VIA PLACENTIA – LUCAM

Alcune parole in lingua greca risultano non leggibili

Per ristabilire la fisionomia di una regione in epoca antica, le sue condizioni di vita, i suoi centri e le vie che li uniscono, le nostre fonti sono estremamente limitate: abbiamo le secche, concise, aride liste di nomi date da alcuni geografi – quali Plinio, Pomponio Mela, Tolemeo – e dagli Itinert:tri; o descrizioni più ampie – quelle straboniane, per esempio – ma mancanti di dettagli scientificamente precisi, che permettano di identificare con sicurezza una regione; o le deduzioni che possiamo trarre dai racconti degli storici, o degli altri classici. Più esaminiamo le nostre fonti e più dobbiamo’ convenire che, nella maggior parte dei casi, esse non sono sufficienti a farci conoscere l’aspetto delle antiche regioni sia in Italia, sia fuori d’Italia, e che spesso lo studioso deve limitarsi a spremere pochi brani ed a stiracchiarli da ogni parte, per far loro dire qualcosa di differente da quello che hanno già detto i suoi predecessori. Questa mancanza di · sicure notizie topografiche espone ad un pericolo difficile ad evitare: quello di subire l’influenza della vita contemporanea, dei centri moderni, delle moderne vie di comunicazione e di completare le scarse notizie, tramandate’ dagli antichi, per mezzo di una incosciente proiezione nel passato delle condizioni attuali. Questo avviene soprattutto per le vie di comunicazione, che siamo portati ad identificare colle moderne grandi arterie carrozzabili.

Noi ragioniamo generalmente così: – questa via, questo valico sono belli, comodi, molto frequentati; sarebbe strano ed inverosimile che gli antichi non li avessero conosciuti ed usati. – E su ricostruzioni topografiche, fondate unicamente su questo criterio di verosimiglianza, basiamo le nostre deduzioni, siano esse la marcia di un esercito, o i] passaggio di una civiltà 1).

lo credo, invece, che i nuovi sistemi di locomozione, le necessità commerciali, le nuove esigenze, una civiltà orientata in modo completamente differente, abbiano portato a modificazioni radicali. Dobbiamo pur constatare che si sono avuti cambiamenti assai notevoli anche in questi ultimi cento anni: nuove vie sono state aperte, altre, prima assai frequentate, stanno lentamente perdendo in importanza.

Una via non è un organismo immutabilmente chiuso: essa attraversa una regione, è attratta da certi centri e ne evita altri per ragioni ben definite, dovute sia alle speciali condizioni di vita e di commercio, sia ai mezzi di locomozione usati, condizioni di vita e mezzi di trasporto che determinano un percorso a preferenza di un altro.

Col modificarsi della facies politica, o commerciale, di una, regione si spostano più o meno lentamente anche le strade. È, quindi, metodicamente errato supporre che le vie romane seguano il tracciato delle moderne carrozzabili, come errati sono certi studi di topografia antica, i quali non tengono conto delle cambiate condizioni 2).

Come, allora, è possibile ricostruire l’antica rete stradale di una regione?  lo credo che bisogni, per prima cosa, dimenticare assolutamente i tracciati moderni ed avvicinarsi, per quanto è possibile, a quella antichità- che vogliamo studiare. Questo possiamo fare attraverso lo studio dei documenti medievali.

Può sembrar strano che per ricostruire l’aspetto di una regione in tempo romano o preromano ci si debba rivolgere alle carte sparse negli archivi, che uno studio di topografia antica debba tener conto della topografia medievale. Ma è proprio nelle pergamene e nelle carte che ritroviamo il ricordo di località nominate da fonti romane ed ora scomparse, che troviamo accenni a strade, attualmente non più usate o divenute semplici mulattiere, le quali, invece, nell’alto medioevo erano ancora assai frequentate. Fra le condizioni di vita, di locomozione dell’antichità e quelle del secolo XX vi è un abisso troppo grande per potere, partendo da queste, arrivare a quelle. Ma, se scendiamo di nove o dieci secoli, ci avviciniamo assai alla mentalità ed ai costumi romani. Certo, non dobbiamo esagerare il valore del dato medievale nè pensare, come lo Schiitte (op. cit., p. 15), che la grande arteria medievale coincida con la strada romana. Molto è già cambiato: le invasioni barbariche, la dominazione bizantina, il sorgere dei comuni portarono – specialmente in alcune regioni – differenze assai importanti nella direzione delle vie, perchè, per le modificate condizioni politiche ed economiche, crebbe l’importanza di alcuni centri a detrimento di altri.

Ne risultò, naturalmente, uno spostamento nelle comunicazioni: vie vicinali, mulattiere, sentieri, ecc., vennero a prendere una importanza uguale, o anche superiore, a quella delle antiche vie romane. I dati medievali devono dunque esser accettati e vagliati con una certa cautela, ma possono essere di aiuto importante nella intricata ricerca, perchè, anche se le antiche vie sono cadute in disuso, se ne conserva ancora il ricordo.

Inoltre, alcuni dati medievali ci permettono di risalire ad epoca assai più antica. Difatti, quando i Romani stabilirono le grandi linee di comunicazione attraverso una regione, le fecero convergere ai centri più importanti, ma, in seguito, il passaggio di una strada portò lungo tutto il suo percorso una animazione, un movimento, un traffico che favorirono il sorgere di nuovi centri e un maggiore sviluppo di quelli già esistenti, di modo che gli aggruppamenti più importanti si accentrarono lungo la strada. Se, al momento in cui si forma definitivamente l’organizzazione ecclesiastica, il seggio vescovile è posto nella città più importante dell’antico Municipium o della colonia, anche le chiese matrici, cioè le pievi, avranno la loro sede, non in casolari sperduti, ma nei centri più fiorenti. E questi centri sono di preferenza lungo la strada romana, perchè questa ha favorito il loro sviluppo. Quindi, le pievi più antiche si troveranno in generale sul suo percorso anche se oggi questa via non esiste più, o se si è spostato, o è scomparso, il borgo in cui anticamente sorgeva la pieve.

I dati medievali devono naturalmente esser controllati per mezzo di un’altra fonte di informazioni, cioè sui ritrovamenti archeologici della regione. In alcune località sono state trovate tracce di lastricato o pietre miliari, prove irrefutabili del passaggio di una strada, ma, nella maggior parte dei casi – ed anche per la regione che mi propongo di studiare – queste prove sicure mancano e unico mezzo per riconoscere l’andamento delle antiche vie è lo studio della ubicazione degli avanzi romani, o preromani.

È lungo l’arteria stradale, o nelle sue immediate vicinanze, – come ho già detto – che si stabilirono aggruppamenti umani, dai quali provengono sepolcri, monete, ruderi, o resti di qualsiasi genere. Nei fertili paesi di pianura possono esistere gruppi di case isolate, assai lontane dalle vie frequentate, ma per le zone montuose, e quindi prive di grandi risorse naturali, possiamo ammettere, senza sbagliare, che i centri dovettero probabilmente la loro esistenza alla strada, sulla quale si trovavano. In vista appunto dell’utilità di questo contributo, ho raccolto quei ritrovamenti romani e preromani, editi o inediti, di cui ho potuto aver notizia 3), delineando, in modo certo non completo, una carta archeologica della regione che mi propongo di studiare.