
Marino nasce a Cargalla il 26 gennaio 1916 da Alberto e Giusti Angela.
Lavora come manovale quando il 15 febbraio 1937 la sua classe viene chiamata alle armi; viene assegnato al 4° Reggimento Artiglieria Alpina di Cuneo e, al termine della leva prevista, il 20 agosto 1938 viene posto in congedo.
Allo scoppio della guerra viene richiamato ed inviato in territorio di guerra in Albania dove giunge a Valona il 30 ottobre 1940. Nel luglio 1941 viene rimpatriato e promosso caporale.
Nel giugno 1942 viene nuovamente collocato in congedo ma dopo poche settimane viene richiamato ed inviato al Brennero con il 4° Reggimento Artiglieria Alpina Gruppo Mondovì.
Nelle sbandamento generale seguito all’armistizio dell’8 settembre 1943, come centinaia di migliaia di suoi commilitoni rimasti senza istruzioni dai superiori, essendosi rifiutato di combattere a fianco dei tedeschi, viene fatto prigioniero dagli stessi e trasferito in treno in Germania.
Non ci è dato di sapere dove sia stato trattenuto ne se sia stato obbligato a lavorare ed in quale settore.
Alla luce delle migliaia di testimonianze che ci sono giunte, non è difficile immaginare a quali prove e privazioni sia stato sottoposto anche Marino.
I nostri soldati sono stati ridotti in schiavitù, dentro reticolati, ammassati in baracche, oppure obbligati a lavorare in condizioni inumane, senza diritti e non sostenuti da alcun organo internazionale.
Fame, sporcizia, malattie, il freddo intenso in inverno, questi sono gli elementi che accompagnano i nostri “internati militari”, a cui si aggiunge la lontananza dai propri cari, dei quali è anche difficile avere notizie. Continue sono le pressioni psicologiche per far crollare la determinazione dei nostri soldati e quando qualcuno cede, pochissimi in verità, viene mostrato – raccontano – al di là del filo spinato mentre si sfama a sazietà.
Nei primi tempi della prigionia i nostri militari sono anche scherniti e vessati dai prigionieri di altre nazioni (russi, inglesi, francesi) in quanto ex alleati dei tedeschi, solo col passare del tempo i nostri riescono, grazie alla loro fermezza e coerenza, a farsi rispettare ed apprezzare da tutti.
Anche i bombardamenti alleati si fanno sempre più intensi e massicci. Numerosi i soldati morti nei bombardamenti.
Finalmente il 9 maggio 1945 Marino viene liberato, ma per problemi organizzativi, logistici e politici, deve attendere sino al 21 agosto 1945 per poter raggiungere l’Italia e tornare in famiglia.
Gli è stata attribuita la Croce al merito di Guerra per la campagna di guerra greco-albanese