DICEMBRE 1944

Mons. Giovanni Sismondo

LA NOTTE DI NATALE SENZA MESSA

Il 2 dicembre due divisioni tedesche attaccano da Punta Bianca con potenti cannoni tutta la zona di Carrara e Fosdinovo. C’è sbandamento tra i partigiani, resiste soltanto monte Brugiana, che rimane caposaldo della Linea Gotica (Hitler la volle chiamare così, perché considerava tutta I ‘ Italia a nord di quel fronte parte integrante del Reich, senza riconoscere identità sovrana alla Repubblica sociale fascista).

La fame comincia a farsi sentire, vengono denunciate requisizioni abusive e in provincia viene richiesto l’ intervento del Comitato Regionale per invitare le banche locali a mettere a disposizione un fondo da cui attingere denaro. La commissione annonaria viene istituita con lo scopo di controllare le distribuzioni tramite tessera e di fare da calmiere alle vendite del mercato nero. Il vescovo Sismondo già da mesi su La parola del vescovo (foglio sostitutivo del Corriere Apuano nell’emergenza politica della guerra) invocava che cessasse, in nome della carità e della giustizia, il mercato nero e ricordava che le merci necessarie alla vita quotidiana non potevano essere vendute ad un prezzo superiore a quello stabilito dalla legge.

Altri partigiani muoiono. Il 6 dicembre Glicerio Pagani di Filattiera muore a Padivarma. Aveva 18 anni, uno dei sei figli di Andrea falegname. Si era messo nel battaglione Picelli. In dieci avevano compiuto un ‘ impresa di esplorazione vicino all’arsenale della Spezia; di ritorno lanciarono bombe a mano contro un camion tedesco, subito la reazione tedesca e Glicerio viene colpito, muore sulle spalle di un compagno presso il fiume Vara, il corpo viene nascosto in un anfratto e il giorno dopo è sepolto nel cimitero di Pignona poi, a guerra finita, è portato a Filattiera. É nella cappella di famiglia di Pierino Volpi, un partigiano caduto a Migliarina di Filattiera. La madre del Volpi aveva chiesto a Bianca, madre di Glicerio, di mettere i figli insieme e prima di morire ha ribadito che mai dovranno essere separati. A Beverino nel 1994 furono fatte celebrazioni in onore di Glicerio Pagani, al quale nel 1973 era stata assegnata la medaglia d’argento al valor militare alla memoria, consegnata al nipote Elso.

In Lunigiana si venivano formando i Comitati Comunali di Liberazione: già erano sorti a Fivizzano, Fosdinovo, Aulla. A Pontremoli il riconoscimento ufficiale del Comitato porta la data del 5 dicembre 1944 con giurisdizione anche sui Comuni di Mulazzo, Bagnone, Villafranca, Zeri e Filattiera. Alla creazione di questo organismo lavorarono Alberto Del Nero, Ugo Bernieri, Italo Podestà e Pietro Ferrari fino al decesso l’ 1-2-45. I Comitati dovevano assicurare l’ ordine pubblico, sorvegliare il rifornimento viveri alle popolazioni e il funzionamento dei mezzi di trasporto. Gli alleati erano da settembre in Versilia ma in quell’ inverno non attaccarono il fronte tedesco e fascista sulla linea Gotica per divergenze negli alti comandi americano ed inglese, nel cui contesto si colloca anche il proclama Alexander del novembre 1944. In Versilia si radunavano partigiani, formarono la compagnia “La tigre” comandata dagli alleati. I tedeschi avevano sfondato la linea Gotica in Garfagnana arrivando a Barga. Il litorale da Marina di Massa in su era completamente minato e anche le pinete, eppure le donne riuscivano a fare il sale facendo bollire l’ acqua marina.

Il 15 dicembre 1944 sotto un bombardamento muore a Ceserano, dove era parroco da 4 anni, don Alberto Battilocchi: era nato a Gravagna il 3 agosto 1910. Il 27 dicembre furono colpite dalle bombe le chiese e canoniche di S. Cristina a Pontremoli e di S. Francesco e S. Niccolò a Villafranca.

Per ragioni strategiche militari e per l’ oscuramento fu proibito ovunque in diocesi di celebrare la Messa di mezzanotte. Il vescovo Sismondo fece il pontificale in cattedrale a Pontremoli alle 17 del giorno della vigilia e alle 10,30 il giorno di Natale.

Calorosi furono i suoi auguri per Natale e Capodanno, invitava, nonostante tutto, alla speranza, si rivolgeva a tutti e con particolare paterna vicinanza ai poveri sinistrati, ai rastrellati, ai deportati lontani dalle loro famiglie, ai militari combattenti e pregava aspettando “con ardente desiderio la fine della immane e atroce guerra, sospirando la serenità della pace”. Il tradizionale Te Deum fu cantato la sera dell’ultimo dell’anno: il vescovo rifletteva che era doveroso ringraziare il Signore “per averci conservata la vita, il primo dei suoi doni,’ fra i quasi 50 milioni di persone che l’ avevano perduta in quel terribile anno 1944”.

Maria Luisa Simoncelli, Il Corriere Apuano

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