UN MONUMENTO DI FEDE E GENEROSITA’

Finalmente il desiderio di questa buona popolazione è appagato: la Chiesa nostra, che 20 anni or sono, quando venne il parroco attuale, era in condizioni deplorevoli, si presenta oggi come una delle più belle della vallata.

Il tetto, il pavimento, la ricca pittura, lo zoccolo in marmo, la sistemazione degli altari, delle balaustre, dei confessionali, del pulpito, della bussola, il battistero in marmo, la piletta dell’acqua benedetta pure in marmo, tutte cose che sembravano impossibili alle limitatissime finanze, si sono realizzate grazie alla generosità dei buoni.

Rimaneva la facciata brutta, tozza, pesante che bisognava cambiare completamente e intonare con l’interno. Quando se ne decise la costruzione in pietra piccata sembrò temerità. Senza soldi in cassa, in tempi oltremodo difficili ci voleva coraggio; e il coraggio non mancò perché mai mancò la fiducia in Dio e nei buoni.

E ora anche la facciata è un fatto compiuto: bella e maestosa nelle sue linee semplici ed eleganti si innalza al cielo quasi a rimproverare i dubbiosi e gli ignavi. E’ costata immensi sacrifici specie alla parte più povera che è anche la più generosa; si pensi che ogni pietra è stata trasportata dal lontano Magra, a schiena di asino, lunghe file di uomini, di donne, di fanciulli sono scesi ripetutamente al Molinello, dopo il duro lavoro dei campi, per caricare il materiale, senza alcuna ricompensa (neppure quella di un elogio) solo contenti di compiere un’opera buona. Tanta generosità ha trovato eco nei nostri emigranti d’America che con una sottoscrizione hanno reso possibile il saldo delle ingenti spese.

Ed ora chi viene a Gravagna, se trova le case diroccate, indice della povertà di questa popolazione, se trova poca pulizia ovunque data la mancanza di acqua (nessuna amministrazione si è mai presa la briga di fare un acquedotto) trova però una Chiesa che, se non è un gioiello di arte, è più che decorosa e soprattutto è un monumento di fede e di generosità.

Si stanno ora dando gli ultimi ritocchi alla sistemazione del piazzale. Anche il famoso albero che in altri tempi diede lo spunto al genio di troppo superbi papaveri per una polemica stupida e insulsa, ha piegato la sua frondosa chioma, senza bisogno di nessuna – DISPERATA – ma per le mani di chi gli salvò la vita, soddisfatto di ver veduto piegate altre chiome ben più superbe.

Tratto da Il Corriere Apuano, 27.2.1947

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