IL CARGALLESE ALESSIO VAROLI (1852 – 1916), PIONIERE DELL’EMIGRAZIONE PONTREMOLESE A BOTUCATU (BRASILE)

Premessa

Alessio Varoli ( 1852 – 1916)

Quando nel novembre 2011 studiai il periodico “A Noi!” – su invito del professor Giuseppe Benelli – per degli incontri che si tennero presso le Stanze Civiche del Teatro della Rosa di Pontremoli[1] trovai molte notizie interessanti. In particolare quel giornale, di stampo democratico – costituzionale, che faceva riferimento al politico Camillo Cimati (1861-1945), nell’arco dei quattro anni della sua esistenza (1904-1908) si occupò in larga misura di “emigrazione”.

In particolare mi colpì una lettera, datata 28 agosto 1905 e firmata dal pontremolese Alessio Varoli, inviata al giornale da Botucatu[2], che poteva essere letta come una vera e propria cronaca di ciò che accadeva all’inizio del Novecento in quella città brasiliana dove si era insediata una vera e propria “Pontremoli in miniatura”.

Io, che volevo saperne di più, mi misi a cercare sul web ed ebbi la fortuna di imbattermi in persone gentilissime e validissime come il fisico professor Roberto Vicençotto Ribas[3] e lo storico Joao Carlos Figueroa[4], che, in poco tempo, mi diedero molte informazioni sulla città brasiliana e mi permisero di conoscere pubblicazioni che mi aprirono un “nuovo mondo” di ricerca.

Continuando ad indagare mi resi conto che, a partire dalla seconda metà del XIX secolo, dalla Valdantena e zone limitrofe emigrarono numerose famiglie proprio a Botucatu[5].

La ricerca mi permise di mettermi in contatto con diversi brasiliani come la giornalista Adelina Guimaraes Michelucci Botti[6], con il compianto letterato Hernâni Donato (1922-2012)[7], con l’avvocato Armando Moraes Delmanto[8] e, più recentemente, con Alexandra Biral Faconti[9].

La ricerca piacque a tal punto che due pontremolesi (Paolo Bissoli e Caterina Rapetti) nel novembre 2012 nella loro trasferta brasiliana in veste di studiosi dell’emigrazione toccarono anche Botucatu[10]

Pubblicai la lettera di Alessio Varoli in appendice al saggio sull’ “A Noi!”[11] ma non inserii l’altra cronaca del cargallese comparsa sul giornale. Approfitto ora dello spazio concessomi dalla professoressa Rina Gambini per riproporre la lettera del 28 agosto 1905, inserire la corrispondenza “Pro Calabria” del 23 ottobre 1905[12] e fornire ai lettori interessanti notizie su questo nostro conterraneo, vero e proprio pioniere, che si è fatto strada in Brasile attirando nel centro di Botucatu molti pontremolesi, ad alcuni dei quali peraltro successivamente sono state intitolate vie.

Chi è Alessio Varoli?

Per ricostruire in modo sintetico la vita del pontremolese Alessio Varoli mi avvarrò di manoscritti d’archivio, di pubblicazioni brasiliane gentilmente fornitemi dalle persone del Sud America sopra citate e del libro “Adeodato Faconti: la storia di un immigrato italiano in Brasile” di Alexandra Biral Faconti, in corso di stampa (che uscirà prima sotto forma di e-book).

Alessio Varoli nacque il 23 maggio 1852 a Cargalla (frazione di Pontremoli) da Giuseppe Varoli (Cargalla 1820 – Botucatu 1888) e da Annunziata Pinotti (Cargalla 1824 – Botucatu 1899), entrambi contadini, e fu battezzato il giorno successivo dal parroco Don Lorenzo Farina.[13]

Dalla “lista di leva” sappiamo che nel 1872 aveva abbracciato la religione cattolica, che esercitava la professione di “agricoltore”, che era alto 1 metro e sessanta e fu “riformato per difetto d’ampiezza del torace”[14].

Non abbiamo documenti d’archivio inoppugnabili in grado di garantire quando Alessio Varoli giunse in Brasile ma la tesi di dottorato del professor Antonio De Ruggiero[15] (con il quale sono entrato in contatto nel novembre 2019) riporta l’anno più credibile, ovvero il 1875, rifacendosi ad una pubblicazione del 1906[16], il cui testo riporterò in appendice. Sembra giusto però segnalare anche altre versioni che  rimandano alla tradizione familiare e tendono ad anticipare il suo approdo in Sud America.

In base ad una pubblicazione brasiliana apparsa a puntate sul “Correjo de Botucatu” nel 1971[17], Alessio sarebbe approdato in Brasile intorno agli anni ‘sessanta assieme al padre Giuseppe che avrebbe allestito  una “alfaiataria” ovvero una “sartoria” a Botucatu dove lavoravano anche Pio e Sisto (fratelli di Alessio).

Ecco, inoltre, quanto riportato in un dattiloscritto curato da Fernando Botti Caffoni:

Alessio Varoli è un giovane pontremolese che nel 1865 ha lasciato la valle, è salito su di un veliero ed è approdato in Brasile, dove ha rapidamente impiantato una fazenda di caffè ad Itu, un’ottantina di km ad ovest di San Paulo.

A questo punto bisogna introdurre sullo schermo quello che gli inglesi chiamano flash-back, cioè una panoramica retrospettiva; io ve la passo come l’ha confezionata mia sorella Maddalena, di ritorno dal suo viaggio turistico presso la parentela in Brasile, nel febbraio 1988. Tutto fa brodo, bevetelo e pazientate. Nel 1865 arriva in Brasile questo Alessio Varoli da Pontremoli; solo, pieno di iniziativa, è in cerca di fortuna e la trova, sotto le spoglie di una giovane vedova locale, ma di origini calabresi, vedova con due bambini e sistemata; la sposa e si trova sistemato anch’egli, credo, in una piantagione ad Itù, una piccola cittadina di pionieri che si trova sull’altopiano all’interno dello Stato di San Paulo.

Da questa unione nascono tre bambine: Albina, Maria e Leonilde.

Di Albina, nata nel 1878, parleremo più diffusamente  perché entra a far parte del Casato Botti, dato che sposerà Francesco, fratello del nostro nonno Giuseppe; Maria sposa un certo sig. Delmanto e diviene madre di Alessio (1901) intelligente e volitivo giovane che ancora ragazzo viene inviato a completare gli studi in Italia, si laurea in medicina a Parma e sposa nel 1927 Arturina Cantoni, e quindi diviene nostro parente. Leonilde sposa un certo Faconti, immigrato anch’egli da Pontremoli, persona poco pragmatica e con propensioni umanistiche e ambizioni da letterato; scrive poesie e questo in terra di pionieri rende poco, cosicché ad arrabattarsi per tirar su i figli è la buona Leonilde, della quale viene ricordato un figlio perché ha un nome del tutto inconsueto: Oberdan.”[18]

La data 1865 è riportata anche dallo studioso Armando Moraes Delmanto.[19]

Seguendo il “Correjo de Botucatu” e aggiungendo ricerche d’archivio mie congiunte con quelle di Alexandra Biral Faconti siamo in grado di dire che Alessio Varoli era fratello di Pio Varoli (Cargalla 1848 – San Manuel; che si era sposato con Luigia Aquilina Molossi (Gravagna 1862 – Botucatu 1884)), di Davide Varoli (Cargalla 1850 – Marsiglia ?; emigrato in Francia; comandante della Marina mercantile francese), Emidio Varoli (Cargalla 1855 – ?; contadino a Itatinga; sposato con Domingos Anversa), Maria Varoli  (Cargalla 1858 – ?; sposata con Giuseppe Josè Pedretti  (Cargalla 1852 – Botucatu 1902)), Sisto Varoli (Cargalla 1862 – 1932; sposato con Annunziatina Orioli; sarto; più avanti direttore della casa commerciale di suo suocero in Curuzu Street; nel 1910 albergatore presso l’Hotel Capao Bonito) e Albina Varoli (Cargalla 1865 – 1866).

Lavorando come sarto con i fratelli e con il padre, Alessio trovò l’amore in Brasile e si sposò con la sarta Francesca Chrochi o Crocchi o Grocchi o Crocco (nata a Cosenza nel 1834 e morta a Botucatu nel 1926), figlia di Saverio, nota ai parenti come “nonna Chiquinha”, che era vedova dell’ingegner Augusto Poggi (giunto presumibilmente in Brasile nel 1871).

Bottiglia di liquore EUCALIPTO della CASA VAROLI – particolare -Archivio Moraes Del Manto

Successivamente – secondo quanto raccolto dai parenti – si recò a Campinas (San Paolo) dove fu responsabile nella fattoria degli alberi da caffè di Luiz Augusto Tavares e si trasferì di nuovo a Botucatu dove, nella vecchia via di Curuzu, iniziò la sua attività come uomo d’affari fondando una fabbrica di liquori, che poi diventò la “Beverage and Sieve Factory”. Con tale industria ebbe grande successo e mise in commercio il famoso “Eucaliptus”. Con questo liquore Alessio  Varoli ottenne una medaglia  all’Esposizione Nazionale di Torino nel 1898[20] e una all’Esposizione Universale di Saint Louis (USA) nel 1904[21]. Successivamente altri riconoscimenti[22].

Sono in grado di affermare con certezza, grazie ad un colloquio effettuato recentemente via messenger con Alexandra Biral Faconti[23], che la ricetta dell’Eucaliptus – ritenuta  finora perduta – è stata ritrovata insieme alle altre ricette della fabbrica di liquori. Queste ricette erano tutte in un quaderno e furono scritte proprio da Alessio Varoli.  Inoltre l’avvocato Armando Moraes Delmanto conserva ancora una bottiglia con l’etichetta del famoso liquore. Così come si conservano le prime due medaglie citate.

L’edificio in cui operava la fabbrica, in via Curuzu, 763, a Botucatu, esiste ancora oggi.

Sembra doveroso restituire quanto scritto sinteticamente nella tesi di dottorato di Antonio De Ruggiero del 2008-2010:

Da Pontremoli, in provincia di Massa Carrara, arrivò già nel 1875 anche Alessio Varoli. Visse prima a Sorocaba, successivamente a Piracicaba, poi a Ytù prima di stabilirsi definitivamente a Botucatu nel 1879. In questo centro fu per alcuni anni corrispondente consolare d’Italia e resse l’Agenzia Consolare italiana. Aprì nel 1885 una fabbrica di liquori, birre e gazzose che ottenne in pochi anni una «cospicua fortuna». Insieme ad altri corregionali si impegnò ed ottenne la formazione della Società di mutuo soccorso «Croce di Savoia», chiamata in seguito «Società italiana di beneficenza». A conferma della incisiva presenza pontremolese nello stesso municipio si segnala l’attività di Francesco Botti che appena ventenne nel 1892 aprì un negozio per vendita all’ingrosso e al minuto di generi alimentari importati direttamente dall’Italia. Allargato in breve tempo il proprio giro d’affari diventò agente del Banco Commerciale di Sao Paulo e partecipò anche ad iniziative associative tra gli italiani. Sposò Albina Varoli, figlia del suo compaesano pioniere dell’immigrazione pontremolese in quel centro urbano.”[24]

La pubblicazione “Ruas Botucatuenses”[25] ci permette di capire qualcosa di più sul “nostro” personaggio.

In politica fu  “hermista” ovvero seguì le idee politiche di Hermes da Fonseca (1855 – 1923) durante la Campagna Civilista nella quale Rui Barbosa (1849 – 1923) fu candidato alla Presidenza della Repubblica.

Sappiamo inoltre che Alessio Varoli fu fondatore della Loggia Massonica “Silvano Lemmi”, sotto l’obbedienza del Grande Oriente d’Italia[26].

La Loggia “Silvano Lemmi” ebbe origine nei primi anni del XX secolo ed era ancora attiva nel 1920[27].  

Nel 1914 Alessio Varoli tornò in Italia, dove acquistò un’impresa (opificio, industria, “fazenda”) a Parma.

Un documento tratto dal “Registro emigrati” ci permette di comprendere che il 18 novembre 1915 Alessio Varoli, “possidente”, emigrò da Pontremoli-Cargalla verso San Pancrazio Parmense[28].

Il “nostro” morì di broncopolmonite all’età di 63 anni in Italia, dove fu sepolto. Nel Cimitero della Villetta di Parma c’è la sua tomba nella quale sta scritto: “Rimpatriato dall’America a chieder riposo dopo una vita di lavoro l’otteneva per l’eternità il 30 gennaio 1916 a 63 anni ALESSIO VAROLI lasciando nel più desolato dolore la moglie e le figlie straziate per  l’irreparabile perdita.”

Appendice

Allegato n. 1

A Noi!, Domenica 8 ottobre 1905, anno II, n. 40, p. 1.

I Pontremolesi all’estero

Il nostro amico e concittadino Alessio Varoli ci manda da Botucatu, nello Stato di S. Paolo, nel Brasile, la seguente lettera, che noi di buon grado pubblichiamo, augurandoci che sia spesso seguita da altre, le quali ci rechino sempre buone notizie dei nostri cari concittadini dimoranti in quelle terre lontane:

Botucatu, 28 agosto 19[05]

Egregio sig. Direttore del giornale

A Noi! – Pontremoli

Credo che non riuscirà sgradevole ai miei conterranei Pontremolesi se dalle colonne di questo vostro patriottico giornale darò di quando in quando qualche notizia di queste lontane regioni, dove esiste una numerosa colonia Pontremolese, che ben si potrebbe chiamare una Pontremoli in miniatura.

Non intendo iniziando questa mia corrispondenza, di dare qualche cosa di nuovo e peregrino in pasto alla curiosità pubblica. No, non ho di queste pretese, ma lo scopo pio è unicamente quello di fare più o meno un resoconto della situazione morale, materiale e finanziaria della nostra colonia.

Come ho già detto la colonia Pontremolese è qui largamente rappresentata, però intendiamoci bene, non da gente colta, perché disgraziatamente in tutta l’Italia, ed in special modo nella nostra Lunigiana, si è sempre pensato a fabbricare delle chiese piuttosto che fondare delle scuole per educare i propri figli, lasciandoli crescere nell’oscurantismo e nella superstizione e facendo loro aspettare tutto dalla provvidenza, e nulla dall’istruzione e dal lavoro.

Perciò sotto questo aspetto mi dispiace il dirlo, nella grande maggioranza facciamo una ben magra figura.

Però, se mi sento umiliato da questo lato, dall’altro mi sento altero e soddisfatto di potervi annunziare che i figli della Lunigiana fin qui non hanno commesso un sol atto che possa pregiudicare il loro decoro, né tampoco quello della Patria lontana.

Oltre a questo abbiamo poi persone agiatissime, negozianti importantissimi che godono di un credito illimitato; industriali regolari e una quantità di piccoli proprietari.

Non vi sono milionari, perché i milioni onestamente non si accumulano con tanta facilità, ma in complesso lo stato economico e morale è soddisfacentissimo.

Regna fra noi la più completa fratellanza, non solo fra i Pontremolesi dei diversi paesi della Valle ma bensì fra tutti gl’italiani indistintamente di ogni regione della nostra Penisola, uniti non solo per spirito di nazionalità, chè a dire il vero credo l’amor di patria si senta più lontano che nella Patria stessa, ma anche per il continuo incrociamento dei figli delle varie regioni che ci rendono quasi di una sola famiglia.

Abbiamo una Società di Beneficenza con un bellissimo edificio, un Circolo filodrammatico, fondato dal nostro conterraneo G. Romiti quando fu fra noi. Abbiamo una Società Massonica all’ubbidienza del Grande Oriente di Roma, della quale fanno parte molti Pontremolesi.

Questi tre Enti morali si trovano sempre perfettamente d’accordo, o trattisi di qualche atto umanitario, o di una commemorazione patriottica, o di un anniversario dei nostri Grandi, insomma in quante occasioni si presentino di tener alto il nome italiano.

In questo ultimo caso più che in ogni altro scompaiono gli attriti personali, tace completamente ogni sentimento campanilista, e ci sentiamo tutti uniti per difendere gl’interessi comuni. Così parecchie volte siamo riusciti ad appianare divergenze che la diplomazia non era riuscita comporre: forse perché quasi sempre siamo stati mal rappresentati dai rappresentanti ufficiali del nostro Governo ed il Governo fece con noi il sordo.

Stiamo in balìa di noi stessi e per quello che qui accade a nostro detrimento, dobbiamo pensarci noi stessi.

Fortunatamente l’indole della maggioranza di questo popolo è buona, e perciò i fatti di certa gravità  non sono molti ma questi però restano tutti impuniti. E’ per questo che alle volte penso tristamente fra me, se mai siasi disgraziatamente realizzata per noi la profezia di Lamartine, e sia realmente l’Italia ancora oggi la terra dei morti!!!

Basta per oggi di questo argomento: ci ritorneremo sopra un’altra volta.

Fra le commemorazioni e feste patriottiche in special modo vien celebrata quella del XX Settembre. Questa memorabile data mai ci passa inosservata. Quel giorno mi ricorda la Pasqua dei nostri paesi, tanta è la festa con cui viene celebrata.

Alle ore 5 del mattino del giorno XX Settembre la città è sempre svegliata da 21 colpi di mortaretti, e dal suono della banda musicale, che poi percorre le vie della città suonando inni patriottici, accompagnata da una folla immensa d’italiani plaudenti e festanti.

Le case degli italiani si vedono tutte imbandierate con la bandiera italiana, ovunque vengono affissi proclami improntati ad un elevato amor di patria che commuove ed allieta l’animo.

Fin dal mattino gruppi di italiani vestiti a festa percorrono le vie e ad ognuno traspare dal volto un vero entusiasmo.

Alle ore otto, più o meno principiano ad arrivare i coloni dalla campagna col dovuto permesso dei loro padroni, e molte volte a richiesta del comitato delle feste.

Essi entrano sempre in città in queste occasioni a due per due, siano a cavallo o a piedi.

I giovani con i loro vestiti di gala, con un grande fazzoletto di seta al collo, una penna di pappagallo sul largo cappello, accanto chi alla sua bionda, chi alla sua bruna e con aria di conquistatori marciano militarmente e fanno in città come un ingresso trionfale.

Li seguono i vecchi, a molti dei quali il petto appar fregiato di qualche medaglia delle guerre della nostra indipendenza.

Cosicché verso il mezzogiorno la città è piena d’italiani ansiosi che venga l’ora fissata dal comitato per la passeggiata civica, e poi per la conferenza che si tiene, quando in teatro e quando sulla piazza pubblica, da vari oratori.

ALESSIO VAROLI 

Allegato n. 2

A Noi!, Domenica 3 dicembre 1905, anno II, n. 48, p. 2

DAL BRASILE (Nostra corrispondenza)

BOTUCATU, 23 ottobre (Stato di S. Paolo – Brasile) – Pro Calabria – Il filo elettrico ci trasmise il grido d’angoscia dei poveri figli della forte Calabria così duramente provati dalla più immane delle sventure che mente umana possa immaginare.

Esso si ripercosse fra gli italiani del Brasile, i quali in uno slancio di cuore han dimostrato il loro spirito di affratellamento.

Qui in Botucatu ed in tutti i paesi dello Stato, ed in tutti gli altri Stati, le collettività italiane han risposto con amore e sollecitudine all’appello dei loro fratelli di oltre l’Oceano.

Anche i nostri ospiti hanno corrisposto con vera generosità unendosi a noi in tutto, ed aprendo sottoscrizioni per contribuire ad alleviare le conseguenze di tanta sventura.

In Botucatu, alla prima notizia del terribile flagello si costituì un comitato di 10 italiani per promuovere sottoscrizioni in favore di quei poveri superstiti.

Il comitato della sua prima riunione deliberò di dividersi in 3 commissioni coll’incarico di raccogliere denari e oggetti per una fiera di Beneficenza.

Distribuì molte schede di sottoscrizione, ai negozianti di qui. Le sere del 18 e 20 settembre vi fu nell’atrio del Teatro Santa Croce la pesca fiorentina: allestita da me e dai sigg. Alfredo Nardini, Rocco Figliolini, Luigi Tortorella, e dalle signorine Leonilda Varoli, Maria Varoli di Emidio, Maria Varoli di Sisto, Irma Varoli di Pio, Amelia Nunziatina e Fiammetta Pedretti.

Il giorno 20 una commissione di 4 cittadini italiani e delle signorine suaccennate accompagnati dalla Banda musicale Pedro Soares, percorse la città distribuendo i biglietti per una recita al Teatro data dal locale Circolo Filodrammatico “Paolo Ferrari” che gentilmente si prestò per questo atto umanitario. Considerando che questi mesi sono i più critici dell’anno, e mal grado la crisi del caffè che è ad un prezzo irrisorio, cionondimeno abbiamo potuto raccogliere a favore di quelle povere vittime la somma di Lire italiane 2560 che sono state rimesse al Comitato generale di S. Paolo.

Io come membro del Comitato ho preso parte attiva al doveroso lavoro, perciò dal principio alla fine ho accompagnato questa commovente manifestazione, e ne posso dare un esatto ragguaglio.

Bisogna notare che questo nuovo e vasto continente è composto di un miscuglio di razze e religioni di diversi continenti e isole del vecchio e nuovo mondo, che in complesso formano la popolazione di questa Nazione. In questa circostanza ho avuto la consolazione di constatare che il lutto dei calabresi era lutto generale. Si vedevano italiani, brasiliani, germanici, spagnuoli, svizzeri, nord-americani, siriani ed altri di ogni paese concorrere con tanta benevolenza che davvero commoveva. E questo sentimento, umanitario, così generalmente sentito parmi dia molto a sperare nel completo affratellamento della famiglia umana.

Che se ciò non sarà sufficiente ad impedire i grandi disastri prodotti da cause naturali, come il terremoto, darà però alla società forza bastante per attenuarne le tristi conseguenze. Coraggio dunque, che solo sta in noi sciogliere questo non facile, ma nemmeno impossibile problema.

Alessio Varoli 

P.S.: Nel n. 37 dell’ “A Noi!” in un articolo riguardante gli stipendi dei maestri e l’ignoranza in Italia, leggo che lo stipendio annuo dei maestri qui è di 3500 lire. Colla debita venia vi faccio osservare che siete stati male informati poiché le semplici maestre di I elementare guadagnano 250 mila reis al mese che al cambio attuale di 600 reis per lira rappresenta uno stipendio di lire 5000.

Questo per le maestre di I elementare, mentre quelle di grado superiore percepiscono 350.000 reis al mese corrispondenti a 7000 franchi all’anno. Non parliamo poi dei professori di Università i quali hanno uno stipendio favoloso. Appunto ieri 24 ottobre è stato presentato al congresso nazionale un progetto di legge che decreta lo stipendio annuo dei professori di Università a 16.000 lire (sempre inteso al cambio di 600 reis per lira) e di 10.000 lire per i supplenti e per i professori delle scuole politecniche, autorizzando il governo ad aprire i crediti necessari per l’esecuzione della presente legge.

Allegato n. 3

Il Brasile e gli italiani. Pubblicazione del Fanfulla, Bemporad, Firenze 1906, 1187 pp, in particolare p. 1138, “La fabbrica di liquori, birra e gazose di Alessio Varoli. Botucatù”

Una delle fabbriche di liquori, di birra e gazose, ecc. più antiche nello Stato di S.  Paulo e delle più favorevolmente conosciute, è quella fondata nel 1885 in Botucatù da Alessio Varoli e già premiata pei suoi prodotti nell’Esposizione Nazionale di Torino -1898 – e in quella mondiale di S. Louis – 1904.

La specialità più squisita della fabbrica è il liquore “Eucaliptus” tratto dalle foglie della pianta omonima.

Alessio Varoli – nativo di Pontremoli, Provincia di Massa Carrara – conta fra i primi italiani venuti al Brasile. Difatti egli vi risiede dal 1875. Fu dapprima in Sorocaba, successivamente in Piracicaba, poi in Ytù, fino a che nel 1879 si stabilì definitivamente in Botucatù ed è colà, può dirsi, il decano della colonia italiana, alla cui vita collettiva egli dedicò intelligenza d’uomo e amore di connazionale.

Difatti nel 1886 egli promosse ed ottenne la costituzione della Società di Mutuo Soccorso “Croce di Savoia” ed edificò la casa di sede del sodalizio, che assunse in seguito il nome di “Società Italiana di Beneficenza”.

Fu eziandio fondatore della Loggia Massonica “Silvano Lermini” (sic! ma “Silvano Lemmi”) sotto l’obbedienza del Grande Oriente d’Italia ed in essa è raccolto il miglior elemento della colonia italiana di Botucatù.

L’Alessio Varoli, eletto venerabile della Loggia alla sua fondazione, occupa tuttora l’altissima carica, prova evidente del pregio nel quale è tenuto dai suoi connazionali.

Fu corrispondente consolare d’Italia per due anni e pel corso di ben 7 anni fu reggente dell’Agenzia consolare italiana in Botucatù.

I trent’anni di Brasile non hanno sminuito per nulla l’amore intenso di Alessio Varoli per la patria lontana. È patriota ardente e sente altamente dell’italianità. Fasti e dolori d’Italia lo hanno veduto partecipe sempre ad ogni manifestazione lieta e di dolore dei suoi connazionali.

È probo nella vita privata, come in affari: buono, mite d’animo, affabile, Alessio Varoli ha la stima e l’affetto di tutti. Amantissimo della famiglia egli ha allevato con cura i suoi figli – e sono molti – facendoli educare a dovere.

Nel mondo commerciale gode di larghissimo credito, che risponde alla onestà e correttezza del suo procedere in affari. Ha raggiunto oramai una cospicua fortuna meritata dopo tant’anni di affannoso lavoro.

La fabbrica fondata dal Varoli corre oggi sotto la ragione sociale “Varoli, Campolonghi e C.”

MARCO ANGELLA, Il cargallese Alessio Varoli (1852 – 1916), pioniere dell’emigrazione pontremolese a Botucatu (Brasile), pubblicato in “Il Porticciolo”, anno XIII, n. 1, 03, 2020

La rivista spezzina “Il Porticciolo” è fondata e diretta dalla professoressa Rina Gambini.


[1] I tre incontri (promossi dall’Associazione “Manfredo Giuliani”, dal Centro Aullese “Giulivo Ricci”, dall’Associazione “Tina Modotti”, dall’Associazione “Vasco Bianchi”, dall’Associazione “Alberico Benedicenti” e con il patrocinio degli assessorati alla cultura dei comuni di Pontremoli e di Villafranca) si tennero nei giorni 19 novembre, 26 novembre e 3 dicembre 2011 presso le Stanze Civiche del Teatro della Rosa di Pontremoli. Per l’occasione fu allestita una mostra delle principali testate provenienti dalla raccolta Giuseppe Chiappini.

[2] BOTUCATU è un comune del Brasile nello Stato di San Paolo, parte della mesoregione di Bauru e della micro regione di Botucatu. Sorge ad un’altitudine di 804 m. sul livello del mare e attualmente (Censimento del 2010) conta 127.328 abitanti. Sulla città di Botucatu cfr. Marcelino Dias [Fótografo], Imagens de Botucatu. A combinaçao entre percepçao e sensibilidade”, Quality Press, 2010.

[3] Roberto Vicençotto Ribas è professore titolare del Dipartimento di Fisica Nucleare dell’Università di San Paolo. Per conoscere le sue pubblicazioni cfr. http://www.dfn.if.usp.br/~ribas/index.html

[4] Lo storico Joao Carlos Figueroa ha recentemente (2017) scritto il libro “Boca do Sertão. Historia resumida e comentada da cidade de Botucatu. 1719-2016”: cfr. https://acontecebotucatu.com.br/geral/historiador-joao-figueiroa-lanca-boca-sertao-historia-da-cidade-desde-1719/

[5] Segnalo, tra le altre, le famiglie Varoli, Botti (Caffoni), Faconti, Mori, Pedretti, Bertocchi, Borzacca, Calani, Ferrari, Franchini, Magnani, Angella, Aloisi, Moscatelli, Pinotti.

[6] Adelina Guimaraes Michelucci Botti è una giornalista che scrive sul “Diario della Serra” e cura la rubrica “Impressoes”. I suoi avi sono i Botti-Caffoni provenienti dalla Valdantena.

[7] Hernâni Donato (Botucatu, 12 ottobre 1922 – San Paolo, 22 novembre 2012) fu storico, scrittore, giornalista, professore e traduttore. Tradusse, tra l’altro, la “Divina Commedia” di Dante Alighieri. Lasciò, tra tante pubblicazioni, anche il libro dal titolo “Achegas para a História de Botucatu” (“Nuovi contributi sulla storia di Botucatu”).

[8] L’avvocato Armando Moraes Delmanto cura un bel blog che richiama anche l’immigrazione italiana: cfr. http://blogdodelmanto.blogspot.com/2015/09/imigracao-italiana-projeto-do-novo.html Cfr. inoltre http://www.armandomoraesdelmanto.com.br

[9] La psicologa Alexandra Biral Faconti (discendente di Alessio Varoli, suo bisnonno) cura insieme alle sorelle il blog “Resgatando o passado”: cfr. http://resgatando-o-passado.blogspot.com

[10] Cfr. Jornal Acontece Botucatu, 12 novembre 2012, Historiadores italianos são recebidos em Botucatu:

http://www.acontecebotucatu.com.br//Cont_Default.aspx?idnews=11005&catnews=962.

[11] Cfr. Marco Angella, A Noi!, , in Gian Luigi Maffei (a cura di), “La stampa periodica pontremolese tra Otto e Novecento”, Edizioni dell’Assemblea – Consiglio Regionale della Toscana, Firenze 2013, pp. 95-124, in particolare p. 101 e pp. 106-109 (Appendice, n. 3, A Noi!, 8 ottobre 1905, anno II, n. 40, p. 1, “I Pontremolesi all’estero”, lettera  di Alessio Varoli da Botucatu del 28 agosto 1905). Le annate 1904-1908 del periodico “A Noi!” sono conservate in Archivio di Stato di Massa, Emeroteca, Busta 37, Giornali: n. 17.

[12] La corrispondenza di Alessio Varoli da Botucatu (con un “P.S.” di rettifica su un articolo uscito il 17 settembre 1905 riguardante gli stipendi dei maestri)  fa riferimento al “terremoto della Calabria” del 1905, un grave sisma che si abbatté sulla regione meridionale dell’Italia devastando un’ampia area tra Cosenza e Nicotera, durante la notte tra il 7 e l’8 settembre 1905, provocando 557 vittime. Cfr. Quaderni di Geofisica, n. 60, Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (2008); https://it.wikipedia.org/wiki/Terremoto_della_Calabria_del_1905. Cfr. pure “A Noi!”, 17 settembre 1905, anno II, n. 37, p. 1, “I terremoti” e “Per le vittime del terremoto delle Calabrie”.  

[13] Cfr. Archivio Diocesano di Massa Carrara – Pontremoli, Sezione di Pontremoli, Cargalla, Battesimi 1825-1911, n. 362.

[14] Cfr. Sezione Archivio di Stato di Pontremoli, Lista di leva 1872, n. 128.

[15] Cfr. Antonio De Ruggiero, Emigranti toscani nel Brasile meridionale (1875-1914), Università degli Studi di Firenze, tesi di dottorato in storia, Dottorato di ricerca in Studi Storici per l’età Moderna e Contemporanea, XIII ciclo, anno accademico 2008-2010, pp. 120-121.

[16] Cfr. Il Brasile e gli italiani. Pubblicazione del Fanfulla, Bemporad, Firenze 1906, p. 1138, “La fabbrica di liquori, birra e gazose di Alessio Varoli. Botucatù”

[17] Cfr. SebastiÃo Almeida Pinto, A familia Varolli, in “Correjo de Botucatu”, 6 maggio 1971 (n. 62), 18 maggio 1971 (n. 63), 4 giugno 1971 (n. 64), 10 giugno 1971 (n. 65).  

[18] Cfr. Fernando Botti Caffoni (racconto documentato a cura di), Antiche radici della famiglia Botti – Caffoni dalla Lunigiana al Brasile, dal Brasile a Parma, edizione “ridotta” per biblioteche, giugno 1993, pp. 30-31. Mi permetto di aggiungere che il Faconti di cui parla il Botti Caffoni è ADEODATO GEMINIANO ANTONIO FACONTI, nato il 28 febbraio 1877 a Pontremoli da Domenico Faconti e da Camilla Fabbri. Il politico, drammaturgo, giornalista e scrittore pontremolese ADEODATO FACONTI (1877-1973), emigrato a Botucatu (Brasile) all’inizio del XX secolo è un personaggio illustre della nostra terra ancora tutto da scoprire. Spero, un giorno, di riuscire a condensare quanto ho trovato su di lui. Mette conto precisare che recentemente è uscita la pubblicazione postuma Ferdinando Botti Caffoni, Famiglia Botti Caffoni. Antiche radici. Dalla Lunigiana al Brasile, dal Brasile a Parma (2019), che viene pubblicizzata su internet con queste parole: “Dalla Lunigiana al Brasile, dal Brasile a Parma origini e diramazioni dei Botti Caffoni dal XVI secolo ai nostri giorni”.

[19] Cfr. http://www.armandomoraesdelmanto.com.br/?area=artigos&id=6 ovvero “Projeto do Novo Milênio, com as raízes do passado …” (“Progetti da Capomillenio con i segni del passato …”), in particolare “O Novo Caminho – À partir de 1800, mais precisamente, à partir de 1875/87, teve início a grande imigração italiana para as Américas e, de modo especial, para o Brasil. No entanto, desde 1865, o imigrante italiano Aleixo (Alessio) Varoli já havia feito esse caminho e, nos anos 80, já era um vencedor: tinha Fazenda de Café, Indústria de Bebidas e era Agente Consular do Governo Italiano. Aleixo Varoli era dinâmico, tendo vários empreendimentos, sendo que alguns em sociedade com seu irmão Xisto Varoli. Tinha Fazenda de Café na região de Itu, mas estava estabelecido na cidade de Botucatu, então “boca do sertão”, onde lançou as suas raízes e edificou a sua família.” Segnalo vivamente anche il seguito di questo scritto in portoghese, corredato da foto d’epoca in bianco e nero, tra le quali vi è la splendida foto di famiglia, con il “patriarca” Alessio (o Aleixo) Varoli.

[20] Sulla medaglia si legge: “Esposizione Generale Italiana Torino 1898”.

[21] Sulla custodia della medaglia si legge: “Universal Exposition – 1904 – Saint Louis”.

[22] Alexandra Biral Faconti riferisce nell’ordine: Torino 1898; Saint Louis 1904; Milano 1906; Torino 1911. Segnalo inoltre ciò che ho trovato:   Bollettino dell’Emigrazione, Commissariato dell’emigrazione, 1907, volume 6, Edizione 3, p. 229: “Varoli Alessio – Botucatù (San Paolo, Brasile). Per il suo liquore “Eucaliptus””. Cfr. inoltre http://www.ybytucatu.net.br/historia/italianos/ruaitalia.html

“Por largos anos funcionou na Curuzú, a Fábrica de Bebidas e Licores de Aleixo Varoli, com seu famoso licor de eucalipto, premiado com Medalha de Ouro na Exposição Internacional de Turim – Itália, em 1921, cuja receita se perdeu, infelizmente”. Ovvero: “Per molti anni fu attiva in via Curuzù la Fabbrica di bibite e liquori di Alessio Varoli, con il suo famoso liquore d’Eucalipto, premiato con medaglia d’oro nell’Esposizione Internazionale di Torino – Italia nel 1921, la cui ricetta andò infelicemente perduta”.

[23] Faccio riferimento ad uno scambio di informazioni avvenuto con la dottoressa Alexandra Biral Faconti su messenger la mattina di sabato 15 febbraio 2020.

[24] Cfr. Antonio De Ruggiero, tesi cit., pp. 120-121.

[25] Cfr. Olavo Pinheiro Godoy, Ruas Botucatuenses, Botucatu 2009, pp. 25-26, “Aleixo Varolli, Rua”.

[26] Cfr. Il Brasile e gli italiani. Pubblicazione del Fanfulla, Bemporad, Firenze 1906, p. 1138, “La fabbrica di liquori, birra e gazose di Alessio Varoli. Botucatù”. Per la cronaca Silvano Lemmi (Ginevra 1857 – Roma 1901), commerciante, figlio del noto banchiere Adriano Lemmi (Livorno 1822 – Firenze 1906; massone fin dal 1875; eletto alla massima carica di Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia nel 1885)  fu per breve tempo Deputato. Venne ricordato nella cronaca della seduta della loggia “Stefano Romeo-Aspromonte” di Reggio Calabria, svoltasi il 25 maggio 1901: “Durante la riunione, Eugenio Boccafurni aveva commemorato «con affettuosa e commossa parola» Silvano Lemmi «rapito improvvisamente da imperdonabile malattia all’amore dei suoi cari, all’affetto ed alla stima dei suoi Fratelli nell’Ordine e di tutti coloro, anche non Massoni, che ebbero agio di apprezzare le impareggiabili qualità dell’estinto». Dopo di lui prese la parola il primo sorvegliante, Giuseppe Pizzimenti. La seduta venne, infine, sospesa ad unanimità di voti. Il giorno dopo, Boccafurni inviò il seguente telegramma ad Ernesto Nathan: «Questa Loggia, profondamente addolorata improvvisa perdita illustre, diletto Fratello Silvano Lemmi, pregavi rendervi interprete suo dolore, vivissimo cordoglio presso desolata famiglia, inconsolabile genitore, verso cui presente irreparabile sciagura rafforza maggiormente nostri vincoli di affettuosa, riverente devozione». Cfr. La Loggia “Stefano Romeo-Aspromonte” di Reggio Calabria per il compianto Fratello Silvano Lemmi, in “Rivista della massoneria italiana”, 15-31 maggio e 15 giugno 1901, p. 222; cfr. Ferdinando Cordova, Massoneria in Calabria. (Personaggi e documenti. 1863-1950), Luigi Pellegrini Editore, Cosenza 2014.

[27] La loggia massonica “Silvano Lemmi”, ancora attiva nel 1920, è citata in Fulvio Conti, As lojas maçônicas italianas na América Latina e o mito de Garibaldi, in “Garibaldi, história e literatura. Perspectivas internacionais, a cura di Núncia Santoro de Constantino e Cláudia Musa Fay, EdiPUCRS, Porto Alegre 2011, p. 155: “No início do século XX, sempre no Estado de São Paulo, em Botucatu, foi fundada uma loja intitulada «Silvano Lemmi», filho do grao-mestre Adriano Lemmi, precocemente desaparecido; essa loja em 1920 continuava ativa. Naquele ano, contavam-se no Brasil outras três lojas italianas, todas localizadas em São Paulo. Eram denominadas «Nuova Italia», «Aquila Romana» e «Andrea Costa», em homenagem ao primeiro deputado socialista eleito para o Parlamento Italiano. No inicio do século XX, aparecia a loja «Menotti Garibaldi», dedicada ao primogenito do herói, precocemente falecido em 1903.”

[28] Cfr. Sezione Archivio di Stato di Pontremoli, Registro emigrati (1906-1917), n. 95: ““Varoli Alessio furono Giuseppe e Pinotti Annunziata – Possidente” da Pontremoli – Cargalla a San Pancrazio Parmense (18 9bre 1915)”.

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