LA REGIONE EMILIANA E LA LUNIGIANA

L’illustre nostro concittadino Manfredo Giuliani ha ampiamente trattato l’argomento in questione nella relazione tenuta al Convegno Lunigianese per il nuovo Ordinamento Regionale, promosso dalla “Camera Commercio e Industria  e Agricoltura” della Spezia e dalla “Accademia lunigianese di Scienze Giovanni Capellini” il 4 maggio 1947.

Rimandiamo senz’altro i nostri lettori a tale relazione per un esame più approfondito dell’argomento. Noi ci limiteremo ad esporre sommariamente l’incongruenza del confine ligure – toscano per una eventuale sistemazione regionale della Lunigiana, valendoci largamente dello studio del Prof. Giuliani.

La Carta Costituzionale prevede un nuovo ordinamento regionale, per cui da tempo si parla, in Italia, di dar vita ad organismi super-provinciali, con funzioni di governo locale.

Volendo affrontare tale problema è necessario cercare e determinare territori nei quali effettivamente geografia, economia, tradizioni e demografia concorrano a dar vita a vere unità regionali per risolvere problemi che da 80 anni, popolazioni  e territori legittimamente attendono.

Ni riguardi della Lunigiana il carattere unitario e l’appartenenza geografica sono evidenti. E non è chi non vede l’assurdità del confine amministrativo attuale , che non trova giustificazioni di carattere fisico o politico o etnico, e che si può solo spiegare con le circostanze contingentissime dalle quali ebbe un’origine provvisoria alla costituzione del regno d’Italia, quale confine provinciale.

Pontremoli, che è sullo stesso parallelo di Genova, è attribuito all’Italia centrale; Sarzana, che è a circa 40 km a sud di Pontremoli, è aggregata alla provincia settentrionale della Spezia; la Magra, che corre esattamente da nord a sud, viene divisa in due tronchi: il tronco superiore è attribuito, anche per il suo regime idraulico, al Centro e il tronco inferiore al Settentrione.

L’Appennino, che circonda il seno ligustico, ha funzione di tramite, tra la Val Padana e la Lunigiana, sia per la poca elevatezza delle sue cime sia per le frequenti gole che agevolano le comunicazioni.

La Val Padana trova i suoi sbocchi marittimi più importanti, oltreché nel centrale porto di Genova, in quel di Savona e della Spezia. Questi due ultimi hanno funzioni più strettamente regionali, il primo rispetto al Piemonte, il secondo rispetto all’Emilia occidentale, ove vie di antichissime comunicazioni (Cento Croci, Borgallo, Bratello, Cisa, Cirone, Linari, Cerreto) offrono sbocchi non solo al mare, ma anche verso l’Italia Centrale.

Non è dunque un paradosso l’attribuire ai monti funzioni unificatrici. Anziché di divisione, perché non solo ciò è nei fatti, come si può osservare nel Genovesato, ma rispetto alla Lunigiana, è l’ evidente sforzo di un processo documentato nella geografia storica della regione.

Non è un arbitrario desiderio di novità, come ad alcuno può parere, la proposta di unire la Lunigiana alla regione padana, ma, anzi, è il risultato di una lunga serie di tentativi, una conclusione e non una innovazione.

Problema vitale, dunque, per Pontremoli, è quello di uscire dalla falsa situazione amministrativa in cui si trova sin dai primi anni dell’unificazione nazionale e di essere riunito all’Italia Settentrionale, alla quale appartiene per la sua situazione geografica e per le ragioni orografiche della località. Gli occorre di tornare a respirare l’aria della val Padana, che respirò in passato, quando crebbe e si sviluppò e prosperò, attraverso quelle comunicazioni appenniniche, di carattere locale (Cirone, Bratello, Codolo-Zeri-Sesta-Sestri), che ora si sono chiuse intorno a lui, rimanendo aperte solo quelle di transito (Cisa, Ferrovia) che, con i mezzi rapidi di trasporto, lo hanno impoverito anche delle sue ultime risorse, concesse ai vecchi e lenti mezzi di comunicazione.

Ecco la necessità di una sua sistemazione territoriale amministrativa che lo tolga dalla paradossale situazione di un paese settentrionale costretto nell’Italia Centrale, dalla quale è terribilmente isolato e staccato; di territorio d’influenza emiliana e padana cacciato in un artificiosa ed eterogenea appendice della Toscana; di paese appenninico cacciato in un’artificiosa e non vitale provincia che ha due capoluoghi nella regione apuana, all’estremità opposta del bizzarro conglomerato provinciale.

Basta infatti osservare la realtà per avere la facile indicazione della via per risolvere l’assurdo.

Geograficamente la Lunigiana offre gli evidenti caratteri di una piccola regione, ben distribuita attorno al sistema fluviale della Magra e della stretta striscia di litorale. Basta ritornare ai confini evidenti di questa regione per provare la soluzione naturale e razionale del problema di geografia amministrativa che vi si riconnette. Se a ponente il confine può restare alquanto incerto, nella parte orientale esso presenta caratteri distintivi nettissimi: Cinquale – Lago di Porta – Contrafforte del Carchio e del monte Altissimo – Apuane – Bacino del Serchio e dell’Aulella – Appennino sulla Nuda. E’ un confine che potrebbe dividere due Stati. Alla indicazione della geografia fisica, in questo caso si aggiunge quella della geografia storica: se sui monti divide la Lunigiana dalla Garfagnana, nella parte inferiore divide la Lunigiana dalla Versilia, nomi antichi di regioni storiche ben distinte.

E, infatti, non solo è questo il confine della Lunigiana, ma della Liguria e, infine, dell’Italia settentrionale.

E poiché l’ex circondario di Pontremoli si trova a nord di questi confini ben delimitati e definiti è vitale che, se sarà istituitala regione, venga trasferita in una regione settentrionale , sia essa la regione Emiliana lunigianese, già proposta dal nostro Micheli, o la Regione Emilia Romagna o un semplice raggruppamento, con funzione di decentramento dell’amministrazione, di provincia settentrionale. Ma poiché, comunque, sia risolto il problema della regione, la provincia (e, speriamo senza essere modificata nei suoi caratteri tradizionali e, ormai, quasi secolari) rimarrà, il problema amministrativo territoriale di Pontremoli si viene a concentrare, in sostanza, in questa sola questione, di essere cioè aggregato alla provincia di Parma, come chiede ormai da quasi 80 anni. Ed un tal modo, infatti, si verrebbero a porre le basi per la soluzione dei suoi problemi territoriali amministrativo: inclusione nell’Italia settentrionale; aggregazione ad un complesso amministrativo vitale ed espansivo interessato allo stesso sistema di comunicazioni; unificazione della zona appenninica parmense ad economia di tipo complementare. Il problema provinciale esiste per Pontremoli dai primi anni dell’unità ed esiste non solo come aspirazione, ma come ripetuta espressione di volontà e come promessa dei vari governi che hanno affrontato il problema amministrativo.

E’ ormai ben noto che la provincia di Massa non fu che un espediente delle frettolose annessioni del ’59 dichiarato provvisorio, giustificato come mezzo di sistema al di qua dell’Appennino, durante il breve periodo del “Governo dell’Emilia” , i territori già appartenenti ai Ducati di Parma  ( alta Val di Magra) di Modena ( media Val di Magra Fosdinovo, Fivizzano, Aulla e Ducato di Massa).

Non appena, infatti, il Parlamento si accinse a rivedere la frettolosa costituzione amministrativa del regno raffazzonata nel ’59, s’iniziarono a Pontremoli e in Lunigiana, insistenti agitazioni per lo scioglimento della provincia di Massa e per una nuova distribuzione dei suoi territori in altra provincia, e furono sempre, in tali occasioni, avanzate dai governi proposte a Pontremoli per un cambiamento di Provincia. Così nel ’61 – 62, così nel ’65, così più recentemente, nel ’92 – 93, quando l’agitazione contro Massa  dell’Alta Val di Magra, assunse il carattere di una vera sollevazione popolare, con sedute di Consigli Comunali, con Comizi pubblici ecc..

I verbali delle sedute del Cons. Com. ne conservano i vibranti documenti. Merita di essere ricordato, per l’attualità degli argomenti, la motivazione dell’ordine del giorno per l’annessione a Parma, votata dal Cons. Com. di Pontremoli nella seduta del 4 febbraio 1865. “Il nostro mercato – vi era detto – da secoli si approvvigiona a Parma, ove all’incontro hanno esito i nostri vini, le castagne e le frutta. Per la strada di Pontremoli, Parma versa le sue granaglie e talvolta anche i suoi vini, a Sarzana, a Massa e a Carrara. Di più, la Provincia di Parma è in buona parte composta di territori montuosi  nel versante settentrionale appenninico contiguo ai nostri, situati nell’opposto versante, per cui la rete stradale desiderata dalla montagna di Parma ha il suo naturale sviluppo e compimento nel territorio di Pontremoli, col quale si sente di corrispondere. Sono infatti anche qui da tempo proposte e desiderate da Borgotaro a Pontremoli, da Bagnone a Linari per Langhirano e da Corniglio a Pontremoli, strade che sarebbero sbocco alla menzionata rete stradale delle montagne di Parma. Quindi gli interessi di questo Circondario e Comune, ove non sono identici sono omogenei a quelli della provincia parmense, in guisa che consigliano la riunione di questo territorio alla medesima, sia nei rapporti amministrativi sia nei rapporti giudiziari. Ora lo sviluppo di Parma come centro e le esigenze moderne della viabilità non solo hanno accresciuto il valore di queste ragioni, ma ne hanno fatto sorgere altre insite nelle esigenze dei nuovi sistemi delle comunicazioni.

Dopo la liberazione fu subito ripresa l’organizzazione per la soluzione del nostro problema territoriale amministrativo. Prima il C.N.L: si fece interprete dei voti della popolazione presso i governi Bonomi, Parri e De Gasperi per l’annessione pontremolese alla provincia di Parma. Nella prima adunanza del Cons. Com. liberamente eletto, con un ordine del giorno votato all’unanimità, fu deliberato di sollecitare dalla Costituente l’esaudimento dell’antico voto. Si ebbe poi, con l’adesione di tutti i partiti, degli enti, società, organizzazioni cittadine, un pubblico comizio presieduto dal sindaco, nel quale si decise di rinnovare gli stessi voti presso il governo.  Successivamente l’8 maggio del ’47, ebbe luogo in una sala del Comune, un convegno colle rappresentanze di comuni dell’ex circondario di Pontremoli, dei partiti, delle Associazioni e degli Enti Locali, sotto la presidenza del sindaco di Pontremoli, con l’intervento del sindaco di Parma, il presidente della Deputazione provinciale di Parma e il Presidente della Camera di Commercio di parma, dove fu espresso lo stesso voto.

Pontremoli si associò inoltre alle manifestazioni per l’istituzione di una regione emiliana che includesse anche la Lunigiana e cioè le provincie della Spezia e di Massa. Il 16 febbraio del ’47 fu a tale scopo tenuto un Congresso in Pontremoli, nella sala del Comune, al quale intervennero i rappresentanti di quasi tutta la Lunigiana. E’ certo interesse di tutta la regione servita dalla Parma – La Spezia di essere inclusa in una sola regione, qualunque debba essere la sua forma. Ed è anche interesse per l’Alta Val di Magra  che l’unità regionale  non sia spezzata.

I voti dell’alta Val di Magra , sebbene riconosciuti giusti, non furono mai approvati; perché i vari governi nazionali non riuscirono mai a condurne a termine la riforma amministrativa. Il tentativo di riforma malamente attuata dal fascismo, sotto la spinta di interessi egoistici locali e di pressioni di partito, più per aggravare anziché migliorare la situazione, creando nuove province piccole e non vitali, in luogo di sistemare meglio territorialmente e irrobustire le esistenti.

Il Corriere Apuano 3-10-17-24 marzo 1949

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