I NOSTRI PATRIOTI

Muovemmo loro incontro, in quel mattino di Liberazione, in cui leggeri vapori sfumavano nel cielo sereno, quasi a rendere più varia e più mite la gioia di quella giornata. Scendevano con passo rapido, nella loro divisa di panno giallognolo, su cui spiccava, vivace come una nota lieta, il tricolore. L’entusiasmo dell’ora cancellava su quei volti giovani i segni della dura vita dei monti e della guerriglia.

Rivedemmo i Capi, attorno ai quali la simpatia della popolazione aveva formato un’atmosfera di popolarità e dei quali, nell’ansiosa vigilia, si pronunciavano i nomi con fiducia. Erano amici della città e della campagna con cui tante volte ci intrattenemmo sulle montagne, nel loro regno, quando ogni viaggio fuori città destava sospetti e per ogni incontro occorreva cambiare itinerario. Giovani, che per la prima volta, dopo mesi e mesi in cui i compagni erano caduti a decine, rimettevano piede in città e che ad ogni volto noto, esultavano gioiosi come ad una vecchia amicizia.

Vedemmo scendere allegri, nelle divise nuove, i partigiani staffette, quei coraggiosi ragazzi che ogni giorno erano tra noi, a raccogliere notizie, a recare messaggi, a trasportare viveri e oggetti, a sfidare ad ogni passo l’arresto e la fucilazione. Ridiscendevano ora, recando al sole i loro segni di patrioti, e ridevano dell’audace beffa giocata per lunghi mesi, quotidianamente, al claudicante Bove, al compassato Wilismkj, ai neri nemici della “Mai Morti” e dell’”Ufficio Politico”.

Scendevano e la cittadinanza li salutava con un affetto impetuoso e tumultuante; li copriva di fiori, gridava, applaudiva, li abbracciava e piangeva. La loro apparizione recava la fine dei 5 anni più tormentati della nostra storia.

E il “Campanone”, sfuggito anch’esso a stento, come ciascuno di noi, al suo rastrellamento, suonava e avvolgeva colle sue onde sonore, patrioti, cittadinanza, case, campagna e sembrava portare alle generazioni nuove la voce esultante dei secoli.

Ora i patrioti smobilitano.

Hanno compiuto il loro dovere.

Hanno osato, combattuto, sofferto. Quando l’invito straniero offriva loro comodità e denaro, essi hanno scelto gli stenti. Alla città hanno preferito la macchia, alla tranquillità la lotta. Al tedesco e al fascismo hanno preferito la Patria.

Ora, che l’Italia è una, tornano alle loro case. Non hanno avanzato pretese nei momenti de4lla necessità. Non ne avanzano ora.

Solo, hanno una aspirazione: che la Causa per la quale molti di loro sono caduti, non sia disprezzata. Deluderli sarebbe una colpa. E un pericolo.

Astrale, il Corriere Apuano, 17.5.1945

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