CATELLA EGILBERTO AURELIO

Foto di Egilberto tratta dal portale LeBI

Egilberto nasce a Castello di Zeri il 22 maggio 1923 da Angelo e Borrini Luigia. Alla visita di leva dichiara di essere contadinio.

Viene chiamato alle armi il 19 febbraio 1943, aggregato al 1° Reggimento Fanteria in Perugia ed avviato in territorio di guerra in Jugoslavia.

La guerra per l’Italia non sta andando bene; a gennaio si era registrata la catastrofica ritirata in Russia con ingente perdita di soldati tra morti, dispersi e prigionieri. Anche in Africa l’esercito dell’Asse è sulla difensiva e perde progressivamente terreno. Il 25 luglio Mussolini viene sfiduciato e l’8 settembre 1943 l’Italia firma l’Armistizio con gli Anglo-Americani.

E’ una svolta drammatica. Il giorno dopo la proclamazione dell’ Armistizio il Re, il Governo e gli alti comandi militari fuggono al sud; l’intero esercito rimane senza ordini e direttive, i militari tedeschi che dopo il 25 luglio presagivano il cambio di alleanze per l’Italia si erano preparati trasferendo diverse Divisioni nel nostro paese ed ora sono presenti in modo massiccio sul nostro territorio. Ed in modo arrogante e prepotente intimano ai nostri soldati di continuare la guerra al loro fianco. Coloro che si rifiutano, vengono imprigionati, anche ricorrendo all’inganno, ed avviati al lavoro coatto in Germania, affamata di braccia per l’industria di guerra.

E’ ciò che succede ad Egilberto che si rifiuta di continuare a combattere per una causa che non condivide più e il 10 settembre 1943 viene fatto prigioniero a Lubiana in Slovenia, caricato su carro bestiame blindato, con un viaggio durato diversi giorni e in condizioni disumane ed umilianti. Il cibo viene distribuito una sola volta al giorno, il carro è sovraffollato e maleodorante.

Il trattamento messo in atto in atto durante il viaggio è l’anticamera di quanto succede una volta giunti a destinazione. Occorre sottolineare che per espressa volontà dello stesso Hitler, i nostri militari non devono essere considerati “prigionieri di guerra”, bensì “I.M.I. Internati Militari Italiani”. La diversa catalogazione ha pesanti ricadute sulla vita dei nostri militari perché toglie ai prigionieri ogni tutela prevista dagli accordi internazionale di Ginevra e la Croce Rossa non può ispezionare i campi di prigionia e portare aiuti.

I prigionieri patiscono fame e malattie, subiscono le prepotenze e le atrocità dei carcerieri, il lavoro è massacrante, il freddo intenso, il senso di abbandono li attanaglia, lontani dalla famiglia e dall’ambiente di origine, ogni comunicazione con l’ambiente esterno è severamente vietato.

La giornata lavorativa inizia presto, la sveglia è alle cinque del mattino, con qualunque tempo atmosferico e dopo una magra colazione ( una tisana o un surrogato di caffè) il trasferimento a piedi al luogo di lavoro. Le ore di lavoro sono dieci/dodici, rotte solo a metà giornata da un po’ di brodaglia calda ottenuta facendo bollire ogni tipo di verdura. Alla sera il rientro al campo, sempre a piedi, l’appello serale e di nuovo la somministrazione di brodaglia scarsamente nutritiva.

Questo è ciò che è successo al nostro Egilberto, il quale è stato tenuto prigioniero in tre diversi campi di lavoro: Stalag I A – Stalag IV B – Stalag IV G. (fonte LeBI).

Lo Stalag I A è stato costruito sin dal 1939, nel villaggio di Stablawki. E’ il più settentrionale dei campi di prigionia. Con l’avvicinarsi dei russi il campo è stato abbandonato il 25 gennaio 1945 ed i prigionieri spostati in altri campi a ovest.

Lo Stalag IV B è stato uno dei più grandi campi di internamento dei Prigionieri di Guerra, era situato nei pressi della città di Muhlberg in Prussia; era ampio oltre 30 ettari, quando il 23 aprile 1945 i russi arrivano al campo liberano circa 30.000 prigionieri.

Lo Stalag IV B, situato a Oschatz, piccolo paese tra Lipsia e Desdra, non era un campo nel senso comune ma una serie di campi di lavoro sparsi in tutta la Regione della Sassonia. Anche questi sono stati liberati dai Russi nell’aprile del 1945.

Il rimpatrio è un momento fonte di sofferenza, i tempi si allungano, mancano i mezzi di trasporto, le strade e le ferrovie sono state bombardate e poi non mancano difficoltà politiche.

Egilberto riesce a rientrare in Patria l’8 giugno 1945 e finalmente il 15 luglio 1946 ottiene il tanto sospirato congedo.

Per la stesura dell’articolo ci si è avvalsi della consultazione del Foglio Matricolare conservato presso l’Archivio di Stato di Massa

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