MAGGIO 1944

A MOMMIO LA PRIMA STRAGE

Il monumento ai caduti di Mommio

Nel maggio 1944 la Lunigiana conosce la prima strage di civili. Il 4 e 5 maggio ci fu il grande rastrellamento a Collegnago, Regnano, Offiano, in connessione con lo stanziamento di un distaccamento partigiano, destinatario di aviolanci richiesti da Domenico Azzari radiotelegrafista. Sul monte Tondo si era ricostituito il gruppo per la missione radio; a fine maggio oltre metà dei messaggi di radio Londra diretti alla Resistenza italiana erano trasmessi dalla missione Rutland di Azzari e poi di Angelo Marini (“Diavolo nero”). Il grande rastrellamento, che interessò a largo raggio anche la Garfagnana, con impiego di molte migliaia tra tedeschi e fascisti, mirava ad accerchiare e annientare i partigiani, sopravvalutati nel numero. A Regnano il 28 aprile i combattenti, per difendersi insieme con le loro salmerie, uccisero un sergente italiano repubblicano; i tedeschi, per rappresaglia, assaltarono il paese il 4 e 5 maggio rubando, saccheggiando e malmenando le donne. Il materiale di un grosso aviolancio era caduto in parte su Sassalbo e Mommio. Le tracce del lancio furono identificate dai tedeschi, che forse già da tempo avevano comunque programmato il rastrellamento in grande stile. Il paese di Mommio vide la strage di 23 persone tra i 22 e i 68 anni; fu il primo massacro di grossa entità che insanguinò la Lunigiana. Ecco i nomi delle vittime: Babbini Arturo, Babbini Erminio, Bertolucci Fermo di Offiano, Bianchi Domenico, Cappelli Ovidio, Carli Emilio, Conti Luigi, Fiori Carlo, Fiorini Annibale, Fiorini Gaetano Floris, Incerti Luigi, Lazzerini Baldino, Lazzerini Cesare, Lombardi Giuseppe, Menini Ivo, Nardini Bertoldo, Pinelli Guido, Pietrelli Mario, Rosselli Sirio, Rossi Lino, Savina Guido, Signani Angiolino, Traversi Nello. Molti civili furono deportati a Marinella (poi rilasciati), il bestiame fu razziato e non mancarono ignobili profittatori al seguito dei rastrellatori.

A Cauliano, Regnano e Sermezzana caddero alcuni partigiani: Ottavio Manfroni spezzino, Guido Savina di Pognana. La morsa dei nazifascisti si estese dal passo del Cerreto e da Fivizzano alla valle di Casola e all’alta Garfagnana; fu bruciato il paese di Magliano. I partigiani sui monti si sbandarono per poi ricollegarsi a fatica: erano soprattutto bande autonome, rimaste tali fino alla formazione della Divisione Garibaldi Lunense. Compivano assalti lungo la strada statale 63 del Cerreto e la popolazione accettava il movimento partigiano formato da persone del proprio paese e delle vicinanze, non c’ era stata militanza convinta nel fascismo, sopportato per vent’ anni, più che condiviso. Soltanto a Fivizzano, dopo l’ 8 settembre, si era costituito un forte fascio repubblicano.

Nel mese di maggio 1944 giungevano sempre più frequenti messaggi da Algeri, alcuni riguardavano la provincia di Apuania, retrovia della linea Gotica, sollecitavano atti di sabotaggio ai ponti stradali e ferroviari e la preparazione di campi di atterraggio per paracadutisti. Questi vennero allestiti, oltre che a monte Tondo, anche a monte Grosso sopra Aulla, all’ Argegna, gestiti soprattutto dalla banda di Alfredo Contri.

Il parroco di Collegnago don Dario Moretti nel Liber Chronicus annota il rastrellamento del 5 tnaggio 1944 con queste parole: “Verso le nove la popolazione si è accorta che il paese era stretto da tutte le parti dai militati tedeschi e italiani, che poi irruppero in mezzo alle case, con le anni in pugno e con fare impulso e burbero. Le case furono messe sottosopra; fu rovistato in tutti i buchi e in tutti gli angoli, per cercare armi e ‘ribelli’. Ma non venne trovato nulla”

A maggio i cieli della Lunigiana cominciarono ad essere funestati dai “corvi neri” dei bombardieri alleati. Il parroco di Gassano don Giovanni Colombo al 2 maggio annota “Nella notte passata aeroplani americani hanno gettato tra Gragnola e Gassano alcuni ordigni bellici, il cui scoppio produsse molto panico”. A Pontremoli il 12 maggio alle due di notte bombe caddero su Verdeno, provocarono una grande buca all’ angolo di una casa popolare e colpirono i castagni presso il ponte del Biseto, sganciate da un “pippo” da ricognizione, che aveva individuato l’abitato per colpa dei militi fascisti alloggiati alle Magistrali e che avevano lasciato le luci accese, trasgredendo all’ oscuramento.

Anche su Aulla, il 18 maggio per la seconda volta infuriarono i bombardamenti e colpirono il centro storico, ampiamente distrutto e con il tragico olocausto di 17 vittime civili. Il panico si diffondeva e cominciarono gli sfollamenti di massa.

Il 14 maggio è bombardata La Spezia; il 17 la stazione ferroviaria di Borgotaro. Il clima è cambiato, si è entrati nell’incubo ravvicinato della guerra totale: il fronte è dappertutto e colpisce soprattutto i civili: la guerra si macchia di ulteriore orrore.

Pontremoli dal maggio 1944 fu fortemente controllata da tedeschi e da reparti fascisti. Per ordine di Mussolini il podestà, Francesco Chiartelli venne sostituito dal Bernardo Ricci Armani ed Ernesto Buttini venne nominato capo della Provincia. A Fontana Gilente, sopra Guinadi, si piazzò un distaccamento partigiano. A Groppo del Vescovo Giuseppe Molinari (“Birra”) guidava un gruppo di giovani. A Rossano di Zeri il Battaglione Internazionale di Gordon Lett si era ingrossato. A Coloretta e Adelano si sono installati i partigiani di ispirazione comunista e di quella azionista di Giustizia e Libertà, Collesino, Apella, Comano diventano sedi di distaccamento della brigata 37B. Per la prima volta, dopo il divieto fascista, si era tornati a festeggiare il 1° maggio.

Rispondi

Scopri di più da Museo Virtuale dell'Alta Lunigiana

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere