Antonio nasce a Cavezzana Gordana il 26 gennaio 1919 da Alderico e Francesconi Lucia.
Lavora la terra in famiglie sino alla chiamata alle armi che avviene il 3 aprile 1940; viene aggregato alla 149a Compagnia Genio a Bologna per l’istruzione e successivamente trasferito al 1° Artieri XXIV Battaglione.
Raggiunge la destinazione albanese di Durazzo in data 6 dicembre 1940 e partecipa alle azioni di guerra sulla frontiera greco-albanese.
La proclamazione dell’Armistizio (8 settembre 1943) e l’assenza di indicazioni e ordini da parte dei Comandi italiani getta il nostro esercito nella confusione, solo il 13 ottobre 1943 il Governo Badoglio farà chiarezza dichiarando guerra alla Germania.
I tedeschi approfittano dello sbandamento e dell’incertezza dei nostri soldati e li pongono duramente di fronte alle seguenti alternative: 1) continuare a combattere al loro fianco, 2) consegnare le armi con la (falsa) promessa del ritorno in Italia, 3) dichiararsi nemici della Germania.
Antonio si rifiuta di continuare a combattere al fianco dei tedeschi, viene fatto prigioniero a Giannina (Grecia) e tradotto a Florina, al confine tra Albania e Macedonia del Nord; qui rimane per quasi un anno, sopportando la fame continua, la sporcizia, le malattie, la durezza dei carcerieri, la mancanza di notizie da casa.
Nel frattempo si sono costituite numerose formazioni partigiane composte da militari italiani sfuggiti alla cattura e cittadini albanesi, e stanno dando non pochi problemi all’esercito tedesco con continue imboscate ed assalti in stile guerriglia.
Il 24 agosto 1944 Antonio riesce ad eludere la stretta sorveglianza e fugge; si aggrega alla 19a Brigata Partigiana Greco-Albanese nei cui ranghi combatte sino al termine della guerra.
Rientra in Italia il 6 luglio 1945 e, dopo aver usufruito di una licenza “di rientro” di 60 giorni, il 15 ottobre 1945 viene congedato.
Per la compilazione dell’articolo ci si è avvalsi della consultazione del Foglio Matricolare conservato presso l’Archivio di Stato di Massa