
Angelo nasce a Torrano il 29 marzo 1910 da Angelo e Bianchini Maria. Da bambino ha la possibilità di frequentare la scuola elementare, le lezioni sono tenute da don Luigi, parroco del paese. La frequenza non è assidua, la povertà è grande, i ragazzi devono collaborare attivamente alla gestione dell’economia familiare. In autunno la raccolta delle castagne ed in primavera, quando mucche e pecore devono essere accompagnate al pascolo, la presenza in aula degli studenti si rarefà. Alla visita di leva Angelo dichiara di saper leggere e scrivere, confermando di collaborare con i genitori nella lavorazione della terra.
Viene chiamato alle armi il 14 aprile 1931 ed aggregato al 3° Reggimento Artiglieria pesante; il 9 giugno dell’anno seguente viene congedato.
Nel 1939 e nel 1940 due brevi periodi di richiamo per aggiornamento ed istruzione.
Il 17 novembre 1942 sono però le esigenze del conflitto in corso a fargli reindossare la divisa militare; si unisce al 27° Reggimento Artiglieria all’Isola d’Elba dove entra in territorio in stato di guerra.
Gli eventi del 1943 – la caduta di Mussolini e la firma dell’armistizio con gli Alleati – disorientano l’intero esercito. Improvvisamente i tedeschi, al fianco dei quali abbiamo combattuto per oltre tre anni, sono i nemici ma ai nostri soldati mancano ordini, direttive, istruzioni. Il re, il governo e gli alti comandi militari sono fuggiti al sud. I tedeschi cercano di approfittare dei momenti di sbandamento, già si sono premuniti e dopo la caduta di Mussolini hanno rinforzato la presenza nella penisola facendo affluire diverse divisioni; ora proclamato l’armistizio non perdono tempo e chiedono con arroganza e con l’inganno ai nostri uomini di continuare la guerra al loro fianco.
Pochi coloro che accettano, la maggioranza rimane fedele al giuramento al re, stanchi di una guerra che non condividono e non hanno mai condiviso.
I tedeschi imprigionano circa 650.000 soldati, hanno necessità di forza lavoro in Germania per sostenere l’industria nello sforzo bellico.
Angelo viene catturato all’Isola d’Elba, chiuso con gli altri commilitoni, per giorni e giorni, in carri bestiame sigillati, sovraffollati, in inenarrabili condizioni igieniche. I carri vengono aperti una sola volta al giorno per la distribuzione dei viveri, scarsi e poco nutrienti.
I militari italiani, per volere dello stesso Hitler, non devono essere considerati prigionieri ma Internati Militari Italiani (I.M.I.), vengono perciò privati delle garanzie previste dalla Convenzione di Ginevra e delle ispezioni della Croce Rossa Internazionale, alla quale non è consentito neppure di far pervenire pacchi alimentari o di vestiario; restano indifesi di fronte alla protervia ed alle vessazioni dei carcerieri tedeschi.
Non sappiamo dove sia stato rinchiuso Angelo, le carte non ce lo dicono, ma le condizioni sono sostanzialmente simili in tutti gli Stalag (ne esistevano oltre sessanta).
All’arrivo i prigionieri sono sottoposti alla disinfestazione, vengono fatti spogliare all’aperto con qualsiasi condizione climatica e sottoposti alla doccia collettiva. Viene poi assegnato il numero di matricola che va a sostituire il nome con il tentativo – doloroso per chi lo subisce – di cancellare le individualità e creare uniformità tra tutti gli individui.
Viene assegnato l’alloggio, costituito da baracche sovraffollate, prive di servizi igienici e senza riscaldamento; le coperte fornite sono del tutto insufficienti a proteggere dalle rigide temperature invernali.
La giornata inizia presto, la sveglia è fissata alle cinque indipendentemente dalle condizioni climatiche del giorno, segue la colazione – di norma una tazza di surrogato di caffè – e l’appello sul piazzale.
Subito dopo inizia la giornata lavorativa; il luogo di lavoro è raggiunto a piedi con la scorta. A metà giornata viene distribuito il pasto, rappresentato di norma da una brodaglia calda di verdure bollite. I datori di lavoro hanno la facoltà e l’obbligo di diminuire le già scarse razioni alimentari in base ad una loro valutazione – insindacabile – della prestazione lavorativa dell’Internato. L’orario medio lavorativo è di circa dodici ore.
Alla sera il ritorno al campo segue l’appello ed infine il pasto serale.
Le condizioni igieniche sono assai precarie, tubercolosi, dissenteria, malaria le malattie più frequenti, senza cure adeguate.
La fame e le malattie, le prepotenze e le atrocità dei carcerieri tedeschi, il lavoro massacrante, il freddo la lontananza e la mancanza di notizie dalla famiglia: questi gli aspetti quotidianamente presenti nei lunghi mesi di prigionia dei nostri militari.
Periodicamente sono anche sottoposti alle proposte di collaborazione con la prospettiva di arruolamento nella milizia della R.S.I. oppure nei reparti della Wehrmacht; pochissimi coloro che cedono ed acconsentono, quando succede vengono mostrati al di là del reticolato mentre mangiano a sazietà.
E da ultimo il pericolo rappresentato dai bombardamenti alleati, che si fanno sempre più insistenti mano a mano che il fronte della guerra si sposta verso la stessa Germania.
Finalmente la guerra giunge al termine, anche gli Stalag vengono liberati, ma per i prigionieri italiani c’è ancora un ultimo periodo di sofferenza: l’attesa per il rientro a casa. Mancano i mezzi di trasporto, le linee ferroviarie sono state pesantemente bombardate ed i ponti distrutti.
Finalmente il 3 settembre 1945 giunge per Angelo il momento del tanto atteso rientro in Italia e dopo un paio di mesi, il 3 novembre 1945, il congedo ed il rientro in famiglia.
Il ritorno a casa è reso amaro dalla dolorosa notizia del decesso del fratello Giovanni, anche lui militare in guerra e deceduto per malattia quando la guerra era finita da pochi giorni.
Angelo si è sposato con Carmela Quiligotti, hanno avuto una figlia, Ivonne, coniugata con Tonino Fanti, titolare di conosciutissimo mobilificio in Pontremoli; al ramo genealogico della famiglia appartiene il famoso cantante IRAMA.
Per la compilazione dell’articolo ci si è avvalsi della consultazione del Foglio Matricolare conservato presso l’Archivio di Stato di Massa, e del volume di Francesco Venuti – Memorie di guerra e di prigionia – edito dalla Regione Toscana