di Anna Magnavacca

Le Rogazioni (dal latino “rogare- chiedere) hanno origini antichissime, ragioni fondamentali della loro nascita e della loro plurisecolare durata – praticamente fino ai nostri giorni — sono da attribuirsi all’intenzione dei partecipanti che, rivolgendosi a Dio con suppliche, ne invoca la protezione da calamità naturali sulla famiglia, sui luoghi e sui raccolti.
Nel lontano 511 il concilio di Orleans ne approvò la pratica liturgica introducendo anche il digiuno e l’astensione dal lavoro. Da allora le Rogazioni furono presenti nelle parrocchie e costituirono una pratica accolta principalmente dal mondo contadino.
Alla fine del VI secolo, con il papato di Gregorio Magno, la Chiesa cristianizzò definitivamente queste processioni e, in seguito, secondo papa Benedetto XIV, le Rogazioni erano da considerarsi preghiere adatte a difendere la vita degli uomini.
Questo rito penitenziale consisteva in processioni indette dalla Chiesa per implorare l’aiuto divino; erano ordinarie quelle che ricorrevano ogni anno e straordinarie quelle fatte in tempi di calamità. A proposito di calamità, voglio ricordare che in passato, per la popolazione che viveva esclusivamente dei beni della terra, in caso di calamità naturale veniva a mancare il raccolto e le famiglie erano alla fame. Quanto fossero grame le condizioni dei contadini si evince da uno stralcio di cronaca che riporto, scritto dalla Gentildonna Maria Felice Adami- Tenderini, di Fivizzano. “1816 — 30 Novembre — Abbiamo avuto un’annata delle più calamitose, avendo reso poco la raccolta delle biade. … ….nessune castagne sono già diversi anni che le stagioni vanno male e non si vedono che miserie”.
Le Rogazioni maggiori si svolgevano per San Marco (25 aprile). le minori nel triduo antecedente l’Ascensione e in alcune parrocchie anche nei giorni che precedevano la Pentecoste.
Venivano fatte a primavera e questa usanza era già in uso presso i Romani; G. Beleth- teologo francese — nel suo ” Rationale divinorum officiorum” riporta che Papa Liberio (352 -366) aveva sostituito i Robigalia” pagani con le Rogazioni cristiane.
Anche nella nostra terra – la Lunigiana — si celebravano questi riti destinati ad avere una lunga durata.
“Dopo la festa dell’Ascensione , il popolo, cantando percorre un lungo tratto del territorio, poi si raccoglie davanti alla chiesa del Monte, ossia del camposanto, dove termina la funzione religiosa, ed ivi da tutti i fedeli si consuma il pasto.
La chiesa, fin dal XVII secolo, per lascito di Francesco Telli, come risulta da scrittura del notaro Agostino Ambrosini di La Spezia, anno 1614 dispone per quel giorno di 40 litri di buon vino che, per tradizione, tutto dev’essere consumato in quel luogo pio, il camposanto.
Forse l’offerta del pane e del vino ha per iscopo di ristorare dalla fatica del lungo cammino i fedeli partecipanti alla Rogazione e di allettarli a non mancare”.
Questo stralcio è tratto dal libro di Carlo Caselli ( “Lunigiana ignota”1933) che aveva viaggiato per ben due anni — a trotto d’asino — per tutta la Lunigiana per conoscerne i vari paesi e descrivere le usanze dei loro abitanti; in questo caso si tratta di usanze del paese di Giucano.
Ad Aulla – mi racconta un’anziana signora che aveva partecipato più volte alle Rogazioni – la processione aveva inizio la mattina, ” di buonora”, dalla chiesa, sul cui sagrato avveniva la prima Rogazione. La processione poi si snodava, cantando le litanie dei Santi, lungo un determinato percorso, in modo che tutto il territorio della parrocchia fosse compreso nella supplica.
Una seconda Rogazione veniva fatta alla “porta di sotto”, dove sul muro c’era una Madonna di marmo. Una terza Rogazione al “Groppino”- Nei primi tempi ci si soffermava presso una maestà, quella della Madonna del Buon Consiglio. In seguito, la maestà venne abbattuta per i lavori di allargamento della strada Aulla — Pontremoli; al suo posto venne costruita una chiesa. Proseguendo il cammino, la processione raggiungeva l’attuale Santuario, in località ” Barcara”, un tempo piccola Chiesa, eretta dove preesisteva un’antica maestà raffigurante la Madonna. Era una pittura su di un muro che divideva la proprietà privata del dottor Filippo Trombetti dal bosco allora comunale. La processione poi proseguiva fino al ” Crocione” dove si trovava un’altra maestà dedicata alla Madonna.
A volte, durante il percorso, succedeva che alcune persone si fermassero a cogliere erbe aromatiche….. …Ritrovarsi per pregare era un momento piacevole… . . . .
Alla testa del folto gruppo procedeva il parroco con i chierichetti, dietro le donne e i bambini, in fondo gli uomini.
Il parroco intonava le litanie dei santi e, appena si giungeva nei punti stabiliti, la processione si fermava , il chierico alzava la croce e l’officiante, rivolgendosi ai “quattro venti” recitava invocazioni “ a folgore et tempestate” „ peste, fame et bello”, ” Ut fructus terrae dare et conservare digneris” Ut pacem nobis dones….Te rogamus, audi nos!
Infine, il sacerdote proclamava una serie di Oremus….
Si ritornava alla Chiesa per la celebrazione della S. Messa.
Ritornando alla raccolta delle erbe aromatiche era usanza, durante le Rogazioni, in alcuni paesi, cogliere l’erba della Madonna, un’ erba grassa che veniva posta dietro l’immagine sacra della Madonna come l’olivo benedetto.
Inizialmente si recitavano anche i Salmi e ne è testimone il Salmo 69 “Deus in adjutorium meum intende: Domine, ad adjuvandum me festina…” “Vieni, o Dio, in mio soccorso: Signore, affrettati ad aiutarmi….Tu sei il mio aiuto e mio liberatore. Signore non tardare…..”
A Podenzana, grazie alle informazioni del Sig. Dante Chiocca, sono ai lontani anni ’40 del ‘900 quando venivano fatte ben tre Rogazioni: la prima il 25 aprile — San Marco — la seconda nei giorni antecedenti l’Ascensione, la terza nei giorni antecedenti la festività della Pentecoste.
Il 25 aprile la processione ( la Croce — i confratelli — le consorelle il parroco con i chierichetti — i fedeli ) dalla Chiesa parrocchiale, cantando le litanie dei Santi, raggiungeva la maestà del “Santissimo Sacramento” dove avveniva la Rogazione e da qui si ritornava alla Chiesa per la celebrazione della S. Messa.
Nella seconda Rogazione (antecedente l’Ascensione) la processione raggiungeva la maestà nella frazione di ” Sescafale “(la maestà non esiste più), proseguiva poi per la frazione di ” Cospedo”( maestà della Madonna del Rosario ), quindi verso la località “La Costa” dove tuttora esiste la maestà. Il percorso continuava raggiungendo l’antico orato di San Rocco (tuttora esistente) nella frazione di Metti dove veniva celebrata la S. Messa per completare la supplica.
La terza Rogazione era la più impegnativa perché, attraverso un lungo e faticoso percorso, la processione raggiungeva la sommità del monte di Podenzana ( Monte croce del Bastione di circa 600 metri). Partendo dalla Chiesa parrocchiale, la prima fermata avveniva nella frazione di “Montale”, dove si trovava una maestà (tuttora esiste ). Da qui, lungo l’antica strada per il Santuario del Gaggio, la processione raggiungeva un’altra maestà, in località ” Fubbià”, poco prima del castello di Podenzana.
Si arrivava quindi al ” Santuario della Madonna della Neve” da dove la processione, attraverso un percorso molto in salita, raggiungeva la”Maestà del monte” ( esiste tuttora, ma non quella originale). Proseguendo, il sentiero diventava sempre più ripido, fino a raggiungere la sommità del monte “Monte Croce del Bastione ” che – pare – sia stato sede, in tempi antichi, di insediamenti religiosi.
Infine, la processione scendeva verso la frazione di Cerghiraro; nell’oratorio di Sant’Andrea, con la celebrazione della S. Messa, aveva termine la lunga supplica.
Quindi i fedeli tornavano alle loro case, mentre confratelli e consorelle raggiungevano la Chiesa per sistemare paramenti e oggetti sacri.
La prima di queste Rogazioni, la più agevole come percorso, non si è mai interrotta negli anni e tuttora, a Podenzana, viene rispettata la vecchia tradizione.
In altre località della Lunigiana mi viene riferito — che ancora oggi vengono impartite benedizioni ricordando l’antico rito penitenziale.
Olivola, ad esempio, il giovedì che precede l’Ascensione, il parroco, dal sagrato della Chiesa, benedice i campi e i boschi secondo l’ antica liturgia.
Anche a Bassone – frazione del comune di Pontremoli — il 25 aprile di ogni anno, viene ancora praticato l’antico rito con suppliche e preghiere. Molti fedeli, a piedi, partono dalla Chiesa per raggiungere una località, chiamata ” Stelo di Marco “, piuttosto distante dal paese (circa 2 ore e mezzo di cammino). Qui, appesa a un tronco, c’è una croce e vicino un ” piagnone” utilizzato per la celebrazione della S. Messa, cui fa seguito la benedizione impartita secondo il ” Benedizionale” delle Rogazioni.
Mi dicono due signore di Bassone che questa è un’occasione molto bella per ritrovarsi, per pregare insieme e anche per festeggiare perché, dopo le preghiere, i fedeli raggiungono la località ” Cascinaccia” dove consumano un pasto frugale.
Vengo informata dalle signore Marina e Delia che, un tempo, le Rogazioni venivano fatte in paese. Partendo dalla Chiesa si raggiungevano, nei giorni stabiliti, le varie frazioncine di Bassone ( La Costa – Belvedere- Fontana —Campodonico- Sergola — le case sparse di Mulini e Miana ) dove avveniva la supplica.
In località Succisa – frazione del comune di Pontremoli — un tempo le Rogazioni erano per la comunità un momento molto importante di aggregazione; infatti i parrocchiani, in un punto stabilito, chiamato Montemese” , si incontravano con i fedeli di un paese vicino, Grondola, e insieme pregavano. ” . . . A quel tempo — secondo quanto riferisce una gentile intervistata — le auto, per scambiarci visite, erano poche e la corriera passava ogni tanto, quindi le Rogazioni servivano anche per incontrare parenti e amici… ” Ritornando allo stralcio riportato dal libro di Carlo Caselli che riferiva di una Rogazione fatta nella chiesa del Camposanto, anche in località Succisa quest’anno i fedeli, dalla Chiesa, si sono portati al Camposanto e qui è stata fatta una preghiera secondo la liturgia stabilita.

Ho potuto anche consultare, tramite uno scrittore del luogo, prof. Gino Monacchia, alcune pagine del bollettino parrocchiale ” Angelo della famiglia ” relativo agli anni 1925 — 1926 — 1930-1931 stampato nel mese di maggio dove si parla delle Rogazioni.

Una signora che — da bambina – aveva partecipato a questo rito a Filetto di Villafranca ricorda con piacere ” ….Le Rogazioni erano quasi una festa. Ci si riuniva alla mattina prestissimo alla Chiesa da dove partiva la processione che poi si snodava attraverso tutti i sentierini fra i campi. Noi piccoli aiutavamo il parroco portando il secchiello con l’acqua benedetta e i libri sacri……
C’erano in alcuni luoghi, oltre alle maestà, croci in legno per non dimenticare di benedire alcuni siti e anche grosse pietre per appoggiare gli oggetti che servivano per la benedizione…
Qualche volta fra noi si rideva per un nonnulla e non riuscivamo più a fermarci, soltanto lo sguardo severo di Don Menoni riusciva a zittirci… Racconta ancora la signora un fatto particolare ‘ quando il parroco passava davanti a una casa dove abitavano persone che poco frequentavano la chiesa, cantava la litania molto a lungo e proprio con il nome del Santo che corrispondeva al nome del padrone di casa, Noi ragazzi allora si rideva veramente di gusto . . e forse rideva anche il prete….”.
La fede, in sostanza, serviva anche per ritrovarsi – sia adulti che bambini – per parlare della propria vita e per coltivare amicizie tra persone che avevano gli stessi problemi: la semina, il raccolto e il lavoro nei campi Stanchi e affamati tornavamo a casa dalle Rogazioni, ma contenti come in un giorno di festa.”
Da questi ricordi, si ricava che i riti descritti sono stati per le comunità dei fedeli un momento toccante di fede e anche di aggregazione; sapore di anni lontani, forse più grami ma carichi di speranza.

Animavano lo spirito religioso a contatto con la natura e alimentavano il senso di dipendenza dal Signore.
Anche scrittori ricordano le Rogazioni e Tito Casini nel romanzo ” I giorni del ciliegio”, così si esprime si finisce di abbottonarsi la giubba fuori casa, si manda via l’ultimo avanzo di sonno…..eccoci alla Chiesa. E’ già pronto il pievano….la stola del pievano è viola, il colore della Quaresima, delle Quattro tempora e dell’Avvento….”Exsurge, Domine, adiuva nos, et libera nos propter nomen tuum…..”.
Renato Fucini, nel racconto ” Il matto delle giuncaie”, ricorda le Rogazioni.
“….la prima fu lei, che me la trovai quanto di qui a lì per la processione delle Rogazioni …..inciampò due o tre volte e “gli” cascò la candela di mano…..”.
Alla fine degli anni Cinquanta, le Rogazioni perdono la loro importanza. Ciò è – in parte – ai grandi cambiamenti in atto nella nostra società che, da rurale, si stava progressivamente trasformando in società industrializzata con le conseguenze che tutti conosciamo. Inoltre, dalla nostra Lunigiana molte erano le persone – addirittura intere famiglie – che emigravano in Francia, Inghilterra e America. Emigrazione già iniziata ai primi del ‘900 da pochi avventurosi e spesso trasformatasi emigrazione “definitiva” con la successiva partenza dei famigliari.
Edoardo Mori, parroco di Gragnola, mi riferisce che il 25 aprile 2008, festa la maestà di san della Marco, “Madonna per la prima volta, dopo molti anni di assenza, presso la Madonna dell’uva” (Castello dell’Aquila) ha impartito la santa benedizione al sottostante paese di Gragnola, ai boschi e ai campi circostanti ricordando ai fedeli il significato delle Rogazioni.
Il 21 ottobre 2007 infatti, era avvenuta la riconsacrazione della maestà che si trova poco al di sotto del Castello dell’Aquila. Viene chiamala “Madonna dell’uva “, ed è una preziosa maiolica ferrarese policroma donata dall’associazione ” Ferrariae Decus” che da anni è in contatto culturale con il Castello dell’ Aquila. L’opera è della ceramista Monica Grandi, artigiana in Ferrara. Un tempo nella maestà si trovava un bassorilievo marmoreo raffigurante o San Giorgio o Sant’Antonio, il cui culto era molto diffuso.
Ad avvalorare la benedizione impartita da don Mori e da altri sacerdoti, ricordando il significato delle Rogazioni, riporto un passo tratto da un libretto dal titolo” Le Rogazioni ” Cantagalli — Siena – Imprimatur Mons. Mario Castellano- Arcivescovo di Siena- “…..si tratterebbe di un’assenza senza dubbio ingiustificata. Perciò la cerimonia delle Rogazioni, resa più comprensibile nella nostra bella lingua italiana, riprenda presso i nostri buoni rurali tutto lo splendore del passato, quando i nostri avi lasciavano per poco l’aratro, per unirsi al lungo corteo serpeggiante per le nostre campagne, invocando su di esse, con le sacre parole della Liturgia, la benedizione del cielo….”.
Riporto anche uno stralcio della preghiera di benedizione che si trova nel “Benedionale” ultimo che riguarda la benedizione della campagna .“…..Guarda benigno, o Padre, le nostre campagne ( gli oliveti….i boschi…); dona alle zolle assetate il refrigerio della pioggia, alle nostre famiglie l’armonia e la pace; allontana il flagello delle tempeste e fa’ che nel tranquillo svolgersi delle stagioni sia fecondato e remunerato l’impegno quotidiano per il benessere della nostra gente……e la tua benedizione ci accompagni nel tempo della semina e del raccolto, della mietitura e della vendemmia… ..”.
È un gran sollievo e in un certo senso, anche una fortuna incontrare ancora oggi, lungo le stradine di campagna conosciute nell’infanzia e sempre portate nel cuore, una maestà con l’immagine della Madonna o di un Santo. Si ha l’impressione che da lì in avanti la strada sia più agevole, più protetta, dopo aver recitato una preghiera. Ho appena detto “una fortuna”, perché molte maestà, purtroppo, sono scomparse o per l’usura del tempo o per incuria o per furti.
Da ” Pietra e memoria ” 2001 Poesia dedicata alla “Madonna della neve”, la cui immagine si può ammirare nel ” Santuario del Gaggio “in Podenzana.
MADRE —- Parole, madre,/ per portare fino a te/ il mio cuore/. Sbocciate all ‘improvviso,/ segrete come rose di bosco,/nell’austero silenzio/ che odora di pietra,/ di legno levigato dagli anni,/ d’incenso, di palpiti accesi,/ di sommessi bisbigli/ del quotidiano dolore./Alle porte del cielo/ con passi di cristallo e voce sottile/ schiuderanno un bianco varco/ fra l’eternità degli angeli/ per giungere fino a Te, Madre./ E fresche brezze di mattini diversi/ sciabordio di chiare acque/ riempiranno il mio deserto/ con oasi di pace./ Ai tuoi piedi, Madre,/ che trovi dimora con la tua effigie/ nell’annoso benedetto tronco,/ segnerò con nude lacrime/il cammino del perdono./ E poi sarà sorriso di vento/ e alto nell’azzurro/il canto dell’allodola./
(“annoso benedetto tronco” Albero di castagno, i cui resti ancora si conservano nel Santuario per ricordare l’apparizione della Vergine).
Anna Magnavacca, Le Rogazioni,Cronaca e Storia di Val di Magra, Vol.XXIII, anni 2008/2009, Aulla di Lunigiana 2010, edito dal Centro Aullese di Ricerche e Studi Lunigianesi di Aulla
L’immagine di introduzione alla pagina riprende una maestà del paese di Torrano che era uno dei quattro punti del borgo toccati dalla processione.