PROF. DON PIETRO BETTA

In una lettera che mi scrisse da Pontremoli il 22 luglio del 1864, così racconta i casi della propria vita:

Io nacqui a Monti – Baselica di Guinadi il 25 agosto del 1826 (villaggio posto sulla sinistra riva del torrente Verde, alla distanza di sette chilometri da Pontremoli) in seno di piuttosto agiata famiglia. Mio padre fu Domenico Betta, morto il 23 aprile 1854 nell’età di cinquantacinque anni; mia madre, tuttora vivente e, la Dio mercé prosperosa, è Rosa Merelli di Campi nel nel Valtarese. Primogenito di quattro fratelli e tre sorelle, fui posto all’età di tredici anni nel Seminario – collegio di questa città – dove rimasi otto anni. Compito il corso degli studi letterari e filosofici, e iniziato d’un anno quello dei teologici, fui nel 1848, all’età di ventun anno, mandato all’Università di Pisa dal mio vescovo Mons. Michelangelo Orlandi, dove rimasi quattro anni, in un posto, che dopo due anni cambiai con altro, egualmente gratuito e vinto a pubblico concorso, sanando così la colpa del mio buon superiore che mi aveva prescelto a godere il primo. Ottenuta la laurea in teologia e gius canonico nel 1851, tornai in patria, e fui nominato professore di storia ecclesiastica nel Seminario; scienza che fui il primo ad insegnare dalla nuova cattedra eretta dal prelodato monsig. Orlandi, il quale regola tuttora i destini di questa Diocesi. Dopo sei anni d’insegnamento in tale scienza, mi fu affidata altra nuova cattedra, quella di S. Scrittura, che occupo tuttavia, avendo lasciata l’altra nel 1869, perché il doppio peso era di troppo superiore alle mie forze. E’ qui a proposito che io compia uno dei più sacri doveri verso coloro che mi furono di guida e luce nelle lettere e nelle scienze. Ricordo con venerazione tutti; ma specialmente tra i morti un don Nicolò Andrei di Monzone sul Fivizzanese (1), che sembrava messo apposta sulla cattedra d’umanità per rendere famigliari i precetti e le regole a quelli specialmente fra i suoi scolari “a cui natura non volle dire”; un don Giuseppe Bini di Cecina sul Fivizzanese (2), professore di rettorica, il quale alle cognizioni le più svariate univa un acume di critica letteraria non comune nel greco, nel latino e nell’italiano. E fra i viventi mi è qui dolce dare un tributo di grato ossequio al cav. prof. canonico Luigi Marsili e al prof. canonico dott. Luigi Giumelli; il primo dei quali, mio primo istitutore nella filosofia e nella fisica, con la severità del ragionamento, che si vestiva a quando a quando di luce poetica, e l’altro con la profondità delle vedute nelle sue lezioni di teologia, espresso con tutta la famigliarità di una forma socratica, aprivano la mente dei giovani ai primi splendori della scienza umana e di Dio e la rendevano consapevole dei grandi principii della morale cristiana ridotta a metodo scientifico. Dei miei professori all’Università di Pisa Arrigoni, Del Rosso (4), Sbragia, Severi, Pecchioli, Dal Padule (5), Padelletti, Gozzani non parlo, perché il loro nome com’è un elogio pel pubblico, così è pure una memoria di riverente affetto per quanti ebber la sorte di frequentarne le lezioni. Così non mi avesse con loro fatto difetto l’ingegno e mi fossi più aiutato con l’opera!

Mi son dilettato di bibliografia ed ho una piccola raccolta di libri antichi e di pregio. Sto qui aspettando un qualche inglese, che non vien mai, col quale li baratterei volentieri in tante lire sterline.

Per quanto abbia mandato alla stampa varie poesie (per lo più in fogli volanti come quelli della Sibilla), tuttavia per lo scarsissimo numero di esemplari tirati, non posso dire a me stesso d’averle fatte di ragion pubblica, né alcuno (meno poco di numero di amici) lo sa . Dei miei vari lavori letterari il maggior numero di esemplari a stampa non oltrepassa i quaranta, escluso un carme sui campisanti odierni, stampato dal tipografo Ferrari in Pontremoli nel 1857, che, da me poi tutto rifuso, ristampò il Rossetti nel 1872. Di questa seconda edizione, che a me giova per molti rapporti, anzi assolutamente , di chiamare la prima non ne furono tirati che trenta esemplari.”

Venne ascritto come socio corrispondente alla R. Deputazione modenese di storia patria per la sotto sezione di Massa di Lunigiana l’11 maggio del 1884; morì a Pontremoli il 4 decembre del 1895 (6). Ha alle stampe:

Giovanni Sforza, Scrittori di Lunigiana: Pietro Betta, Dal Giornale Storico della Lunigiana, 1912

(1) Venne al mondo il 24 settembre 1897 da Luigi Andrei e Anna Maria Bernardini. Nel 1834 ebbe l’insegnamento di grammatica; dopo tre anni quello dell’umanità nel Seminario di Pontremoli, auspice il vescovo Venturini. Nel 1844 passò a insegnare rettorica a Carrara , dove gli fu conferita anche la cattedra di storia nell’Accademia di Belle Arti. Fervido patriota, nel ’49, al ritorno di Francesco V dovette abbandonare gli Stati Estensi e si rifugiò in Piemonte, insegnando rettorica, prima a Brugnato, poi a Genova. Ebbe la direzione del collegio di Monaco di Provenza; poi la cattedra di rettorica e pedagogia ad Arcola; e lì fu spento dalla miliare il 2 maggio del 1862.

(2) Figlio di Domenico Bini e di Domenica Santini, nacque il 13 aprile del 1803; fece gli studi nel Seminario di Pontremoli; ordinato sacerdote, andò a insegnar lettere per qualche anno a Torino. Dal vescovo Michelangelo Orlandi fu richiamato a Pontremoli, dove tenne la cattedra di rettorica fino al 1855. Era valente non solo nelle lettere italiane e latine, ma anche in quelle greche; conosceva l’ebraico, il francese e lo spagnolo. Morì per un tumore al collo il 13 settembre del 1856.

(3) Nacque a Zeri il 6 maggio 1807; compiti gli studi nel Seminario di Pontremoli, frequentò le Università di Parma e Pisa fu laureato in teologia e diritto canonico l’anno 1834. Morì il 3 marzo del 1886

(4) Il prof. Federigo del Rosso di Buti nacque per caso in Lunigiana. Il padre suo, dott. Antonio, era vicario granducale a Calice al Cornoviglio, e là partorito il 29 ottobre del 1870. Fece i primi studi a Prato; ebbe la laurea in giurisprudenza a Pisa il 7 giugno del 1802. Dopo aver esercitato per qualche anno l’avvocatura a Livorno, venne chiamato a insegnare nell’Università di Pisa, dove tenne successivamente le cattedre, d’istituzioni di diritto canonico, di pandette, d’istituzione di diritto romano, di filosofia del diritto e di filosofia morale. Morì il 19 novembre del 1858. Cfr. Prof. Francesco Buonamici, Federigo del Rosso; negli annali dell’Università Toscane, Tom. XXIV (1904), pp. 30 – 48. “Alla scuola (mi valgo appunto della penna del Buonamici) dedicò egli le massime cure; protraendo il tempo della lezione, compilando acconciamente dei prospetti di scienza, ordinandi gli alunni in drappelli, retti da un capo., al fine di eccitarli nelle promosse gare, alla interpretazione dei testi romani. Per antica dissuetudine dallo studio i giovani si sdegnarono di siffatte novità e tumultuarono…..Un amano dei medesimi, la sera del 16 aprile 1842, si recò nella sua dimora, e fece con bastoni, dei quali si era crudelmente provveduta, orribile governo della sua persona, conciossiaché per le ferite alla testa egli andasse vicinissimo alla morte. In Pisa il fatto generò non poco terrore”. Giambattista Niccolini scriveva a Silvestro Centofanti: “Riguardo a quello che è avvenuto costà al povero Del Rosso, et fleo privatum et generale chaos, veggo che la società stà per disciogliersi”. Si lusingava però che “della colpa, atroce e vilissima”, non fossero rei gli scolari. Cfr. Vannucci A., Ricordi della vita ed opere di G. B. Niccolini, Firenze, Le Monnier, 1866, II, 284. Era, pur troppo, opera di tre di loro; e de’ tre chi menò con più ferocia il bastone contro il povero vecchio, come ne corse la fama e ne dura il ricordo, fu Augusto Conti, il futuro filosofo, che venne cacciato via dall’Università e andò a compiere gli studi a Lucca.

(5) Francesco Dal Padule nacque in Arcola da Carlo e Geronima Leoni il 6 settembre del 1806; studiò teologia nell’Università di Pisa, e vi prese la laure non solo in teologia, ma anche in diritto civile e canonico. Fu vicerettore del Seminario di Sarzana e v’ebbe l’insegnamento di filosofia. Di li a poco successe al P. Costantino Battini di Fivizzano, suo maestro, nella cattedra di teologia dogmatica nell’Università di Pisa, che poi nel 1840 cambiò in quella di teologia apologetica. In forza del decreto del 28 ottobre 1851 che smembrava l’Università di Pisa passò a insegnare a Siena; tornò a Pisa nel ’59 quando l’Università venne reintegrata. Per la soppressione della facoltà teologica rimase senza cattedra; ebbe per qualche tempo la supplenza di quella della storia della filosofia. Ottenuto finalmente il riposo, prese stanza a Firenze e venne fatto canonico di San Lorenzo. Morì il 3 maggio del 1883. Cfr. Francesco Del Padule; nell’Annuario della R. Università di Pisa per l’anno accademico 1883-84, Pisa, tipografia T. Nistri e C., 1883, pp. 150 – 158.

(6) Cfr. per la sua biografia: x.y.z. [Giovanni Sforza], Galleria de’ contemporanei lunigianesi. IX. Pietro betta; in La Lunigiana, di Sarzana, ann. XIII, n. 25, 16 luglio 1882 – Ioannis Cristoferii, canonici Episcopi Ecclesiae Apuane et excellentes Seminarii Apuani doctores. Accedit index virorum illustrium qui eiusdem Seminarii Schols prodierunt, Apuanae ex officina Raph Rossetti, MCM, pp. 115-116

Rispondi

Scopri di più da MUSEO VIRTUALE DELLA VITA RURALE E DELLA MEMORIA DELL'ALTA LUNIGIANA

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere