Mussolini al fronte sulla linea Gotica, con sosta in Lunigiana

Ci fu un momento, in quest’ultimo inverno di guerra di cinquant’anni fa quando il crollo della Germania pareva prossimo e inevitabile, che i fronti tornano improvvisamente a ribollire seminando sgomento e disperazione. Poco prima del Natale del 1944, i tedeschi avevano scatenato nelle Ardenne una controffensiva di inaudita violenza. Colto di sorpresa, l’esercito alleato era stato messo in rotta, lo stesso Eisenhower era sfuggito per un soffio alla cattura, mentre i carri tedeschi avanzavano vittoriosamente riconquistando centinaia di chilometri perduto. Quel contrattacco – che gli storici definiranno “l’ultimo colpo di coda di Hitler” – mise in crisi i comandi alleati, riaccese le speranze dei nazisti e indusse addirittura il maresciallo Kesserilg, comandante tedesco in Italia, a garantire al suo Furher di essere in grado di resistere sulla Linea Gotica almeno fino alla primavera del 1946…..
Fu insomma un momento assai delicato che contribuì, insieme alla promessa del prossimo impiego delle “armi segrete”, a riaccendere le speranze dei disperati di Salò. L’effetto “Ardenne” si ripercuote infatti anche sul fronte italiano. Ai primi di gennaio del 1945 i soldati tedeschi, i bersaglieri della divisione “Italia” e gli alpini della “Monterosa” attaccano in Lunigiana e in Lucchesia sbaragliando i soldati Usa, in massima parte neri della Divisione “Buffalo” e costringendoli a ritirarsi in direzione di Lucca. Seguono giorni difficili: la città sta per essere riconquistata, la gente fugge con carri e masserizie , mentre la massa di profughi che seguiva l’avanzata alleata verso il Nord deve abbandonare i propri accampamenti. Di qua e di là della Linea Gotica si vivono momenti confusi. Nessuno si raccapezza più.
Tutto può ancora succedere
E’ proprio in quei giorni – siamo intorno al 20 gennaio – che a Sarzana, una città che vive da mesi a quaranta chilometri dal fronte, giunge e circola di bocca in bocca una notizia che ha dell’incredibile: “Mussolini e Hitler sono a Ponzano. Si sono incontrati in quella casa con la torre vicina allao stabilimento Vaccari”. Sarà vero? Nessuno va a controllare anche se Ponzano dista pochi chilometri: ci sono troppi tedeschi in giro. In effetti, la notizia è vera soltanto a metà: Hitler non c’è ma Mussolini si, anche se l’episodio è ignorato dagli storici che pure hanno ricostruito quasi ora per ora il suo esilio nella villa di Gargnano. Eccitato dalla notizia che, per la prima volta, le sue truppe hanno ottenuto una piccola vittoria, egli ha voluto raggiungerle per congratularsi con loro. Sarà la sua ultima ispezione ufficiale in zona di guerra.
Mussolini giunge all’improvviso in Lunigiana con scarso seguito e dopo aver fortunosamente superato il passo della Cisa coperto di neve. Malgrado i comprensibili rischi, vuole essere condotto quasi sulla prima linea “per visitare gli avamposti tenuti dai bersaglieri dell’Italia”. Consuma con loro il rancio e accetta in dono del prezioso cioccolato frutto di un colpo di mano in una postazione americana. Lo assapora contento e poi si diverte ad ascoltare i racconti dei bersaglieri che gli spieagno come hanno più volte giocato gli ingenui soldati neri della “Buffalo”. Soprattutto lo diverte il racconto di un gruppo di loro che, dopo aver varcato le linee, sono riusciti a riallacciare la rete elettrica di Massa e Carrara con la centrale di Pisa. Ora i massesi ed i carrarini possono rischiarare le loro case grazie all’elettricità che giunge dall’altra parte del fronte.
Terminata la visita, Mussolini rientra in Lunigiana accompagnato dal generale Caroli. Sosta a Ponzano, dove si incontra con Kesserling ( da qui l’equivoco della presenza di Hitler) poi ispeziona nella zona i presidi dell'”Italia”, della “Monterosa”e della “X Mas”. Attraverso Albiano raggiunge Aulla, dove ha sede la fureria della divisione alpina, quindi passa in rivista, a Terrarossa, un reparto di bersaglieri per poi proseguire per Villafranca e Pontremoli. Malgrado gli accorgimenti presi per far passare la visita inosservata, in alcune località Mussolini è riconosciuto. Qualcuno lo applaude, altri osservano in silenzio. Un gruppo di donne si avvicina alla sua macchina per chiedergli quando finirà la guerra. Lui risponde con un sorriso vago, poi saluta con la mano. Fino a quel momento, la visita di Mussolini si era svolta senza problemi. La zona era sotto controllo e il cielo coperto di grosse nubi garantiva l’incolumità da eventuali attacchi aerei. Ma a Pontremoli il cielo si apre, ricompare i sole e, subito dopo, sbuca dalle nubi una formazione di caccia americani. Affrontare il passo della Cisa in quelle condizioni può essere pericoloso, meglio attendere la sera. La sosta del piccolo convoglio di auto ha luogo a Filetto, presso Bagnone. Mussolini appare affaticato: occorre un letto per farlo riposare qualche ora. Egli trova ospitalità proprio a Filetto, nella casa di un’anziana vedova, forse una sfollata, perché nessuno la ricorda.Il suo nome era Carchidio e era la vedova di un ufficiale decorato di Medaglia d’oro nella campagna d’Africa del 1896. Calata la notte rientrò a Gargnano da dove non si sarebbe più mosso fino a quando non partì per Milano, e quindi per Dongo, il 25 aprile del 1945.
Arrigo Petacco, La Nazione