Duilio nasce a Torrano il 12 agosto 1915 da Sante e Colomba Borrini.

Sino alla chiamata alla leva aiuta i genitori nella lavorazione della terra di proprietà e nella gestione della bottega, una delle più vecchie del paese.
Allo scoppio della guerra viene assegnato al Reggimento Art. d’Armata ad Alessandria che ha l’incarico di operare sul fronte occidentale del Paese e tale rimane sino all’8 settembre 1943.
Alla firma dell’Armistizio i militari e la popolazione esultano pensando che la guerra con i suoi lutti e le distruzioni sia finita. Purtroppo, non è così. L’esercito tedesco, messo in allerta dopo l’esautorazione il 25 luglio di Mussolini, aveva inviato numerose Divisioni in Italia e di fatto aveva occupato militarmente il nord ed il centro Italia. All’indomani dell’8 settembre le truppe nazi-fasciste hanno l’ordine di imprigionare i militari italiani che si rifiutano di combattere al loro fianco. Il Re, il Governo e tutti gli alti comandi militari fuggono al sud, lasciando i nostri soldati privi di ordini ed indicazioni, solo il 13 ottobre 1943 il governo Badoglio dichiara formalmente guerra alla Germania.

Tra i soldati disorientati e abbandonati a se stessi c’è anche Duilio, che in quel momento si trova a Bolzano. Al rifiuto di combattere al loro fianco, i tedeschi lo imprigionano e lo inviano come forza lavoro vicino a Vienna. A poche decine di chilometri dalla città erano presenti due Stalag XVII, contraddistinti dalle lettere A e B; non sappiamo a quale dei due campi di prigionia e lavoro sia stato destinato Duilio ma poco importa poiché le condizioni di vita erano simili.
I nostri militari vivono in baracche di legno, sovraffollate (nei due campi sono passati decine di migliaia di prigionieri) fredde d’inverno e calde d’estate, sporche, piene di parassiti, la mancanza di igiene fa proliferare malattie, le razioni di cibo sono scarse e poco nutrienti, mentre le giornate lavorative sono lunghe e sfibranti.
Continui sono anche i tentativi di indurre i nostri soldati ad accettare di combattere al fianco dei tedeschi, pochissimi coloro che accettano e quando qualche volta succede, questi viene mostrato al di fuori del reticolato mentre si sta sfamando a sazietà.

A tutto ciò si aggiungono gli atteggiamenti vessatori dei prigionieri delle altre nazioni, in quanto i nostri sono considerati ex alleati dei tedeschi e solo col tempo riusciranno a ristabilire i rapporti su un piano di parità grazie alla coerenza e alla dirittura morale che sapranno mostrare.
Dolorosa è anche la lontananza dai propri cari, Duilio si è sposato, giovane, nel gennaio del 1939 con Luigia (vulgo Anita) ed ha due bambini in tenera età, Cesare e Graziano. Le notizie da casa arrivano con difficoltà e l’apprensione per la sorte della famiglia è lacerante.
Finalmente la guerra giunge al termine, l’8 maggio 1945 i prigionieri vengono liberati dai russi, ma Duilio dovrà attendere ancora lungamente, per motivi logistici e politici, prima di poter rientrare a Torrano. E’ il 28 agosto 1945 quando riesce a tornare in famiglia.

Duilio nel dopo guerra decide di tentare la strada dell’emigrazione, destinazione Uruguay dove già sono presenti diversi torranesi; nel 1951 lo segue anche la moglie e i due ragazzi, la terza figlia, Maria, nascerà in Uruguay.
Duilio è rimasto legato al paese di origine, nel tempo ha fatto ritorno diverse a ritrovare parenti ed amici.