IL 1887 – VITA RIVISSUTA DI UNA “CITTADINA” DI LUNIGIANA

La formazione della Banda Musicale alla fine dell’800 ( la foto è dell’Archivio della Banda cittadina)

Si effettuano nell’estate lavori di riparazione all’arco sinistro del ponte sulla Magriola, nella strada comunale di Succisa, e di riparazione ai ponte sul Magra vicino alla frazione di Barcola, si riattano le strade per Guinadi (per importo pari a L. 4.697,42), Vignola (presso il ponte sul Betinia (L. 8.300), Succisa Chiesa e Villa (L. 1.537,04), Gravagna vicino al Civasola (L. 3.524,50), Grondola e Guinadi (L. 650), Braia e Bratto (L. 1.400) e Teglia (L. 766).

Si provvede (ma guarda che combinazione!) alla risistemazione della Regia Caserma dei Carabinieri, alla quale partecipano come maestro-muratore Michele Sartori, come fabbro-ferraio Emilio Focacci (Fugacci all’anagrafe), l’allora giovane « Bustica », copritetto è Pietro Bianchi, muratore Carlo Consigli e falegname Augusto Mattanini, il tutto ovviamente a spese della Comunità.

Giungiamo così a luglio; in una giornata tersa, con una trasparenza ed un colore che solo il cielo di Pontremoli ha in certi momenti, si festeggia, ancora con l’antico amore e religiosità, la festa votiva dedicata dalla pietà dei nostri padri alla Madonna del Popolo. Per questa fausta occasione, vista la concomitanza con il bicentenario dell’apertura della Cattedrale, il Vescovo Milani acconsente a che, straordinariamente, si porti processionalmente per le vie della città la Sacra Immagine della Regina dell’Universo (1).

E’ una festa di gioia incredibile, con il concorso di tutti, anche dei contado, accomunati nell’amore per le tradizioni e per la propria terra; di tutti, anche di coloro che non hanno trovato posto nei libri che contano, ma solo, per i casi che la vita riserva tutti, nei registri dei nati, dei matrimoni e dei morti.

A rendere oltremodo gioiosa la festa contribuisce. come sempre, la, banda.

Il Comune quest’anno ha acquistato per il corpo musicale cittadino tre nuovi fiammanti strumenti : un clarino da basso a 12 chiavi e due anella, al prezzo di L. 45, una cornetta di forma lunga (L. 45) e un corno di armonia con due ritorti (L. 78).

Bisogna per forza far bella figura, anche perché all’interno della Amministrazione ci sono rigidi personaggi che non sono molto d’accordo nello spendere quattrini per queste cose. Per non dire poi dei groppuscoli intransigenti che ancora non hanno digerito, da buoni mangiapreti, che si siano concesse ben 1.000 lire per festeggiare il bicentenario della Cattedrale.

La processione del 2 luglio 1887. Sulla destra si notano i lavori del cantiere per la realizzazione del tratto ferroviario Pontremoli – Borgo Val di Taro ( foto gentilmente concessa dal cav. Richino Necchi)

Mi raccomando, ragazzi! Oggi non si deve sbagliare una nota! — sarà stata la raccomandazione del « lustratissimo » Giacomo Pelati. M° della musica, ai suoi ragazzi.

Impomatati, usciti quasi dal bucato, sono pronti a sfilare per la lunga processione il clarino di Eugenio Olivieri, il clarino e il genis di Carlo Olivieri, la cornetta di Giuseppe Braccelli, il genis di Giovanni Mastrelli, oltre alla tromba di Ernesto Braccelli, al trombone di Severino Michelotti, al bombardone di Enrico Sturla, al flicorno di Luigi Bardò e per chiudere in allegria alle catuba di Antonio Focacci.

E dietro, sulla strada assolata, in un nugolo soffocante di polvere uno stormo incredibile di bambini festanti, pur se lerci, sudati e col moccolo al naso.

  • Ma’ a g’ho fama !
  • Va ‘n piasa, ninin, ch’ a sun la banda.

Triste realtà di tempi lontani, che però non vanno dimenticati.

E in mezzo alle tristezze, ma anche al giubilo, al riso, si mescolano le vicende di tutta una generazione.

Anche Serafino Tozzi è disperato, il suo negozio da barbiere non rende più,  i clienti lo hanno abbandonano e non sa più come fare per tirare avanti con tutta la famiglia. Ha venduto anche la casa. Non gli resta che chiedere alla comunità di permettergli di fare quello che sa fare bene, suonare il violino e il contrabasso, ed essere ammesso alla scuola musicale cittadina come istruttore di questi strumenti.

Non sono poi cosi importanti per una banda tutta fiati, ma la compassione e la voglia di aiutarsi che sempre hanno distinto i nostri avi, compie il miracolo e Serafino, finalmente, potrà sfamare la famiglia e dormire sonni tranquilli.

Certo la situazione non è delle più fiorenti e nonostante il prezzo delle bestie all’ingrosso e del grano sia notevolmente diminuito in questi ultimi anni, il prezzo della carne e del pane non ha subito variazioni, per cui si provvede ad introdurre il calmiere, sollevando una grossa polemica con i rivenditori che già lamentano il peso non indifferente delle imposte. Ed è storia di sempre.

Intanto la viabilità interna dell’antico borgo murato subisce un altro colpo. Viene aperta una breccia nelle antiche mura di protezione e si inaugura una nuova via che dalla strada nuova dirimpetto alla neo-costruita stazione ferroviaria porta all’interno, nella vicinia di S. Giacomo. Viene intitolata al più grande poeta che la nostra terra abbia mai avuto, Paolo Belmesseri, vissuto nel XVI secolo.

E’ ormai tempo di vendemmia, l’annata non è delle migliori, ma è vino genuino che si può bere tranquillamente, anche se bisogna tenersi al bancone dell’oste ; è anche tempo che Giacomo Tassi, bidello delle scuole, tralasci i suoi ozi e pensi a ricominciare il proprio lavoro. Tra i maestri di questo 1887 c’è Luisa Ferretti, mentre Silvio Tarrini ha avuto un avanzamento: potrà da questo anno scolastico insegnare nella classe quarta. All’asilo infantile, impettite nei loro abiti quasi monacali, ferree ispettrici, Selene Ferretti, Rosa Bertinelli, Ernesta Betta e Pietrina Buglia, faranno da mamma ai tanti piccoli di cui è stata affidata loro la cura. Grazie al cielo !

La scuola è ancora ad un livello molto arretrato ma si comincia seriamente a pensare che tutti debbano avere un poco d’istruzione e così si nomina insegnante della scuola mista obbligatoria Albina Bertinelli che dovrà scrollarsi tutti i bambini di Montelungo Cargalla e Cavezzana d’Antena, nella neoistituita scuola in quest’ultima frazione.

Poldo e Marco sono ancora là sulla piazza grande, in attesa di improbabili clienti, per fare una scorazzata sul selciato, sul « risè”  e sui piagnoni. I loro cavalli. si sbarazzano come possono dei fastidiosi tafani e dei moscerini che sembrano averci preso gusto a farli disperare… guardano su alto nel cielo autunnale e brontolando, come loro solito, fanno previsioni sul tempo di questo inverno. Secondo loro sarà lungo, freddo. e tormentoso… e non sbagliano : sono ormai troppo esperti.

E’ solo il 15 ottobre, un’improvvisa ed imprevista bufera di neve flagella tutto il pontremolese. E’ un immane disastro… le piante di castagno,  pane per la maggior parte della popolazione, vengono divelte oppure perdono i loro prolifici rami. Di farina di castagno non si parlerà per qualche anno, si dice. E’ per molti un collasso dal quale sarà difficile riprendersi, si dovrà pensare a cambiare lido. Nel 1887 la coltivazione del castagno  è distribuita su un’area pari ad un terzo del Comune, 5196,08,66 ettari su un totale di 17.436,22,67 (oggi il territorio comunale è pari a ha. 18.268. poiché è stato aggregato allo stesso Arze]ato e le sue pertinenze che facevano allora parte del Comune di Zeri).

Il Comune è sull’orlo del collasso, si fa richiesta al Governo centrale di inserire la zona tra quelle più gravemente colpite da calamità naturali, invocando ancora una volta l’aiuto di Niccolò Quartieri.

Il Campanone. cui fanno greve eco tutte le campane del territorio, piange l’ennesima disgrazia che si è abbattuta su Pontremoli. I suoi sordi rintocchi paiono lamento di agonia, la sua cupola è più grigia del solito e si nasconde, quasi, tra il bianco e il silenzio che attanaglia la vallata.

Tutto tace, bisognerà, ancora una volta, rimboccarsi le maniche e ricominciare daccapo.

E speriamo che l’88 vada meglio.

Mauro Bertocchi, Il Corriere Apuano, 10.1.1987

(1) Mi è sembrato inutile dilungarmi su questo giorno e sull’avvenimento cosi ben descritti da Mons. Annibale Corradini nel volume « La Chiesa cli S. Maria del Popolo », Pontremoli, Artigianelli, 1969.

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