Opinioni e proposte dal 1860 al 1914
Già fin dall’unità d’Italia si aperse la questione concernente la creazione di una grande provincia, che comprendesse tutta la Lunigiana, riunendo quelle parti di essa che erano state nel passato possedute da stati diversi e nel presente si trovavano divise fra province diverse.

Le proposte furono quanto mai varie, sia per quanto riguardava i confini precisi della nuova provincia, il capoluogo di essa (Spezia o Massa?), la denominazione (Provincia di Spezia? Provincia di Massa? O semplicemente Provincia della Lunigiana?). Comunque, al di là di un certo spirito campanilistico, è interessante osservare l’esistenza di un desiderio comune, quello cioè di vedere raccolta in un’unica provincia una terra che, attraverso varie e turbinose vicende storiche, aveva mantenuto una sua unità etnica, spirituale, morale, dovuta alla trasmissione, di generazione in generazione, del medesimo mos maiorum, che ne aveva mantenuto per secoli abitudini, mentalità, forme di vita.
Il ducato dei Cybo-Malaspina
A far parte della Provincia di Lunigiana si sentivano chiamate non soltanto le genti che abitavano le vallate della Magra e del Vara, ma anche quelle della Liguria orientale nonché la popolazione della riviera apuana e del versante marittimo delle Alpi Apuane. Anzi i contatti fra questa terra e la vallata del Magra erano stati molto stretti nel medio evo, non solo perché vallata del Magra e riviera apuana erano state attraversate da una grande via di transito, la “via Romea”, ma anche perché i primi feudatari di Massa erano stati i Malaspina, divenuti allora i signori della Lunigiana. Per quanto riguarda ulteriori relazioni di Massa con la vallata del Magra, diamo qui succintamente alcune notizie storiche.
Agli inizi del secolo XVI° il territorio di Massa e di Carrara costituiva un ducato che, in virtù del matrimonio di Ricciarda Malaspina, erede dello stato, con Lorenzo Cybo, nobile genovese, fu detto Ducato dei Cybo-Malaspina.
Il ducato si estendeva, lungo il mare Tirreno, dal fiumicello Parmignola, segnante il confine fra il territorio di Carrara e quello di Genova, fino al territorio montignosino, facente allora parte della repubblica di Lucca; nell’entroterra esso occupava il versante marittimo delle Alpi Apuane fino al marchesato di Fosdinovo, al confine lucchese fra Forno e Vinca e al confine con la Garfagnana estense, che passava sulla Tambura. Si trattava, come si vede, di un territorio molto ristretto.
Per effetto del matrimonio, celebrato nell’aprile del 1741, fra Ercole Rinaldo d’Este e Maria Teresa, erede del ducato Massese, questo, pur mantenendo la sua autonomia amministrativa, venne di fatto a dipendere dal duca di Modena di allora, Francesco III°, padre di Ercole Rinaldo, il marito di Maria Teresa. È utile ricordare che gli Estensi già possedevano in Lunigiana Varano, Tavernelle e ville annesse.
La stretta dipendenza politica del ducato di Modena non giovò certo gran che ad attivare le relazioni di Massa con la valle del Magra, ma a riportarvela a strettissimo contatto sopraggiunse l’arrivo di Napoleone e la creazione della Cisalpina.
Nel luglio del 1796 Massa fu occupata dai Francesi e fu fatta capoluogo del Dipartimento di Luni, che comprese anche gli ex feudi di Lunigiana, i quali occupavano press’a poco il territorio degli odierni comuni di Mulazzo, Tresana, Villafranca, Podenzana, Aulla, Licciana e Fosdinovo.
L’anno dopo al dipartimento, divenuto ora Dipartimento delle Alpi Apuane, fu unita anche la Garfagnana, ma questo ordinamento durò poco, perché nel 1808 il dipartimento delle Alpi Apuane venne inglobato in quello del Crostolo, con capoluogo Reggio. Massa rimase così capoluogo di una viceprefettura, quella delle Alpi Apuane, la quale comprendeva, oltre al territorio di Massa e di Carrara, anche la Lunigiana ex feudale. Nel 1806 Massa, Carrara e la Garfagnana venivano staccate dal Regno Italico e unite al principato di Lucca, governato da Elisa, sorella di Napoleone e sposa del generale Baciocchi. Ogni rapporto amministrativo di Massa con la Lunigiana venne quindi interrotto ed anche l’economia ne risentì per le barriere doganali che sorsero fra i due territori.
Poco dopo tanto la Lunigiana ex feudale quanto quella granducale vennero annesse all’impero francese e fecero parte del Dipartimento degli Appennini, con capoluogo Chiavari. Venne inoltre divisa in due sottoprefetture, quella di Pontremoli e quella di Sarzana.
Caduto l’impero napoleonico, la Lunigiana tornò ad essere divisa fra stati diversi. Al ducato di Massa, governato ora da Maria Beatrice, figlia di Maria Teresa e sposa dell’arciduca Ferdinando d’ Asburgo, governatore della Lombardia austriaca, venne di nuovo assegnata la Lunigiana ex feudale, mentre quella toscana, coi suoi vicariati di Pontremoli, Bagno e Fivizzano restava provvisoriamente al granduca.
Più tardi, in virtù di un trattato, stretto il 9 dicembre 1847 fra il granduca di Toscana e Carlo Ludovico di Borbone, temporaneamente principe di Lucca, il secondo rinunciava in anticipo al governo di Lucca, il cui territorio veniva annesso alla Toscana ed il primo cedeva al ducato di Parma i vicariati di Pontremoli e di Bagnone e a Massa, vale a dire al ducato di Modena, quello di Fivizzano. Era allora duca di Modena Francesco V°.
Massa-Carrara provincia del Regno d’Italia
Vinta l’Austria nella guerra del 1859 e cacciati i duchi di Parma e di Modena, il dittatore dell’Emilia, Luigi Carlo Farini, con decreto del 27 dicembre 1859, riunì all’ex ducato di Massa la Lunigiana estense e quella parmense, formando così la provincia di Massa-Carrara. La Garfagnana, che era stata la terza divisione transappenninica degli stati estensi, fece parte della nuova provincia di Modena. Un anno dopo però, con decreto 5 dicembre 1860, il circondario della Garfagnana venne a far parte della provincia di Massa-Carrara. In questa unione alla provincia di Massa di una terra, estense, sì, da secoli, ma geograficamente da essa separata, è assai facile vedere quanto abbia influito il peso della tradizione. Questa formazione dava a molti l’impressione di un accozzamento irrazionale di parti eterogenee e quindi provocava un senso di provvisorietà e attesa di un ordinamento più razionale, rispondente in modo migliore alla reale situazione geografica, storica, civile, economica.
Prime difficoltà
La nuova provincia fu subito soggetta a critiche, non del tutto ingiustificate: si criticava l’esiguità del suo territorio e pertanto la scarsezza dei mezzi di cui poteva disporre, la sua unione con la Garfagnana, che la catena delle Apuane, invalicabile, rendeva quasi del tutto inaccessibile; e furono questi infatti i maggiori disagi che si fecero sentire fin dall’ inizio; la scarsità dei mezzi per assolvere tutti i doveri di un’amministrazione provinciale e la mancanza di comunicazioni dirette con la Garfagnana, dove era necessario aprire strade costose, rotabili o ferrate, mentre il contributo che la provincia poteva dare era estremamente esiguo.
Il problema fu avvertito subito, anche se per un istante ci si illuse di poterlo in parte risolvere mediante comunicazioni indirette come quella dell’Alto Circondario, la rotabile cioè Castelnuovo Garfagnana-Fivizzano. Nella seduta del 4 settembre 1862 infatti il prefetto dichiarava al Consiglio d’ amministrazione provinciale di Massa quanto segue:
“Non posso… tralasciare di intrattenervi in modo speciale su di un’opera che non figura nell’accennato specchio, ma che a mio avviso è di grande interesse per la provincia; voglio dire la strada che deve mettere in comunicazione diretta il circondario di Garfagnana con la Lunigiana” (1).
Ma di una comunicazione diretta Garfagnana-Massa si parlò ben presto.
Infatti nella seduta del consiglio provinciale, tenuta il 3 ottobre 1 863, il prefetto Raffaele Lanza richiamava l’attenzione sul problema, proponendo una possibile soluzione:
“Non è da perdersi di vista – diceva — la strada che, salendo le Alpi Apuane a cavaliere della foce d’ Arni, condurrebbe a Castelnuovo.
Questa comunicazione, conosciuta con la denominazione di Strada della Versiglia, fu oggetto d’occupazione del Consiglio Compartimentale di Lucca. Un consorzio fra questo e la nostra provincia potrebbe realizzare l’incontestabile beneficio di ricongiungere il territorio oltre le Alpi Apuane a quello della Valle del Serchio”(2).
La soluzione del problema poteva quindi esser data dalla costruzione della strada Querceta – Serravezza – Arni – Castelnuovo Garfagnana.
Il progetto non era nuovo (3), ma non era stato mai realizzato, forse perché la spesa da affrontare era stata considerata eccessiva e sproporzionata ai vantaggi che ne avrebbe ricavato Lucca, sul cui territorio in gran parte la strada sarebbe passata. Questa infatti verrà realizzata soltanto ai tempi nostri, intorno al 1950, dopo il traforo della galleria del Cipollaio.
Per le comunicazioni Massa-Garfagnana esisteva veramente una strada diretta, la via Vandelli, che attraversava le Apuane al passo della Tambura, ma si trattava di una via mulattiera, che nessuno si sognava allora di trasformare in via rotabile e nessuno tentò anche in seguito di farlo, tanto che oggi per tutta la salita della Tambura è stata cancellata anche come mulattiera dalle nevi e dalle piogge.
Era stata costruita dal duca di Modena Francesco III° nel ‘700, quando, per effetto del matrimonio di suo figlio, Ercole Rinaldo, con Maria Teresa Cybo-Malaspina, il ducato di Massa era caduto sotto l’ influenza degli Estensi. Francesco III con la costruzione della via Vandelli e di un porto alla marina di Carrara aveva tentato di sviluppare un commercio proficuo fra Modena e il mare Tirreno, ma tutto era poi finito in un fallimento, perché la Vandelli, una mulattiera che richiedeva forti spesse di manutenzione per tenerla aperta solo nei mesi estivi, che era impraticabile per la maggior parte dell’anno, non era e non sarebbe mai diventata una Via commerciale di una qualche importanza (4).
Anche nel periodo della Vice prefettura delle Alpi Apuane, per quanto tutta nel tenitorio della vice prefettura e quindi della Repubblica Italiana prima e del Regno Italico poi, non ebbe alcuna importanza commerciale; serviva soltanto. nei mesi in cui era praticabile, a condurre i coscritti da Massa al deposito di Reggio, allora capoluogo del dipartimento; e per i coscritti della Lunigiana feudale si preferì la strada passante per Fivizzano e il Passo dell’Ospedalaccio, territori granducali, dopo aver stretto una convenzione col governo toscano (5).
Altra strada proposta era quella che da Massa per Antona e il Pian della Fioba, avrebbe dovuto salire al Passo del Vestito per scendere poi ad Arni e a Castelnuovo Garfagnana (6). Anche questa speranza andò allora delusa; soltanto oggi, dopo quasi un secolo e mezzo, questa strada può dirsi aperta col traforo della galleria del Vestito.
Contemporaneamente era viva anche un’altra speranza e cioè che si potesse realizzare una linea ferroviaria Massa-Castelnuovo mediante il traforo della Tambura, ma anche questa speranza era destinata a dissolversi presto come l’altra(7).
Fra tutte queste strade, prima del 1914 una sola venne realizzata dopo molte discussioni, lentezze burocratiche e sforzi finanziari, quella che unì Castelnuovo G. a Fivizzano, la strada detta dell’Alto Circondario. (8). Ad essa sia i Lunigianesi che i Garfagnini attribuivano una grande importanza, ma ne trassero un certo vantaggio soltanto la Lunigiana orientale e pochi comunelli dell’Alta Garfagnana, perché; se univa con una via rotabile la Garfagnana alla Lunigiana, non creava una comunicazione diretta con Massa, già decentrata anche rispetto alla valle del Magra. ln quegli anni poi, poco dopo il 1890, veniva inaugurata anche la ferrovia Spezia-Parma, la quale poteva favorire se mai le relazioni dell’alta Garfagnana con la Spezia più che con Massa, che rimase sempre dall’alta valle del Serchio separata e quasi inaccessibile.
La posizione decentrata di Massa doveva spingere anche certi comuni lunigianesi a desiderare un’aggregazione diversa, specialmente quelli che più fortemente erano attratti dalla città di Spezia, la cui importanza e prosperità andavano vertiginosamente crescendo (9).
La provincia di Massa Carrara quindi appariva come una costruzione arbitraria, che aveva voluto unire popoli che sarebbe stato più logico raggruppare diversamente. Era costituita da tre circondari: quello di Massa Carrara comprendente la riviera apuana, quello di Pontremoli, costituito dalla Val di Magra e quello della Garfagnana.
Le comunicazioni fra il capoluogo e la Val di Magra poterono valersi di una via rotabile soltanto dopo il 1850, quando fu aperta la strada della Spolverina che da Carrara giungeva a Fosdinovo, dove si allacciava alla via militare di Fivizzano, specie dopo l’apertura della Via delle Lame, gravitava commercialmente su Spezia, più vicina e più facilmente raggiungibile. Il circondario della Garfagnana, come si è visto, era del tutto separato da Massa.
La linea Spezia-Pontremoli-Parma avrebbe poi legato i popoli della Val di Magra più strettamente a Spezia che a Massa, anche se influenti uomini politici e autorevoli uomini di cultura, mirando ad ottenere l’adesione di Massa al progetto della ferrovia, mostravano i vantaggi che ne avrebbe tratto la val di Magra, zona veramente e sommamente interessata alla realizzazione di questa linea, e nel loro entusiasmo si spingevano ad un ottimismo esagerato (10).
Le varie pubblicazioni che venivano alla luce in Parma, Pontremoli e Spezia si sforzavano di avere l’adesione incondizionata alla costruzione della ferrovia Spezia-Pontremoli-Parma anche da parte di tutta la provincia di Massa Carrara, mettendo in evidenza i grandi vantaggi che essa ne ricaverebbe, ma adesione entusiastica ed incondizionata c’era soltanto nella Lunigiana, soprattutto a Pontremoli, capoluogo del circondario, il cui consiglio comunale sosteneva accanitamente la realizzazione della ferrovia (11). Ma al consiglio provinciale non si notava lo stesso entusiasmo, benché da ogni parte ci si sforzasse di mostrare i vantaggi che dalla ferrovia avrebbero ricavato anche le due città di Massa e di Carrara, per le possibilità che si sarebbero aperte al commercio del marmo (12). Fra questi inviti la questione della “Provincia di Lunigiana” non compare.
Condizioni della provincia
Nel mostrare i vantaggi che arrecherebbe anche a Massa e Carrara la ferrovia Spezia- Parma, appaiono, così di sfuggita, osservazioni le quali lasciano capire che, così com’è, la provincia di Massa Carrara non può durare e che andrebbe accresciuta di territori con cui avesse facili comunicazioni e comunanza d’interessi; questo appare assai chiaramente, ad esempio, dalla “Memoria” diretta al parlamento ed al ministro dei lavori pubblici da Lorenzo Chiappetti, membro del consiglio municipale della Spezia, nel 1865:
“Un’altra importantissima regione – dice la “Memoria” – verrebbe largamente avvantaggiata coll’apertura di una ferrovia da Spezia per Pontremoli e Borgotaro a Parma, e sarebbe questa: Massa, Carrara, Pietrasanta, Serravezza ed altri luoghi adiacenti. Questa provincia, di cui Massa è la città capoluogo, fu sempre distinta come sede di un principato non da molti anni scomparso, come patria di elevati intelletti, e che ottenne quindi speciali considerazioni dal governo italiano; questa provincia, dissi, per l’acconcia sua positura geografica, per la prossimità in cui si trovano i comuni che ora la compongono, per l’avvicinamento degli altri comuni e circondari, che più ragionevolmente le si potrebbero annettere colla nuova circoscrizione territoriale, onde renderla, come merita, e mantenerla una provincia, se non di primo ordine, almeno d’ interessante considerazione… è ricchissima di un elemento…che ne attiva….l’industria, quella dei marmi (13)
Ma gli uomini di Massa Carrara che cosa pensavano della loro provincia?
La deputazione provinciale aveva nominato una commissione che studiasse il problema sull’opportunità o meno di conservare la provincia. La commissione nella sua relazione considerava giusto il criterio di ordinare amministrativamente il paese in vaste province, ma poiché vi sono sempre eccezioni in tutte le cose, giudicava che la provincia di Massa Carrara non solo dovesse essere mantenuta , ma avere anche quei confini, “ che la natura ha indelebilmente tracciati e che nella vetusta era costituirono una delle più celebrate parti della penisola, la Lunigiana (14).
La “relazione” fa osservare fa osservare che la caratteristica centrale della provincia è il marmo e che lo sviluppo di questa attività deve essere rivolto lo sforzo finanziario della medesima, la quale però deve possedere i mezzi necessari per curare soprattutto strade, rotabili e ferrate, atte a favorire lo sviluppo di questa industria. Già la provincia produceva 80 mila tonnellate annue di marmi; il comune di Carrara sopra una popolazione di 18.000 anime ne aveva 7.500 impiegate alle cave, nei trasporti, nella lavorazione dei marmi; annoverava 38 segherie con 166 telai, e 114 laboratori. Massa stessa aveva impiegate 800 persone al lavoro dei marmi e vantava già 10 segherie. Potendo sfruttare tutti gli immensi giacimenti di marmo delle Apuane mediante ferrovie, strade e adeguati mezzi di trasporto, la produzione avrebbe potuto essere moltiplicata. Ai marmi poi si aggiungevano “copiosissime miniere di ferro, di rame, di piombo argentifero, di manganese, di combustibile fossile”.
Ma certo ci si rende conto che non è nei limiti attuali della provincia che si possono trovare i mezzi per sfruttare tanta ricchezza, reale o presunta, ed allora la relazione propugna una provincia di Massa Carrara ingrandita, la quale, partendo dal monte del Bracco, e inglobando a ovest di Massa, Spezia e Sarzana, si spinga verso oriente fino al lago di Massaciuccoli, comprendendo anche Serravezza e Viareggio. La maggior parte dei comuni sarebbe quindi lontana dal capoluogo solo pochi minuti di cammino, esistendo la via ferrata ininterrotta da Spezia a Livorno.
Strutturata in questo modo, la provincia lunigianese avrebbe certo acquistato maggior forza e vitalità, ma si teneva in poco conto l’opinione della provincia di Lucca, che avrebbe dovuto cedere tutta la zona della Versiglia e contentarsi di un allargamento ottenuto a spese della provincia di Firenze, vastissima. Non si faceva cenno neanche a un possibile cambio con la Garfagnana, questa era considerata parte integrante della zona marmifera delle Apuane (15), non si teneva conto neanche dell’opinione e delle aspirazioni di Spezia ed anche di Sarzana, le due città che col loro territorio costituivano una parte essenziale della Lunigiana (16).
Sarzana infatti si considerava erede di Luni e Ilario Lari, in un suo ampio e documentato opuscolo osservava che essa era stata nel medio evo la sede di una vasta diocesi. coincidente con il Comitato, che sotto l’ imperatore Corrado il Salico, nel 1028, spiegava la sua autorità “su tutta la provincia lunigianese. cioè sulle tre valli della Magra, della Vara e del Frigido”. Venendo ai tempi moderni, il I agosto 1797, era stata creata capoluogo della giurisdizione della Lunigiana colla sede di un tribunale collegiale, civile e criminale; subito dopo le era stato ampliato il territorio, erigendola a capoluogo della giurisdizione del Golfo di Venere mediante l’annessione dei territori di Spezia, Levanto e Godano. Aggregata nel 1805 all’impero francese, divenne capoluogo di distretto del Dipartimento degli Appennini e fra il 1811 e il 1812 le furono aggregati i distretti di Fivizzano, Calice, Albiano e il cantone di Fosdinovo. Cessata la dominazione francese, vi si stabiliva un tribunale di prima istanza, mantenendola come capoluogo del circondario per la parte giudiziaria. Sarzana è quindi stata considerata “centro di un vasto territorio, a cui dovevano affluire anche le popolazioni divise per ragione degli stati cui appartenevano, ma unite per vincoli di sangue e di mutui quotidiani rapporti, le quali trovavano in essa il mercato più prontamente accessibile per esporvi i prodotti del loro suolo e della loro industria” (18).
La conclusione del Lari è questa: La Lunigiana riunisce tutti gli elementi necessari per essere eretta in provincia separata sotto qualsivoglia rapporto; geograficamente, perché dal lato di Chiavari è circoscritta dalla punta del Mesco e dal torrente Deiva, verso Pietrasanta dal fiume Versilia, verso il Parmigiano e l’ Estense dalla crinale dell’Appennino e a mezzodì dal mare ligure; etnograficamente, perché questo territorio fu tutto abitato dai Liguri Apuani; storicamente, perché la giurisdizione ecclesiastica si è estesa sullo stesso territorio sino a tempi assai vicini; economicamente, attesa la sua ricchezza mineraria e l’attività sempre crescente nel golfo della Spezia. Il Lari sperava pertanto che le informazioni statistiche, che si andavano producendo, potessero far riconoscere come opportuno il conservare a Massa la sede dell’ autorità provinciale amministrativa ed a Sarzana quella del tribunale. Infatti non vi era fra le due città una sostanziale diversità che dovesse far anteporre l’una all’altra.
Come si vede, Sarzana non avanza pretese eccessive, non chiede di essere eretta a capoluogo della nuova provincia, come chiederà invece Spezia, ma come sede del tribunale.
Ma in quegli anni la provincia di Massa Carrara rischiava di essere soppressa o di sfasciarsi da sola: la Lunigiana gravitava sempre di più verso Spezia e la Garfagnana si agitava più per unita alla provincia di Lucca, verso la quale la portavano più facili comunicazioni; e poco valeva l’impegno della provincia per la costruzione della strada dell’Alto Circondario, la quale in realtà avrebbe messo in comunicazione l’alta Garfagnana con la Lunigiana ma ben poco l’avrebbe avvicinata a Massa. Nella seduta del 26 marzo 1870 il consigliere Quartieri. lettore della relazione presentata dalla commissione per le opere pubbliche. ci dà il punto della situazione:
“Signori, il momento è grave. Noi attraversiamo una crisi e ci pesa sul capo la spada di Damocle. La nostra provincia secondo i nuovi progetti ministeriali cesserà o resterà? Ecco una questione politica che si solleva. Io penso che, facendoci di ciò una coscienza, si debba deliberare con coraggio a decretare quei lavori quelle spese, che tanto urgentemente sono richieste dai nostri bisogni. Domani, cessata la provincia, i nostri successori pagheranno con noi, ed accetteranno l’eredità cogli oneri e coi vantaggi.
L’onorevole Giovannoli vuole la Garfagnana a Lucca. Egli avrà Lucca ma non avrà la strada dell’ alto circondario” (19).
Il problema della Garfagnana
La Garfagnana era il circondario che con maggiori difficoltà la provincia di Massa poteva tenere legato a sé: anche se dal punto di vista dell’industria marmifera poteva essere considerato parte integrante dei giacimenti apuani, in realtà, mancando le comunicazioni, non si poteva sperare uno sviluppo della produzione e della lavorazione del marmo che potesse avvicinarsi a quello di Carrara e anche a quello di Massa. La Garfagnana pertanto, isolata dalla catena delle Apuane, sentiva i propri interessi legati a Lucca più che alla propria provincia. Il prefetto di Massa A. Winspeare infatti, nella seduta del 4 settembre 1871, parlando al consiglio provinciale, diceva tra l’ altro:
“A segnalare infine questo spontaneo aggrupparsi di interessi consimili vennero eziandio molti comuni della Garfagnana a dimandare la loro separazione dalla nostra provincia e di essere aggregati a quella di Lucca; ed io, sebbene nello scorso anno avessi propugnato il principio di tenere riunita la Garfagnana a Massa sotto l’aspetto di mantenere riunito il gruppo marmifero, che ha i suoi confini nel Serchio e nell’Appennino, pure trasmisi di buon grado tali dimande alla Superiore Autorità, considerando che il cambio della Garfagnana con la Versiglia, mentre renderebbe più facile la costituzione della nostra provincia, non diminuendo punto quel di Lucca, e solleverebbe il nostro bilancio da un grave e costante passivo”
Come si vede, le proposte si fanno più concrete: Massa cederebbe la Garfagnana a Lucca e questa lascerebbe la Versilia a Massa. Ma Lucca era in posizione buona per lasciar cadere questo cambio, ben sapendo che nessun comune desiderava staccarsi da lei. Quanto alla Garfagnana, prima o poi, pensava, si sarebbe tenuto conto della volontà dei Garfagnini.
II consiglio d’ amministrazione e la prefettura di Massa facevano il possibile per salvare la provincia, chiedendo anche ciò che forse pensavano non avrebbero mai ottenuto. Nella seduta del 24 settembre 1876 inoltravano “istanza al governo del Re per ottenere l’aggregazione alla provincia di Massa del circondario di La Spezia e dei comuni della Versiglia, sotto la denominazione di Provincia della Lunigiana.
Ma le possibilità finanziarie della provincia rimanevano assai limitate. Nella seduta del 30 aprile 1872 si discusse al consiglio provinciale sul concorso alla spesa per la ferrovia Spezia-Parma e si oppose alla concessione del contributo il consigliere garfagnino Marchiò, che del resto non vedeva nella ferrovia alcun utile per la Garfagnana, tanto che nella seduta del 13 marzo la ferrovia era stata definita “opera di favoritismo del capoluogo e del circondario di Pontremoli” (21).
Il contrasto tra i consiglieri garfagnini e quelli degli altri due circondari sembrò attenuarsi nella seduta del 16 agosto 1877, dove venne approvato un ordine del giorno del consigliere Quartieri, nel quale si confermava un sussidio, già stabilito, di lire 500.000 per la ferrovia Spezia-Parma a condizione che i lavori incominciassero entro il 1880, e intanto si facessero “vivissimi voti al Governo del Re” perché fosse costruita una diramazione da Aulla a Lucca, stabilendo un sussidio di lire 300.000 purché i lavori avessero inizio non più tardi del 1885.
In tal modo il consiglio credette di aver soddisfatto, almeno per il momento, anche i consiglieri garfagnini, dato che la ferrovia Aulla-Lucca avrebbe attraversato la Lunigiana orientale e l’intera Garfagnana.
Ma il contrasto d’ interessi non poteva essere risolto che attraverso linee di comunicazione che unissero strettamente e rapidamente, attraverso le Apuane, il circondario di Massa con quello della Garfagnana; e vi erano due vie possibili, quella attraverso la Tambura e quella del passo del Vestito, ma per la provincia non c’era speranza di realizzarle.
La provincia infatti si trovava priva di mezzi finanziari ed era costretta ad invocare disperatamente l’aiuto dello stato. Una relazione in merito alle strade provinciali, letta dall’ing. Antonio Giuliani al consiglio provinciale di Massa nel 1883, afferma che la provincia è soffocata dai debiti ed ha diritto ad un aiuto,
“perché infine la creazione di questa provincia è opera del nostro governo, il quale e in quell’epoca credè opportuno di costituirla quale ora è, cioè senza risorse sufficienti ai suoi bisogni; ma ciò facendo contrasse l’obbligo morale di sostenerla” (22).
Essendo tali le possibilità della provincia, ormai incapace di assicurare comunicazioni dirette con la Garfagnana, è naturale che questa insistesse nel suo sforzo di sganciarsi da Massa Carrara. Infatti nella seduta dell’11 agosto 1891 il prefetto rese noto al consiglio d’ amministrazione che i rappresentanti dei 17 comuni della Garfagnana avevano indirizzato domanda al governo per ottenere che il loro circondario fosse distaccato dalla provincia di Massa Carrara e riunito a quella di Lucca. Il prefetto soggiunse anche che dal ministro, con nota del 5 luglio 1891, era stato invitato a pronunciarsi in proposito.
Non sappiamo quale fosse la relazione inviata a Roma dal prefetto, ma sappiamo che la provincia rimase quella che era cioè senza gli ingrandimenti territoriali richiesti e senza che la Garfagnana venisse aggregata a Lucca.
In queste condizioni anche molti eminenti consiglieri massesi si mostrarono propensi ad esaudire, da parte loro, le aspirazioni dei Garfagnini, tanto più che la provincia con la perdita della Garfagnana si sarebbe liberata dall ‘obbligo di provvedere ad opere costosissime. Una commissione, appositamente nominata per esaminare il problema, nella seduta del 20 ottobre 1893, presentò al consiglio d’amministrazione la seguente proposta:
“Che il consiglio provinciale riconosca la convenienza e giustizia di assecondare la richiesta del circondario di Castelnuovo di Garfagnana per essere amministrativamente e giudiziariamente unito alla provincia di Lucca”.
Neanche questa volta però la Garfagnana ottenne di essere staccata da Massa, le cui condizioni finanziarie non miglioravano minimamente (23).
Frattanto a Spezia e in Lunigiana si parlava di una grande provincia, che avrebbe dovuto essere costituita dalla Liguria orientale, dalla Lunigiana e dal territorio carrarese, massese e versigliese, il cui capoluogo però non poteva essere Massa. C’era infatti una città in meraviglioso sviluppo che, specie dopo la costruzione della ferrovia Spezia-Parma, costituiva lo sbocco della Lunigiana e quella città era Spezia.
Le aspirazioni degli Spezzini
Contro le aspirazioni dei Massesi, sognanti una grande provincia che avesse per capoluogo la loro città, si levavano, appoggiate ad argomenti ed uomini di maggior potere, quelle del circondario della Spezia, particolarmente insistenti nei primi anni del ‘900. Queste ragioni possono considerarsi riassunte e precisate nel lavoro di un noto storico spezzino, Francesco Poggi (24).
Il Poggi più che di una provincia di Lunigiana parla di una provincia di Spezia, considerando Spezia città squisitamente lunigianese.
Attraverso un accurato esame egli trova nella Lunigiana un aspetto unitario sia dal lato geografico che etnografico. Dal lato geografico abbiamo infatti una regione montuosa, formata da due gruppi, uno spettante alla catena appenninica, l’altro costituito dalle Alpi Apuane: fra essi v’è un unico sistema fluviale, quello Magra-Vara.
Le creste dei monti che circoscrivono questo bacino formerebbero il confine della Lunigiana. Ma per quanto riguarda la catena delle Apuane, il versante settentrionale appartiene alla valle del Serchio e gravita quindi verso Lucca; però il versante tirrenico coi fiumicelli Parmignola, Carrione e Frigido è strettamente legato alla Lunigiana.
Sotto il profilo etnografico, nonostante l’immissione di elementi etruschi, gallici e romani, la popolazione ha conservato un fondo comune di caratteri fisici e spirituali, che si rispecchia nell’indole, nei costumi e nei linguaggi. I dialetti infatti sono fondamentalmente liguri e l’infiltrazione di elementi emiliani e toscani non ha cancellato le caratteristiche fondamentali comuni.
In una sintesi storica accurata il Poggi esamina anche gli ordinamenti che si adattarono alla Lunigiana nel corso dei secoli, per concludere che “il golfo della Spezia è la porta marittima della Lunigiana, l’emporio e lo sbocco di questa, la via naturale delle relazioni e degli scambi fra la stessa e le regioni mediterranee”, La provincia di Massa Carrara è per lui un accozzo di parti sconcordanti sotto ogni rapporto, pesante fardello delle tradizioni storiche trasmesseci dal passato. Etnograficamente è un miscuglio di genti che, per quanto possano avere un fondo originario comune, si rivelavano, soprattutto nei dialetti, assai diverse, poiché i Garfagnini erano schiettamente toscani e gli abitanti della val di Magra prevalentemente liguri; storicamente era un paese che nessuna signoria aveva potuto mai unificare, politicamente era l’effetto di un affrettato accomodamento promosso da contingenze di governo e dagli interessi derivanti dalle cadute dominazioni.
Con la provincia di Spezia, formata dalla riunione dei presenti tre circondari: di Spezia, Pontremoli e Massa Carrara, salvo qualche revisione e determinazione migliore dei confini, sarebbero state tolte le ultime barriere che impedivano alla Lunigiana di raccogliersi intorno al golfo, “suo teatro e suo porto”, e alla popolazione lunigianese di adattare nel miglior modo possibile ai loro interessi economici gli organi politici, giudiziari, amministrativi, finanziari ecc., per mezzo dei quali lo stato esercita la sua azione.
D’ altra parte, pensa Poggi, nessuna città dell ‘ eventuale provincia può essere più degna di Spezia di esserne il capoluogo: Spezia ha raggiunto un posto cospicuo fra le più fiorenti città italiane: in 20 anni, dal 1861 al 1881, era passata da I l .000 a 31.000 abitanti; nel 1901 contava 66.000 anime e nel 1911 raggiungeva le 68.936. “Fra pochi anni o- concludeva Poggi – passerà le centomila anime, ed ha già superato, o è in via di superare, importanti centri storici come Pisa e Lucca, e porti avviati da secoli come Livorno” (25)
Una voce della Lunigiana
In appoggio all’opuscolo del Poggi e con maggiori spunti polemici si ebbe l’anno dopo uno scritto del prof. avv. Ranieri Porrini, (26) di famiglia lunigianese.
Il Porrini è certo discendente di quel Vincenzo Porrini di Giovagallo, eminente cittadino lunigianese, che fu comandante di legione della Guardia Nazionale di Lunigiana nel periodo napoleonico (27).
II Porrini, pur riconoscendo la prudenza del governo nel non urtare interessi e affetti popolari, tuttavia giudica insipienza e incuria del bene pubblico il lasciare in vita province che avevano ragione di essere solo nelle distrutte divisioni degli staterelli, che il trattato di Vienna aveva lasciato sussistere; l’esempio più evidente, per il Porrini, è la provincia di Massa Carrara, la quale nello stato italiano rappresenta un organismo superstite, un fossile ducale (conserva persino il nome del ducato di Massa e del principato di Carrara), che dimostra la stoltezza dell’ordine dato ai popoli del congresso di Vienna.
Le popolazioni della Lunigiana, egli dice, “vedono nella Spezia la degna e grande erede di Luni” e pertanto “debbono virilmente pensare che il loro voto diventerà fatto e a una circoscrizione artificiale e dannosa sarà sostituita quella naturale e benefica, chiedendo e ottenendo che con legge speciale la Lunigiana intiera sia eretta in provincia, dandole Spezia per capoluogo”.
II Porrini vuol promuovere la presentazione di un progetto di legge speciale, che modifichi la circoscrizione delle province di Genova, di Massa e di Lucca per costituire una nuova provincia con tutto il territorio che per ragioni di storia, di situazione geografica e di bisogni economici rientri nel concetto di Lunigiana; la Lunigiana infatti forma una circoscrizione organica e omogenea, che ha per centro suo maggiore la città di Spezia.
II parere dei consigli provinciali di Massa Carrara, Lucca e Genova, se non favorevoli debbono essere tenuti in poca considerazione, in quanto la potestà di deliberare spetta solo al parlamento, che, come rappresentante della volontà nazionale, deve far prevalere sopra ogni altro l’interesse generale.
La Lunigiana è una parte del territorio nazionale ben individualizzata dalla sua posizione geografica, da identità di tradizione, da comunità di bisogni e di interessi, sufficientemente estesa per essere costituita in provincia che potrà attendere alla cura delle funzioni, che sono proprie di questo ente, assai meglio che non possano fare le attuali province di Massa Carrara e di Genova pel circondario di levante; per cui; afferma il Porrini, è necessario “erigere la provincia della Lunigiana con Spezia a capoluogo, dandole a territorio quella parte della province di Genova, di Massa e di Lucca, che rientra nei confini storici, etnici e geografici della Lunigiana”.
Particolari discordanze
Come si vede, tutti erano d’accordo nel desiderare una Provincia della Lunigiana, ma le proposte per realizzarla non concordavano, sia per la scelta del capoluogo che per l’estensione dei confini di essa. I confini richiesti dal consiglio provinciale di Massa avrebbero dovuto includere nella nuova provincia il circondario di Levante della provincia di Genova, tutto il territorio della provincia di Massa Carrara ed i mandamenti lucchesi di Pietrasanta e Serravezza; capoluogo doveva essere Massa.
Invece l’amministrazione di Spezia; presieduta dal sindaco Paita, già nel 1894 aveva proposto una “provincia di Spezia”, che trascendesse i confini storici dell’antica diocesi di Luni e si estendesse da Sestri Levante alle spiagge della Versiglia. Essa avrebbe così compreso tutta la provincia di Massa Carrara, compresa la Garfagnana, i mandamenti di Sestri Levante e di Varese Ligure nella provincia di Genova ed i mandamenti di Pietrasanta, Viareggio, Camaiore e Barga nella provincia di Lucca (28).
Contro questa costruzione l’avvocato Formentini, rappresentante di una corrente conciliativa, largamente sentita dall’ opinione pubblica, proponeva di costituire una provincia della Spezia comprendente il circondario di Levante, il mandamento di Sestri Levante, di Varese Ligure, quello di Pontremoli e i mandamenti di Fivizzano, Aulla e Calice. Lasciava quindi sussistere una provincia di Massa Carrara comprendente il circondario delle due città e i mandamenti lucchesi di Pietrasanta, Viareggio e Camaiore. Lucca avrebbe dovuto essere indennizzata con la cessione della Garfagnana (29).
Il Porrini è invece fra i più caldi sostenitori di un “Provincia di Lunigiana”, che deve venire alla luce con questo nome e con quello del suo capoluogo; è pure uno dei più convinti assertori della necessità di sopprimere la provincia di Massa Carrara (31).
Nel 1914 lo scoppio della prima guerra mondiale pose fine momentaneamente alle dispute, ma anche successivamente nessuna delle proposte avanzate divenne realtà, se si eccettua la costituzione della provincia di Spezia, il passaggio ad essa di un paio di comuni lunigianesi e l’aggregazione della Garfagnana a Lucca, cose avvenute nel 1923. Da allora tutto è rimasto immutato, benché oggi si parli addirittura di una regione di Lunigiana; cosa, a mio avviso, assurda, perché bisognerebbe accozzare insieme popolazioni di altre regioni con interessi diversi e con caratteristiche che nulla avrebbero a che fare con quelle dei Lunigianesi.
Rimane invece possibile la realizzazione di una grande Provincia di Lunigiana gravitante su Spezia.
GIORGIO PELLEGRINETTI, Sulla provincia di Lunigiana, in Cronaca e Storia di Val di Magra, anni XXI/XXIV, Aulla di Lunigiana, 1995
- Atti del consiglio provinciale di Massa Camara, relativi al 1862 – Relazione del Commissario del Re – Allegato A.
- Atti del consiglio di amministrazione provinciale relativi al 1863. D’ora in avanti si citerà soltanto la data della seduta, essendo questa sufficiente per rintracciare il verbale e la relazione o comunque ogni atto di quell’anno.
- Per avere una strada di comunicazione diretta fra la Garfagnana e Massa, era già stato stipulato a Firenze, il 28 novembre 1844, un accordo fra il granduca di Toscana e i duchi di Modena e di Parma (Lodovico di Borbone era allora di Lucca) coll’intervento dei sovrani d’Austria e di Sardegna. ln virtù di tale accordo sarebbe stata aperta e conservata a spese della Toscana, attraverso il vicariato di Pietrasanta, una strada rotabile dalla postale Genova-Pisa fino al confine con la Garfagnana, libera al transito degli Estensi e delle loro merci. Tutto era stato accettato dal granduca di Toscana che sperava, col futuro trasferimento del duca Carlo Lodovico di Borbone da Lucca a Parma, di realizzare non soltanto l’annessione alla Toscana del ducato di Lucca, ma anche la conservazione dei due vicariati, di Barga e Pietrasanta. Atti del consiglio provinciale di Massa relativi al 1870, Allegato n. 1.
- Si veda sulla Vandelli il mio lavoro, La viabilità nel ducato Cybo-Malaspina nel quadro della situazione viaria del ‘700 nell’area circostante nel volume “La via Vandelli, strada ducale del ‘700 da Modena a Massa”, Artioli Editore, Modena 1989 e segg.. Si veda anche l’altro mio lavoro, Le comunicazioni a Massa, Carrara e Lunigiana sotto gli ultimi duchi di Modena, nel volume “Massa e Carrara da Maria Beatrice a Vittorio Emanuele II”, Massa-Modena 1990, p. 204 e segg.
- Si veda il mio lavoro, La prima coscrizione militare obbligatoria nella Lunigiana ex feudale (1803) in “Cronaca di Val di Magra”, Pontremoli, Artigianelli 190, p. 142. Si veda anche il mio volume La Lunigiana napoleonica dal 1799 al 1806, tomo I, Pontremoli 1984, p. 157 e segg.
- Nella seduta del 13 agosto 1874 al Consiglio Provinciale di Massa fu presentato un manifesto firmato da numerosi consiglieri provinciali ed altri cittadini costituenti un comitato promotore dei lavori per la costruzione di una linea, che una società inglese, la Furness Henderson C. stava studiando. Si trattava di una ferrovia a vapore che, sviluppandosi nella valle del Frigido, da Massa penetrasse nel cuore della Garfagnana. Il consiglio provinciale approvò un ordine del giorno in cui si diceva di riconoscere un interesse generale nella strada diretta tra Massa e la Garfagnana attraverso le Alpi Apuane ed escludeva le linee della Petrosciana e del Cipollaio per attenersi a quelle della Tambura e del Vestito.
- lbid.
- Si veda per questa strada il mio lavoro, Le strade della Lunigiana orientale (1861-1915) in Annuario 1978-79″ della Biblioteca Civica di Massa, p. 143 e segg.
- Ad esempio, nella seduta del consiglio provinciale di Massa, tenuta il 4 settembre 1862, fu letta la domanda del comune di Rocchetta, che chiedeva di essere staccato dalla provincia di Massa Carrara Per essere unito al circondario di Spezia. Il consiglio provinciale di Massa decise allora di prendere tempo a formulare una risposta
- Si veda sulla via ferrata da per Borgotaro e Pontremoli alla Spezia, memoria diretta al parlamento italiano ed al ministro dei lavori pubblici da Lorenzo Chiappetti membro del consiglio municipale di Spezia, Torino 1865, tipografia eredi Botta, palazzo Carignano.
- In appoggio la municipio spezzino anche il consiglio comunale di Pontremoli, uno dei centri più interessati, nella seduta del 2 febbraio 1865, aderendo unitamente all’iniziativa del municipio di Spezia e del comitato promotore auspicava che
- Fosse ordinata la continuazione della linea litoranea fra Spezia e Chiavari
- Fosse respinta la linea Spezia-Varese-Chiavari e Chiavari-Varese-Parma
- Fosse decretata la linea trasversale Spezia-Pontremoli-Borgotaro-Parma. Vedi Sulla ferrovia littoranea e sulla trasversale Spezia-Pontremoli-Parma (Sviluppo di ragioni in appoggio alla deliberazione del consiglio Comunale di Pontremoli alla data del 2 febbraio 1865. Parma Stamperia Donati 1865, p.12
- “Questa provincia (Massa Carrara N.d.A.) è ricchissima di un elemento che la rende florida, che ne attiva e ne accresce di giorno in giorno l’industria, quella dei marmi, che può ben dirsi industria mondiale… Ora a questa provincia, mediante la ferrovia littoranea che già esiste, si prepara un largo campo commerciale nel golfo della Spezia… Con questa ferrovia si verrebbe a versare nel Parmigiano, nella Bassa Lombardia, nel Milanese, a Bergamo, a Brescia e nella Germania, mediante la ferrovia del Brennero, quei marmi specialmente architettonici, in tavole ed altro, di che difettano e dei quali di varrebbero assai volentieri, ove esistesse una strada che ne rendesse meno costoso il trasporto”. – Sulla via Ferrata da Parma per Borgotaro e Pontretnoli alla Spezia, cit. p. I8- 19.
- Sulla via Ferrata da Parma per Borgotaro e Pontremoli alla Spezia, cit. p. I8- 19.
- Relazione intorno al conservamento e ampliamento della provincia di Massa e Carrara, dettata dalla Commissione eletta dalla deputazione provinciale, Massa, Regia Tipografia Frediani, 1865, p. 4
- Ibid.
- La relazione è firmata dai componenti la commissione: Avv. Cav. Carlo Cybo, presidente; Cav. Paolo Guerra fu Pietro; D. Giandomenici; Avv. Ferdinando Siccardi; Avv. Prof. C. Magenta, relatore.
- “Sulla convenienza di ristabilire la provincia di Lunigiana (considerazioni in favore della città di Sarzana, riguardata come centro della stessa)”, Pisa, Tipografia Nistri 1866.
- Ibid. p. 23
- Dal verbale della seduta.
- Discorso riportato negli atti del consiglio provinciale di Massa, relativi al 1871.
- Dal verbale della seduta.
- Atti del cons. prov. relativi all’anno 1883, Allegato B, p. 113.
- Nella seduta del 14 ottobre 1901 la relazione sulle opere pubbliche, letta dall’ing. Quartieri al consiglio provinciale di Massa, dopo aver sottolineato la natura montuosa della provincia, ricorda che questa “fino dalla sua costituzione dovette provvedere a strade difficili sia per la costruzione che nella manutenzione… I lavori pertanto cui si provvide assorbirono tutta la nostra potenzialità finanziaria, in modo che per lunghi anni l’ufficio di amministrare le finanze della provincia si ridusse all’adempiere il penoso quanto necessario dovere di liquidare le vecchie passività, non solo, ma di tenere a bada i comuni, , che reclamavano con ogni ragione la pronta esecuzione delle opere che rivestivano carattere o di vera provincialità o di assoluta urgenza”.
- La Storia della Lunigiana in rapporto alla costituzione della provincia della Spezia, La Spezia, Tipografia Moderna, 1912 (Atti del congresso di riordinamento della Lunigiana promosso dal comune della Spezia)
- Ibid.
- circoscrizione della provincia di Lunigiana (0 della Spezia), Spezia, tip. Moderna 1913 ((Atti del convegno per il riordinamento amministrativo della Lunigiana promosso dal comune di La Spezia)
- Si veda su questo personaggio il mio lavoro, Relazioni della Lunigiana ex feudale nel periodo napoleonico in “Cronaca e Storia di Val di Magra”, anni VII/IX, tip. Artigianelli, Pontremoli, 1980, p. 45 e segg. – Vincenzo Porrini in una sua relazione sulla Lunigiana ex feudale, spedita al vice-prefetto il 1 gennaio 1803, dice fra l’altro “La Lunigiana, presentemente divisa fra la Toscana e le due repubbliche , Italiana e Ligure, deformata mostruosamente per le tante spezzature e ritagli, è uno scheletro senza vita. Ma qualora fosse riunita sotto un solo governo, potrebbe alzarsi al grado di una provincia mercantile e commerciale per le sue comunicazioni fra il mediterraneo e la Lombardia… Il golfo della Spezia formerà un porto il più vasto e il più sicuro del Mediterraneo. Esso non solo potrà servire al commercio, quanto di cantiere per la costruzione de’ vascelli di qualunque sorte, e potrà far sortire dal suo seno delle flotte che, rinforzate da quelle dei porti adriatici, esigeranno considerazione e rispetto sulle acque del Mediterraneo e anche più oltre”. Come si vede, quello del Porrini può considerarsi un sogno profetico.
- Ibid. p. 12 circoscrizione della provincia della Lunigiana op. cit.
- “È troppo naturale che il circondario della Garfagnana, che per la sua posizione geografica fa parte della valle del Serchio e per le sue comunicazioni stradali, pei suoi commerci e le sue industrie fa capo a Lucca, debba essere unito a questa provincia”. Ibid. p. 13.
- “Il nome della provincia deve esser dato dalla Lunigiana, non dal capoluogo”. Ibid.
- “La regione Lunigiana, unita dalla storia e dalla natura, non deve essere separata dividendo1a in due province, delle quali quella dei marmi, escogitata per conservare a Massa la dignità di una provincia che nascerebbe non vitale, sarebbe figlia di interessi che con quelli pubblici non hanno alcuna affinità e costituirebbe un pessimo precedente per la riforma della circoscrizione amministrativa italiana” – Ibid. E ancora: “La contesa si limita a Spezia e Massa; ma Spezia è capoluogo naturale della provincia… e non può dipendere da Massa… che della Lunigiana mai è stata capoluogo in nessun periodo storico e che tra le città della Lunigiana occupa il terzo posto, venendo per popolazione, per ricchezza, per importanza non a grande, ma a grandissima distanza dalla Spezia… “.