LA COLONIA MARINA E MONTANA “CEPPELLINI”, 80 ANNI DI ATTIVITA’

Era stata istituita nel 1910 e organizzava soggiorni a Marina di Carrara e a Montelungo
Villeggianti a Montelungo negli anni Trenta

Ogni epoca ha le sue “grandi malattie”, spesso letali. L’Ottocento e il Novecento, prima della scoperta degli antibiotici, conobbero la tragedia della tubercolosi, a cui si poteva scampare solo grazie ad una buona difesa immunitaria, alimentazione adeguata e ambienti di vita salubri e soleggiati.

L’idea di istituire colonie marine per la profilassi e la cura gratuita per bambini a rischio di contrarre malattie polmonari o affetti da rachitismo venne al medico fiorentino Giuseppe Barellai, che a Viareggio inaugurò un primo “ospizio” il 14 ottobre 1861. Ben presto l’elioterapia divenne molto diffusa.

Anche a Pontremoli si manifestò una buona sensibilità verso il problema. L’ impulso fu dato dal senatore Camillo Cimati, che con una lettera del 2 febbraio 1910 al dott. Pietro Ceppellini suggeriva di inviare al soggiorno marino estivo i bambini poveri di Pontremoli. Già l’ 11 aprile 1910 fu possibile tenere la prima adunanza per istituire la Colonia marina, con pieno favore del sindaco Pietro Bologna e di Tito Bassignani presidente della Società Ginnastica Pro Patria. Il 2 maggio 1911 fu affisso il primo manifesto per dieci bambini, diffuso da “La Scintilla” e dal Corriere Apuano; furono aperte sottoscrizioni, la più generosa fu quella dei Fratelli Aichta. Per ricavare fondi fu allestita la recita Il lupo del Piagnaro in cui il dott. Ceppellini recitò la parte del “commissario del granduca di Toscana”. Il 7 luglio 1911 partirono per Marina di Carrara i primi cinque bambini accompagnati dal segretario della Colonia Giovanni Bacchini, il 7 settembre ne partirono altri sei accompagnati da Camillo Cocchi.

Nel 1928 fu istituita a Montelungo la colonia montana. L’ Istituzione fu riconosciuta nel 1931 Ente Morale e fu un atto dovuto nominare un nuovo Consiglio di Amministrazione: presidente fu confermato Pietro Ceppellini. Gli altri membri furono l’avv. Francesco Angella designato dalla Congregazione di Carità, Giuseppe Savani designato dal Podestà. Dai soci furono eletti Camillo Cocchi e Nicola Pitsch. Collaboratori di segreteria continuarono ad essere Giuseppe Miliani e Aldo Bellotti, tesoriere Ettore Baracchini.

Il patrimonio della Colonia consisteva nella villa di Montelungo Superiore (Pian della Cava) con annesso parco e deviazione d’acqua dalla Piana di Torlasco; mobili ed arredi per un valore di 23.000 lire e titoli consolidati per 40.000. Fu alienato un terreno già di proprietà del disciolto Circolo Operaio della SS. Annunziata e col ricavato si pagarono alcuni lavori all’edificio. Pubbliche lodi per l’Ente benefico vennero dal giornale “Il Telegrafo”, da Giulia Pozzesi Chelotti, segretaria del Fascio Femminile, da Augusto Brunetti direttore della succursale del Monte dei Paschi, da Augusto Del Medico direttore della Banca Pontremolese Industriale e Commerciale, dal dott. G. Wassermann, dal direttore didattico Giuseppe Ciciriello, dagli onorevoli Giuriati e Ricci.

Della Colonia marina e montana di Pontremoli si era occupato con molto entusiasmo il figlio del dott. Pietro Ceppellini, Carlino, laureando in medicina, colpito da morte prematura nel 1931: in sua memoria la colonia fu denominata “Ceppellini” e per il suo funzionamento furono raccolte molte oblazioni. I filodrammatici della “Apua” diretti dal dott. Arnaldo Giumelli donavano parte degli incassi. Il Corriere Apuano offriva una pagina di stampa gratuita per la pubblicistica della Colonia.

Il Vescovo mons. Giovanni Sismondo in visita alla Colonia: alla sua sinistra è Pietro Ceppellini

Carlino Ceppellini aveva definito la disciplina del soggiorno e aveva fissato il regime dietetico in conformità alle norme dettate dal prof. Parinio Ceppellini, docente di patologie dei lattanti e dei bambini all’Università di Milano. Nel 1931 i bambini dai 6 ai 12 anni assistiti erano arrivati a 781. Si considerava lo stato di povertà, il bisogno individuale (gracilità, predisposizione, linfatismo, rachitismo, oligoemia) e per la sezione montana anche stati di nervosismo. La colonia marina pontremolese dopo il 1930 raccoglieva e accompagnava i bam- bini, ma l’organizzazione era affidata all’Ente Provinciale Opere Assistenziali: il regime fascista totalizzava attorno a sé tutte le iniziative. La colonia montana era affidata alle cure delle Suore delle Figlie di N.S. della Misericordia (ordine fondato a Savona dalla beata Sassello), che curarono a Pontremoli il Seminario fino a una decina di anni fa. Pietro Ceppellini dava la sua assistenza medica c constatava con piacere, dopo 40 giorni di soggiorno, l’aumento di peso corporeo, statura, circonferenza toracica. I bambini ricevevano visite da altri medici come Drapchind, Giumelli, da autorità. Il vescovo Sismondo nel 1931, insieme a mons. Casini, don Oreste Boltri e il parroco di Montelungo Italo Gentili, visitò la colonia, benedisse le sale intitolate una a Carlino Ceppellini e un ‘ altra al benefattore Bonaventura Trivelloni. Fra le signore piene di premure e di doni vi era Amelia Arnavas genovese, amica dei coniugi Fasce, che fecero erigere il santuario della Cisa, inaugurato nel 1929. I bambini facevano salutari escursioni al valico, a Cavezzana d’ Antena e a Succisa, ospiti di don Quinto Barbieri. Tra le bambine alcune erano dell’Orfanotrofio Leone XIII. Un lungo elenco dei soci (fondatori, onorari, benemeriti, contribuenti) fu pubblicato sul Corriere Apuano del 30 aprile 1932.

Dopo la morte del dott. Pietro, nel febbraio 1940, Giambattista Poletti scrisse che la “Ceppellini” a Pontremoli era “sacra come la Misericordia”.

Finita la guerra nel- 1945, la colonia ebbe un nuovo statuto e del consiglio di amministrazione fecero parte Quinto Mascagna presidente, Eugenio Zanella, Mario Trivelloni, Camillo Parodi. Furono necessari lavori di contenimento di spinte franose. Jolanda Ceppellini, figlia del dott. Pietro, lasciò nel testamento 12 milioni alla colonia di Montelungo, la quale era passata sotto la cura delle suore Rurali. Subentrarono dei problemi: l’edificio di Montelungo non era più agibile, i soldi di bilancio non erano sufficienti per le riparazioni; il Consiglio Comunale a maggioranza deliberò la chiusura, tuttavia per un po’ si continuò ad inviare al mare alcuni bambini ospiti del “Leone XIII” o da esso coordinati. L’ultimo Consiglio di amministrazione della colonia fu presieduto da Alberto Angella, gli altri membri erano Francesco Sardella, don Silvano Lecchini, Silvano Bertolini, Massimo Lello, tesoriere Lella Zanella. L’attività si concluse nel 1988, ci fu anche l’incidente della nube tossica a Massa che frenò l’invio al mare di bambini. Il liquidatore Davide Filippelli si compiacque per l’ottima gestione del patrimonio liquido: 20 milioni, in parte messi in investimento IMI con interessi vincolati al 15%, si raddoppiarono e al Comune furono consegnati 40 milioni.

L’ edificio divenne proprietà del Comune di Pontremoli e ora è stato ristrutturato in vista di soddisfare la lunga attesa dell’apertura delle “terme” con “l ‘ acqua della virtù”.

M.L.S.B., Il Corriere Apuano, 3.5.2003

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