
di Dario Manfredi
Il recente riconoscimento di alcune cavità coppelliformi in diverse zone della Lunigiana interna suggerisce l’opportunità di tentare una prima raccolta dei dati locali di questa pratica, che nella nostra regione storica non ha ancora trovato una sua organica trattazione, essendosene finora scritto soltanto incidentalmente, “a margine” di altri studi di argomento preistorico, antropologico o folklorico.
E’ certamente anche per effetto di questa carenza di specifica attenzione che non si riesce, per ora, a rendere un vero quadro del fenomeno e si può solamente compilare un repertorio delle poche cavità più o meno casualmente osservate da alcuni studiosi. D’altra parte, proprio la casualità delle osservazioni induce a pensare che, quando si darà luogo ad una metodica ricerca di questa particolare attività preistorica, essa darà risultati tutt’altro che deludenti. (1)
A meglio comprendere la vastità del fenomeno, si consideri che lo scavo di coppelle è attività documentata sin dalla più remota preistoria (addirittura – pare – del Mousteriano) ed è proseguita sino ai più tardi anni protostorici. Ciò appare del resto abbastanza naturale, dato che la cavità coppelliforme è artefatto assolutamente elementare, appena più evoluto del semplice graffito ad incisione lineare, né richiede specifici strumenti o particolare perizia.
Conosciamo coppelle scavate su dirupi affioranti dal terreno, prevalentemente orizzontali, ma anche inclinate. Non mancano esempi di coppelle praticate su pareti rocciose dall’andamento verticaloide; tutt’altro che rare sono quelle scavate su massi erratici o comunque su pietre di modeste dimensioni.
Esse compaiono talvolta isolate, ma spesso a gruppi. La forma maggiormente diffusa è quella “a scodella”, la cui profondità può essere da 1/3 a 1/2 del suo diametro; ma si conoscono esempi coniformi o addirittura cilindrici, talvolta anche di una certa profondità. E’ presumibile che ciò sia dipeso, almeno in parte, dalla natura della pietra e dalla maggiore o minore idoneità dello strumento, che può essere stato litico ma anche bronzeo. Possono accompagnarsi anche ad altri petroglifi, e sovente sono tra loro collegate da caratteristici canaletti incisi. Infine, non sono rari i casi di “appropriazione” cristiana (mediante incisioni cruciformi o diffusione di leggende) di questi ermetici fori.(2)
Una particolare attenzione, per gli specifici riferimenti che possono aversi con la Lunigiana, meritano infine le coppelle che talvolta si osservano su altri monumenti preistorici, quali menhirs, dolmen e stele.
Numerosi esempi di menhirs dotati di coppelle possono ammirarsi soprattutto in Corsica; statue-stele con cavità coppelliformi si incontrano specialmente in Francia. Alcune volte esse sono scavate in posizioni “significative” , ossia frontalmente, sia al centro che in basso; altre volte formano quasi delle aureole verso il bordo delle dalles, e qui l’intento decorativo sembra prevalere sulla simbologia sessuale.
Va anche osservato che il solo fatto che oggi si rinvengano solamente coppelle lapidee naturalmente non porta ad escludere che si fosse soliti scavarne anche in più tenere ed effimere materie: è ben probabile che terra, argille e certi alberi siano stati anch’essi utilizzati per tale pratica.
Infatti, se da un lato è bene tenere presente che la pietra – e proprio soltanto quella – deve aver rappresentato presso i popoli primitivi l’idea dell’eternità ( essendo solamente rupi e massi gli elementi che si conservavano immutati da una stagione e da una generazione all’altra) e quindi della sacralità o magicità; d’altro lato occorre ricordare che anche taluni alberi possono ben essere tenuti per “sacri” ed utilizzati per rappresentare entità o momenti di culto (3).
Ma siamo soltanto, come si comprende, nel campo delle più aleatorie supposizioni.
Un’ultima osservazione, prima di passare alla rassegna delle cavità coppelliformi, deve opportunamente riferirsi all’incertezza del giudizio che se può rendere. Incertezza che giunge qualche volta a riguardare la stessa loro appartenenza o meno alla preistoria.
Al di la della loro complessiva atipicità formale, va infatti notato che può ben darsi il caso che cavità litiche si siano formate per esclusiva azione di agenti meteorologici (senza per questo escludere che abbiano pur avuto una qualche funzione in epoca preistorica), così come è pur possibile che ci siano pervenute cavità dovute al congiunto effetto di agenti naturali e d’intervento umano. E’ anzi piuttosto probabile che l’uomo preistorico si sia preferibilmente giovato di pietre che, per loro natural forma, potessero agevolargli o abbreviargli lo scavo (4).
Queste note, in definitiva, non possono che proporsi di dar corpo ad un primo repertorio – certamente incompleto e tuttavia necessario, delle cavità coppelliformi di Lunigiana, confidando che questa prima raccolta venga assai prossimamente integrata con le segnalazioni che altri vorranno redigere (5).