VIA PLACENTIA – LUCAM

Sembrerà strano che io ritorni sulla discussione del passaggio dell’Appennino da parte di Annibale, dopo quanto è stato scritto su questo argomento da studiosi di valore non dubbio. Mi sembra, però, che l’esame delle comunicazioni preromane e le conclusioni, a cui sono arrivata, mi autorizzino a proporre una nuova ipotesi 41).

Tra le tesi finora sostenute, quella del Nissen 42), del Kromayer 43)

e del Pareti 44), che fa scendere Annibale attraverso al passo della Collina fino a Pistoia, presenta indubbi vantaggi sulle altre per chi sia pratico dei valichi appenninici ed è, infatti, presentata da tre studio i che conoscono il terreno per esperienza propria e non soltanto dalle carte geografiche. Ma a questa ipotesi si può muovere una seria obiezione: perchè il passaggio dell’Appennino corrisponda al …… di Polibio (III, 78, 6) e al « propiorem » di Livio (XXII, 2), è stato necessario porre l’accampamento di Annibale a Bologna o

a Modena. Ora, noi non sappiamo dove Annibale abbia svernato, ma, sia le fonti, sia considerazioni generali, rendono molto improbabile che egli avesse i suoi hiberna in uno dei due luoghi proposti.

a) Le fonti: Polibio parla del paese dei Celti (III, 77, 3 : ……….), Livio, dei Liguri (XXI, 59, 10: in Ligures).

Il Pareti 45) ha giustamente dimostrato che le popolazioni intorno a Piacenza e al Ticino sono per gli antichi, talvolta celte talvolta liguri.

Ma non possiamo dire altrettanto di quelle intorno a Modena e a Bologna, per le quali si parla costantemente di Celti. Livio XXXIII, 37, citato dal Pareti, separa anzi nettamente i Boi, abitanti intorno a Felsina – contro i quali da principio muovono i Romani – dai Liguri, che vengono attaccati in un secondo tempo. Del resto, si capisce che i popoli intorno a Placentia e Clastidium, cosi vicini all’Appennino ligure, presentino tale mescolanza e confusione etnografica da esser detti indifferentemente Celti o Liguri 46) ; si capisce anche per le popolazioni del Ticino, dove i Galli avevano vinto e sottomesso le popolazioni liguri e le due razze dovevano continuare a vivere l’una accanto all’altra 47) ; ma si capirebbe meno per Felsina e Mutina, conquistate agli Etruschi e dove i Galli, probabilmente, si spinsero assai nelle gole dei monti 48).

b) Il Pareti (op. cito I p. 255) afferma che Flaminio si stabilì con il suo esercito ad Arezzo a causa degli hiberna di Annibale, perché, altrimenti, non avrebbe lasciato Lucca (p. 259). Lucca non è mai stata un luogo di concentramento degli eserciti romani, i quali, per quel che riguarda le lotte nell’ Alta Italia, si concentrano generalmente a Rimini, per l’Adriatico, a Pisa o ad Arezzo, per l’Etruria 49). Lucca,in territorio ligure 50), abitata con ogni probabilità da Liguri 51), non poteva offrire sicurezza all’esercito consolare. Flaminio avrebbe potuto, è vero, accamparsi a Pisa, ma non sarebbe stato prudente da parte sua allontanarsi troppo dall’altro console e render facile ad Annibale attaccare separatamente i due eserciti. È probabile, come pensa il Nissen (op. cit., p. 572), che a Pisa la guarnigione sia stata rinforzata e che vi sia rimasta una parte dell’esercito di Sempronio, ma i due consoli, nello scegliere le rispettive posizioni, non agiscono all’ impensata : scelgono due centri che permettano loro di riunirsi con facilità. La riunione, ha calcolato il Kromayer (p. 137), sarebbe potuta avvenire comodamente in quattro giorni. D’altra parte i consoli non sapevano quali erano le future intenzioni di Annibale. Questi poteva trattenersi nell’Alta Italia all’assedio di Piacenza, come poteva scendere verso Roma, ed era necessario che essi si tenessero pronti sia a ricevere AnnibaIe a sud dell’Appennino, sia a marciare contro di lui nella Padana.

D’altra parte da Rimini e da .Arezzo essi sorvegliavano i passaggi generalmente usati dai Celti nelle loro invasioni e dovettero supporre che Annibale, alleato dei Galli e guidato da loro, prenderebbe una delle vie che quelli avevano sempre seguìto. In nessun caso conveniva che i due eserciti si allontanassero troppo. Perciò, l’esser Flaminio ad Arezzo non indica affatto che Annibale si fosse spostato verso Modena o verso Bologna; indica soltanto che i consoli desideravano restar vicini l’uno all’altro.

c) Un’altra ragione rende improbabile una partenza dai dintorni di Bologna. Quale è lo scopo di Annibale nello scegliere la via olà ….   …….. di preferenza ad ogni altra?  Il Kromayer ha visto perfettamente che Annibale vuoIe prender di sorpresa Flaminio 52); ma la sorpresa non sarebbe riuscita se Annibale partiva dai dintorni di Modena o di Bologna. Modena era luogo fortificato romano 53) e la permanenza dell’esercito annibalico nelle sue vicinanze e la successiva partenza sarebbero state notate e riferite ai consoli. Lo stesso sarebbe avvenuto per Bologna, posta tra Rimini e Modena e abbastanza vicina ad ambedue. Se Servilio avesse saputo che i Cartaginesi erano già partiti per 1’Etruria, non avrebbe aspettato a Rimini, ma si sarebbe riunito al collega e i due eserciti consolari avrebbero atteso Annibale all’ uscita dalle paludi. Condizione sine qua non di buona riuscita per il capitano cartaginese era l’ignoranza assoluta da parte dei Romani delle sue intenzioni, dei suoi movimenti e della via che egli aveva scelta, ignoranza assai problematica, se egli prendeva come punto di partenza una località vicina all’esercito romano o ad un centro fedele a Roma .

Due punti importanti, quindi, mi sembra di aver stabilito:

1) Annibale non svernò al sud di Piacenza, verso Modena o Bologna, ma in una regione celto-ligure;

2) Il punto di partenza fu assai lontano dagli eserciti romani, di modo che i consoli né ebbero notizia della via che Annibale aveva presa, né seppero, probabilmente, che egli si era incamminato verso l’ Etruria.

Stabiliti questi due punti, io credo di poter affermare che Annibale svernò, probabilmente, nelle vicinanze di quel Clastidium, che serviva aI suo esercito da magazzino di rifornimento 54). Difficilmente egli se ne sarà allontanato molto, per la difficoltà di ottenere i viveri senza esser di soverchio peso ai Galli ed ai Liguri, di cui voleva conservarsi l’amicizia, farsi, anzi, degli alleati. E siamo proprio qui in quel territorio per il quale il Pareti ha giustamente riconosciuto l’incertezza delle fonti riguardo alla nazionalità.

Dai dintorni di Clastidium, al primo accenno della primavera, per quella via che ho studiato antecedentemente, Annibale penetrò nei monti non dalla parte di Piacenza, ma per dove passò l’esercito dell’ imperatore Corradino. Forse, anche, raggiunse la via attraverso i monti, direttamente da Clastidium. Poi, « per Ligures», come afferma Cornelio Nipote – per la ligure VelIeia e per le montagne abitate da Liguri – superò il crinale appenninico al passo del Brattello (m. 914), e scese in Val di Magra. Non seguì il corso deI fiume, ma passò direttamente nella Garfagnana e, lungo il Serchio, giunse senza eccessiva fatica al termine della zona montuosa. Là, evitando Lucca, che poteva costituire per lui un pericolo 55), seguendo alla base

i contrafforti dei monti, per Marlia, Gragnano, Castellare e Serravalle, giunse nelle vicinanze di quella che fu poi la Pistoria romana. Qui cominciava il territorio paludoso, per il quale rimando al Kromayer (pp. 124-132).

Il tratto Lucca-Pistoia fu già proposto dal Voigt 56), il quale, però, lo fa rientrare nel tratto « per paludem “), ed il Kromayer (pp. 115-116) osserva, con ragione, che qui non ci sono paludi, né ci potevano essere, e che la zona paludosa verrebbe ad essere troppo lunga. Ma la via attraverso le montagne della Lucchesia fino a Pistoia non appartiene alla via « per paludem », che comincia solo dopo Serravalle, ma a quella prima parte del passaggio, di cui Polibio e Livio non danno nessun ragguaglio, perché fu effettuata senza difficoltà 57).

La via che propongo non è in contrasto con nessuna delle fonti:

attraversa il territorio ligure, come afferma Cornelio Nipote, è la via più vicina ad Annibale (propiorem) ed è certamente la più corta (………… ).

A questa mia ipotesi si può obiettare che Piacenza è assai vicina al presunto passaggio di Annibale e che i coloni romani potevano facilmente essere informati dei movimenti dell’esercito cartaginese. Ma, se gli hiberna eran vicino a Clastidium, erano a circa 45 chilometri da Piacenza, separati per di più dalle ultime propaggini dell’Appennino, che, verso Stradella, arrivano quasi fino al Po e costituiscono una barriera fra il Piemonte e la pianura emiliana. Se poi Annibale da Glastidium andò direttamente a raggiungere la via dei monti, era quasi impossibile che i Piacentini venissero a conoscenza della sua partenza, dato anche che le popolazioni gallo-liguri della regione erano passate ai Cartaginesi dopo la battaglia della Trebbia.

Un’altra obiezione si può fare: Polibio (III, 78, 6) afferma che Annibale preferisce la via ……….., perchè ………

mentre quella da lui scelta ………. Ora, la via attraverso il Brattello era conosciuta dai Romani, i quali – secondo quel che ho detto sopra – l’avevano già usata almeno due volte; perciò era altrettanto ………. delle altre, né poteva sembrare …………a Flaminio che i Cartaginesi l’usassero. Ma ………… non significa conosciuto, bensì manifesto, chiarissimo, di tutta evidenza: in questo caso credo che la frase di Polibio debba significare che l’altra via era quella usata comunemente, quella per la quale Annibale sarebbe stato aspettato. Ora, dei passaggi appenninici, l’unico che poteva avere nel 218 a. C. l’aggettivo ………… era quello attraverso il paese degli Umbri, cioè la Via Flaminia, da cui Asdrubale tentò passare nel 207 a. C. Gli altri eran soltanto dei tramites poco usati e come tali non era evidente che Annibale ne scegliesse uno piuttosto che l’altro.

Inoltre, io credo che noi non interpretiamo esattamente il pensiero di Polibio quando riferiamo ……….. a tutto il passaggio dell’Appennino. Nel pensiero di Polibio questo aggettivo si riferisce soltanto all’ultimo tratto, a quello tra le paludi, che nessun generale avrebbe osato seguire. Difatti, nessuno dei tramites appenninici doveva sembrare eccessivamente difficile a chi aveva già valicate le Alpi ed i due consoli non potevano ragionevolmente supporre che essi avrebbero spaventato l’esercito cartaginese. Quello che non avrebbero mai immaginato, quel che dovette realmente sembrar loro ………… fu  la traversata delle paludi. E, del resto., anche un altro aggettivo, usato da Polibio nello stesso periodo, si riferisce solo all’ultima parte del passaggio, cioè ………….. Difficile è solo  il tratto per paludem, non il passaggio dei monti, che non presenta nessuna vera difficoltà, come dimostra il silenzio di Polibio e di Livio su tutta questa parte del cammino.

Anche se i consoli pensarono alla Placentia-Lucam come ad un possibile passaggio per Annibale, dovevano, però, supporre che, arrivato a Lucca, egli avrebbe seguìto la via abituale dei Romani, scendendo a Pisa e penetrando poi nell’ Etruria. Ma, anche in questo caso, era ancora possibile effettuare la riunione dei due eserciti e marciare contro i Cartaginesi. Appunto in vista di questo, Flaminio e Servilio non si preoccuparono di questa possibilità, e preferirono invece non allontanarsi troppo l’uno dall’altro. Il piano dei due consoli era prudente e sarebbe forse riuscito senza l’abilità di Annibale che, apparso in Toscana prima ancora che quelli sapessero che egli aveva lasciato gli accampamenti invernali 58), riuscì a spingere Flaminio alla battaglia avanti che arrivassero i rinforzi di Servilio.

lo credo, dunque, possibile affermare che Annibale partito dai dintorni di Casteggio, per le montagne piacentine, Velleia, la Val di Magra, e la Garfagnana – senza scendere al mare – giunse nei dintorni di Lucca e di là a Pistoia.

Luisa Banti, estratto dall’Atena e Roma, nuova serie, anno XIII, fasc. I-II, 1932, Firenze Tip. Enrico Ariani