
I partigiani, riorganizzatisi, operavano su tutta l’arco della val di Magra inquadrati nella IV Zona Operativa Ligure, solo la brigata Lunense era legata al Comando unico Apuano.L’8 novembre ci fu la prima liberazione di Carrara: per 5 giorni il CLN la governò poi a fine mese i rastrellamenti tedeschi misero occupazione sulla città e sui monti fino ad Antona. Il 19 novembre 1944 in Valdantena ci fu un vasto rastrellamento. Il brigata partigiana “Julia” di ispirazione cattolica, comandata da Giuseppe Molinari “Birra” e dipendente dal Comitato Unico di Parma, fu spostata. In novembre si formò anche una II brigata “Beretta” con commissario don Mario Casale. I rastrellamenti si intensificarono dalla Cisa fino al Lagastrello e al Cerreto. La canonica di Pracchiola fu fatta saltare. Il 26 novembre fu gravemente ferito sulla Cisa Franco Franchini, ispettore del C. U. di Parma, si salvò avventurosamente.
Sul piano generale della guerra l’evento centrale fu il 13 novembre il proclama Alexander, annunciato alla radio e quindi noto anche ai tedeschi e ai fascisti. Il maresciallo inglese invitava i partigiani a tornare a casa, a conservare le munizioni, pronti per nuovi ordini, ad ascoltare il più possibile il programma “Italia combatte” trasmesso dal Quartier Generale per mutamento di situazione.
Il proclama risultò incomprensibile ai giovani. La brigata “Muccini” respinse con sdegno l’invito, intensificò le azioni contro i fascisti e attaccò le linee tedesche di alimentazione del fronte garfagnino. I tedeschi del fronte tirrenico, con sede a Ceserano, inviarono prima una missione civile e poi il parroco di Falcinello per offrire una specie di tregua coi partigiani e scambi di prigionieri. La Muccini rifiutò ogni tregua e il 25 novembre 100 fra i suoi migliori partigiani partirono per la Garfagnana per aprire a sorpresa un corridoio e far transitare armi e attaccare alle spalle i tedeschi, ma l’impresa nel settore di Barga fallì, pochi tornarono alle posizioni di partenza.
Da 27 novembre al 2 dicembre i tedeschi fecero l’operazione “Catilina” con assalti con artigliefia da postazioni fisse: volevano spingere a valle i partigiani, che furono attaccati anche dai bersaglieri della divisione “Italia”. Nella zona di Carrara fu impiegato nella “lotta alle bande” anche il I battaglione Kesserling.
Continuava l’aiuto dei partigiani per far passare le linee del fronte. La via più agevole era quella di Calice al Cornoviglio lungo un sentiero a ovest del dispuviale. Gordon Lett voleva un posto di sosta e ristoro al passo dei Casoni. La via del Calicese fu scelta (lettera di Lett del 28 novembre) definitivamente come tramite tra Stato Maggiore della V Armata e la zona occupata.
A Pontremoli il Seminario, l’Orfanotrofio, la Casa di Provvidenza, l’Istituto Cabrini erano asilo per un gran numero di sfollati, massesi la maggior parte. Vi fu anche un campo di concentramento a Pontremoli gestito con disumanità dai nazisti; le suore, i sacerdoti aiutarono a lenire un poco i mali fisici e morali di tanti sventurati prima di essere deportati in terre lontane e mortali.
Maria Luisa Simoncelli, Il Corriere Apuano