
NATALE. A mezzanotte quando sonava la messa si bruciava un ramo di ginepro perché faceva allegria e « per far nascere riccio il Bambinello ». Ci si metteva insieme otto o dieci famiglie in una casa più grande per aspettare la mezzanotte. I ragazzi giravano per le case a dire « Fateci la strenna » e gli si dava noci, nocciole, qualche fico secco. Si contavano le orazioni e se avevano fatto il vino davano la vinetta con le mondine (castagne arrostite).
PASQUA. Il Giovedì Santo si faceva il « sepolcro » all’altare della Madonna, con tutti i fiori, il segale fatto crescere al buio e le candele fiorate, una per ogni famiglia « e guai a chi la portava più grossa! ». I massari segnavano chi portava la candela. La Chiesa rimaneva aperta tutta la notte e molti ci dormivano con due massari che sorvegliavano che non si facesse chiasso e non prendesse foco.
Il mercoledì, giovedì e venerdl dopo aver spento le 15 candele dell’agonia la gente batteva sulle panche coi bastoni, con le scarpe…..
Si batteva Pilato » .
Il venerdì Santo si faceva l’adorazione della Croce a piedi nudi e si faceva tutta la Chiesa in ginocchio. Dopo aver baciato il Crocefisso si faceva l’offerta, uova, lana, formaggio.
ROGAZIONI. A maggio, per tre giorni di seguito si facevano le Rogazioni.
Erano preghiere per chiedere bel tempo e un buon raccolto. Si andava in processione un giorno al Castello, uno alla Lama del Griso e uno alla Ciresola. La gente preparava quattro o cinque crocette di castagno ogni giorno. La croce avanti e il prete diceva per tre volte « A peste, fame et bello libera nos Domine » e benediceva le croci che poi si portavano sui terreni, sulle capanne e sulle case.
Tratto da Vecchi a Cervara di Francesco Tonucci