DON RICCARDO MARIA MENONI

Don Riccardo Maria Menoni è nato a Bosco di Rossano ed è stato insignito di Medaglia d’Argento al Valor Civile per la sua attività in favore della popolazione durante la Seconda Guerra Mondiale (N.d.R.).

Un Parroco Benemerito

Don Riccardo all’arrivo della Madonnina a Filetto – Foto tratta dalla pagina Facebook Visita la Lunigiana …

Se non erriamo, don Riccardo Maria Menoni fu ordinato sacerdote nel 1930 dall’attuale nostro Vescovo. Poco dopo andò quale cappellano a Filattiera sotto l’esperta e sicura guida di Mons. Pietro Oppi. Di qui passò, dopo circa un anno, a Pozzo, dove don Riccardo esplicò mirabilmente le sue egregie doti di padre e pastore. Cura faticosa, Pozzo, anche perché ogni domenica e festa di precetto il parroco deve recarsi al Santuario di Santa Maria del Monte attraverso una strada seminata di ciottoli, era e ventosa.

Nel 1939 resasi vacante la popolosa parrocchia di Filetto per rinuncia, causa l’età, del Canonico d. Battista Cecconi, don Riccardo, in virtù di Santa obbedienza, scese dai suoi cari monti e cominciò una nuova vita tutta zelo per la gloria di Dio e la salute delle anime.

Cordiale, premuroso, infaticabile, caritatevole, don Riccardo ha fatto entrare nell’ovile di Cristo anche pecorelle da anni smarrite negli sterpi dell’errore e nelle lusinghe del vizio.

Ma fu durante gli ultimi mesi della guerra, dove più rifulse l’ardore pastorale del Proposto di Filetto, quando il nemico insidiava e premeva da ogni parte. Rastrellato dalle truppe tedesche il 1° luglio 1944, venne condotto nel campo di Bibbiano; quindi, al ritorno, a Berceto, fu nuovamente arrestato dai gendarmi tedeschi, messo in prigione per quattro giorni, poi rinviato, sopra un camion pieno di bestiame, a Parma, donde il 23 luglio poté ritornare, come in trionfo, alla sua parrocchia.

Ormai il fronte era vicino a Massa e anche la Lunigiana divenne teatro di guerra spietata. Truppe di passaggio avide di saccheggio e di sangue; bombardamenti e mitragliamenti quasi quotidiani; insidie sempre e dappertutto; stragi e morti senza numero. Filetto ospitò nelle sue adiacenze, per oltre tre mesi, truppe della divisione alpina “Monterosa” e, nella selva dantesca trovarono ricovero i tedeschi e i loro automezzi.

Don Riccardo e la banda musicale di Filetto – Foto tratta dalla pagina Visita la Lunigiana…

Nella lotta tra le forze partigiane e quelle tedesche e repubblicane, Filetto sofferse non poco, ma più di tutti d. Riccardo, sempre pronto a confortare e ad aiutare, in tutti i modi, i suoi figli spirituali. Si deve al suo vivo e audace interessamento se 64 individui, accusati di spionaggio e sabotaggio, furono liberati dalla prigione, e se 17 scamparono alla morte ormai certa. Dal capitano Giustetto, che comandava il presidio, don Riccardo ottenne per la sua popolazione larga distribuzione di farina e anche indumenti. Il dottore tenente Mario Trasino, che impiantò un’infermeria nella casa del cav. E. Moscatelli, visitava gratuitamente gli ammalati del paese e distribuiva medicinali sollecitato dal parroco, che si fece tutto a tutti, come in un campo assai più vasto, il nostro zelantissimo Vescovo.

Un giorno corse la falsa voce che un reparto tedesco avesse messo un deposito di munizioni del locale della Chiesa vecchia, e sembrava, per questo, dietro avviso, imminente un bombardamento a tappetto. La popolazione sotto l’incubo della tremenda notizia vagava qua e là per i campi, come fuori di sé e non trovava requie. Allora don Riccardo, deciso a tutto, per amore del suo gregge, corre fin a Rossano di Zeri per avere un colloquio col maggiore inglese Gordon Lett e stornarlo dal proposito di far bombardare Filetto. Fu accolto affabilmente e tanto disse e fece che Filetto fu risparmiato dall’estrema rovina.

Don Riccardo al lavoro per preparare la legna per l’inverno – Foto tratta dalla pagina facebook Visita la Lunigiana…

Un’altra volta, don Riccardo, sempre a piedi, si portò dal comando inglese che si trovava a Rigoso e anche là seppe amabilmente perorare la causa di alcuni Filettesi sotto minaccia di morte.

E nessuno più di don Riccardo gioì quando la mattina del 24 aprile si seppe che i tedeschi si erano ritirati per sempre dalla nostra bella Lunigiana e stavano per varcare il passo della Cisa.

Pregato dai Superiori di prendersi almeno un mese di meritato riposo, don Riccardo declinò gentilmente la proposta rimanendo tra il suo popolo che ama e da cui è vivamente amato.

Fra Ginepro, il Corriere Apuano, 14.2.1947

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