
Giovanni nasce a Ceretoli l’11 febbraio 1923 da Giovanni e Venturini Maria.
Lavora la terra in famiglia quando il 19 settembre 1942 viene chiamato alle armi ed inquadrato nel 10° Reggimento Artiglieria in Caserta. Dopo qualche mese viene promosso Artigliere scelto.
Rimasto senza ordini e indicazioni dai suoi superiori all’atto della proclamazione dell’Armistizio, l’ 8 settembre 1943, Giovanni, che non vuole combattere al fianco dei tedeschi, riesce ad eluderne i tentativi di farlo prigioniero e portarlo al lavoro coatto in Germania – destino toccato a moltissimi suoi commilitoni – , abbandona la divisa e rientra in famiglia.
La Lunigiana è a ridosso della linea Gotica, estrema linea difensiva fortificata tedesca per impedire all’esercito Alleato di risalire il nord Italia e aggredire la stessa Germania. Per questo motivo sono presenti in zona cospicue forze nazifasciste ed i soprusi, le angherie, i civili fatti prigionieri per essere inviati al lavoro in Germania, i duri rastrellamenti sui monti contro i partigiani che portano all’uccisione anche di inermi cittadini e di animali domestici e la distruzione delle povere abitazioni, sono azioni che si ripetono dolorosamente.
Giovanni non è insensibile a quanto sta accadendo alla sua terra, il 15 novembre 1944 entra in clandestinità e si unisce alla formazione partigiana IIIa Brigata Beretta, che opera nell’Appennino tosco-emiliano, prendendo il nome di battaglia “Vipera”.
Giovanni da il suo prezioso contributo alla Lotta di Liberazione, purtroppo non avrà il piacere di vedere i soldati tedeschi risalire sconfitti il Passo della Cisa.
A pochi giorni dalla fine del conflitto il Comando partigiano della Divisione Beretta decide di attaccare i caselli ferroviari presidiati dai tedeschi, nel tratto tra Guinadi e Pontremoli. E’ una durissima battaglia che si protrae per tutta la giornata dell’8 aprile, al termine della quale i nazifascisti hanno perso il controllo di tutti caselli lasciando sul campo ben 33 morti e 16 prigionieri.
Con la vittoriosa azione i partigiani conquistano un ingente quantitativo di armi e munizioni, oltre mille quintali di esplosivo destinato al sabotaggio dell’Arsenale Militare ed un considerevole quantitativo di materiale vario, il tutto nascosto nel tunnel del Borgallo.
Purtroppo, anche i partigiani devono registrare la perdita di 2 combattenti e una quindicina di feriti.
Uno dei morti è Giovanni, ha solo ventidue anni e si è immolato per la Libertà.
Per la compilazione dell’articolo ci si è avvalsi della consultazione di:
– Foglio Matricolare conservato presso l’Archivio di Stato di Massa
– Pagine Pontremolesi di Mino Tassi
-https://resistenzaapuana.it/pannelli/31-a-b-c/a/