La produzione della polvere pirica da parte della famiglia Bocconi in Toirano di Albenga, nel ponente ligure – sua località di origine – è ampiamente documentata a partire dal 1614, anno al quale si riferiscono alcuni documenti originali relativi a Jacopo Bocconi, fornitore di “polvere grossa per artiglierie” alla città di Genova (1). Dieci anni dopo, il 29 aprile 1624, lo stesso Jacopo, dopo aver ricevuto “salnitri” dal preposto degli Svizzeri, Rinaldo Forer, forniva “polvere fine” al reggimento svizzero posto al servizio della Repubblica (2). Nel maggio immediatamente successivo, Marco Bocconi, figlio di Jacopo, “da Toirano, di anni 25 ed emancipato”, stipulava un contratto con la Repubblica per la fornitura di polveri. Inoltre, ancora Jacopo firmava il documento di fornitura di grossi quantitativi di polvere alla fortezza di Savona (3).
Incoraggiati probabilmente dalla stessa Repubblica, creavano quindi un nuovo stabilimento a Genova Voltri; in seguito, provvedevano ad impiantare un altro piccolo complesso produttivo a Loano (4).
Nel periodo successivo al 1625 alcuni componenti della stessa famiglia uscivano dal territorio ligure per trovare più ampi spazi e più consistenti fortune per le loro iniziative imprenditoriali, basate soprattutto su tale genere di produzione. Si portavano così a Pontremoli (5).
Perché a Pontremoli? La scelta era stata ben mirata perché, in questa zona, alcuni polverifici, per quanto di modeste proporzioni, erano già attivi e non avevano problemi, né daziari, né tecnici, né strategici. Perché, soprattutto, una produzione quantitativamente massiccia quale era nei programmi dei Bocconi avrebbe potuto, senza alcuna difficoltà, raggiungere il porto di Livorno per andare ben oltre i territori confinanti, per esempio, verso la Corsica i cui ribelli erano, a quel tempo, una grossa spina nel fianco dei genovesi. E quello della Corsica era un mercato molto favorevole sia sotto l’aspetto quantitativo che della solvibilità; un mercato che però non si poteva rifornire partendo dal territorio ligure.
Così Marco di Giacomo Bocconi, con moglie e cinque figli (gli altri cinque della sua numerosa famiglia nasceranno a Pontremoli) si portava da noi e prendeva ad abitare una casa, inizialmente di modesta apparenza, posta nella parrocchia di San Pietro (6).
Il luogo ove poter impiantare ex novo una produzione certamente non priva di inconvenienti diciamo pure, di pericoli era stato già individuato, fuori del borgo e sufficientemente lontano dall’abitato, ma le licenze per avviarla tardavano ad arrivare perché la Camera di Milano, probabilmente sobillata dalla stessa Genova che cercava di tenere sotto controllo, per quanto possibile, questo genere di attività, poneva delle serie contrarietà. E in quel tempo i rapporti tra Milano e Genova erano molto buoni se non addirittura splendidi.
L’autorità locale mandava a Milano Ercole Galli per perorare la causa dei Bocconi (ed anche quella propria). Là il Galli si appoggiava al giureconsulto pontremolese Bartolomeo Bologna che esercitava la libera professione proprio a Milano dov’era ben introdotto. Finalmente nel 1638 arrivava il benestare (7).
E’ certo che in quel tempo Milano viveva tempi ancora difficili, né poteva ricevere aiuti dalla Spagna le cui recenti guerre avevano lasciato pesanti problemi economici e finanziari. Viene quindi da pensare che, in quel tempo, poteva essere già chiara l’intenzione di Milano di cedere alcune parti territoriali che erano uscite da ogni sua strategia, per esempio Pontremoli e il suo territorio. La Spagna, da cui dipendeva Milano, avrebbe incamerato il corrispettivo della vendita, da quella via avrebbe potuto aiutare Milano che era appena uscita dalla prima delle due terribili carestie, quella del 1628-’29, nota per via del tumulto di San Martino – di manzoniana memoria da cui scaturì l’epidemia di peste che dalla fine del 1629, nel giro di poco più di un anno, portò a miglior vita un terzo di quella popolazione (8); la seconda grave carestia milanese era alle porte perché sarà quella del decennio 1640-’50.
Quindi, aldilà dell’abilità diplomatica del Galli e dell’oratoria abile e persuasiva del Bologna, che erano provate e quindi da non porsi in discussione, e nonostante la contrarietà di Genova, Milano alla fine aveva buoni motivi per concedere l’assenso alla produzione in Pontremoli delle polveri piriche: la presenza di un’attività nuova, consistente e strategica, avrebbe potuto far lievitare la valutazione dello stesso territorio. Per la presenza poi di questa stessa attività produttiva, Genova sarebbe stata certamente ancor più interessata all’acquisto del territorio pontremolese perché avrebbe potuto verificare la destinazione via via delle polveri prodotte.
Quindi la famiglia Bocconi, che chiedeva di impiantare a Pontremoli una consistente produzione di polvere pirica, promuoveva interessi che toccavano le alte sfere della politica del tempo.
Lo sviluppo degli avvenimenti è noto: Milano stringeva i tempi con Genova per la cessione di Pontremoli; si stabiliva anche il controvalore, ritenuto, dai più, non realistico e del tutto discutibile, e la repubblica di Genova provvedeva a prenderne formalmente possesso mandando subito a Pontremoli un suo podestà (9). Ma i conti erano stati fatti senza la Spagna la quale, indebitata com’era con il Banco di San Giorgio di Genova, temeva di non vedere neppure un quattrino di quella vendita. Così l’autorità spagnola si accordava separatamente con quella toscana, che – com’è noto – da tempo e con successo aveva avviato una sua politica espansionistica e di difesa verso nord. La invitava a presentare un’offerta migliore; offerta subito accettata perché più che doppia di quella pattuita con Genova e, senza poi concedere ai Liguri una possibilità di rilancio, anzi restituendo la somma già da loro versata, vendeva a Firenze (10). Si può dire che, a questo punto, il programma di insediamento dei Bocconi a Pontremoli era salvo.
Nel 1638, come s’è visto, arrivava il benestare milanese e così Marco Bocconi prendeva in affitto da un certo Franchini che li teneva in enfiteusi dalla Comunità un gruppo di piccoli fabbricati con orto, detti Mulino di San Lazzaro, alle porte del sobborgo della SS. Annunziata. Quell’anno la stessa Comunità gli concedeva la cittadinanza pontremolese che gli veniva confermata, nel 1641, da Filippo IV di Spagna. Di lì a poco prendeva a costruire un grande fabbricato ad uso di abitazione, a lato del mulino.
Più tardi, Giacomo di Marco (11) rinnovava il contratto di affitto direttamente con la stessa Comunità e, mentre nella vicinìa di San Pietro avviava a titolo personale la lavorazione dei tabacchi, nel 1645 otteneva la licenza di produrre paste alimentari “all’uso di Genova”. Una imprenditoria, come si può vedere, ad ampio raggio.
Ma la famiglia, almeno il ramo pontremolese, stava diventando sempre più numerosa: Marco, come s’è detto, aveva avuto dieci figli, dopodiché Giacinto e Giacomo, figli di Marco, ne avranno a loro volta, complessiva-mente, dodici. A sfoltire questo piccolo plotone ci penseranno, in buon numero, le figliole finite in convento, com’era consuetudine del tempo(12). Soprattutto ci penserà Marc’Antonio, quinto figlio di Giacinto di Marco (1660ca.1723) il quale, rispondendo nel 1690 all’invito del re Luigi XIV, si trasferirà in Francia per impiantare una grande produzione di polvere pirica e gestirne l’avviamento. Da quel sovrano sarà poi compensato con terre e castello a Léombe, in Provenza, e onorevolmente insignito del titolo marchionale. Questo significa che la fama dei Bocconi, nel campo specifico di cui s’è detto, era andata ben oltre la cresta delle Alpi. Vediamo, per sommi capi, la lavorazione a Pontremoli della polvere pirica e il suo sviluppo in loco.
La produzione aveva inizio, come s’è detto, nel piccolo quartiere di San Lazzaro dove, già nel 1680, si doveva registrare un primo scoppio, anche se di limitate proporzioni.
Dopo che Marc’Antonio aveva lasciato Pontremoli, quest’impianto subiva alterne vicende. Veniva in un primo tempo gestito da Carlo Alessandro Galli, marito di Benedetta di Marco Bocconi: una gestione abbastanza mediocre, senza incrementi quantitativi e potremmo dire, in una terminologia attuale, senza i dovuti ammortamenti che permettessero le necessarie manutenzioni e gli adeguati rinnovi.
Morto Alessandro Galli nel 1713 gli subentrava don Giacinto, figlio di Marc’Antonio, sacerdote, che gestiva a mezzo di suoi procuratori per soli cinque anni essendo passato a miglior vita nel 1718, a soli 33 anni d’età.
Altri anni di incertezze e finalmente, nel 1749, l’impianto restava definitivamente assegnato a Luigi di Marco Maria (1712-1776) (13). Con lui e con il figlio di lui, Cristoforo, la produzione pontremolese delle polveri piriche avrà un consistente sviluppo.
Nel 1787 bisognava registrare a San Lazzaro un secondo scoppio, questa volta più grave, con la morte di due operai e rilevanti danni materiali. A questo punto il governo toscano ne ordinava la chiusura e soltanto dopo insistenti petizioni quella produzione poteva riprendere. Tuttavia la situa-zionepolitica generale, con l’occupazione francese, faceva perdere alcuni importanti mercati, in particolare quello via mare da Livorno.
I Bocconi, dopo la restaurazione, offrivano l’impianto di San Lazzaro al governo granducale, ma senza risultato (14). La produzione poi riprendeva ma in maniera stagnante: ne teneva ancora la direzione Cristoforo di Luigi di Marco Maria (1746-1829), il quale accomunava all’attività tradizionale la produzione di candele e la concia delle pelli (15). Nel 1794 acquistava da Ascanio Venturini la “ca’ di piazza”. Personaggio di buona caratura ma già avanti con l’età quando, nel 1823, lo stesso impianto veniva dato in affitto per 15 anni ad una società composta da quattro pontremolesi: Gio. Battista Buttini, Carlo Razzetti, Bernardo Bonzani e Francesco Antonio Formaini, tutti personaggi noti e stimati nell’ambiente del tempo (16). Questa cessione in affitto non rappresentava certamente la soluzione del problema latente, quello della perdita dei mercati posseduti dai Bocconi prima della calata francese in Italia.
Terminato il contratto, l’impianto di San Lazzaro tornava nelle mani dei Bocconi.
A questo punto entrava sulla scena non solo locale un personaggio di grande spicco e di alto livello: Luigi (1781-1854) (17). Nasceva a Pontremoli e compiva gli studi al collegio Cicognini di Prato. Rientrato in famiglia, prendeva subito a collaborare col padre nelle varie attività. In seguito si interesserà, in particolare, dell’amministrazione e della cura dell’ingente patrimonio di casa. Con l’impero francese veniva nominato, nel 1813, luogotenente e, l’anno dopo, capitano della Guardia Nazionale. Quando, caduto Napoleone, gli alleati si inoltravano nella provincia, riusciva, con fermezza, ad impedire che nel pontremolese accadessero disordini e che si desse sfogo a vendette. Restaurato il granducato, riceveva ancora incarichi militari: aiutante della Guardia Urbana nel 1816, capitano dei Cacciatori Volontari della Lunigiana nel 1837. Ma bisogna anche rimarcare che nel 1817 si era prodigato per assicurare un’efficace assistenza alla popolazione locale, provata dalla carestia e da un’epidemia di tifo petecchiale. Nel 1823 era Conte Palatino, poi Commendatore dell’Ordine Costantiniano di S. Giorgio. Verrà poi chiamato a far parte del Senato toscano, Veniva nominato ripetutamente Gonfaloniere della città e si trovava in questa posizione nel 1847, al momento dei disordini creatisi alla notizia, giunta inaspettatamente a Pontremoli, che la città con il suo circondario, a seguito di uno scambio di territori concordato col Trattato di Firenze del novembre 1844, sarebbe passata, con i ducati di Parma e Piacenza, sotto Carlo Ludovico di Borbone (18).
Luigi, a differenza dei gonfalonieri pontremolesi che lo avevano preceduto nella carica, poteva unire al prestigio personale e familiare una caratteristica del tutto singolare: era un imprenditore che aveva visto la necessità di dedicare la sua esperienza di vita e le sue capacità anche all’amministrazione della cosa pubblica locale. Per questa particolarità, da vedersi nell’ambiente socio-economico e nel contesto politico della Pontremoli di metà Ottocento, Luigi Bocconi meritava allora, e merita ancor oggi, una posizione di primissimo piano nella considerazione generale (19).
A questo suo successo personale probabilmente non era estranea la personalità della sua seconda moglie, Teresa, figlia del generale Cesare Fortini, comandante supremo dell’esercito granducale toscano, la quale gli darà sei figli e che, indipendentemente dal nome e dalla fama del padre, saprà mostrarsi, a Pontremoli, donna di rara virtù, attenta ai particolari bisogni della gente (20).
Morto nel 1854 Luigi Bocconi, la gestione dell’impresa passava nelle mani del primogenito Cristoforo (1833-1871), l’unico dei figli ad aver già toccato la maggior età (21). Questi, nei primi cinque anni della sua attività, provvedeva a raddoppiare gli impianti e a gestire l’impresa secondo concetti nuovi e all’avanguardia per quel tempo. Per poter provvedere alla forte domanda, Cristoforo Bocconi prendeva in affitto da Giovanni Giumelli la piccola polveriera, quella appunto dei Giumelli, in località Groppomontone. Continuava a produrre intensamente fino al 1867 quando, dopo la realizzazione della prima parte dell’unità nazionale, il governo aveva pensato di sottoporre tale genere a monopolio statale. Tuttavia, dopo due anni di esperienza totalmente negativa, il monopolio veniva abolito cosicché Cristoforo Bocconi domandava subito, ed otteneva, di riattivare gli impianti, trasferendoli in località più opportuna per altri successivi ampliamenti (22).
Veniva scelta la località di Gozzolo, su terreni di proprietà Bocconi, al punto di immissione dell’omonimo canale nel fiume Magra. Il 1 giugno 1871 aveva inizio la produzione nel nuovo stabilimento con l’impiego inizialmente di quindici operai, mentre a San Lazzaro restavano i magazzini delle materie prime e alcune prefabbricazioni (23) Un primo incidente, che si registrava dopo soltanto una ventina di giorni dall’avviamento, con danni alle strutture ma fortunatamente senza vittime, teneva fermi gli impianti fino al 30 agosto quando la produzione poteva riprendere. Ma il giorno dopo si aveva un gravissimo scoppio con quattro vittime: due operai, il capofabbrica e lo stesso Cristoforo Bocconi, di soli 38 anni d’età. E l’impressione generale era enorme, non solo in Pontremoli, trattandosi di una perdita assai grave nel contesto cittadino – era stato capitano della Guardia Civica, poi assessore comunale e consigliere provinciale – anche per il futuro della stessa azienda.
Qual era la situazione della famiglia in quel momento? Il secondogenito di Luigi, Cesare (1834-1897) era fuori casa dal 1860: dopo aver conseguito la laurea in ingegneria si trasferiva in un primo tempo a Pistoia, poi a Firenze. Sposerà Giulia Semiani di Livorno; Leopoldo (1838-1905), laureato in giurisprudenza, si stabiliva a Lucca dove aveva sposato Antonietta Poli nel 1864 e dove si dedicava all’insegnamento delle lettere con particolare entusiasmo (24); Maddalena (1841-1901) aveva sposato, nel 1862, il conte Giovanni Noceti di Bagnone. Dal matrimonio nascevano quattro figli, due dei quali, Carlo e Maria, si legheranno per matrimonio con la famiglia Quartieri; Carlo (1846-1875) alla morte del padre Luigi contava soltanto otto anni ed era l’ultimo dei figli maschi. Nel 1873 sposava Maria di Girolamo Giuliani, la quale dava alla luce un figlio Girolamo e dopo solo tre mesi moriva. Anche Carlo, di lì a poco, passava a miglior vita cosicché gli interessi del piccolo Girolamo venivano curati da un tutore esterno alla famiglia; Carlotta (1847-1885), ultima dei figli, si era trasferita per matrimonio a Siena.
L’attività a Gozzolo veniva ripresa dopo un ragionevole, necessario intervallo, attraverso agenti procuratori e sotto la vigilanza di Maddalena Pariani, trentenne vedova di Cristoforo e tutrice dei figli Luigi e Alfredo ancora minorenni.
Nel 1882 veniva costituito un consorzio di produttori pontremolesi di polvere pirica per la fornitura delle polveri da mina necessarie alla costruzione delle diverse gallerie del tratto ferroviario Pontremoli-Borgotaro”. Alla fornitura dei vari lotti avrebbero contribuito per 4/9 i Bocconi, per 4/9 i Bonzani che avevano avviato un nuovo stabilimento a Mignegno e per 1/9 il dottor Francesco Barbieri che gestiva un piccolo polverificio alla Serra, nella valle del Verde.
Ma un nuovo disastro, sempre nell’ambito produttivo delle polveri piriche, si verificava la sera del 21 giugno 1884: lo stabilimento Bonzani di Mignegno veniva devastato da uno scoppio particolarmente violento per il quale si dovevano contare parecchie vittime. Tra queste, Giuseppe Bonzani, uno dei due titolari. Né in seguito sarà concesso di riattivare in loco quell’impianto e riprendere la produzione.
A questo punto, Domenico Bonzani proponeva ai Bocconi di unire le forze e di lavorare assieme. La proposta era interessante anche per i Bocconi i quali, nell’ambito familiare, dopo la morte di Cristoforo erano rimasti privi di persone esperte della materia. A questo punto compariva sulla scena altro personaggio Bocconi di particolare caratura: Guido (1863-1895) di Cesare di Luigi (28). E Guido rientrava a Pontremoli non per mettere in pratica la meritata laurea in medicina ma per dedicarsi all’industria delle polveri e porsi così in mostra per le sue chiare doti di imprenditore.
Così il 13 aprile 1885 si costituiva ufficialmente la Società “Polverifici Italiani Bocconi & Bonzani” con sede a Pontremoli, stabilimento a Gozzolo, e avente quali amministratori Guido Bocconi e Domenico Bonzani. A questa società non aderiva il tutore di Girolamo di Carlo Bocconi perché, vedendo giusto, non riteneva sufficientemente garantita la quota di proprietà del suo assistito. Infatti, la produzione stava avviandosi molto bene quando un tremendo scoppio, di gravità assai pesante, demoliva quell’impianto: delle trenta persone che vi lavoravano, si avevano undici morti ed alcuni feriti. Era la fine della produzione delle polveri piriche nel pontremolese (29).
I danni materiali, assai consistenti anche nelle frazioni della Pieve e di Teglia, così come a Scorcetoli e Ponticello, venivano interamente liquidati dai Bocconi, per quanto di loro spettanza, cosicché le banche locali si prendevano per la quasi totalità le proprietà immobiliari della famiglia. Si salvava la quota spettante a Girolamo a cui rimaneva il palazzo della SS. Annunziata con quanto annesso. A questo punto la vedova di Cristoforo, Maddalena Pariani, grazie ai suoi personali beni dotali, riscattava la “Ca’ di piazza” e alcune proprietà terriere, poteva ancora permettersi di vivere agiatamente e di garantire ai figli Luigi e Alfredo un’adeguata istruzione.
Tuttavia le banche tornavano ancora a concedere fiducia ai Bocconi e ai Bonzani i quali si trovavano d’accordo, nel 1888, nel rilevare un polverificio detto “del Cinquale” che esisteva a Vittoria Apuana, presso Forte dei Marmi, dopo aver costituito una nuova società in accomandita semplice, la “Bocconi Bonzani & C.” della quale la vecchia “Bocconi & Bonzani” assumeva il ruolo di accomandataria con Guido Bocconi e Domenico Bonzani amministratori. Questo impianto, a circa 6 Km dalla stazione di Seravezza, di modesta consistenza, veniva quasi interamente demolito e ricostruito ex novo. Nel contempo si registrava un’altra iniziativa di Guido Bocconi: eravamo nel 1890 e la società, diciamo così, pontremolese di concerto e in collaborazione con la “Società Italiana per la Fabbricazione di Polveri Piriche”, con sede a Milano, costruiva un nuovo stabilimento per la produzione di dinamite nel luogo detto Podere di Boceda, nel Comune di Mulazzo, scelto in un luogo ritenuto particolarmente adatto a questa attività (30).
La nuova società si univa presto a quella che agiva a Forte dei Marmi e tutto il complesso, con programmi giustamente ambiziosi, veniva ad assumere la ragione di S.I.P.E., Società Italiana Prodotti Esplodenti.
Purtroppo nel 1895 moriva, per male allora inguaribile, Guido Bocconi, solo trentaduenne (seguiva, di lì a poco, la scomparsa di Domenico Bonzani). La famiglia Bocconi si trovava ad attraversare un momento particolarmente difficile perché ancora una volta nella sua storia rimaneva priva del personaggio di riferimento, di alto livello morale ed intellettuale. Cosicché, nel 1901, essa cessava definitivamente di interessarsi di polveri piriche e coinvolgeva sul tema l’ing. Ferdinando Quartieri, personalità bagnonese assai in vista nell’ambiente lunigianese del tempo (31). Il quale ing. Quartieri non era comunque estraneo alla famiglia Bocconi perché, come abbiamo già visto, era il marito di Maria dei conti Noceti, quindi primo cugino dello scomparso Guido.
A conclusione di questo non breve e, per quanto possibile, stringato excursus, viene da porsi almeno una domanda: – dunque una famiglia soltanto di imprenditori? – Non proprio, per il fatto che non sono mancati letterati, come il già citato Leopoldo di Luigi: giureconsulti e magistrati, come Marco di Cesare, di assai elevata posizione, e il figlio di lui, Cesare, nonché Bernardo di Leopoldo; diplomatici, come Luigi junior, meglio conosciuto da noi come bibliofilo, studioso e appassionato ricercatore di storia locale; anche personaggi dediti alle cariche pubbliche nelle amministrazioni locali.
Di quest’ultimo Luigi (1862-1929) gioverà ricordare che, dopo la laurea in giurisprudenza ottenuta nel 1883, entrava al ministero degli esteri e diveniva addetto consolare a Costantinopoli, poi vice console a Marsiglia e quindi ad Alessandria d’Egitto. Nel 1907 veniva assegnato alla direzione generale delle scuole italiane all’estero e finiva per esserne il primo responsabile, fintanto che il 1 aprile 1920, a richiesta, veniva collocato a riposo con la qualifica di ministro plenipotenziario (32). A Pontremoli era in amicizia con i maggiori esponenti della cultura lunigianese, come Giovanni Sforza, Achille Neri, Ubaldo Mazzini e Ubaldo Formentini (33), essendo partecipe di quel movimento culturale regionale che si esprimeva nel primo «Giornale Storico della Lunigiana». A lui occorre accomunare nel ricordo l’unico suo fratello Alfredo (1867-1949), erede di lui, il quale provvederà alla donazione della ricca biblioteca della casa pontremolese al locale Seminario vescovile con la costituzione del “Fondo Bocconi (34).
Non sono mancati personaggi che hanno sentito profondamente l’amor patrio come Cristoforo di Cesare (1873-1916) il quale, amministratore territoriale nel Congo belga, allo scoppio della prima guerra mondiale rientrava in Italia per combattere volontario al fronte e morirà da valoroso sul Cengio nel 1816.
Altrettanto in evidenza si poneva Girolamo di Carlo (1874-1943), ufficiale degli Alpini, il quale conseguirà il grado di capitano sui campi di battaglia della Grande Guerra e poi quello di tenente colonnello della riserva per i meriti acquisiti. A Pontremoli era poi tenuto in particolare considerazione per i suoi meriti di cittadino probo e di valido propugnatore agri-colo.
Al ricordo di questi ultimi non si può non unire quello di Enrico, del ramo così detto “di San Nicolò”, garibaldino in Piemonte nel 1859 e quindi nell’impresa di Sicilia dell’anno dopo (35).
In debolissimo numero sono stati gli ecclesiastici, forse perché mai ci si era preoccupati di incoraggiare le vocazioni, all’interno della famiglia, attraverso la fondazione di benefici ecclesiastici con rendita destinata ai familiari votati al sacerdozio com’era accaduto in altre famiglie del tempo. In discreto numero erano state le suore, consuetudine in loco generalizzata in determinati livelli sociali soprattutto nel Settecento, suore delle quali si conoscono le date delle rispettive nascite e i nomi di battesimo, poi le loro figure si perdono nel buio dei rispettivi conventi.
Delle mogli Bocconi, in parte, abbiamo già detto. Merita un ricordo particolare Maria di Girolamo Giuliani, sposa giovanissima di Carlo di Luigi, la quale aveva legato di parentela i Bocconi con i Giuliani: morirà diciannovenne, nel 1874, quando il figlioletto Girolamo contava appena tre mesi. Di li a poco la seguirà il marito, straziato per tanto grave ed improvvisa perdita.
Una citazione merita anche Marianna Borri, la prima moglie del grande Luigi, la quale, morta prematuramente nel 1829, aveva lasciato per testamento tutti i suoi consistenti beni immobiliari del parmense a Girolamo di Patrizio, il capostipite del ramo dei Bocconi “di S. Nicolò”, la discendenza meno fortunata e certamente meno ricca dell’intera famiglia: questo Girolamo aveva sposato Giulia di Francesco Camisani che gli aveva dato nove figli dei quali quattro erano morti in tenera età. I cinque superstiti raggiungevano la maggiore età, poi di loro non si avevano più notizie in loco. Lo stesso garibaldino Enrico, uno dei cinque, sposatosi a Pontremoli dopo le esperienze di guerra, e dopo aver svolto l’attività di “commerciante di polveri e di tabacchi”, si era allontanato dalla Lunigiana anch’egli senza dare più notizie. E’ presumibile che questi cinque Bocconi, avendo preso possesso dei beni ereditati nel parmense, si siano là trasferiti.
In conclusione, una famiglia non particolarmente folta ma di portata assai rilevante nel contesto pontremolese. Per la loro posizione e l’alta dignità di non pochi dei suoi rappresentanti, avevano giustamente ottenuto, con Luigi e con la moglie Teresa Fortini, e loro discendenti in linea diretta, l’iscrizione alla nobiltà pontremolese.
Con questa ricerca (37) resta la speranza di aver contribuito a inquadrare determinati personaggi nella storia della stessa Pontremoli e di aver confermato la famiglia Bocconi nella posizione conseguita dai suoi maggiori.
Nicola Michelotti, Un’operosa e nobile famiglia pontremolese: Bocconi, pubblicato in Studi Lunigianesi, voll. XXXII – XXXIII, a. 2002 – 2003, curato e edito da Associazione Manfredo Giuliani per la ricerca storica ed etnografica della Lunigiana, Villafranca Lunigiana
(1) Archivio di Stato di Genova, Fondo “Camera di Governo e Finanze”, filza n. 809, alla data 20 ottobre. Ringraziamo la gentile signora Edda Novelli Bardini e il dottor Riccardo Dellepiane per la loro cortese collaborazione.
(2) Ibidem, filza n. 156.
(3) Ibidem, filza n. 157, rispettivamente alle date 10 e 24 maggio 1624.
(4) L’avvio, a titolo sperimentale, della produzione a Voltri è dei primi dell’anno 1625. Poi, il 12 marzo, il “polverista” Jacopo Bocconi stipulava un accordo con il governo della Repubblica per finanziamenti al fine di migliorare la qualità degli impianti produttivi in quella nuova sede e chiedeva che Guglielmo Bocconi, con i suoi lavoranti, fosse esentato dal servizio di guardia che era obbligatorio per ogni cittadino genovese. L’8 aprile immediatamente successivo, Jacopo Bocconi avviava decisamente la produzione di polveri piriche nello stabilimento di Voltri. Ibidem, filze n. 160 e n. 161 rispettivamente alle date citate.
(5) Nel tema della produzione a Pontremoli delle polveri piriche resta fondamentale il documentato articolo di N. ZUCCHI CASTELLINI, La fabbricazione della polvere pirica nel Pontremolese.” Campanone”. II, Artigianelli, Pontremoli 1942, pp. 175-188. Esiste anche una ricostruzione genealogica, recentemente presentata: vds. N. MICHELOTTI, Genealogie pontremolesi, 6, Bocconi, N. Greco & C., Milano 2002, presso le più frequentate biblioteche pubbliche dell’alta e media Lunigiana e presso biblioteche private pontremolesi.
(6) Marco (1600 circa – 1669) di Jacopo, aveva sposato in Toirano tale Lucia Maineri († 1650 in Pontremoli). I cinque figli nati in Toirano sono: Giacinto, Marta, Giovanni, Guglielmo (da non confondere con il citato omonimo che era fratello di suo padre) e Giacomo: gli altri cinque, nati a Pontremoli, sono: Anna Maria, Benedetta, Caterina, Angelo e Lorenzo. Poi Marta e Anna Maria entreranno nel convento di San Giacomo d’Altopascio in Pontremoli con i nomi rispettivamente di Maria Maddalena e Anna Lucia. Per particolari dettagli biografici, cfr. N. MICHELOTTI, Genealogie Pontremolesi, 6: Bocconi, cit.
(7) Quelle dei Galli e dei Bologna sono state famiglie che hanno avuto larga parte nella storia di Pontremoli: i Galli derivano da una più vecchia famiglia originaria del territorio zerasco, fissatasi poi a Pontremoli nella vicinia di San Colombano; famiglia detta dei Pellizzari. Infatti, sul finire del Quattrocento, tale Corrado di Opicino Pellizzari era stato istituito erede da Jacopo Galli a patto che, abbandonando il suo cognome, assumesse quello Galli. E così i derivati maschi da maschi. La famiglia Bologna aveva inizialmente l’abitazione nella parrocchia di San Pietro ed era derivata dal ceppo dei Canossa. Infatti Antonio di Giovanni Canossa aveva soprannome “il Bolognese”, il figlio sarà detto “del Bolognese”, gli altri diventeranno sistematicamente Bologna. Cfr. P. FERRARI, La Chiesa e il Convento di San Francesco di Pontremoli, ivi 1926, ristampa Resi, Artigianelli, Pontremoli 1974, pp. 80, 82. Per notizie particolareggiate sul giureconsulto Bartolomeo Bologna, figura di spicco nella Pontremoli del suo tempo, vds. N. MICHELOTTI, Genealogie Pontremolesi, 7, Bologna, Milano 2003. in corso di pubblicazione.
(8) Cfr. F. BORROMEO, La peste di Milano (Trad. di A. Torno), Rusconi, Milano 1987. Titolo orig. De Pestilentia quae Mediolani Anno MDCXXX magnam stragem edidit.
(9) «Nel 1647 [….] il Contestabile di Castiglia, Governatore di Milano la vendette a Ottavio Pallavicini, procuratore della Repubblica di Genova per 200 mila pezze che, secondo il Campi, era prezzo vilissimo. [….] Nella seduta del Consiglio Generale del 13 dicembre di quell’anno il nobile genovese Antonio Sauli prese possesso della terra per la Repubblica e vi rimase come governatore con sessanta soldati svizzeri e altri ufficiali. L’anno seguente venne da Genova, come Commissario. G.B. Imperiali; nel 1649, Nicolò Marsia»: Can. E. CAVALIERI, Serie dei Podestà di Pontremoli dal 1496 al 1647, «Corriere Apuano», 1929, vari numeri (anche in estratto, Tip. G. Bertocchi, Pontremoli 1929). Per la contestazione pontremolese di questa vendita cfr. G.B. PARASACCHI, F. VILLANI, Discorso giuridico-politico sopr’il Contratto della vendita di Pontremoli celebrato dal Sig. Contestabile di Castiglia, Governatore dello Stato di Milano con la serenissima Repubblica di Genova, Milano 1649.
(10) Cfr. N. MICHELOTTI, La vendita di Pontremoli da parte dello Stato di Milano, in AA. VV., Relazioni tra Pontremoli e Milano durante il dominio spagnolo, Centro Edit., Pontremoli 1997, pp. 95-121.
(11) Giacomo di Marco (1627-1682), al n. 7 della Genealogia stilata dallo scrivente, è l’iniziatore del l’unico ramo superstite, presente a Pontremoli, Milano, Lucca, Arezzo, Roma.
(12) “Per rilevare questo costume del tempo, vds. G. DOSI DELFINI, Monacazioni e poesia nel Settecento Pontremolese, in «Archivio Storico per le Prov. Parmensi» (d’ora in poi ASPP), IV s., v. XL (1988), pp. 49-68.
(13) “Vds. pos. 45 della Genealogia cit.
(14) “Cfr.N. ZUCCHI CASTELLINI, La fabbricazione della polvere pirica, cit.
(15) Vds. pos. 51 della Genealogia cit. Nel 1780 aveva sposato Maddalena di Bernardo Mastrelli mentre la sorella Teresa andava sposa a Girolamo Mastrelli, zio della citata Maddalena.
(16) Intenditori della materia erano soltanto il Bonzani e, in parte, il Razzetti. II Buttini e il Formaini erano soltanto i finanziatori dell’impresa.
(17) “Vds. pos. 71 della Genealogia cit., per una biografia più dettagliata
(18) Vds. N. MICHELOTTI, La reazione dei Pontremolesi al Trattato di Firenze del 1844, in AA. VV.. Massa, Carrara e la Lunigiana nel periodo risorgimentale (Atti del Convegno, Massa 3 maggio 2003), Antiche Porte edit., Reggio Emilia, in corso di stampa. II Bocconi in quell’anno 1847 si era messo alla testa di una delegazione di cittadini, della quale faceva parte anche il vescovo, mons. Michelangelo Orlandi, che si portava a Firenze per implorare di non distaccare Pontremoli dal granducato di Toscana. Al Bocconi e al vescovo si erano poi uniti alcuni altri pontremolesi, assai notabili, che in quel tempo risiedevano, a vario titolo, a Firenze, come il Consigliere Giovanni Bologna, il Generale Maggiore Francesco Caimi, il Maggiore Michele Costa Reghini e l’avvocato Bernardo Reghini. Cfr. anche P.FERRARI, I moti lunigianesi del 1847, Tipografia Artigianelli, Pontremoli 1941.
(19) La parte biografica relativa a Luigi Bocconi, riportata nel testo, è ripresa da N. MICHELOTTI, Luigi Bocconi amministratore pubblico e imprenditore nella Pontremoli dell’Ottocento, in ASPP, IV s. v. XL, cit, pp. 37-47.
(20) Le virtù di alcuni personaggi della Famiglia, tra i quali questo Luigi e la consorte Teresa, sono riportate nelle rispettive pietre tombali. Vds.G.C. DOSI DELFINI, N. ZUCCHI CASTELLINI, Le epigrafi di Pontremoli, Tolozzi, Genova 1989.
(21) Vds. pos. 75 della Genealogia cit.
(22) Per lo sviluppo qualitativo, in Italia, della produzione delle polveri piriche, vds. F. QUARTIERI, E. MOLINARI, Notizie sugli esplodenti in Italia (Ricorrendo il centenario della nascita18/2/19/2 1888/1913 della morte di Ascanio Sobrero scopritore della nitroglicerina), Hoepli, il 25 anno Milano 1913.
(23) Per particolari dettagli si rimanda a N. ZUCCHI CASTELLINI, La fabbricazione della polvere pirica. cit.
(24) “E’ anche ricordato come felice compositore in versi.
(25) Carlo Noceti sposerà Virginia Quartieri e Maria Noceti andrà sposa a Ferdinando Quartieri.
(26) Due figli di Luigi e Teresa morivano infanti: altro Leopoldo (1835-1837) e altra Carlotta (1843-1845).
(27) “Per maggiori notizie su questo tema ferroviario, vds.: P. Bissoli, La costruzione: gli anni del cantiere, in Av. Vv., La Spezia-Parma, la ferrovia tra il Mediterraneo e l’Europa, Zolesi, La Spezia 1991. P. 66 nota 2: G. SALVANELLI, La ferrovia Parma-Spezia, Luna Editore, La Spezia 1997.
(28) Cesare aveva avuto, dal matrimonio con Giulia Semiani, otto figli, di cui due morti infanti e altri deceduti ancor giovani. Guido era secondogenito. La discendenza da Cesare sarà assicurata da Marco. di cui diremo più avanti.
(29) Cfr. N. ZUCCHI CASTELLINI, La fabbricazione della polvere pirica, cit.
(30) Cfr. F. Quartieri, E Molinari, Notizie sugli esplodenti in Italia, ci.
(31) Nato a Bagnone nel 1865, Ferdinando Quartieri, dopo la laurea in ingegneria chimica, si era inserito ben presto nel mondo industriale. Dal matrimonio con Maria Noceti erano nati tre figli: Lorenzo nato nel 1890, tenente dei granatieri morto sui campi della Grande Guerra nel 1916, medaglia d’argento al v.m.; Giovanni, (1892 – 1980) proseguirà nella direzione della S.I.P.E.; e Teresa. Nel 1921 era stato nominato senatore del Regn. Moriva il 31 marzo del 1936. Cfr Brunelli, Famiglie illustri bagnonesi: Quartieri, L’Artigiana, Alba 2000, pp. 31 sgg.
(32) Motu proprio del re riceveva la Commenda dei SS. Maurizio e Lazzaro.
(33) E’ uno dei promotori della pubblicazione dell’album I Castelli della Lunigiana, edito da Cavanna. Agli inizi del secolo era in corrispondenza con lo storico Pietro Bologna. Vds., a questo riguardo, N. MICHELOTTI, Come nasce la “Storia di Pontremoli” nelle lettere di Pietro Bologna a Luigi Bocconi, in «Memorie Accademia di Scienze G. Capellini», voll. LXIV-LXV, La Spezia (1994-95), pp. 345-350.
(34) Particolarmente benefico e generoso verso il locale Orfanatrofio “Leone XIII”.
(35) La spedizione in Piemonte del 1859 era stata finanziata da Enrico Buttini, impossibilitato a partecipare per ragioni di salute. Erano partiti, assieme al Bocconi, Armando Tassi, Gaetano Venti e Giuseppe Bonzani. Nessun volontario pontremolese invece sarà in grado di partire da Quarto con i Mille di Garibaldi: questo per la non tempestività delle informazioni che da Genova erano arrivate a Pontremoli. Teodoro Reghini era fuggito nottetempo dal Seminario di Pontremoli, dal quale, secondo i desideri dei genitori, avrebbe dovuto uscire sacerdote. Quando con altri conterranei arriverà a Genova, Garibaldi era salpato già da diversi giorni. Ben trentasette saranno i volontari pontremolesi che partiranno per la Sicilia solo nel luglio successivo con la spedizione Cosenz. Tra questi, appunto, Enrico Bocconi. Cfr. P.FERRARI, Ricordi Pontremolesi del Risorgimento. Un seminarista in camicia rossa, Quaderni del Corriere Apuano», n. 2. Tipografia Artigianelli, Pontremoli 1941: N. MICHELOTTI, I Garibaldini Pontremolesi, in ASPP, v. XXXIX (1962), pp. 99-117.
(36) Sorte non meno triste era toccata alla sorella di Giulia Camisani, Virginia, sposata a Gio. Luca Zucchi Castellini.
(37) Da vedersi possibilmente in parallelo con le tavole della Genealogia dello scrivente, più volte citata
L’immagine di introduzione alla pagina rappresenta il cortile interno del Palazzo Bocconi, ora Palazzo Zucchi Castellini ed è tratta dal sito https://visitpontremoli.it/ca-di-piazza-palazzo-zucchi-castellini/