ERRICO TASSI

Errico è nato il 13 maggio 1920 da Giacomo (meglio conosciuto come Mino) Tassi e Francesca Pelliccia, famiglia ispirata da sempre a ideali socialisti; il nonno Giuseppe è tra i fondatori del partito a Pontremoli ed il fratello del nonno è tra i promotori del Circolo di Mutuo Soccorso dei Calzolai. Fieri avversari del nascente partito Fascista, non esitano a esporsi in prima persona; lo stesso anno in cui nasce Errico, il padre subisce un primo arresto a Genova, dove lavora come dipendente delle Regie Poste, per aver organizzato una manifestazione antifascista.

Errico sta ancora studiando quando all’inizio del 1941 viene chiamato alle armi ed assegnato, con la qualifica di marconista, al 9° Reggimento Genio. Pochi mesi di addestramento e il 14 settembre 1941 parte per la Russia, in servizio presso il Corpo di Spedizione Italiano.

Con il freddo intenso, le temperature in inverno sono quasi costantemente ed ampiamente sottozero, e con l’equipaggiamento inadeguato alla rigidezza dell’inverno russo, Errico si ammala e per sua fortuna, essendo stato autore di un atto di eroismo, nel luglio del 1942 viene rimandato in Italia con una licenza premio che gli consente di farsi ricoverare e curare all’ospedale di Massa.

Esentato dal rientro in Russia a causa delle condizioni di salute, viene assegnato al 20° Reggimento Pontieri.

Con lo sbandamento dell’esercito a seguito dell’Armistizio dell’8 settembre 1943, Errico subisce il destino di tanti militari italiani; viene fatto prigioniero dai tedeschi per essere avviato in Germania come forza lavoro. Riesce a fuggire ed a riparare presso la casa paterna da dove collabora alla formazione dei primi gruppi partigiani sino a quando decide di aggregarsi alla formazione partigiana “Berretta”, della quale il padre è da qualche tempo entrato a far parte e riveste l’incarico di Commissario.

Diversi sono gli episodi che lo vedono coinvolto e nei quali sovente rischia la vita, due in particolare.

Il 22 novembre 1944 viene fatto prigioniero dai tedeschi a Pracchiola e dopo un sommario processo, condannato alla fucilazione. Prima però deve guidare la pattuglia al valico del Cirone, portando sulle spalle un pesante zaino che ne impedisce la fuga. Il gruppo viene raggiunto strada facendo dalla madre Francesca e dalla sorella Lalla che, avvisate dell’accaduto, arrivano trafelate e cercano di indurre i soldati a liberare il prigioniero. Errico urla alle due donne di andarsene, i tedeschi hanno già imbracciato i fucili, pronti a fare fuoco.

Una serie di circostanze fortunate, prima la nebbia fittissima sul Cirone che costringe i tedeschi a farsi guidare ancora dal prigioniero per raggiungere la destinazione ed una volta arrivati, si sparge la voce di un imminente attacco partigiano che induce i soldati a salire sui camion e ad allontanarsi.

La fucilazione non ha luogo, Errico viene trasferito prigioniero in diverse località, prima a Parma, poi a Massa ed infine a Genova, dove attende di partire in treno per la Germania. Nella caserma dove è rinchiuso assieme ad altri prigionieri, alcuni operai, sotto la vigilanza dei soldati tedeschi, stanno eseguendo degli scavi di difesa della struttura. Errico, che è giovane, muscoloso e prestante – aveva pochi anni prima partecipato a gare di atletica a livello nazionale a Roma – decide di tentare la fuga lanciandosi dall’alto sulla terra smossa, approfittando di un attimo di disattenzione delle guardie. Gli operai però temono, se il tentativo di fuga venisse scoperto, di subirne anche loro le conseguenze. Errico li tranquillizza, al termine della giornata lavorativa lascerà per ultimo la caserma. E così fa, se ne va quando tutti gli operai sono già all’esterno senza che le guardie si avvedano dell’inganno. Il tempo è inclemente, la neve è abbondante ed il freddo intenso, attraversare i monti per raggiungere Pontremoli è impegnativo e faticoso; Errico si ciba di quel poco che trova per strada dai contadini. Riesce a fare proseliti anche in questa situazione drammatica. Attraverso il passo dei Due Santi riesce finalmente, dopo tanti patimenti, a rientrare a casa ma è smagrito, quasi irriconoscibile.

È il 25 marzo 1945, la guerra ha preso una piega favorevole agli Alleati, i tedeschi sono provati ma ancora non domi. Errico è al comando di una pattuglia di una decina di partigiani, hanno dormito a Bratto e al mattino presto si recano disarmati alla fontana del paese per lavarsi. Qui vengono sorpresi da un nutrito gruppo di soldati tedeschi e, senza armi, non resta loro che tentare la fuga lanciandosi a perdifiato sui sentieri che puntano verso i canaloni, in basso, inseguiti dal rabbioso crepitare della mitragliatrice e dei moschetti. Riescono a salvarsi, cade solo un partigiano spezzino che, malauguratamente, ha scelto una via di fuga che l’ha portato dove erano appostati alcuni soldati che l’hanno abbattuto senza pietà.

Questi sono solo due episodi dove la morte è stata vicinissima a ghermire la giovane vita di Errico, ma sono innumerevoli gli atti di coraggio e di intraprendenza da lui dimostrati, la sua capacità di gestire i suoi uomini e le sue doti di stratega, tanto da ricoprire il ruolo di Capo di Stato Maggiore della IIIa Brigata Berretta dal 1° novembre 1944 sino al termine della guerra.

È stato decorato con medaglia di Bronzo al Valore Militare con la seguente motivazione:

“Allievo ufficiale dell’esercito, dopo essere stato catturato nei giorni immediatamente successivi all’armistizio dell’8 settembre 1943 da soverchianti forze tedesche, riusciva a fuggire riparando presso la casa paterna dalla quale iniziava una intensa attività di organizzazione e di rifornimento delle prime formazioni partigiane della zona. Arruolatosi in una Brigata e nominato per le sue doti di combattente e di animatore, Capo di Stato Maggiore, durante una missione particolarmente rischiosa veniva catturato da una pattuglia tedesca e, dopo sommario processo, condannato a morte. Sottrattosi alla condanna capitale, trasferito da carcere a carcere, evaso, nuovamente caduto in mano al nemico, evaso una terza volta, ed infine tornato nelle file della sua Brigata, sempre nel corso di tante traversie e durante tutto il tempo della guerra di liberazione, dava prova di coraggio, attaccamento al dovere, assoluta fedeltà alla causa della libertà della Patria”.

Gli è stata conferita anche la Croce al Merito di Guerra per l’attività partigiana.

Per la compilazione dell’articolo ci si è avvalsi del Foglio Matricolare depositato presso l’Archivio di Stato di Massa.

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