di Nicola Zucchi-Castellini
Nella comitiva nuziale che, il 9 dicembre 1501, mosse da Ferrara alla volta di Roma, ad incontrare Lucrezia Borgia, promessa sposa di Alfonso d’Este, il pontremolese Gian Luca Castellini era, dopo i principi estensi, il personaggio di maggiore importanza. Già dal 1493 egli teneva la carica di Consigliere Ducale di Ercole I e del duca era allora il favorito. Come tale aveva condotto le lunghe trattative coi ministri di Alessandro VI e del prossimo matrimonio, degli animi e dei dubbi estensi tutto conosceva; e ancora, fra i molti che andavano a Roma in quella circostanza, era la testa sulla quale il vecchio Duca contava di più.
Intelligenza lucida ed equilibrata, spirito acuto di osservatore, mente sottile di giurista, avvedutissimo negoziatore, Gian Luca Castellini, più che uomo di Chiesa, fu uomo di leggi e di politica e, nel suo tempo, pur non essendo delle maggiori, una figura di qualche rilievo e degna di nota. Nacque in Pontremoli intorno alla metà del secolo XV. Studiò diritto a Bologna dove ebbe anche, negli anni 1474-1475, una delle letture cosi dette di Università e dove fu pedagogo in casa dei nobili Fantuzzi e, nel 1478, rettore della Arte della Lana. A Bologna si laureò in diritto civile e canonico il 23 giugno del 1478 e già nella relazione dell’esame da lui sostenuto (la sua laurea si conserva nell’Archivio Arcivescovile di Bologna) si facevano le più liete previsioni pel suo avvenire. Passato a Ferrara, vi fu vicario del podestà dal 1483 al 1485 e contemporaneamente vi iniziò, in quello Studio, l’insegnamento del diritto canonico, che continuò poi per molti anni, acquistando fama di dotto canonista.
La missione a Roma per le nozze di Lucrezia Borgia con Alfonso d’Este è tra le più importanti affidategli dagli Este.
E le relazioni che di là invio al duca Ercole, costituiscono, oltre che una importante documentazione degli avvenimenti di quel periodo, una testimonianza importantissima per l’interpretazione della personalità stessa di Lucrezia. Già studiate e in parte pubblicate dal Gregorovius, sono state ora riprese da Maria Bellonci che le ha servite nel suo bel studio sui tempi e la vita di Lucrezia Borgia (il volume edito da Mondadori, ha avuto tanto successo che basta qui citarlo).
Conosciutissima è la lettera che, la sera stessa dell’arrivo a Roma, Gian Luca scrisse al duca Ercole per comunicargli le impressioni del suo incontro con Lucrezia ed il suo giudizio su di lei: impressioni e giudizio che dovevano dare al Duca ed al figlio la certezza della “decenza morale” della sposa e quindi colmare l’ansia delle domande che a questo proposito quelli dovevano ancora porsi.” Non solo questa testimonianza – scrive Maria Bellonci – doveva aver valore per gli Este, ma valore di prima qualità; era attesa per regolarsi sul futuro e magari, se fosse stata sfavorevole, per vedere di rompere con un pretesto gli accordi. II dispaccio del Castellini dice in aperte lettere che a Lucrezia non si potevano attribuire quelle cose sinistre che più o meno tutti a Ferrara dovevano ancor temere”.
I Ferraresi avevano fatto il loro ingresso a Roma il 23 dicembre in un fastoso corteggio incontrato man mano, lungo la Via Flaminia fino a Piazza del Popolo, dal Governatore di Roma, dal Senatore, dalla famiglia del Papa, dal Valentino, dal Collegio dei Cardinali coi rispettivi seguiti. Gian Luca, per espresso desiderio di Alessandro VI, aveva cavalcato, insieme a monsignor Beltrando Costabili nuovo oratore ducale a Roma, nel gruppo dei principi: “ ponendomi etiamdio quasi per ecclesiastico – scrive egli stesso – ma il principal motivo per essere consigliero de la Ex.tia V.ra “. Non altrettanto fortunato fu invece al ricevimento nei palazzi apostolici: quando, dopo l’incontro fra il Papa ed i principi estensi, tutti i gentiluomini furono ammessi al bacio del piede, fu tale la ressa e la precipitazione che il Castellini (piccolo e mingherlino – Baldassare Castiglione, nel suo “Cortigiano”, lo dice anche gibboso – non doveva cavarsela troppo bene fra tanta gente esuberante), nella confusione, rimase tagliato fuori e solo per ultimo potè avvicinarsi al Papa. 2Gli era tanta presia che non poteti prima havere adito benchè il R.do M. Hadriano (il segretario di Alessandro VI) quale mi fece careze e mi facesse fare la via2. E’ vero che, in compenso, ebbe particolari accoglienze dal Papa che mostrò di vederlo volentieri e che volle, dopo il bacio del piede, stringergli la mano.
Subito la sera di quel 23 dicembre Gian Luca, “di poi che ebbi cenato” cosi scrive, accompagnato da Gerardo Saraceni già oratore ducale in Roma, fu a visitare Lucrezia nel palazzo di S. Maria in Portico e con lei rimase a lungo colloquio. La trova molto prudente e discreta, amorevole e di buona natura: “ha ottima grazia in ogni cosa con modestia, venustà e onestă”; “nè poi meno è cattolica, nè mostra meno temere Dio. La sua bellezza è competente, “ma i buoni gesti e i modi suoi con la buona ciera e grazia l’aumentano e fanno parere maggiore”. Tutto fa presumere credere e sperare da lei sempre optime operazioni “.
A Roma il lavoro pel Castellini non fu poco nè lieve: oltre che seguire le varie feste e cerimonie, egli doveva condurre avanti la sistemazione degli affari affidatigli dal Duca e a questo scopo frequenti erano i suoi colloqui col Papa e continui gli incontri coi ministri e giuristi papali. La responsabilità dell’esecuzione dei patti dotali era tutta sua e a tutto egli doveva provvedere e tutto sorvegliare e discutere: la compilazione dello strumento dotale, pel quale vi furono dei contrasti col notaio Beneimbene, risolti poi dal Papa a favore dei ferraresi, la cerimonia del matrimonio per procura, avvenuta il 30 dicembre, colla presentazione delle ricchissime gioie, le questioni sulla qualità dei ducati d’oro della dote, il loro conteggio e la loro numerazione durata più giorni. Né la sua fatica ebbe termine colla partenza da Roma della sposa, il mattino del 6 gennaio 1502, chè a lui tocco guidare la comitiva nel ritorno col delicato lavoro di conciliare, nel programma del viaggio e degli incontri, la volontà del Duca Ercole coi desideri di Lucrezia e coll’imprevisto di incidenti come quello di Rimini, dove, sparsasi la voce, poi constatata falsa, che G. B. Caracciolo si avvicinava coi suoi armati per vendicare su Lucrezia l’insulto patito dal Valentino, tutti persero la testa, dai riminesi a Lucrezia, né basto a dominare la situazione il sangue freddo e la logica del Castellini.
Già durante le trattative pel matrimonio di Alfonso con Lucrezia, il duca Ercole, ancor prima che Gian Luca partisse per Roma, fra il novembre ed il dicembre del 1501, aveva chiesto ad Alessandro VI il cappello cardinalizio pel suo favorito. Tornò a chiederlo nel febbraio del 1502 e nel marzo successivo invio a Roma quasi espressamente Gerardo Saraceni. Il Papa rimandò sempre ad altri tempi la nomina del Castellini, opponendo che questi, essendo semplice chierico, non poteva per il momento essere cardinale. La stessa richiesta era stata ripetuta anche da Alfonso e da Lucrezia, che per incarico dello suocero aveva già dovuto ocсuparsi della cosa a Roma prima della partenza; nè mancò l’appoggio, oltre che del cardinale d’Este, dello stesso Cesare Borgia, forse per riconoscenza dell’aiuto ricevuto in momenti di forti difficoltà. Verso la fine del 1502 infatti Gian Luca, per interessamento di Lucrezia, prestò al Valentino, senza interessi, millecinquecento ducati, circa quattrocentomila delle nostre lire.
A questo proposito si deve dire che delle ricchezze del Castellini sono state scritte le cose più disparate. Secondo alcuni, quando morì a Bologna, era così povero che uno studente reggia-no, Giambattista Massari, lo fece seppellire umilmente a sue spese secondo i cronisti bolognesi invece fu seppellito con grandi onori e, per licenza avuta da Giulio II, lasciò ai propri famigliari tutti i suoi benefici e i suoi mobili. A Pontremoli, non possedeva certo, almeno in beni immobili, un grosso patrimonio: nell’ Estimo del 1508, il più antico conservatoci, appare personalmente proprietario di una casa nella vicinia di S. Niccolò,” juxta strafam publicam et flumen Macrae” e di non molte terre in quel di Guinadi (casa e terre rimaste poi sempre di un ramo dei Castellini), il tutto stimato 334 libbre, meno della metà di quanto erano stimati gli immobili delle più facoltose famiglie pontremolesi.
Ma tornando al cardinalato di Gian Luca, nel marzo del 1503 il duca Ercole rinnovò ancora una volta le istanze e ancora una volta Alessandro VI volle tirare in lungo la cosa; anzi, a questo scopo, tento perfino di mettere in allarmi lo stesso cardinale Ippolito, al quale fece chiedere se non gli sarebbe dispiaciuto avere a Ferrara un cardinale di gran pratica e cervello quale il Castellini, suggerendogli che questi, prima o poi, in qualche modo avrebbe finito per dargli ombra. In verità, per molte ragioni, l’animo dei Borgia non era più così favorevole agli Este e l’ostilità pel Castellini era ormai una prova dei rancori di Alessandro VI che nel favorito voleva colpire il vecchio Duca di Ferrara Ercole, ‘pel quale la ritardata nomina del Castellini era uno dei maggiori motivi d’urto col Papa, lo sentiva tanto che, quando, nel giugno del 1503, conobbe i nomi dei nuovi Cardinali e ne vide escluso Gian Luca, arrivò a minacciare il ritiro da Roma dell’oratore estense. Lo si legge in una minuta ducale del 7 giugno 1503, pubblicata da Maria Bellonci. Il Duca scrive a Beltrando Costabili, suo oratore in Roma: “siamo advisati de la creatione de nove card.li posposto quello per il quale havemo continuamente supplicato di poi che tra la S.ta di N. S. e Nui fu contracta la affinita; cosa certamente fuori de ogni nostra expectatione, perchè non potevemo mai credere che devenendo S. S.ta a creazione di tanti card.li non dovesse compiacerne di uno, maximamente cognoscendo lei che lassando il nostro la faceva dimonstratione de tenire poco conto questa nostra affinità. Il che se passa con grave diminutione del honore nostro, non vedemo però che satisfati a quello di S. S.ta…”; “… per modo non megliorando et non mutandosi de proposito credemo essere expediente levarvi de lie et levare etiamdio le poste per non perdere in tuto lo honore cum la spesa”. In una postilla poi aggiunge “mi piacerà che leziati tuta questa al papa e che ge la fa-iati molto bene gustare perche a chiarirne non potressemo havere magiore mosca, ne magiore dispiacere de quello che habiamo…..” II Costabili esegui l’ordine, ma Alessandro VI, per tutta risposta, qualche giorno dopo gli chiese, beffardo e divertito, cosa facesse il Castellini dopo la bocciatura: «essendo savio non si può pensare che non si porti da savio” rispose l’altro, ma il Papa non se ne commosse.
Nel luglio del 1502, alla morte del cardinale Ferrari, vescovo di Modena, il duca Ercole aveva anche proposto il Castellini per successore o, almeno, per coadiutore del successore, ma sempre inutilmente. Da Alessandro VI aveva solo ottenuto pel suo favorito che questi, nel marzo del 1503, fosse nominato coadiutore, con diritto di successione, del vescovo di Reggio, il già vecchio Bonfrancesco Arlotti.
Nicola Zucchi – Castellini, Gian Luca da Pontremoli, I Borgia ed un cappello cardinalizio non concesso, pubblicato in Il Campanone – Almanacco pontremolese, 1940, Scuola Tipografica Artigianelli di Pontremoli
Bibliografia:
BELLONCI MARIA Lucrezia Borgia la sua vita e i suoi tempi, Milano – Mondadori -1939 – XVII.
BOLOGNA PIETRO I Vescovi appartenenti a famiglie di Pontremoli e del suo territorio. Correzioni e aggiunte alle «Memorie Storiche della Lunigiana dell’ab. Emanuele Gerini Modena Vincenzi 1903.
DALLARI UMBERTO Di un Vescovo di Reggio il cui cognome non è ben conosciuto: Gio. Luca da Pontremoli in Atti e Memorie della R. Deputazione di Storia Patria per le Provincie Modenesi; ser. IV, vol. IX; Modena, Vincenzi, 1899.
F. GREGOROVIUS Lucrezia Borgia secondo documenti e carteggi del tempo. (Traduzione italiana di R. Mariano) Firenze -Le Monnier 1874.
L’immagine di introduzione alla pagina è il ritratto di Papa Alessandro VI, eseguito da Padre Pedro Berreguette, 1495 circa (olio su tela conservato alla Pinacoteca Vaticana). Immagine tratta da Wikipedia