
La partecipazione dei volontari pontremolesi alla causa dell’Indipendenza italiana e l’ardore e il sacrificio che hanno saputo offrire sui diversi campi di battaglia sono argomenti da rimarcare, per una storia non solo locale ma di interesse nazionale. Nell’arco di venti anni, dal 1848-49 al 1870 Pontremoli ha contribuito alla causa italiana, complessivamente, con poco meno di duecento uomini, i quali, con apporti personali differenti ma con identica dedizione e pari lealtà, hanno lasciato un segno; per sottolineare il notevole apporto numerico, basti ricordare che l’intera provincia della Lunigiana parmense contava in quegli anni poco meno di 32.000 cittadini.
I garibaldini pontremolesi sono in azione già nel 1849 per la difesa della Repubblica Romana e il loro numero, per questa nuova e spontanea adunata, era già notevole.
Diventerà ancora più consistente nel 1859 quando essi daranno il loro contributo tra i Cacciatori delle Alpi; ma sarà bene ricordare anche gli altri pontremolesi volontari dell’Esercito regolare, primi fra tutti Lazzerini Paolo, caduto in battaglia a San Martino; Nicoli Francesco, deceduto nel 1871 in conseguenza delle ferite riportate a San Martino; il maggiore Cocchi Elia, già sottotenente della Divisione toscana nel 1859, nella quale erano incorporati anche Giuli Domenico, Guidi Eligio e Montani Francesco. Il nobile Nicola Zucchi Castellini partecipava alla campagna del 1848 tra le truppe regolari toscane come tenente del 2° Reggimento Fanteria di linea.
Con i Mille, dallo scoglio di Quarto, la sera del 5 maggio 1860 non sono partiti dei pontremolesi né altri volontari dell’Alta Lunigiana: nella Pontremoli del tempo non si registravano con tempestività le situazioni nuove degli Stati confinanti, soprattutto di ciò che accadeva a Genova e in tutto il territorio ligure-piemontese.
Appare probabile che l’assenza dei pontremolesi tra i Mille si debba attribuire a tale motivo più che alla mancanza di un personaggio trascinatore.
A questa prima impresa avevano invece partecipato alcuni volontari della Media e Bassa Lunigiana: Canini Cesare di Sarzana, Stefanini Giuseppe di Arcola, Faccini Onesto di Lerici, Monteverde Gio Batta di Santerenzo, lo spezzino Castellini Francesco Maria, il carrarese Orlandi Bernardo e i massesi Frediani Francesco di Carlo e Nelli Stefano.
La seconda spedizione per la Sicilia seguiva a poco più di un mese la prima ed era stata affidata a Giacomo Medici del Vascello: salpò da Cornigliano il 9 e 10 giugno e arrivò il giorno 17 a Castellammare del Golfo con 2.500 volontari.
Già in questa seconda spedizione erano entrati otto pontremolesi: Bertucci Carlo, Giuli Romano, Guidi Eligio, Montani Pellegrino, Palmieri Antonio, Ravani Francesco, Trivelloni Domenico e Savani Silvestro, i quali furono raggiunti da un numeroso nucleo di concittadini partiti con la spedizione Cosenz il 6 luglio.
Complessivamente, una quarantina di volontari, di ogni ceto, dal muratore al bottegaio, dall’artigiano allo studente, dal contadino al nobile: tutti i livelli sociali della Pontremoli di quel tempo erano rappresentati a dimostrazione di quanto fosse sentito il richiamo di Garibaldi e l’ideale dell’Unità italiana.
Accanto ai volontari garibaldini vanno citati gli altri pontremolesi che parteciparono alla Campagna 1860-61 (Italia centrale e Gaeta) nei quadri dell’Esercito regolare: Armanetti Giovanni, Borzacca G. Battista, Bucchioni Luigi, Cocchi Elia, Morotti Oreste, conte Corradi Ferdinando, Dani Pellegrino, Perini Luigi, Pizzanelli Andrea.
La squilla richiamava ancora nel 1866 e quindi nel 1870 per la presa di Roma e i volontari garibaldini pontremolesi saranno ancora sul campo. Nomi nuovi, quelli dei più giovani, si uniranno ai garibaldini più anziani rimasti a combattere per l’indipendenza della patria di tutti.

Tra le figure più rappresentative di garibaldini pontremolesi possiamo citare Pompeo Spagnoli, nato nel 1829 in piazzetta San Geminiano, barbiere. Ha combattuto tra i volontari toscani a Curtatone, guadagnando una medaglia al valore; dopo una prigionia in Austria, si arruolava tra i difensori della Repubblica Romana, seguendo Garibaldi fino a San Marino e, poi, tra i Cacciatori delle Alpi e nella spedizione Cosenz; ancora con Garibaldi nel Trentino e nel 1867 a Mentana.
Enrico Buttini, nato nel 1830 in Pontremoli da antica famiglia di farmacisti, morì a soli 29 anni, vittima della malattia contratta per la prigionia sofferta, dopo una vita di attivismo politico e di battaglie sul campo, da Novara ad Ancona, da Roma alle sommosse di Parma; ha fatto parte del governo provvisorio pontremolese.
Di Vincenzo Ferretti si deve ricordare la partecipazione alla spedizione Cosenz in Sicilia, quale uno dei volontari più giovani tra tutti i garibaldini; ha combattuto eroicamente nella battaglia del Volturno contro le truppe borboniche, morendo tra le braccia di Garibaldi nell’Ospedale SS. Apostoli di Napoli, ove era stato ricoverato per le gravi ferite riportate.
Il pontremolese Giuseppe Fugacci ha partecipato alla guerra del 1848 con i volontari della colonna Baldini, unitamente a Frassinelli Nicola e allo Spagnoli; l’anno dopo si segnala nella difesa di Roma, ancora assieme allo Spagnoli, a Bertinelli Luigi (detto Becci), a Frassinelli Giacomo(detto Pulenta), ad Arrighi Paolo, a Dani Pietro (detto figlio di Malacarne), al Buttini e a Pinotti Antonio.
Dopo la ritirata a San Marino, gravemente ferito, venne tratto in arresto ad Arezzo e trasferito a Pontremoli.
Teodoro Reghini era destinato alla carriera ecclesiastica e nel 1860 si trovava nel Seminario Vescovile di Pontremoli quando giungeva la notizia dello sbarco di Garibaldi a Messina; fuggì a Genova, calandosi nottetempo da una finestra del collegio; venne incorporato nella spedizione Cosenz insieme agli altri volontari di Pontremoli, combattendo sino al Volturno.
Sciolte le truppe garibaldine dopo l’annessione del Regno delle Due Sicilie al Regno d’Italia, passava nell’Esercito Italiano nel quale raggiungeva il grado di capitano.
Non possono non citarsi i tre fratelli Parolini, Vittorio, Carlo e Giacomo, che hanno lungamente combattuto per l’Indipendenza Italiana su più fronti, partecipando anche alla spedizione in Sicilia.
Infine, Guglielmo Giumelli, che aveva appena diciotto anni quando ha combattuto nel 1866 a Bezzecca, nell’eroico 5° Reggimento; rientrato a Pontremoli, è vissuto sino al 1932, lasciando un’eredità morale di prim’ordine; aveva voluto che sulla sua bara fiammeggiasse la sua camicia rossa e che al Camposanto squillassero per lui le note dell’Inno di Garibaldi.
Era l’ultimo dei garibaldini rimasti ed era diventato l’emblema di come e di quanto l’intera città avesse contribuito all’Unità d’Italia.
Nicola Michelotti, I garibaldini pontremolesi, tratto da Almanacco Pontremolese 2011, edito e curato da Centro Lunigianese di Studi Giuridici