Marino è nato il 4 agosto 1916 a Ceretoli da Nicolò e Carnesecca Luigia. Alla visita di leva dichiara di saper leggere e scrivere, di aver frequentato la quarta elementare e di lavorare la terra in famiglia.
Viene chiamato alle armi il 26 maggio 1938 ed aggregato al Gruppo Autonomo Artiglieria di Corpo d’Armata della Sardegna in Nuoro. Il 19 ottobre 1939 entra a far parte del 13 Reggimento Artiglieria di C.A.
Il 30 settembre 1940 si imbarca per l’Africa Settentrionale con il 130° Gruppo Obici da 149/13 e dopo aver toccato i porti di Civitavecchia e Napoli giunge a Bengasi il 23 ottobre 1940; viene aggregato al 25 Reggimento Artiglieria di C.A.
Marino viene fatto prigioniero dagli inglesi il 23 gennaio 1941 a Tobruk.
La battaglia di Tobruk si è svolta dal 21 al 23 gennaio ed è inquadrata nell’operazione “Compass” scatenata dagli inglesi contro le truppe italiane stanziate in Libia al comando del generale Graziani.
Bardia è appena caduta (5 gennaio) e Tobruk stessa è in pericolo e non offre certezze, tanto da indurre l’esercito italiano a stabilire una linea di sbarramento oltre la città, lasciando a Tobruk il compito di ritardare quanto più possibile l’avanzata inglese.
È prevalentemente uno scontro tra opposte artiglierie che inizia il 21 gennaio e si conclude dopo due giorni; l’esercito italiano registra 780 caduti, 2000 circa i feriti e 22.000 i prigionieri, tra i quali il nostro Marino.
I documenti non ci aiutano a capire dove sia stato portato prigioniero; probabilmente ha percorso, come testimoniano altri prigionieri, un lungo esodo a piedi sino al porto di Sollum (cinque giorni senza cibo e con pochissima acqua, molti i morti per disidratazione sotto il sole cocente), poi l’imbarco sulle navi per Alessandria d’Egitto ed i campi di smistamento sul canale di Suez. È probabile che il campo di destinazione finale sia Zonderwater in Sud Africa, dove transitano ben 107 mila prigionieri italiani.
Marino viene rimpatriato il 19 marzo 1946 a Napoli e dopo qualche tempo posto in congedo.
Sono 5 lunghissimi, interminabili anni di prigionia, in ambiente ostile, con il morale a terra per l’assenza di notizie dai propri cari. L’inattività peggiora la situazione, il tempo non scorre mai. I fastidiosi pidocchi sempre presenti, il cibo assai scarso e soprattutto poco nutriente e l’acqua razionata e da gestire per l’intera giornata.
Anni duri, al termine dei quali Marino può rientrare nella sua numerosa famiglia a Ceretoli, nella quale purtroppo non fa ritorno l’altro fratello, Lino, caduto in guerra. La vita dei contadini in quei tempi è di stenti, la terra poco produttiva, tante le bocche da sfamare; Marino decide di prendere la via dell’emigrazione, trasferendosi a Roma dove rimane sino alla morte.
Per la compilazione dell’articolo ci si è avvalsi della consultazione del Foglio Matricolare conservato presso l’Archivio di Stato di Massa