LA GRANDE GUERRA

Celeste

Sono partito nel gennaio 1917; al 70 Alpini Belluno, battaglione Val Cismon. Sono andato al fronte in luglio del ’17, sul monte Col di Latta e poi in ottobre abbiamo fatto la ritirata del monte Roncon al monte Tomatico, sopra Feltre e poi al Grappa. Questo è successo perché i generali del comando di Roma non hanno voluto consentire il cambio dei soldati del fronte come chiedeva il generale Cadorna e il generale Cappello. Allora Cadorna e Cappello se ne sono lavati le mani e l’esercito è rimasto sbandato come pecore. Noi però no, avevamo il maggiore Pisoni e ci siamo ritirati in ordine fino al Grappa. Qui non c’era niente e ci siamo scavati le trincee a picconcino, erano di meno di un metro e bisognava starci gobbi. Dopo sono venuti con i mezzi.

Al Grappa, in trincea ho fatto un anno. Ci si stava 15, 20 giorni di seguito, senza dormire, si riposava sempre vestiti, con la baionetta, la giberna sulla pancia, coperti di pidocchi, sotto le cannonate come quando piove.

Con gli austriaci ci si vedeva, a 15, 20 metri, quando c’era l’assalto loro dicevano « URA » e noi rispondevamo « SAVOIA ».

Prima dell’assalto davano un po’ di anice e cognac per muovere un po’ il sangue. Io sono rimasto interrato due volte dalle cannonate. Una sera ce ne avevo due compagni stesi morti spezzati dalle cannonate e io ero di sentinella. Nella mia compagnia ci hanno mandato i rinforzi due o tre volte per i tanti morti. Molti si gelavano lassù, quando erano di sentinella si gelavano i piedi. Io non ho sofferto, ma si faceva la vita dura, si mangiava male. Il riso veniva da giù e arrivava al Grappa stracotto e gelato.

Al fronte in tutto ho fatto tre anni. Una volta, sul Grappa, ho visto il re, Vittorio Emanuele terzo, è passato in trincea, era appena più basso di me.

Tratto da Vecchi a Cervara di Francesco Tonucci

Rispondi

Scopri di più da MUSEO VIRTUALE DELLA VITA RURALE E DELLA MEMORIA DELL'ALTA LUNIGIANA

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere