Questo Vescovo è ricordato dall’Ughelli colle seguenti parole: ANTONIUS VERGAFALCIS, Rector Ecclesiae S. Mariae de Prachiola, Lunensis Diocesis, successit Thomae (1) anno 1438, XI, Kal. martii (2). Coin lo stesso cognome di Vergafalce lo designarono, seguendo l’Ughelli, il Cappelletti e il Gams (3).
Il P. Campi nelle Memorie historiche di Pontremoli, sotto l’anno 1446, così invece ne scrisse: ” Fioriva in questi tempi Antonio Vergafalce o Raijgaforche o degli Uggeri, della Valle d’Antena, giurisdizione di Pontremoli, il quale per le sue rare virtù et eccellente dottrina, essendo Rettore di Pracchiola, pure giurisdizione di Pontremoli, fu assunto alla cattedra di Brugnato”.
Finalmente il Gerini, trascurando tutti gli altri cognomi, lo chiamò soltanto Antonio Uggèri, senza accennarne la ragione.
Queste diverse designazioni lasciarono finora molta incertezza sul vero cognome del Vescovo, e fecero dubitare se veramente appartenesse alla famiglia Uggèri; anzi il cognome di Vergafalce, adottato dall’Ughelli e ammesso da tutti gli altri scrittori più autorevoli, fece ritenere quasi generalmente ch’egli non avesse nulla che fare colla detta famiglia. Ma il buon Campi, che certamente vide gli atti notarili da noi esaminati, avea dato nel segno, chiamandolo Antonio Raijgaforche o degli Ugèri;solo vi aggiunse anche il cognome Vergafalce, che il Vescovo non ebbe mai, per identificarne la persona con quella ricordata dallo Ughelli.
In alcuni fra i pochissimi protocolli dell’Archivio notarile di Pontremoli scampati all’incendio del 1495, abbiamo fortunatamente trovato diversi istrumenti che servirono a mettere insieme un alberetto della famiglie dalla quale uscì il nostro Vescovo. Lo riproduciamo subito, con le relative giustificazioni, stando in esso la prova indubitata di quanto asserì il Campi (4).



Da tutti questi documenti è chiaramente dimostrato che i cognomi Raijgaforche ed Ugeri erano attribuiti indistintamente alla famiglia del Vescovo Antonio; e per conseguenza si spiega come anch’esso trovisi designato con l’uno e con l’altro cognome. In alcuni contratti è scritto Rugeri invece di Ugeri, o per svista del notaro, o perché veramente si confondeva nell’uso l’una con l’altra parola.
Della famiglia pontremolese Ugèri o Uggèri si vanta la grande antichità, ed invero nel volume degli Statuti di Pontremoli al lib. V, car. 120t , in un documento di rettificazione di confini degli agri comunali nei monti di Vignola e di Cervara, portante la data del 13 agosto 1284, si trova scritto: ” tantum dicimus pertinere de jure ad D. Gerardum Ogerii”. Che questo sia il progenitore o uno dei progenitori degli Uggèri è stato già asserito, ma noi ci guarderemo dall’assicurarlo, trovandoci una lacuna di quasi 200 anni dall’epoca in cui visse il detto Gerardo a quella in cui comincia a farsi nota per documenti la famiglia Uggèri.
Riguardo ai tempi anteriori all’incendio del 1495 sono distrutti quasi tutti i documenti che potrebbero dar luce sulle famiglie pontremolesi, e non restano che le favole raccontate con meravigliosa credulità dai cronisti; per cui è inutile affatto e sarebbe temerario perdersi in induzioni e supposizioni per indovinare quello che esse erano prima della seconda metà del XV, fatta solo eccezione di pochissime che han lasciato tracce nella storia generale, ma delle quali sarebbe sempre impossibile compilare ordinate genealogie.
Questa sorte comune alle famiglie pontremolesi pesa anche su quella degli Uggèri. E’ chiaro pei documenti prodotti che essa era di Pracchiola, piccolissimo casolare con parrocchia nella valle d’Antena sotto il monte Orsaio, a cui, specialmente a quei tempi, non poteva accordarsi neppure il titolo di villaggio o castello (5).
Per altro si ha sicurezza che contemporanei al Vescovo Antonio furono altri Uggèri meritevoli di ricordanza, fra i quali un altro Antonio, giureconsulto assai riputato, che, secondo asserisce il Campi, fu nel 1449 Lettore ordinario d’Istituta nella Università di Pavia; e un terzo Antonio, medico, che tenne carteggio con l’umanista Antonio Ivani di Sarzana, tra le lettere del quale, che si leggono in un codice ms. della Biblioteca Comunale di detta città, sono ad esso Uggèri indirizzate quelle del lib. I che portano i N.ri 115,146, 178, 190 e 208. Ma il più notevole fu Angelo, giureconsulto del quale tenne parola Giovanni Sforza nell’avvertenza che precede la Epistola Peregrini de Belmesseris. Noi riporteremo quanto nel lasciò scritto il Campi nelle Memorie storiche di Pontremoli, sotto l’anno 1502, raccontando il suo infelice fine. “Caso degno di gran compassione fu quello che avvenne il dì 11 di gennaio al dott. Angelo Uggèrio, il quale, portandosi in compagnai di altri pontremolesi a Milano per interessi di questa Comunità, fu assalito nel fosso sopra Montelungo da molti assassini, i quali, dandogli molte ferite, lo lasciarono morto nelle braccia dei compagni, che ne portarono il cadavere a Pontremoli con pianto e spavento di tutta la terra. Gli autori di un sì grave e nefando assassinio, fuggendo, furono banditi di forca, i quali tutti in breve tempo fecero una fine infelice. Il suddetto Angelo Uggerio era amicissimo di Ludovico Bolognini di Bologna, pubblico lettore della ragion civile, cavaliere aurato ed avvocato concistoriale del Sacro Palazzo Apostolico, in lode del quale dedicò agli alcuni versi all’imp. Massimiliano, e scrisse una lunga ed eloquente lettera latina a Melchiorre Zanetti, molto commendandogli il dotto commento fatto da esso Ludovico al privilegio concesso da Teodosio imperatore allo Studio di Bologna, e negli uni e nell’altro spicca egregiamente la virtù di detto Uggerio, come può vedersi nell’indice della prima parte della Historia di Bologna del Cherubino nella parola privilegio“.
Quali rapporti di parentela esistessero fra questi Uggèri ora ricordati e il Vescovo Antonio è impossibile determinare in mancanza di documenti. Forse essi appartennero ad un ramo della famiglia trasferito poco prima a Pontremoli, ove, lasciati tutti gli altri prenomi o soprannomi che li distinguevano a Pracchiola, aveano già preso e fermato il cognome che la famiglia tenne definitivamente.
Gli Uggèri aggiunsero più tardi al proprio il cognome di Nocetti, in forza di un atto del 15 gennaio 1779, col quale Bernardino del q.m dott. Carlo Nocetti di Pontremoli, non avendo discendenti, concesse ai suoi nepoti ex sorore, Antonio Maria Ferdani e Giulio Uggèri e loro successori, di assumere il cognome e l’arme.
L’arme degli Uggèri fu un cane levriero rampante, d’argento, col collare d’oro, che tiene sopra una delle zampe anteriori una colonna d’argento, con sopra un cuore d’oro tutto in campo rosso. L’arme dei Nocetti consisté nello scudo partito; a destra campo d’oro con una noce verde, con pedano naturale, sradicato; a sinistra campo d’argento con tre bande azzurre.
La famiglia Uggèri si estinse nella linea maschile ai giorni nostri, con la morte del cav. Eleonoro, gentiluomo assai culto, che fu Conservatore dell’Archivio dei Contratti di Pontremoli. La unica figlia di lui sposò il cav. Giovanni Betta.
Ritornando al nostro Vescovo, correggeremo un’errore del Campi, il quale scrisse “che governò la diocesi con ottimo esempio e sollecitudine per lo spazio di 34 anni, come consta dagli atti di ser Gio. Pietro Villani notaro collegiale di Pontremoli, suo cancelliere (6)). Tutti gli scrittori sono concordi nel ritenere ch’egli successe nella cattedra a Tommaso Enreghini nel 19 febbraio 1438, e mancò nel 1467, essendo stato eletto in questo anno Bartolommeo Uggèri. Egli governò la Diocesi per 29 anni e non per 34 (7).
Il Gerini, che questa volta ci risparmia un’epigrafe o un elogio latino, composto da quel suo Ughelli, che nessuno conosce, scrisse che il nostro Antonio “reggendo la chiesa di Pracchiola fu da Roma delegato in gravi incumbenze di ecclesiastici affari”; ma di ciò non abbiamo trovato alcun ricordo, come pure nulla sappiamo di altri fatti e circostanze della sua vita. Soltanto il Faje descrivendo i funerali fatti con grande magnificenza in Bagnone al Marchese Giorgio Malaspina di quel luogo, dice che v’intervenne anche il Vescovo di Brugnato, che in quel tempo era appunto il nostro Antonio. Ecco le sue parola: ” Questo dì 22 zugno 1450, in lunedì, in su l’ora de 22 ore, è morto meser Giorgio marchexe da Bagnone, el quale era mio compare. Dio li perdona. El martedì matina se sepelite e foghe li altri Marchexi del Terzero; ciò fu meser Bartolomè da Margrato e meser Dondazo da Treschiè e meser Nicolò da Feletera e grande parte deli omeni del Terzero e preti asay. E anco da Verguleta ghe uene 10 homeni e dononoghe quatro dopioni; e da per tutto el Terzero ge uene dopioni, cioé hognu Comune portava queli della sua chiexa a farli honore, che in soma sono dopioni trenta. E a dì ultimo d’aghosto veniante meser Spineta, suo fradelo, si li à fato dire lo setimo, ed eravi dele persone ben quatrocento a le mese. E al dixinare aueua fato grande prouedimento: carne de uitela bela, ben peci XXX e ben sedici stare de pan, polami e altre coxe, como se richiede a simili homeni come ci era. Eraui el uesco de Brugnadi e dui frati e hotanta preti prexenti; e doni ge fu fato asay dal Marchexe da Fiuizano, dal Marchexe da Fosdenouo, dali uomini del Terzero. Una quareta de’ formento per focho se coghiete, e sapiati che el Terzero fa cinquecento fochi e più (8).
Tratto da I Vescovi appartenenti a Pontremoli ed al suo territorio, di Pietro Bologna, Modena, 1903
(1) Tommaso Enreghini
(2) Ughelli; IV, 987.
(3) Cappelletti; XIII, 470. – Gams, pag. 818
(4) L’Eubel (II, 125) lo chiama Antonius de Raygasuccis (Vergafalce) e segna la data della sua elezione nel 2 maggio 1438.
(5) Pracchiola, distante sette miglia da Pontremoli, risiede in alto sul fianco occidentale del monte Orsaio, nel piano così detto dei Magresi, dove il fiume Magra alla confluenza di due fossi prende il nome che porta fino al mare. Trovasi cotesto casale colla sua chiesa in mezzo ai castagni che confinano costà coi faggi e coi prati naturali, dai quali è rivestita la criniera di quell’Appennino. Cfr. Repetti, Dizionario Geografico, fisico, storico della Toscana, IV, 632.
(6) Di questo notaro non esiste alcun protocollo nell’archivio di Pontremoli. Certo il Campi sbagliò, e doveva dire ser Gio. Lorenzo Villani, del quale esiste il protocollo cogli atti soporacitati.
(7) La elezione di Bartolommeo Uggèri a Vescovo di Brugnato nel 1467 è indubbiamente provata con la Bolla di Papa Paolo riportata nello istrumento di possesso nel notaro Torti.
(8) Faje Gio. Antonio, Cronaca; in Atti della Società Ligure di storia patria; X, 561-562