PORRINI LINO

Lino Porrini nasce a Vignola il 15 marzo 1922 da Angelo e Ermelinda Corvi. Frequenta la scuola elementare compatibilmente con le necessità della famiglia e, fin da ragazzo, inizia a lavorare come apprendista manovale.

Il 21 gennaio 1942 viene chiamato alle armi e assegnato al 42º Reggimento Fanteria di Genova. Dopo un periodo di addestramento, parte via terra per il fronte greco, dove l’esercito italiano è impegnato in operazioni di occupazione. Vi rimane fino all’8 settembre 1943, data dell’armistizio firmato tra il Regno d’Italia e gli Alleati.

L’armistizio coglie impreparati molti reparti italiani, lasciati senza ordini chiari. I soldati si trovano improvvisamente circondati da quelli che, fino al giorno prima, erano alleati: i tedeschi. Questi intimano ai militari italiani di arrendersi o di unirsi alle loro file, eventualmente aderendo alla Repubblica Sociale Italiana. Lino, come circa 650.000 soldati italiani, rifiuta ogni forma di collaborazione e rimane fedele al giuramento prestato al Re.

Per questo motivo viene catturato, internato e deportato in Germania. La sua destinazione precisa non è nota, ma sappiamo che fu costretto al lavoro coatto nei campi di prigionia nazisti, in condizioni durissime. Hitler volle che questi prigionieri fossero definiti Internati Militari Italiani (IMI), sottraendoli così allo status di prigionieri di guerra previsto dalla Convenzione di Ginevra del 1929 e negando loro ogni tutela.

Le testimonianze dei sopravvissuti raccontano una realtà di fame cronica, malattie, condizioni igieniche precarie e turni massacranti di lavoro, spesso in fabbriche belliche o nei campi, sotto la sorveglianza armata. Lino e i suoi compagni affrontano rigidi inverni, estati afose, privazioni estreme e violenze quotidiane. Nonostante tutto, resiste alle ripetute offerte dei suoi carcerieri, che promettono cibo e trattamenti migliori in cambio dell’adesione alla causa nazista. Rimane fermo nei propri valori, scegliendo la sofferenza piuttosto che il tradimento.

La guerra termina nella primavera del 1945, ma il rientro in Italia è lento e complicato. Le infrastrutture distrutte e la confusione del dopoguerra rallentano il rimpatrio. Solo il 23 agosto 1945 Lino riesce finalmente a tornare a casa e riabbracciare i suoi cari.

Per la compilazione dell’articolo ci si è avvalsi della consultazione del Foglio Matricolare conservato presso l’Archivio di Stato di Massa

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