
Erminio nasce a Ceretoli il 7 dicembre 1912 da Luigi e Mazzetti Palmina. Alla leva dichiara di lavorare la terra in famiglia.
Viene chiamato alle armi il 7 aprile 1934 e dopo i previsti sei mesi di addestramento, congedato. Richiamato, per pochi giorni, per aggiornamento nel 1938 e nel 1939.
Dopo l’entrata in guerra dell’Italia viene nuovamente richiamato ed aggregato al 9° Regg. Alpini 2a Compagnia ed inviato per via aerea a Devoli, in Albania, in territorio di guerra.

L’8 gennaio 1941 Erminio è impegnato nella durissima battaglia sul Mali Topojanit, al termine della giornata viene giudicato disperso. Si scopre poi che è stato fatto prigioniero; tale rimane per quasi quattro mesi, il 27 aprile 1941 viene liberato, non sappiamo da chi e come.
Il 20 maggio rientra a Bari, nel campo di concentramento prigionieri di guerra e poi trasferito in quello di Vittorio Veneto. Dopo una breve licenza rientra al Corpo ed è trasferito al 2° Reggimento Alpini Centro Mob. di Borgo San Dalmazzo.
Nel luglio 1942 viene trasferito al 6° Reggimento Alpini e parte per la Campagna di Russia dove giunge il 25 agosto 1942.
In luglio è iniziata quella che viene definita come la Battaglia di Stalingrado; nelle prime settimane la situazione sembra arridere ai soldati dell’Asse che riescono ad aprirsi dei varchi, la stessa città di Stalingrado sembra sul punto di cadere. I Russi sono coscienti che la rottura del fonte rappresenterebbe la premessa per la perdita della guerra ed oppongono una stoica resistenza, a costo di inenarrabili sofferenze e vittime.
I tedeschi non sfondano e con l’approssimarsi dell’inverno la situazione si capovolge. Stalin ha inviato forze nuove e mezzi, la 6a Armata di Von Paulus viene accerchiata e neutralizzata.
Il 16 dicembre 1942 una prima grande offensiva russa investe in pieno il nostro contingente che è costretto ad una precipitosa ritirata. Il 15 gennaio 1943 una seconda grande offensiva sovietica travolge i nostri Alpini ancora schierati.
Le nostre truppe iniziano la ritirata a piedi lungo l’infinita, desolata e ghiacciata steppa, incalzati da vicino dai Russi. Stanchi, affamati, sfiniti, demoralizzati, infreddoliti, i nostri soldati rischiano di essere accerchiati e chiusi in una sacca.
Attingendo alle residue energie eroicamente i nostri militari riescono a rompere il tentativo di accerchiamento, sconfiggendo i Russi nella battaglia di Nikolaevka, aprendosi la strada per Sebekino, fuori dalla tenaglia russa.
Il 16 gennaio 1943, giorno di inizio della ritirata l’esercito italiano conta oltre 61.000 uomini. Dopo la battaglia di Nikolaevka solo 21.000 uomini riescono ad uscire dalla sacca ( di questi oltre 7000 sono feriti o congelati). Sono circa 40.000 gli uomini morti, dispersi o catturati.
Tra i pochi che riescono a tornare c’è Erminio che, tormentato da congelamento di 2° grado, il 5 marzo 1943 viene rimpatriato con treno ospedale e ricoverato al nosocomio militare di Salsomaggiore. Dopo un mese, viene inviato in convalescenza di 60 giorni.
E’ da poche settimane rientrato al Corpo quando l’Italia, l’ 8 settembre 1943, annuncia di aver firmato l’Armistizio con Gli Anglo-Americani. Il Re, il Governo Badoglio e gli Alti Comandi militari fuggono al sud, lasciando l’esercito senza direttive. Con metodi brutali i tedeschi chiedono ai nostri militari di proseguire la guerra al loro fianco. Erminio, che non intende adeguarsi, riesce ad eludere il controllo dei tedeschi ed a rientrare in famiglia, a Ceretoli.
Finalmente arriva il giorno della Liberazione e dell’agognato congedo.
Per la compilazione dell’articolo ci si è avvalsi della consultazione del Foglio Matricolare conservato presso l’Archivio di Stato di Massa