IL RASTRELLAMENTO DI ZERI E LA BATTAGLIA DEL GOTTERO

Il mese comincia con bombardamenti: il 6 gennaio a Moncigoli con due morti e a Carrara con sette morti e un centinaio di case distrutte. Canara subisce un secondo terribile bombardamento il 18 gennaio con decine di vittime e distruzione di tutta la zona centrale della città, tanto che il CLN chiede al comando alleato (con a capo da gennaio l’ americano Mark Clark succeduto all’inglese Alexander) che ogni azione militare sia preventivamente concordata coi partigiani apuani, per evitare errori di bersaglio che facevano vittime civili. Il 21 a Casette di Massa si costituisce il Comitato Unico di Zona, che sarà poi la divisione Apuana di resistenza comandata da Dante Isoppi , a cui sottostanno tutte le formazioni tra Carrara e Montignoso e, in Lunigiana, la brigata di Paolo Pagani e la Garibaldi “Gino Menconi” di Comano. Le altre numerose formazioni lunigianesi erano legate alla IV Zona Operativa Ligure e al Comando Unico Parmense. Il 28 la formazione partigiana Fulgor partecipa alle azioni di sfondamento della linea Gotica nel settore marino e merita gli elogi degli alleati.
In Lunigiana si registrano terribili rastrellamenti con incendi di paesi e molti uccisi. Il 9 i partigiani della Borrini distaccati a Compione attaccano i bersaglieri: muoiono tre bersaglieri e un partigiano. Il 17 tre partigiani morti a Codolo, tra cui il comandante Nino Siligato. Erano in otto di ritorno da una difficile azione sulla strada della Cisa, cercano rifugio in paese, 5 in casa Gussoni e 3 in casa Argenti. Sono sorpresi dai tedeschi, portati sulla strada provinciale, Siligato e altri due fucilati, tre riescono a fuggire, uno gravemente ferito morirà sopra Torrano, un altro era un russo fuggito dalla prigionia tedesca: le donne lo soccorrono, il parroco don Achille Carli lo nasconde e gli uomini lo curano e proteggono per oltre un mese e tornerà a Rossano.
Per tutto il mese al di là della Cisa, in val Ceno, a Langhirano, in tutta la val Parma i tedeschi scatenano ripetuti attacchi per colpire e catturare partigiani, i quali hanno alcune vittime, ma riescono a rimanere organizzati e saldi.
Nelle valli di Zeri dal 20 al 25 gennaio si ha il secondo gravissimo rastrellamento e la battaglia del Gottero. Il rastrellamento è concentrico: i tedeschi a nord da Bedonia e Tarsogno salgono al passo di Cento Croci; da ovest vengono da Chiavari e puntano su Varese Ligure; da est partono da Pontremoli, risalgono la valle del Gordana e del Teglia e ai paesi della zona di Rossano; da sud salgono da Carodano e Borghetto Vara. Il rastrellamento dura 5 giorni, le perdite di uomini e materiali sono considerevoli. I partigiani cercano di tenere finché possibile le posizioni, ma la tattica della guerriglia, in linea di principio, esclude la battaglia frontale, avendo pochi uomini rispetto agli avversari e precari collegamenti. Al monte Gottero attacchi durano fino a fine mese, i partigiani dei vari distaccamenti riescono a sganciarsi, aiutati dai civili, malgrado alcune incomprensioni, ma il nemico più terribile è la fame e il freddo che congela i corpi. In 2.000 riescono a scampare all’ attacco di quasi 25.000 tedeschi e fascisti e a ricongiungersi tutti a Fontana Gilente nei monti di Guinadi.
Il paese di Adelano è tutto bruciato, 12 partigiani, quasi tutti spezzini giovanissimi, sono fucilati dai reparti mongoli, ad Antara è ucciso un padre di famiglia, a Bergugliara i fratelli Filippelli, ad Adelano Battista Guerisoli, in località Frandalini sono uccisi 5 partigiani. Bruciato anche il paese di Coloretta. Ad Arzelato durante il rastrellamento è ucciso un tedesco, c’è assalto alla canonica e i tedeschi deportano a Pontremoli 4 uomini, a Dozzano sono uccisi 4 partigiani e un civile. Vittime anche in val di Vara, a Merzò fucilati 6 uomini, a Serò per rappresaglia uccisa una famiglia intera con un bambino di 3 mesi, presso Torpiana ucciso un malato di mente.
Dopo il rastrellamento a Gabbiana, il 27 gennaio i partigiani accusano il parroco don Sante Fontana, proposto di Comano, di favorire i tedeschi e lo uccidono. Il 25 è perquisito Collesino e gli alpini della Monte Rosa riescono a prendere fascicoli e armi pesanti della brigata Borrini, erano stati nascosti nell’ossario del cimitero e nel tronco cavo di una quercia. La supposizione più ovvia è che ci fu una soffiata. Il 30 e 31 nel rastrellamento di Guinadi è mitragliato senza ferirlo il parroco don Costante Petriccioli, saccheggi tedeschi a Bratto. A Otturano si erano acquartierati i bersaglieri della divisione Italia, addestrati in Germania; in un casuale scontro viene ucciso dai partigiani il tenente, per rappresaglia tre partigiani sono catturati, portati al comando tedesco di Filetto, di essi due riescono a fuggire invece Mauro Bertolini di 18 anni dell’ Annunziata di Pontremoli viene fucilato.
Il 25 Mussolini, accompagnato dal generale Graziani, viene in Lunigiana a ispezionare e rincuorare i bersaglieri della divisone Italia, pernotta a Pontremoli all’ albergo Vittoria, va a Villafranca e ad Aulla, ma non prosegue per la Garfagnana a causa delle pessime condizioni atmosferiche. Nel ritorno si ferma a Mocrone.
Nel quadro generale degli eventi di guerra una memoria speciale va agli ebrei. Il 27 gennaio è liberato il lager di Auschwitz: quella data è ora Giornata della memoria della Shoah per dare rispetto e memoria agli ebrei sterminati e a tutte le vittime innocenti della guerra mondiale.
Maria Luisa Simoncelli, Il Corriere Apuano