VERSO LE AMERICHE

Mezzo secolo di partenze nei registri di un agente di viaggi pontremolesi

È difficile che capiti di pensare a loro, eppure sono stati a lungo i personaggi che hanno permesso il realizzarsi del sogno di partire, di cercare un po’ più lontano del solito quelle nuove opportunità di vita che la propria terra non avrebbe consentito.

Sono gli agenti delle compagnie di navigazione che hanno venduto milioni di biglietti per attraversare l’oceano agli italiani diretti soprattutto in Argentina, Brasile e Uruguay, Stati Uniti e Canada, e anche – in anni più recenti – in Australia; molte migliaia di emigranti che sono partiti dalla Lunigiana, tanti non sono mai tornati.

Come noto, dopo lunghe controversie e dopo aver considerato per decenni l’emigrazione come un vero e proprio flagello per l’economia nazionale – che avrebbe così visto aumentare i miserevoli salari dei braccianti e degli operai – e l’emigrante una sorta di pericoloso individuo, il Governo italiano sul finire del 1888 ha approvato la prima legge che sancisce la libertà di emigrazione e tenta di regolarizzare l’attività delle compagnie di navigazione e dei suoi rappresentanti.

Come ha ben evidenziato Sandro Sciandri, nel corso dell’Ottocento “gli interessi delle compagnie sono enormi, ma anche le percentuali spettanti si sub agenti devono essere piuttosto interessanti se è vero che nei primi due anni di applicazione della legge (1889 – 1890) nella nostra provincia ben trenta persone ottengono dalla Prefettura il patentino di sub agente, per arrivare ad un totale di 82 autorizzazioni entro il 1896” 1).

Sono loro, diffusi capillarmente sul territorio, a diventare ben presto il vero e proprio punto di riferimento per tutti coloro che intendono emigrare oltre oceano; a loro, nel recente passato, è stata spesso rivolta l’accusa di essere i veri artefici dell’emigrazione, alimentatori di un flusso in continua crescita verso il “miraggio” del sogno americano. In realtà è probabile che fossero soprattutto il punto di incontro degli interessi di soggetti diversi; da un lato quelli delle compagnie di navigazione (e degli stessi sub agenti) impegnate ad incrementare il pur già grande giro d’affari con il trasporto degli emigranti; dall’altro quello di coloro che sul serio non avevano altra possibilità che l’emigrazione per cercare condizioni migliori a quelle di pura sopravvivenza alle quali erano condannati.

Di questo piccolo esercito di anonimi agenti di viaggio che hanno conosciuto uno ad uno tutti coloro che si sono imbarcati per raggiungere le Americhe o l’Australia, emerge la figura del pontremolese Federico Tonelli, grazie ai suoi registri, dov’è riportato il diario di mezzo secolo di attività, che sono sopravvissuti al tempo, conservati dal figlio Gino, e che oggi ci restituiscono preziose informazioni.

Federico Tonelli è uno dei numerosi figli di Giuseppe Tonelli e Maria Pinotti; nasce a Cargalla nel 1877, in località Campiccione, nell’alta valle del Magra, una decina di chilometri a nord di Pontremoli, non lontano dal ponte di Molinello. Nel 1900, il 4 febbraio, sposa Maria Farina, unione dalla quale nascono sei figli, quattro femmine (Isolina Giuseppina, Giuditta e Angiola) e due maschi (Dante, morto in tenerissima età, e Gino). La sua condizione sociale non doveva essere delle peggiori, anzi la famiglia doveva godere anche di discrete entrate dalla gestione di alcune proprietà fondiarie, soprattutto boschive. Nonostante ciò, probabilmente anche per spirito di avventura e dopo aver senza dubbio ascoltato più volte i racconti di quanti rientravano temporaneamente dall’America, sull’esempio di tanti conterranei, decide di partire per la California. Siamo nei primi anni del Novecento, attorno al 1905, quando sono già nati i primi quattro figli; a San Francisco lavora a lungo in un albergo ristorante di proprietà di un fivizzanese, facendosi apprezzare a tal punto da ricevere la proposta di subentrare nell’attività.

Tuttavia, dopo alcuni anni negli Stati Uniti, viene richiamato dal padre Giuseppe, ormai ultrasettantenne: c’è la famiglia, ci sono gli affari da seguire; nel 1909 rientra così a Molinello per riunirsi alla moglie e ai figli e per aiutare nella gestione dello sfruttamento commerciale della grande macchia boschiva nei pressi del passo della Cisa.

In questi anni, forse quasi per caso, viene contattato da un incaricato della compagnia di navigazione “Transatlantica Italiana” arrivato da Genova per cercare un nuovo agente di viaggio per il mandamento di Pontremoli (che comprendeva anche Bagnone, Filattiera, Mulazzo, Villafranca e Zeri.

All’epoca, nella zona, esistevano già altri agenti di viaggio; di due è ben documentata la presenza. Si tratta di Pietro Meloni, rappresentante del “Lloydd italiano” e di Luigi Mori Caldana per la “Compagnia Generale Transatlantica di Havre”, come ricordano le inserzioni a pagamento pubblicate sul settimanale “Il Corriere Apuano” tra il 1911 e il 1913. A loro si rivolgevano coloro che sceglievano le Americhe alla ricerca di lavoro, di nuove possibilità e, perché no, di avventura.

All’età di 36 anni, Federico Tonelli inizia così la sua nuova attività di agente di viaggio che continuerà ininterrottamente per messo secolo esatto, fino al 1962 affiancandola a quella di austista di piazza assieme al figlio Gino.

Il suo ufficio di agente nel centro di Pontremoli è collocato prima in quella che allora era piazza Vittorio Emanuele (oggi “della Repubblica”) poi, subito dopo la Seconda guerra mondiale, in piazza del Duomo: un ufficio che lascia tuttavia di frequente per recarsi in altri territori notoriamente a vocazione migratoria; così, ad esempio, il lunedì è a Bagnone per raccogliere le prenotazioni nel corso del mercato settimanale. I mercati e le ferie erano spesso proprio i luoghi dove maggiormente venivano pubblicizzati i viaggi delle compagnie di navigazione verso le Americhe e l’Australia, ma non si trascuravano i mezzi di comunicazione esistenti, cioè i giornali che pubblicavano – a pagamento – inserzioni pubblicitarie ma davano anche spesso notizie redazioni delle partenze dei piroscafi. Ma poteva capitare di leggere i manifesti delle compagnie di navigazione un po’ dappertutto, compre la bottega del calzolaio.

Il meccanismo per il rilascio del biglietto era relativamente semplice ed affidabile, nonostante la distanza con Genova e un’epoca nella quale il sistema delle comunicazioni non fosse certo confrontabile con quello odierno.

L’Agente (o Rappresentante) della Compagnia era dotato di vari registri. Sul “registro giornale” annottava tutte le operazioni compiute quotidianamente; in genere vi riportava la richiesta di prenotazione del biglietto con l’annotazione degli estremi del documento d’identità nonché l’avvenuta richiesta del biglietto alla Compagnia. Nel secondo, il “registro” vero e proprio, trascriveva la consegna dei documenti di viaggio con l’annotazione degli anticipi versati e la specificazione della data di partenza, della nave, della classe, del numero dei posti etc.

Chi si rivolgeva all’agente di viaggio per ricevere il biglietto d’imbarco doveva comunque recarsi preventivamente presso il Consolato del Paese di destinazione  per ottenere il visto di entrata; in genere si andava a Firenze o a Genova, dove l’autorità consolare raccoglieva tutte le informazioni possibili sull’aspirante emigrante, prime tra tutte quelle sanitarie circa la salute di chi intendeva partire; ma, specialmente se la meta dell’emigrante erano gli Stati Uniti, con scrupolo erano indagate le simpatie politiche, alla ricerca di quelle verso i movimenti della sinistra e, in particolare, verso il Partito Comunista Italiano. Simpatie che, se solo vi era fondato sospetto, erano causa di sicuro diniego dal visto consolare. 2)

Il figlio di Federico, Gino, ricorda ancora l’episodio del padre intento a consigliare un modo accalorato un amico emigrante che stava recandosi a Firenze con una copia dell’”Unità” in tasca di disfarsi del giornale.

Una volta ottenuto il consenso a partire verso il Paese prescelto, l’emigrante può prenotare il biglietto presso l’agente di viaggio; Federico Tonelli – che riceve sempre la situazione aggiornata dei posti disponibili sulle navi in partenza – scrive alla sede genovese della compagnia di navigazione fissando il posto: con la prenotazione invia anche il passaporto e la caparra versata. A lui, infatti, viene versato in genere solo un acconto del costo della traversata, mentre il saldo sarebbe poi avvenuto a Genova, al momento di ritirare il biglietto vero e proprio. Pochi sono infatti coloro che versano l’intera quota all’atto della prenotazione. E’ invece frequente il caso di biglietti prepagati in genere inviati da oltre oceano dal capofamiglia per la moglie e i figli che devono raggiungerlo.

Se il tempo che intercorreva prima della partenza della nave non consentiva il ricorso alla posta ordinaria, l’agente doveva telegrafare per fissare il posto, in questo caso i passaporti venivano consegnati direttamente dagli emigranti alla Compagnia. Ma capitava anche che fosse lo stesso Tonelli a recarsi personalmente a Genova con i documenti e la caparra versata.

Nei registri sono ovviamente documentati anche i biglietti “andata e ritorno”, quelli cioè per le visite temporanee degli emigranti che tornano al paese per un breve periodo: in molti casi vicino al loro nome si legge l’annotazione “cittadino americano” e il visto sul loro passaporto è rilasciato dall’autorità consolare in America.

Nel corso di cinquant’anni Federico Tonelli ha visto partire centinaia e centinaia di persone che si rivolgevano a lui non solo dai comuni del mandamento a lui riservato, ma alcune volte anche dai territori vicini, compreso il versante parmense. Sono arrivati ad essere quasi duemila i biglietti prenotati e consegnati a chi voleva partire per le Americhe, diretto a New York, Buenos Aires, Santos (il porto di San Paolo del Brasile), Montevideo per iniziare una nuova avventura. Partenze alle quali, in molti casi, non avrebbe fatto seguito alcun ritorno.

I registri in oggetto ci riferiscono che, negli anni tra il 1913 e il 1939, le partenze registrate furono 921: per la stragrande maggioranza la meta erano gli Stati Uniti, i due terzi infatti si dirigevano a New York, mentre l’Argentina (15%) e l’Uruguay (12%) quasi si equivalevano nelle preferenze dei clienti della compagnia rappresentata dal Tonelli. Molto meno significativo era invece il numero di partenze verso il Brasile (6%).

Numeri che ci dimostrano un flusso migratorio impressionante, che assume ancora maggior rilievo se, oltre al fatto che questi sono i registri di un solo agente di viaggio, si considerano anche le diminuzioni o le lunghe pause delle partenze in concomitanza con le guerre mondiali. Due momenti diversi, evidentemente a causa delle alleanze mutate di volta in volta dall’Italia; in occasione della Prima guerra mondiale le partenze si fanno più rare, ma l’interruzione vera e propria dura solo due anni, dal ’18 al ’19. Tra la fine degli anni Trenta e il termine della Seconda guerra mondiale invece nessun biglietto viene prenotato dal Tonelli. Sul registro, l’ultimo venduto alla vigilia dello scoppio del conflitto porta infatti la data del 12 ottobre 1939, quando il “Piroscafo Conte di Savoia” avrebbe salpato alla volta di New York. Sarebbero passati più di sei anni prima di registrare un altro viaggio: il primo biglietto dopo il conflitto è così quello per la partenza del 16 gennaio 1946, ancora a bordo del “Conte di Savoia”, piroscafo che di lì a poco sarebbe stato ribattezzato secondo dettami più repubblicani.

Tutta da indagare sarebbe poi l’attività di agenti di viaggio di altre compagnie nonché l’esistenza di canali paralleli per la prenotazione dei biglietti da parte di agenti abusivi; è quanto sembra emergere infatti da un biglietto allegato ai registri nel quale vengono citati i “lestofanti dell’emigrazione” segnalati dal Tonelli all’amico Augusto Cappellini, un pontremolese divenuto Ispettore superiore del Ministero degli Affari Esteri.

Questo e altro ci raccontano i registri di Federico Tonelli, appena rintracciati nell’archivio familiare del figlio Gino e che una volta analizzati compiutamente permetteranno di avanzare nuove considerazioni sull’emigrazione, sui modi e i tempi delle partenze, sulle frequenze dei ritorni e sui distacchi definitivi.

Importante fonte documentaria – nella quale si ritrova traccia di molti volti che abbiamo conosciuto nelle tante fotografie dei libri o delle mostre e le cui storie ci sono state trasmesse fino ad ora oralmente – i registri ci restituiscono, intatto, il fascino di un documento nel quale è rimasta impressa la traccia di chi, negli anni cruciali della storia politica e sociale del Novecento, ha trovato il coraggio di cercare altrove nuove opportunità. Una scelta che, nel bene o nel male, ne avrebbe segnato l’esistenza.

Paolo Bissoli, Verso le Americhe, Quaderni dell’Emigrazione Toscana – Giunta Regionale Toscana, Consulta Regionale dei Toscani all’Estero, Pagnini e Martinelli Editore

  1. Sandro Sciandri, Appunti ed idee per una ricerca sull’emigrazione lunigianese nell’800, in “Cronaca e Storia della Val di Magra”, anno VI – 1977, Aulla 1978, pag.126
  2. Nel questionario messo a punto nel 1929 dal “Lloyd Sabaudo” dal titolo “Domande alle quali deve rispondere il passeggero prima di fissare il posto” e riservato agli emigranti diretti verso gli Stati Uniti, fra i 33 quesiti vi sono anche   circa la salute mentale, l’eventuale poligamia e le ideologie politiche. In particolare, la domanda n. 23 recita “se anarchico”, mentre la successiva recita “Se è persona che crede o propugna il sovvertimento con la forza e la violenza del Governo degli Stati Uniti o di altra forma di legge, o rifiuti e si opponga ad ogni governo organizzato, o propugni l’assassinio di pubblici funzionari, o aspiri o istighi alla distruzione illegale della proprietà, oppure sia membro affiliato di una qualsiasi organizzazione il cui scopo e la cui propaganda siano diretto a rinnegare e combattere qualunque governo organizzato o a propugnare la distruzione illegale della proprietà o ad invocare o insegnare il dovere, la necessità o la convenienza di aggredire illegalmente o di uccidere pubblici funzionari come singole persone o come funzionari in generale il Governo degli Stati Uniti o di qualsiasi altro governo organizzato per ragioni del loro carattere ufficiale”.

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