VALDANTENA: PASQUA SENZA CELEBRAZIONE EUCARISTICA

Sia aggrava la mancanza di sacerdoti nell’ Alta Lunigiana

Dire che ci sono rimasti male gli abitanti di Cargalla, Pracchiola e Valdantena è un piccolo eufemismo. Non si fatica a credere che sia la prima volta, nella plurisecolare storia delle tre chiese, che la Pasqua viene celebrata senza la S. Messa. Il mistero è presto svelato: è bastato un serio acciacco al parroco Don Aurelio Zanardi, già non più giovanissimo, perché le sue tre parrocchie si trovassero scoperte proprio in uno dei tempi forti del cammino liturgico, la Pasqua e la Settimana Santa che la precede. Qualche funzione infrasettimanale qua e là è stata fatta con l’ausilio di diaconi e di un sacerdote religioso disponibili. Ma per la Messa della Resurrezione un prete non si è riuscito a trovarlo. E così chi ha potuto è sceso a Pontremoli e chi non ha potuto ha celebrato la Pasqua con una liturgia della Parola presieduta da un diacono.

Non è il caso di rivangare il passato, neppure troppo lontano, di sovrabbondanza di clero lunigianese per cui ogni piccola parrocchia aveva il suo pievano residente. Ma i cristiani di Cargalla, Pracchiola e Valdantena, senza alcuna acrimonia, hanno esternato qualche perplessità. Che, per esempio, a Pontremoli, oltre a quella della notte, nel giorno di Pasqua di Messe ne sono state celebrate parecchie, come in ogni altra domenica, e più d’una, ad orari diversi, nelle stesse chiese. Che anche nelle domeniche ordinarie si facciano concelebrazioni, dal significato altissimo fuor di dubbio, ma anche un lusso al quale si potrebbe talvolta rinunciare. Che alcuni sacerdoti dell’ex diocesi di Pontremoli hanno accettato incarichi pastorali nell’ex diocesi di Massa Carrara, ma nessuno di quest’ultima ha risalito stabilmente la vallata. Tal che si verificano casi di parroci territoriali con un numero imprecisato, ma destinato ad aumentare, di parrocchie da servire. Non che il gregge sia particolarmente consistente in certe frazioni, ma l’attenzione alle poche e vecchierelle pecore rimaste o disperse è impegno di ogni pastore, quando sia possibile trovarne uno.

Molti anni fa fece scandalo su questo settimanale un articolo dal titolo “Gli abitatori delle canoniche”. La vera notizia, ora, dovrebbe essere “Le canoniche disabitate”. Sul fronte vocazionale non si prevedono, né a breve né a medio termine, inversioni di tendenza. I sacerdoti anziani vedono giungere il momento del premio alle loro fatiche apostoliche. Come fare? E che cosa? È comunque un problema da affrontare nel Piano Pastorale della Diocesi. Abbiamo chiesto conforto al Provicario episcopale padre Dario Ravera. “Il riordino della diocesi è problema antica data, ed è stato ripetutamente affrontato; ma c’è una specie di spavento che paralizza quando si deve passare a decisioni di evidente gravità e gravosità”. Dovrà essere una delle priorità del prossimo Sinodo, e in questo senso il Provicario diocesano ha annunciato la convocazione, durante il mese di maggio, dei singoli consigli pastorali vicariali, nell’intento di coinvolgere la base ecclesiale, sin dall’inizio. “Si è parlato spesso di una nuova “pastorale missionaria”. Ma non è sufficiente lanciare un aggettivo dal sapore di slogan, bisogna adottarne il metodo”.

Intanto però la Valdantena, più che lo scampanellio della Resurrezione, ha avvertito i rintocchi di campane un meno festose.

Il Corriere Apuano, 2003

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