[LA CHIESA DELLA] PIEVE DI SALICETO

di Giuseppe Benelli

L’angelo stiloforo, ai piedi della colonna, fa parte del tabernacolo della Madonna della neve

Appena si lascia la strada provinciale che conduce al casello autostradale, a sud di Pontremoli, e si sale alla chiesa di Saliceto, ci si ritrova in un paesaggio particolare e suggestivo. La chiesa, con le absidi riportate a pietra a vista, e le poche case che le stanno accanto, sono circondate da un vasto piano da cui, al di sopra del corso del fiume Magra, si contempla una stupenda visione della catena dell’Orsaro.

In questa zona pianeggiante, delimitata a nord dal Groppo di San Genesio, sulla cui cima rimangono i resti dell’antico castello di Piolo, e a ovest dell’abitato alto di Orsola, la tradizio-ne storiografica di alcuni annalisti pontremolesi collocava la leggendaria Apua, capitale dei Liguri Apuani.

La leggenda di Apua trovava qui la sede più naturale proprio per l’importanza del luogo nella storia di Pontremoli. La chiesa di Saliceto, infatti, era in antico la pieve dei SS. Ippolito e Cassiano e con la sua circoscrizione rappresentava il centro predominante della primitiva organizzazione del territorio. La chiesa pievana, eretta probabilmente nella seconda metà del IX secolo, aveva nella sua giurisdizione le chiese di Pontremoli. Nel medioevo prende il nome di Urceola da un centro curtense di cui sopravvive il ricordo nella località d’Orsola.

Nonostante la tela necessiti di un tempestivo restauro, è possibile ammirare le linee dolci del volto di Maria, il cui sguardo è presago del destino del Figlio

La troviamo citata per la prima volta in un diploma dell’imperatore Ottone II per il vescovo di Luni, Gotifredo, datato 981. Il documento fa riferimento al mercatum in plebe sancti Cassiani, confermando l’importanza anche commerciale di questi antichi organismi. Un altro riferimento si ha nel documento del 26 luglio 998, in cui il marchese Oberto II rinuncia a favore del vescovo di Luni, sempre Gotifredo, dei diritti vantati su quattro pievi della val di Magra, tra cui una quae dicitur Sancti Casiani de Urciola. Successivamente ricompare in un atto del 1202 come “pieve di Saliceto”.

Alla fine del XIII secolo, nella sua circoscrizione plebana figurano le cappelle rurali non dipendenti dalla pieve di Vignola e le quattro chiese urbane di Sant’Alessandro, San Giovanni, San Colombano e Santa Cristina, sorte nell’antico abitato di Pontremoli come celle monastiche o fondazioni laicali.

La facciata della Pieve, sovrastata dall’alto campanile, guarda all’ampio spazio pianeggiante dove alcuni annalisti pontremolesi collocavano la leggendaria Apua

Di questo glorioso passato oggi non è rimasto più nulla nella chiesa di Saliceto. Secondo quanto scrive Giovanni Sforza, l’abside della pieve doveva gareggiare in eleganza con quella della chiesa di San Giorgio, poco lontano da porta Parma, vicino all’attuale ospedale. Ma a forza di rinnovamenti e restauri, sformata nelle finestre e ricoperta d’intonaci, è difficile cogliere qualche traccia della sua forma primitiva.

La facciata, più volte rimaneggiata, guarda ad occidente e riflette una particolare luminosità, conservando l’antico orientamento liturgico. L’interno semplice e quasi disadorno è domi-nato dall’elegante tabernacolo della Madonna della Neve, di foggia neoclassica. Appeso accanto all’altare centrale, il bel quadro della Madonna col Bambino e San Giovannino, forse della scuola settecentesca genovese, merita un sollecito restauro. Sopra un altare laterale, un Cristo in cartapesta sdraiato in una nicchia richiama il tema della morte e resurrezione del Signore. Il fonte battesimale in arenaria, semplice nelle sue linee, proviene dalla chiesa di San Pietro di Pontremoli, bombardata nella seconda guerra mondiale e rifatta in stile moderno.

Due busti argentati raffiguranti i SS. Ippolito e Cassiano sono gli unici elementi che ci ricordano il passato tanto glorioso e per tanti aspetti ancora oscuro della pieve di Urceola.

Giuseppe Benelli, La Pieve di Saliceto, pubblicato in Almanacco Pontremolese, 1991, anno XIII, curato e edito da Centro Lunigianese di Studi Giuridici di Pontremoli.

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