PIETRO FERRARI (1874-1945)

Alla memoria e all’opera di Pietro Ferrari, che può dirsi il fondatore e l’animatore del Campanone, è stato dedicato l’intero III n. (1943-46) di esso. In quel fascicolo appunto venivano degnamente rievocate le sue molte e larghe benemerenze di cittadino, di medico, di soldato, e, sopratutto, di studioso della storia di Pontremoli e della Lunigiana. Oggi, p. es., nella prospettiva dei successivi avvenimenti, si può riconoscere quale importanza non solo turistica, ma anche culturale, abbia avuto quella lontana fortunata «Estate pontremolese » del 1939, la quale in gran parte dovette la sua feconda riuscita al suo intervento ideativo e fattivo. La “Mostra pontremolese di Pittura” da lui pensata e ordinata, impresse alla manifestazione del ’39 un elevato carattere culturale, che conferì al complesso delle altre manifestazioni associate un signorile tono di elevatezza. L’esempio di quella prima “Estate pontremolese », che seppe tenersi lontana da esagerazioni provincialistiche e mantenersi in una dignitosa compostezza di piccolo ma antico centro cittadino, non è rimasto senza effetto nel vecchio ambiente locale stimolando nuove iniziative turistico culturali che si sono andate e si vanno consolidando intorno al premio « Bancarella ».

Altra bella e vitale creazione, dovuta in gran parte all’iniziativa di P. Ferrari è il volume sui “Castelli di Lunigiana”, stampato nel 1927 a Pontremoli dalla benemerita Tip. Cesare Cavanna e della quale fu intelligente editore l’instancabile Bassani. Come è noto il volume, di contenuto severamente antico e per l’eleganza dei caratteri e l’abbondanza delle illustrazioni, è ormai esaurito, mentre la richiesta dell’opera che si è fatta una vera rarità bibliografica, si è fatta così insistente, da aver persuaso gli editori a prepararne una nuova ristampa che non tarderà a comparire.

Oltre a varie memorie su alcuni castelli, Ferrari aveva inserito nel volume quel suo vasto studio introduttivo: La Lunigiana e i suoi Signori riprodotto nella nuova edizione. E sarebbe, anzi, da augurarsi che anche il suo volume, ormai introvabile, La Chiesa e il Convento di S. Francesco di Pontremoli, che, sotto un modesto titolo, contiene invece, un ricco materiale di nuove e importanti notizie di storia pontremolese, fosse ristampato in una edizione meno occasionale della prima e tale da poter comparire, nelle raccolte di storia locale, a fianco dei ben noti volumi di Sforza e di Bologna.

Tratto da “Il Campanone“, Almanacco Pontremolese, 1961 – 1962, Editore Città del Libro, pp. 69 – 70

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