’incirca l’allineamento dei ritrovamenti. La fonte più esplicita su una via costiera preromana, sebbene riferita ad un percorso quasi mitico, è PS.-AR. de mir, ausc. 85 (837a). Numerosi gli accenni nella bibliografia sulla zona; si veda per tutti U. FORMENTINI 1925, pp. 125-127. Da approfondire, in rapporto all’antichità di questo percorso, è il problema dello sfruttamento delle miniere di rame di Libiola (a proposito della coltivazione di questi giacimenti, cfr. Bullettino di Paletnologia Italianа, V, 1879, pp. 174-175; BAROCELLI, p. 389; gli attrezzi rinvenuti sono in parte riprodotti da ISSEL 1908, ff. 26-27); su un collegamento delle miniere con lo stanziamento relativo alla necropoli di Chiavari si era già espresso G. ISETTI, II rame dei Tigullii e il problema di Chiavari, in Rivista di Studi Liguri, XXX, 1964, pp. 83-90; cfr. anche R. MAGGI, art. cit. (a nota 6).
25) Al riguardo cfr. MANNONI 1977, specie pp. 40-41 e f. a p. 36.
26) Su legname, animali, pelli, miele, portati all’emporio di Genova, STRAB. IV 6, 2, in cambio di olio e vino importato, il secondo documentato anche in quest’area dalle anfore da trasporto rinvenute soprattutto nei castellari.
27) La ceramica dell’Atelier des Petites Estampilles è documentata ad Ameglia loc. Cafaggio in quasi tutte le tombe. Per i riferimenti ad Aleria, cfr. DURANTE – MASSARI 1977, pp. 25. 26; per Genova cfr. pp. 113-119 (P. Melli) e per Olbia M. BATS, La céramique à vernis noir d’Olbia en Ligurie: vases de l’atelier des Petites Estampilles, in Revue Archéologique de Narbomaise, IX, 1976, soprattutto figg. 2, 1, 6-7, 13; 3, 22; 4, 52. Per l’aggiornamento sull’Atelier des Perites Estampilles efr. J.-P. MOREL, A propos des céramiques campa niennes de France et d’Espagne, in Archéologie en Languedoc, 1, 1978 (Journées d’Etu des de Montpellier sur la céramique campanienne), р. 156. Gli skyphoi sono documenta ti in 6 tombe su 17; inesatta risulta ora l’attribuzione di quelli sovradipinti al Gruppo Ferrara T. 585 (in DURANTE MASSARI 1977, pp. 26-27 e DURANTE MASSARI 1978, pp. 58, 61) dopo la puntualizzazione di Jolivet, che inserisce nel Phantom Group – di localizza zione etrusco-meridionale esemplari distribuiti su una vasta area, che tocca anche le coste iberiche, con cui quelli amegliesi presentano identità di caratteristiche (V. JOLIVET, Exportations étrusques tardives (IV. 111″) en Méditerranée occidentale, in Mélanges de l’Ecole Française de Rome. Antiquité, 92, 1980, pp. 687 n. 5, 1. 2, da Rosas; pp. 692-694 nn. 15-17, f. 1, tav. III, 1-3, da Enserune; per l’inquadramento e le presenze nella fascia costiera sud-etrusca e laziale, pp. 713-717).
28) Ci si riferisce a pochi esemplari di forma 82 con anse non ripiegate ad orecchia da Ame-glia loc. Cafaggio (cfr. DURANTE-MASSARI 1977, p. 26; M. MONTAGNA PASQUINUCCI, La cera-mica a vernice nera del Museo Guarnacci di Volterra, in Mélanges de l’Ecole Française de Rome. Antiquité, 84, 1972, pp. 364-372).
29) T. Mannoni ha accertato per il cinerario di Ameglia Cafaggio tomba 3 un’argilla tirrenica; altre ceramiche con eguale provenienza geologica sono giunte a Pieve S. Lorenzo (MANNONI 1966, p. 23), ma seguendo sicuramente percorsi interni presumibilmente lungo la valle del Serchio. L’oppidum preromano di Genova assorbì con notevole consistenza tali prodotti d’uso comune, cfr. pp. 144ss, 150-152 (M. Milanese).
30) Anche i reperti di Genova – per l’arco cronologico disponibile nelle tombe della Lunigiana confermano questo dato, cfr. qui i contributi di P. Melli e M. Milanese, passim.
31) Per questi eventi, cfr. N. LAMBOGLIA, La prima fase delle guerre romano-liguri (238-230 a.C.) (Coll. Storica Archeologia della Liguria occidentale 1, 6), Imperia-Oneglia 1931; ID., Le guerre romano-ingaune e la romanizzazione della Liguria di Ponente (estr. dalla Col lana Storica Archeologica della Liguria occidentale, II, 1), Casale Monferrato 1933; TOYNBEE 1965, pp. 260ss. Per la storia della colonizzazione in Italia settentrionale anche nell’epoca successiva, cfr. orientativamente E.T. SALMON, Roman Colonisation from the second punic war to the Gracchi, in Journal of Roman Studies, XXVI, 1936, pp. 47-67, passim; E. Ewins, in Papers of the British School at Rome, XX, 1952, pp. 54ss; XXIII, 1955, pp. 73ss; G.A.MANSUELLI, I Cisalpini (III sec. a.C. – III sec. d.C.), Firenze 1962, pp. 33ss; e la recente raccolta di studi di G. TIBILETTI, Storie locali dell’Italia romana, Pavia 1978, lavori che complessivamente raccolgono anche la bibliografia anteriore al proposito, con riferimenti sparsi o specifici alla Liguria.
32) Segue un elenco non esaustivo dei vasi a vernice nera, attestati nelle tombe di questo periodo. Coppe Lamboglia 31 con linee sovradipinte in bianco: Ameglia, Marchi; Ameglia, Giara; Genicciola; Madrignano, Valdonica; monte Bardellone. Coppe Lamboglia 27c: Ameglia, Marchi. Coppe Lamboglia 33: Ameglia, Marchi; Genicciola. Coppe Lamboglia 1 e patere Lamboglia 5, 28: Genicciola. Pisside Lamboglia 3: Genicciola. Per tutte queste forme, cfr. Luni II, pp. 84, 85, 92-97 (G. Cavalieri Manasse).
33) Si citano: bicchieri fusiformi a ghirlanda di punti e liscio (Genicciola) e ollette (Ameglia, Dessaudo; Genicciola). Cfr., per le presenze nella colonia, Luni 11, pp. 145-146, 149, per i bicchieri; pp. 147-148, per le ollette.
34) Sombreros de copa: Ameglia, Marchi; probabilmente Ameglia, Paci; Genicciola. Per questi recipienti cfr. Luni 11, pp. 154-155 (G. Cavalieri Manasse). Oltre che Ventimiglia la diffusione dei vasi iberici tocca tutta la costa tirrenica sino a Pompei (oltre ai rinvenimenti noti, altre segnalazioni recenti sono: M. MASSA, Tombe sardo-repubblicane di Castiglioncello e Vado, in Rivista Studi Liguri, XL, 1974, p. 73 nota 9; J.P. MOREL, in Pompei 79. Raccolta di studi per il decimonono centenario dell’eruzione vesuviana, Na-poli 1979, f. 163; A. MAZZOLAI, Grosseto. Il Museo Archeologico della Maremma, Grosse-to 1977, p. 90). Boccalini in ceramica grigia ampuritana: Ameglia, Marchi; Genicciola.
Anche per questi vasi e le loro distribuzione cfr. Laumi II, pp. 117-118 (G. Cavalieri Ma nassel, sono noti anche all’isola d’Elba (M. ZECCHINI, Gli Etruschi all’isola d’Elba, Porto ferraio 1978, tavy. 34, 79, 89) e a Pompei (informazione di Cristina Chiaramonte Treres
35) Oltre la fondazione della colonia nel 177 a.C., numerosi fatti o indizi rivelano preesistenza di uso e di frequentazione, in particulare in rapporto alle vicende belliche. Per fare un solo esempio ricordo la partenza di M. Porcio Catone per la Spagna via mare con scalo al Lose portus (Lav. XXXIV 8. 4) nel 195 a.C. (per la sua identificazione cfr. PETRACCO SICARDI 1981, pp. 61 n. 135, 68 n. 165, Arch. in Lig. p. 18 (A. FROVA
36) Cir. nota 23.
37) Centuriazione di Luni: G. DE SANTIS ALVISI, Questioni Launensi, Nota sulla ricerca archeologica attraverso le acrofotografie, in Quaderni Centro Studi Lassensi, 2, 1977, pp. 6ss. Fattoria sopra Castelnuovo Magra, con materiali di età tardorepubblicana e protuim periale: D. GADD, Excavation of a Roman Jarmstead (Ager Lamensis, Site 91, in Loni 1980. Interim Report (ciclostil), pp. 8-13, 1. 3; per rinvenimenti di superficie nell’ager Laven sis, attribuiti ad impianti rustici dello stesso periodo, cfr. anche N. MALS, Lam Settle ment and landscape in the ager Lanensis, in Archaeology and Italian Sociery, Prehisto ric, Roman and Medieval Studies (BAR, International Series, 102), Oxford 1981, pp. 261-267, in particolare p. 266 c 1.21.2. Villa residenziale di Bocca di Magra: Arch. Lig, pp. 55-58 (A. Frova), l’esistenza in età repubblicana è assicurata dalla ceramica a vernice nera. Villa del Varignano: Arch, in Lig, pp. 65ss (A. Bertino), A. BERTINO, La villa romana del Varignano, in Quaderni Centro Studi Lunensi, 3, 1978, pp. 52ss. Muri sotto al presbiterio di S. Venerio: L. CIMASCHI, La Spezia. Ruderi romani e paleocristiani alla Pieve di S. Venerio, in Notizie degli Scavi, S. VIII, XV, 1961, pp. 8-9. Inoltre un ripostiglio di monete di I sec. a.C. trovato presso Carrara: Carta Arch. F. 96, III, SE, 2 (p. 11 (C. CAVE DONI) Ragguaglio archeologico di un antico ripostiglio di monete romane d’argento scoperto presso Carrara Carrara nell’aprile del corrente auno MDCCC.LX, in Scritti archeologici sulla Lunigiana di Mons. C.C., a c. di G. Sforza (Atti e Memorie d. R. Depurazione di Sto ria Patria delle Provincie Modenesi, S. IV, VII, 1895), pp. 6ss; il Cavedoni, a p. 14, considera coevo anche quello rinvenuto a Castelpoggio, per il quale cfr. anche Carta Arch. F. 96, III, NE, 11 (p. 10).
38) La ceramica d’uso comune non presenta affinità con quella dei livelli repubblicani lunensi e le libule, di cui per i contesti liguri si ha documentazione fino ad età primo augustea, sono di tipologie totalmente assenti nella colonia. Per i livelli repubblicani della colonia, cfr. in particolare i materiali relativi al saggio sotto la piazza E2: Luni II, pp. 9ss (M.P. Rossignani).
39) Ad esempio sulle forniture di legname per navi, cfr. STRAB. IV 6, 2.
40) Per la necropoli di Limone Melara, cfr. L. UzZECCHINI, La necropoli romana di Limone Melara uel golfo della Spezia, in Giornale Storico della Lantigiana, N.S., X, 1959, pp. 13-26. 1 reperti romani complessivamente testimoniano una presenza intensa nella zona, anche se non sono sempre determinabili cronologicamente per motivi vari o altre volte sono riferibili ad eta imperiale avanzata. Oltre ai resti di S. Venerio (nota 37), si ricor dano Muggiano: Carta Arch. F. 95, 11, NE, 5 (p. 7): BANTI 1937, p. 179 n. 31; Portovenere: Carta Arch. F. 95, 11, SE,6 (p. 9), BANTI 1937, p. 179 n. 36b; Schedario Topografico della Soprintendenza Archeologica della Liguria; La Spezia: Carta Arch. F. 95, II,
Per la necropoli di Limone Melara, cfr. L. UZZECCHINI, La necropoli romana di Limone Melara nel golfo della Spezia, in Giornale Storico della Lunigiana, N.S., X, 1959, pp. 13-26. 1 reperti romani complessivamente testimoniano una presenza intensa nella zona, anche se non sono sempre determinabili cronologicamente per motivi vari o altre volte sono riferibili ad età imperiale avanzata. Oltre ai resti di S. Venerio (nota 37), si ricordano Muggiano: Carta Arch. F. 95, 11, NE, 5 (p. 7): BANTI 1937, p. 179 n. 31; Portovenere: Carta Arch. F. 95, 11, SE,6 (p. 9), BANTI 1937, p. 179 n. 36b; Schedario Topografico della Soprintendenza Archeologica della Liguria; La Spezia: Carta Arch. F. 95, II, NO, 3.5.6 (pp. 10-11), BANTI 1937, p. 179 mm. 30,32; resti di strada tra Spezia e Biassa: Carta Arch. F. 95, II, NO, 4a (p. 10); Trebiano: Carta Arch. F. 95, 11, NE, 3 (p. 7); L. CIMASCHI, L’ara romana di Trebiano: dal culto privato del Lare all’altare cristiano, in Giornale storico della Lunigiana, N.S., X1, 1960, pp. 5-19; Fezzano: Carta Arch. F. 95, 11, SO, 1 (p. 9).