
Un’interessante serie di manoscritti, rinvenuta presso la Sezione pontremolese dell’Archivio di Stato di Massa,[1] offre notizie e curiosità sullo stato delle fiere e dei mercati al tempo della Lunigiana Parmense.
Se la frammentarietà della documentazione relativa alle epoche precedenti rende arduo un lavoro d’insieme, la ricchezza e la precisione di statistiche e prospetti riguardanti il periodo considerato consente di fornire un quadro generale della situazione e di entrare nel dettaglio dei diversi Comuni, lasciando ampio spazio alle informazioni sui protagonisti – donne, uomini, animali e merci[2] – così come ci sono state tramandate dall’inchiostro dei funzionari parmensi.
Come noto, a seguito della morte della duchessa di Parma Maria Luigia, avvenuta nel dicembre del 1847[3], l’8 gennaio 1848 venne costituita – rispettando la complicata dinamica degli scambi previsti dal trattato di Firenze – la “Lunigiana Parmense”, comprendente tutti i territori dell’Alta Val di Magra[4].
In realtà l’opposizione delle popolazioni lunigianesi al nuovo regime portò, nel marzo 1848, ad un Governo Provvisorio che decretò il distacco da Parma e l’annessione della “Lunigiana Parmense” al Granducato di Toscana[5].
Leopoldo II, ben lieto di rientrare in possesso delle terre lunigianesi, il 12 maggio 1848 decretò l’aggregazione della Lunigiana Parmense alla Toscana[6].
Nella primavera del 1849, però, quando l’Austria si impose nella prima guerra di Indipendenza ed i Prìncipi satelliti furono restaurati nei loro Stati, “la Lunigiana settentrionale fu riaggregata al Ducato di Parma con la nuova denominazione di Provincia di Pontremoli, così come aveva decretato il 15 dicembre 1849 Carlo III di Borbone”[7].
Come illustra Lorenzo Molossi nel suo “Manuale Topografico degli Stati Parmensi”[8], il Ducato era ripartito in cinque province e precisamente nella provincia di Parma, e in quelle di Piacenza, di Borgo San Donnino, di Val di Taro e della Lunigiana Parmense.
In particolare scriveva il Molossi sulla Lunigiana Parmense: “è cinta a tramontana da un arco dell’appennino (su cui si estollono più alte le cime del Gòttero, del Molinàtico, dell’Orsaio e del Malpasso) che lo separa dalle provincie di Val di Taro e di Parma; le sta a greco ed a levante la stessa provincia di Parma, a sirocco e a mezzodì lo stato di Modena, e a ponente il genovesato.”[9]
La nuova provincia era formata da sei comuni: Bagnone, Filattiera, Mulazzo, Pontremoli, Villafranca e Zeri. Presentava una superficie di 418.25 kmq, una popolazione di 31.848 abitanti e una densità media pari a 76 abitanti per chilometro quadrato[10].
Bagnone, con i suoi 19 comunelli[11], aveva una superficie di 70,78 kmq, contava 5.804 abitanti e una densità di 82 ab/kmq.
Filattiera, con i suoi 6 comunelli[12], aveva una superficie di 33,33 kmq, contava 2301 abitanti e una densità di 70 ab/kmq.
Mulazzo, con i suoi 10 comunelli[13], aveva una superficie di 46,96 kmq, contava 4.350 abitanti e la più alta densità tra i comuni della provincia con 93 ab/kmq.
Pontremoli presentava il più alto numero di comunelli (27)[14], la maggiore estensione territoriale (143,80 kmq) e il più alto numero di abitanti (12.193). Aveva inoltre una densità pari a 85 ab/kmq.
Villafranca, con i suoi 9 comunelli[15], presentava una superficie di 41,93 kmq, contava 3622 abitanti e una densità di 86 ab/kmq.
Infine Zeri, con i suoi 7 comunelli[16], aveva una superficie di 81,45 kmq, contava 3.578 abitanti e la densità più bassa della provincia (44 abitanti per chilometro quadrato).
Dopo aver annotato i dati più interessanti relativi ai singoli comuni della neonata provincia, prendiamo in considerazione le informazioni desunte dai manoscritti recentemente rinvenuti per provare a descrivere l’atmosfera che regnava in quel periodo sulle piazze lunigianesi in occasione delle fiere e dei mercati.
Tramite una Circolare a stampa del 7 dicembre 1849 (n. 679), diramata dal Dipartimento dell’Interno del Ducato di Parma, Piacenza e Stati annessi, erano stati richiesti al Prefetto della Provincia i prospetti relativi alle “fiere” e ai “mercati” che si tenevano in ciascun comune[17].
In una lettera datata 15 febbraio 1850, firmata dal Prefetto ed inviata alla presidenza dell’Interno[18] si legge che dalla Lunigiana furono inviati “un prospetto delle fiere” e “altro dei mercati” per Pontremoli, “uno delle fiere, a cui sta unito l’altro dei mercati” per Bagnone, “un prospetto delle fiere soltanto” per Mulazzo “ivi non tenendosi mercato” e un “prospetto egualmente per le sole fiere” relativo a Villafranca.
Il documento si conclude in questo modo: “Mancano quelli dei due comuni di Filattiera e Zeri perché non vi si tengono né fiere né mercati infra l’anno.[19]”
I prospetti ai quali si fa riferimento sono davvero precisi e, grazie alla solerzia dei funzionari di stato, è possibile carpire notizie sul “numero delle fiere”, sulle “denominazioni dei luoghi in cui si tengono”, sui “giorni e mesi in cui ricorrono”, sulle “date dei decreti o delle disposizioni” che le istituirono, sulle “merci che vi si espongono”, sul “valore dei contratti”, sui “paesi da’ quali, o con merci o senza, concorrono” i visitatori e sulle “cagioni della concorrenza”; non mancano le “annotazioni speciali”[20].
I prospetti più ricchi di informazioni sono quelli di Bagnone e di Villafranca, mentre il più scarno è sicuramente quello di Pontremoli, nonostante tutto.[21]
Pontremoli

Secondo quanto annotava il podestà di Pontremoli Luigi Buglia il 24 gennaio 1850[22], le fiere attive erano sei: la fiera del “lunedì dopo la domenica in Albis”, la fiera del “lunedì dopo la domenica di Pentecoste”, la fiera del “3 luglio”, la fiera del “16 agosto”, quella del “9 settembre” e quella del “4 novembre”[23].
Ogni fiera pontremolese incominciava “nelle piazze di Pontremoli e in quelle adiacenti al pubblico passeggio a Levante della città stessa” e terminava poi “al Sobborgo della SS.ma Annunziata, occupando non solo i pochi pubblici spazi ma altresì la strada dello stato”[24] che attraversava quel sobborgo.
Buglia non indicava date di decreti particolari limitandosi a dire “non sono noti[25]” e affermava che in tutte le fiere si esponevano “bestiami, bovini, suini, da tiro e da soma, telerie, chincaglierie, canape, cappelli e cuoi[26]“.
Alla fiera del lunedì dopo la domenica in albis il valore dei contratti era di 15.000 lire[27] e “a memoria d’uomini – annotava Buglia – la concorrenza alle fiere è sempre stata pressoché eguale ove non siavi stato tal cambiamento di stagione, che vi abbia frapposto ostacolo.[28]“
Alla fiera del lunedì dopo la domenica di Pentecoste si facevano “molti contratti di bestiame”[29] e il valore di questi era di 20.000 lire, così come per la fiera del 3 luglio.
Alla fiera del 16 agosto il valore dei contratti si aggirava sulle 30.000 lire, mentre per la fiera del 9 settembre il valore era di 40.000 lire e si facevano “molti contratti di cuoi, buoi e telerie”[30]. Il più alto valore dei contratti era riservato alla fiera del 4 novembre per un valore di 60.000 lire, quando si faceva “smercio di panni”[31].
Per quanto concerne i visitatori, alle fiere pontremolesi giungevano i residenti di “tutti i paesi della Lunigiana parmense e que’ di Borgotaro, Compiano, Berceto e Corniglio.”[32] Inoltre tra i forestieri venivano ricordati gli abitanti di Fivizzano, Aulla, Terrarossa, Barbarasco, Lusuolo, Riccò, Pallerone, Bibola, Podenzana, Massa, Lucca, Sarzana, Lerici, Spezia e adiacenze e Piemontesi.
Per quanto riguarda i “mercati“[33] è necessario fare una precisazione: il mercato canonico si svolgeva nelle piazze nei giorni di “mercoledì e sabato di ogni settimana”[34], tuttavia il 30 novembre veniva allestito il “mercato di S. Andrea”[35].
Nei mercati settimanali si esponevano “granaglie, chincaglierie, panni, telerie, cuoi, pollami, pesci, patate e ferro lavorato”[36]. Il valore dei contratti era pari a 3.000 lire e clienti abituali provenivano da “paesi circostanti[37]“. Buglia precisava: “nell’inverno ne’ mercati si ritiene la negoziazione dei suini, la quale vi chiama più che discreto concorso di tutta la valle. A memoria d’uomini la concorrenza a’ mercati è sempre stata pressoché eguale ove la cattiva stagione non vi abbia frapposto ostacolo.[38]“
In occasione del mercato di S. Andrea si esponevano “bestiami bovini, suini, di tiro e da soma, telerie, chincaglierie, canape, cappelli e cuoi[39]“. I contratti toccavano le 40.000 lire e i visitatori non provenivano solo dai “paesi circostanti” ovvero da Borgotaro, da Bedonia, Compiano, Berceto e Corniglio ma pure da altri Stati; “forestieri” giungevano da Fivizzano, Aulla, Terrarossa, Barbarasco, Lusuolo, Riccò, Pallerone, Bibola, Podenzana, Massa, Lucca, Sarzana, Lerici, Spezia e dal Piemonte[40].
Nel 1856 al comune di Pontremoli fu permesso, con un decreto firmato dal Ministro di Stato per il Dipartimento di Grazia e Giustizia Salati, di “tenere nella Città Capo-luogo due mercati di bestiame grosso e minuto al primo e terzo Mercoledì di ciascun mese, differendoli al dì immediatamente successivo, se il Mercoledì cadrà in dì festivo[41]“.
Mulazzo
Come precisato, a Mulazzo non si tenevano mercati[42], tuttavia vi era la fiera di San Pietro[43], che si svolgeva nel “Piano Turcane di natura castaneata appartenente a diversi proprietari della Parrocchia di Mulazzo.[44]” Tale luogo restava “ad un miglio incirca distante dal capoluogo, confinato dal canale detto Carrara, e da villaggio chiamato Arpiola di Mulazzo.[45]“
Scriveva il Podestà di Mulazzo il 27 gennaio 1850: “La fiera di San Pietro, che tenevasi anticamente in Mulazzo essendo andata in disuso è stata ripristinata nel Piano Turcane vicino all’abitato dell’Arpiola il giorno 30 giugno di ciascun’ anno meno che la medesima possa cadere in giorno di Domenica che allora viene riportata al prossimo susseguente lunedì.[46]“
Proseguiva il podestà: “Sembra, da deposizione data da persone degne di fede, che la fiera di San Pietro fosse istituita per Decreto emanato dal cessato Regno d’Italia, la quale era Fiera più di pubblico divertimento che di commercio, perché nello stesso giorno di S. Pietro per ordine del signor Malaspina veniva ordinata festa di ballo. In seguito poi questa Fiera è stata tramutata in commercio e così il 28 maggio 1831, come da Decreto del Governatore di Lunigiana Estense di quello stesso dì, n. 1140, e perciò s’introdusse l’uso di condurvi bestiame, nonché di concorrervi merciai ambulanti. Le carte riguardanti all’istituzione che avrebbe avuto principio nel 1803 non si ritrovano in questo ufficio.[47]” Sembra curioso precisare che in epoca napoleonica il funzionario Giovannacci dava come “data di stabilimento” della fiera di Mulazzo il 5 giugno 1804.[48]
Alla fiera in questione nel periodo della Lunigiana Parmense veniva fatto “spaccio di ogni qualsiasi specie di merci[49]” e interveniva pure “ogni qualsiasi specie di bestiame[50]“.
Il podestà dichiarava che in quanto al bestiame si contrattavano “un venti paia buovi e una ventina paia vaccine, non che da trenta a cinquanta capi di bestiame minuto[51]“. Inoltre si faceva una “discreta vendita” delle merci[52]. A Mulazzo, in occasione della fiera, affluiva gente da Pontremoli, da Bagnone e da altri luoghi circonvicini dello Stato, nonché da Aulla, da Barbarasco, da Calice e da altri paesi estensi e toscani.
Sembrava che la fiera, dopo il ripristino, avesse avuto un seppur minimo “aumento di concorso”, giustificabile per il fatto di “esser il Pian Turcano in luogo comodo ai Paesi circonvicini[53]“.
Il Podestà, non accontentandosi di quanto precisato, compilò pure la colonna del prospetto relativa alle “annotazioni speciali” fornendo ulteriori informazioni significative. “Nel giorno della fiera – scrisse – vi sono due o tre baracche dove si vende vino al minuto, le quali per la concorrenza che vi è sono sufficienti; di stalle, né altri luoghi per custodire le vetture non ve ne sono, essendo il luogo posto in aperta campagna.[54]” Inoltre “il bestiame in tempo di pioggia non può ripararsi in nessun modo senonche venisse condotto alle vicine case; sulla Fiera non vi è acqua, ma ritrovasi a poca distanza un fonte che serve ad abbeverare il bestiame.[55]“
Per l’ “occupazione di posti riguardanti a banchi o baracche[56]” non veniva pagata alcuna tassa. Nel giorno della fiera, nonostante cadesse la festa di San Pietro, non si aveva “nessuna solennità” e non veniva offerto alcuno spettacolo[57]. Infine, “per garantigia e sicurezza dei ricorrenti” interveniva la “Forza armata”[58].
Villafranca
Nel comune di Villafranca si svolgevano tre fiere, tutte nel mese di agosto: la prima nei giorni 1 e 2 agosto di ogni anno, la seconda il 5 agosto a Virgoletta e la terza il 24, 25 e 26 agosto a Filetto[59].
La fiera del principio di agosto si teneva “in Villafranca e precisamente in tre parti prossime alla borgata di ragione del Comune e denominati Sotto l’Olmo[60]“. Come osservava il Podestà Malaspina nel prospetto del 17 dicembre 1849: “questa fiera è stata istituita da tempo immemorabile e quindi non si può riscontrare la data del Decreto. Essa è sempre accaduta nei giorni 1 e 2 agosto e non fu mai trasferita né prolungata.[61]“
Le merci esposte consistevano in “vacche, buoi, maiali, pecore, asini, cavalli, cacio, burro, frutte, vino, rigatterie e chincaglierie[62]“. I contratti consistevano “precipuamente in buoi e cavalli”, il cui valore si aggirava approssimativamente sulle “lire nuove di Parma 10.000[63]“. Visitatori della fiera erano abitanti della “Lunigiana intera, Berceto, Palanzano, Monchio e Borgotaro”, nonché “Genovesi, Lucchesi, Massesi, Fivizzanesi e (L)aullesi[64]“.
Il Podestà segnalava che la concorrenza delle persone nel corso del tempo non era né aumentata né diminuita[65].
“Nella fiera di Villafranca, essendo fatta in un prato, – scriveva – vengonvi erette molte baracche di frasche, bastevoli e commode pei concorrenti, e quindi non fanno di bisogno delle stalle; riguardo poi ai luoghi per custodirvi le merci e le vetture, la borgata di Villafranca può in parte riparare al bisogno.[66]“
Inoltre “accadendo la fiera in stagione estiva, non occorre procurare mezzi per riparare il bestiame dalle intemperie, e nel caso avvenisse una pioggia, la quale ben di rado dura molto, il bestiame stesso resta esposto all’acqua. Per abbeverare poi il bestiame vi si presta molto bene il torrente Bagnone, il quale è proprio al luogo ove vien fatta la fiera.[67]“
Il Comune di Villafranca non percepiva “tassa veruna per l’occupazione dei posti, banchi, baracche”, ma gli affittuari dei prati percepivano “un sette od otto lire vecchie di Parma per ogni baracca il che però non era autorizzato dalle leggi[68]“.
Per quanto concerne l’intrattenimento “non sempre ma più volte” comparivano “dei cerretani e bestie feroci[69]“.
La fiera del 5 agosto si svolgeva “in Virgoletta e precisamente in una terra castagnata detta alla Madonna della Neve, di ragione delli signori Mori Pietro e Rossini Girolamo.[70]“
“Questa fiera – scriveva il podestà di Villafranca – fu istituita da tempo immemorabile, ma non si conosce la causa per cui da molti anni venisse abbandonata: solo un tre anni fa fu ripresa, ma essa è di nessun conto, e meglio si potrebbe appellare come Sagra e sembra non possa prendere buona piega.[71]” Tra le merci esposte, da segnalare “poche bestie bovine onde dar spinta ad un concorso di gente negli anni avvenire[72]“.
Sembra che dalla ripresa della fiera fossero stati fatti pochissimi contratti. Clienti abituali venivano dalle “ville circonvicine”[73].
Nella fiera di Virgoletta “essendo [essa] fatta in una terra castagnata, – asseriva il Podestà – vengonvi erette delle baracche di frasche, bastevoli al poco numero dei concorrenti e la borgata di Virgoletta somministra comodo per custodirvi le poche merci che vi si mostrano in vendita.[74]” Va precisato che “in caso di pioggia il bestiame resta esposto all’acqua; per abbeverarlo poi vi si presta un canale detto Bisegiola prossimo al luogo della fiera.[75]” Non veniva pagata nessuna tassa né al comune né ai proprietari del fondo[76].
Nel giorno della fiera di Virgoletta ricorreva “la solennità della Madonna detta della Neve”[77] ma non veniva offerto alcun trattenimento “ai ricorrenti alla fiera”[78].
Il 24, 25 e 26 agosto si svolgeva la “fiera di Filetto” che ancora oggi è tenuta in grande considerazione.[79]
La fiera di Filetto si teneva “in una terra castagnata detta di San Genesio di ragione de’ Sig. Bottini Alessandro, Cagnacci dottor Luigi e Razzoli Nicolò[80]“. Come osservava il Podestà Malaspina nel prospetto datato 17 dicembre 1849: “Questa fiera è stata istituita da tempo immemorabile e perciò non si conosce la data del Decreto di istituzione: essa non è mai stata trasferita, né prolungata, e solo fu per precauzioni sanitarie sospesa nell’anno 1836 e ripresa nell’anno susseguente.[81]” Vi si commerciavano “vacche, buoi, maiali, pecore, asini, cavalli, cacio, burro, frutte, vino, rigatteriee chincaglierie[82]“.
Il valore approssimativo dei contratti si aggirava sulle “20.000 lire nuove di Parma[83]“.
I visitatori provenivano dalla Lunigiana intera, da Berceto, Palanzano, Monchio, Borgotaro, da Parma, Langhirano e Fornovo. La frequentavano pure Genovesi, Lucchesi, Massesi, Fivizzanesi, Aullesi e Fiorentini.
Il concorso di questa fiera, considerata “una delle belle dello stato[84]“, è sempre stato uguale eccetto “in qualche anno atteso l’incaglio del commercio”[85].
Nel luogo ove si svolgeva la fiera di Filetto non esistevano né osterie né alberghi ma vi erano “baracche bastevoli e comode pei concorrenti[86]“. La notte le merci venivano “lasciate esposte sul luogo della fiera e custodite dai rispettivi proprietari[87].”
Dato che la fiera si teneva nella stagione estiva non si provvedeva a riparare il bestiame, che in caso di pioggia (“la quale ben di rado dura molto”[88]) rimaneva esposto all’acqua.
Per abbeverare gli animali ci si avvaleva di “un pozzo di una casa colonica” esistente sul luogo ove si teneva la fiera[89].
I proprietari degli appezzamenti di terra ove si teneva la “grossa fiera di Filetto[90]” – pur senza alcuna approvazione – percepivano “una tassa per ogni baracca o posto di sette od otto lire vecchie di Parma”, la quale veniva “aumentata anche secondo i posti prossimi al maggior concorso[91]“.
La fiera ricorreva, allora come ora, il giorno di San Genesio (25 agosto), “del quale queste popolazioni sono devote[92]“. Non sempre ma il più delle volte alla fiera comparivano “dei cerretani, dei saltatori e conduttori di bestie feroci[93]“. Il funzionario non fa alcuna menzione riguardo ai mercati. Sembra interessante rilevare, tuttavia, che nei prospetti del periodo napoleonico veniva segnalato un “mercato” stabilito l’11 giugno 1812.[94]
Bagnone
Nel comune di Bagnone si svolgevano ben sei fiere, cinque delle quali “in Bagnone nelle pubbliche strade e piazze” e una alla “Pieve de’ SS. Ippolito e Cassiano”.
Nel centro di Bagnone si svolgevano la fiera del “lunedì dopo Pasqua di Resurrezione”, quella del “15 maggio”, quella del “23, 24 e 25 luglio” (ridotta al solo 25 luglio), quella del “14 settembre” e quella del “25 novembre”. Alla Pieve la fiera si teneva il “1° settembre”, in occasione della festa di San Terenzo[95].
La fiera del lunedì dopo Pasqua di Resurrezione era stata istituita con un Decreto Sovrano del 24 maggio 1822[96]. Scriveva il Podestà Lorenzo Bianchi nel prospetto datato 10 febbraio 1850: “Vi si vende ogni sorta di commestibili di cui le diverse botteghe di pizzicagnolo sono abbondantemente fornite: chincaglierie e ferramenti, cristallerie e terraglie, colori, droghe, medicine e altri generi coloniali, tellerie, panni e pelli conciate, delle quali cose tutte vi hanno negozii discretamente provvisti, come d’ogni altra cosa occorrente agli usi della vita che lungo sarebbe il numerare. Dai vicini paesi portansi in Dogana castagne, frumento, scandella, legumi e granone, del quale gran quantità vien pure da Parma e da Livorno. Tele di cotone, indiane, velluti da merciaie Genovesi, pelli conciate da Fivizzano e da Lerici; cappelli da Fivizzano e da Massa portavansi per lo passato in maggior copia che al presente, dopo l’inceppamento delle Dogane. Il bestiame bovino con poco esito.[97]” Il valore approssimativo dei contratti era pari a 3.000 franchi, tuttavia – come per tutte le altre fiere bagnonesi – con rammarico si presagiva la diminuzione di un terzo[98]. A Bagnone concorrevano non solo dal Comune ma “anche dai comuni limitrofi di Villafranca, Pontremoli, Filattiera e Mulazzo, e da alcuni altresì della montagna, come Corniglio, Vairo et talora con alcune delle merci indicate. Dai paesi estensi di Licciana ed Aulla prima della doppia linea doganale Parmense ed Estense portavasi pasta ed olio, ed esportavasi grano e castagne; dai Paesi genovesi olio e verdura ed estraevansi grano, castagne e farina dolce: in minor quantità continuasi anche al presente. I comuni di Apella e Varano estensi, ed i popoli di Comano sotto Fivizzano, ed altri ancora accedevano in numero alle Fiere di Bagnone; i Borghigiani e i Genovesi pel bestiame bovino.[99]“
Il Podestà si soffermava pure sulle “cagioni della concorrenza”. “Causa della concorrenza a Bagnone – scriveva – si è la sua situazione centrale in rapporto anche degli altri comuni di Villafranca, Filattiera et è di diversi Paesi appartenenti al Ducato di Modena ed al Regno Sardo: e più l’esser Esso fornito dell’occorrente ai bisogni della vita; ché solo lo eguagliano o di poco lo superano le Piazze di Pontremoli, Fivizzano ed Aulla. E però Bagnone è stato sempre tenuto in considerazione nella distribuzione degli Uffizii Amministrativi e Giudiciali, che sono per un Paese forte causa di concorrenza, quindi di vistoso vantaggio. Non ultima ma forse precipua causa di concorso vuolsi noverare la libertà di commercio proclamata dalla Toscana, e favorita in passato dalla condizione speciale della Provincia. La concorrenza è però dopo la nuova sistemazione, sensibilmente diminuita; e ne sono cagione lo impiccolamento della Pretura, la soppressione dell’Uffizio di Posta, e della Ricevitoria, e la notevole diminuzione sofferta dalla sua Cancelleria (ora Podesteria) pel passaggio dei Comuni di Albiano e Terrarossa da Lei dipendenti al Ducato di Modena, e di quella di Groppoli con Canossa e Lusuolo, alla Podesteria di Mulazzo. Arroge la doppia Linea Doganale che rattiene molti de’ suoi concorrenti esteri.[100]“
Non mancavano a riguardo “Annotazioni speciali”. Come asseriva Lorenzo Bianchi: “Si è detto che gli Uffici Amministrativi e Giudiciali sono per un paese di un notabile vantaggio: e lo erano di fatto per Bagnone sotto il cessato Regime Toscano. Esso manteneva un Vicario Regio con suo Cancelliere per l’Amministrazione della Giustizia e per l’Amministrativo un Cancelliere, un Aiuto, un Ingegnere ed un Distributore per le Lettere, i di cui stipendi annui a carico del Regio Erario sommavano a ottomila franchi, non valutando gli addetti alla Polizia e alla Forza pubblica, pei quali possono calcolarsi altri Duemila franchi. Questi stipendiati accompagnati per lo più da famiglia propria spendevano in Paese la massima parte dei Loro Emolumenti con sensibilissimo vantaggio del Paese e de’ contorni.[101]“
La fiera del 15 maggio era stata istituita con Decreto Sovrano del 15 marzo 1806. Vi si stimavano contratti per 2.500 franchi[102].
La fiera che per tradizione si teneva nei giorni 23, 24 e 25 luglio, poi “ridotta al solo giorno 25”, era stata istituita – secondo quanto scrive il funzionario parmense – con Decreto Sovrano del 24 maggio 1822 e vi si stimavano contratti per 2800 franchi[103]. Sembra interessante riportare che in un prospetto napoleonico del 1812, il maire Nocetti menzionava come data dello stabilimento della fiera di San Giacomo di Bagnone. cadente appunto il 25 luglio, addirittura il 22 giugno 1598[104].
La fiera del 14 settembre contava su contratti di 2600 franchi e si teneva “da tempo immemorabile[105]“. In occasione della celeberrima fiera bagnonese, cadente nel giorno della Esaltazione della Santa Croce, non era difficile vedere “l’innalzamento di qualche globo areostatico” o l’accensione di “qualche fuoco d’artifizio”[106].
Alla fiera del 25 novembre, dove il valore dei contratti saliva addirittura a 6000 franchi, concorrevano “Reggiani e Lucchesi con piccoli maiali”[107]. Scriveva Bianchi: “Vi è notevole smercio di maiali piccoli, che vengono di Lombardia e di Toscana, e di Maiali da macello[108]“. Fu istituita con Decreto Sovrano del 15 marzo 1806[109].
Infine vi era la fiera alla Pieve dei SS. Ippolito e Cassiano, che si teneva il 1° settembre, giorno della “festa di San Terenzo”[110]. Non si conosce il decreto della sua istituzione, tuttavia Bianchi precisava: “Si pone fra le fiere pel suo non piccolo concorso e perché si trova annoverata in una Vecchia Statistica delle Fiere esistente nell’Archivio Comunale: correndo anche la tradizione che fosse istituita sotto il Ministero Rucellai ai tempi di Francesco Primo di Lorena.[111]“
Si sa che il valore approssimativo dei contratti si aggirava sui 650 franchi[112]. “Nei tempi più lontani – precisava Bianchi – vi concorrevano Merciai con oggetti diversi. Ora non vi si vende che vino, liquori, caffè, carni ed altri oggetti di consumo necessari ai Ricorrenti della Festa.[113]“
Era frequentata non solo da gente dei paesi limitrofi ma anche da persone dei paesi estensi come Apella e Panicale[114]. Nelle “cagioni della concorrenza” veniva indicata la “devozione al Santuario”[115]. Si precisava che per diverse cause il concorso della gente venne meno, tuttavia “dopo il 1800” le cose migliorarono[116].
Sul mercato di Bagnone, che si teneva il lunedì di ogni settimana, si rimanda all’appendice, per far immergere il lettore nell’atmosfera di quegli anni, tuffo possibile grazie alla precisione ed alla sensibilità del podestà. Sembra importante anticipare però che i documenti segnalati lo datano a prima del 1471[117].
Filattiera
I manoscritti presi in considerazione precisano che al tempo della Lunigiana Parmense a Filattiera non si tenevano né mercati né fiere. Era così pure nel 1812, al tempo del maire Zampetti.[118] A Filattiera nel periodo napoleonico non esistevano fiere, ma a Caprio vi era la chiara intenzione di attivarne.
In particolare secondo quanto attesta un prospetto compilato dal Maire Briganti nel 1812, “nella comune di Caprio” si sarebbero dovuti tenere ben 4 fiere e un mercato[119].
Le prime due fiere nei giorni 21, 22 e 23 giugno e il 21 novembre a Caprio; la terza, il 22 luglio, a Santa Maddalena di Scorcetoli e la quarta, il secondo lunedì di maggio, “a Serravalle in Vico”[120]. I mercati, “di mediocre concorso” dovevano svolgersi “tutti i martedì dell’anno[121]” nella piazzetta recinta adiacente alla sala comunale. Per quanto concerne le fiere, Briganti scriveva: “Non può precisarsi cosa alcuna su le fiere non essendo ancora state messe in attività. Le località peraltro promettono assai.[122]“
Zeri
Come osservato in precedenza, neppure a Zeri nel periodo considerato si svolgevano fiere e mercati, tuttavia sembra doveroso precisare che in epoca napoleonica[123] veniva ricordato un “mercato” settimanale. Secondo un decreto del 23 giugno 1812, doveva tenersi “il martedì d’ogni settimana” presso “la Casa della Sara”. Sembra vi si commerciassero “granaglie solamente”. Di lì a poco cessò di esistere[124].
Solo nel 1859, con decreto sovrano, fu istituita, nel Villaggio di Coloretta[125], una “fiera di bestiami e di merci”, da tenersi “nel primo lunedì susseguente al 26 luglio d’ogni anno, sovra fondi di ragione privata de’ proprietari Reggi Biagio e Pelliccia Lorenzo, situati nel luogo denominato I Piani de’ Castagni“[126].
Con la consapevolezza di non essere stati esaustivi si spera di aver offerto spunti utili a ricostruire quel puzzle comunitativo affascinante e variegato che nelle diverse stagioni ha visto affluire nelle piazze lunigianesi del Ducato numerosi residenti e forestieri in un continuo scambio di esperienze.
Marco Angella, Fiere e mercati nelle statistiche dei funzionari della Lunigiana Parmense, pubblicato in “Studi Lunigianesi”, Associazione “Manfredo Giuliani” per le ricerche storiche e etnografiche della Lunigiana, Villafranca Lunigiana, 2005, pp. 113 – 140
APPENDICE
ALLEGATO N. 1
S.A.S.P., Sottoprefettura di Pontremoli (1860-1880), b. 14, vol. 14, fascicolo n. 4, “Fiere e mercati – Affari diversi relativi”, Prospetto delle fiere e dei mercati che si fanno nei Ducati di Parma e Piacenza e Stati annessi
N. B. Le fiere e i mercati principali sono contrassegnati con l’asterisco.
FIERE
—
MARZO
Il dì 19 a Cortemaggiore
Il dì 25 a Busseto
APRILE
Il dì 25 a Corniglio
MAGGIO
Il dì *3 a Berceto
Il dì 15 a Bagnone
Il dì 20 a Calestano (se cade in dì festivo, si differisce al susseguente)
GIUGNO
Il dì *6 a Corniglio
Il dì *13 a Berceto
Il dì *21 a Tizzano
Il dì 22 a Cassio (Com. di Lesignano di Palmia)
Il dì *24, 25 e 26 a Cortemaggiore
Il dì 25 a Compiano
Il dì 25 e 26 alle Ferriere
Il dì 29 a Rubiatico presso Berceto
Il dì 30 a Mulazzo (se cade in domenica, si fa il 1° di luglio)
Il dì 30 e il dì susseguente a Varsi
Il lunedì e il martedì dopo la prima domenica a Monticelli d’Ongina
La seconda domenica e il lunedì susseguente alle Fontanelle (Com. di Roccabianca)
Il lunedì e martedì della seconda settimana a Noceto
Il primo dì non festivo dopo la domenica susseguente a S. Antonio (13) a Fontevivo
Il terzo martedì e mercoledì a Traversetolo (1)
LUGLIO
Il dì *2 a Corniglio
Il dì 3 a Pontremoli
Il dì 23, 24 e 25 a Bagnone (2)
Il dì 25, 26 e 27 a Gragnanino (Com. di Gragnano) – Langhirano – Vianino (Com. di Pellegrino) (3)
Il dì 26 a Gotra (Com. di Albareto)
Il dì *26 a Busseto
Il dì 31 e il dì consecutivo a Salso-Maggiore
Il primo lunedì a San Martino (Com. di Valmozzola) (4)
Il primo lunedì, martedì e mercoledì dopo Sant’Antonino (giorno 4) alla Bettola
Il primo mercoledì a Bardi
Il primo mercoledì e giovedì a Pellegrino (5)
Il lunedì susseguente alla prima domenica a Compiano
La seconda domenica a Bazzano (Com. di Neviano degli Arduini)
* La seconda domenica e il lunedì susseguente a Bedonia
* Il lunedì dopo la seconda domenica a Berceto
Il secondo mercoledì e giovedì a Varano de’ Melegari
Il primo lunedì dopo la Madonna del Carmine (giorno 16) a Borgotaro
La terza domenica a Cortemaggiore
Il terzo mercoledì e giovedì a Tabiano (Com. di Salso – Maggiore)
L’ultima domenica e il lunedì susseguente a Sissa
Il lunedì dopo l’ultima domenica a Medesano
Il lunedì, martedì e mercoledì dopo l’ultima domenica a Tarsogno (Com. di Tornolo) (6)
Il lunedì, martedì e mercoledì avanti San Giacomo a Pontenure
(Nota – La fiera che si teneva alla Bastardina il dì 15, 16 e 17 è stata dismessa da parecchi anni)
AGOSTO
Il dì * 1 a Villafranca
Il dì 1 e 2 a Montechiarugolo (7)
Il dì 5 al Ponte di Lugagnano (Com. di Monchio) e a Virgoletta (Com. di Villafranca)
Il dì 5, 6 e 7 a * Borgo San Donnino e a Castel San Giovanni
Il dì 7, 8 e 9 a Carpaneto (8)
Il dì 9 alla Bettola
Il dì 10 a Cortemaggiore e a Borgotaro
Il dì 11 a Calestano (se è dì festivo si fa nel susseguente)
* Dall’ 11 al 15 incluso a Piacenza
Il dì 16 a Pontremoli e alla Castellina (Com. di Soragna)
Il dì 16 e 17 a Pellegrino (9)
Il dì 17 e 18 a Fontanellato
Il dì 18 e 19 a Palanzano
Il dì *19, 20 e 21 a Fiorenzuola
Il dì *24 e 25 a *Busseto e ad *Albazzano (Com. di Tizzano)
Il dì *24, 25 e 26 a *Bardi e a *Filetto (Com. di Villafranca)
Il dì 25 a Berceto nel monte di San Genesio
Il dì *27 e 28 a San Secondo
Il primo lunedì a Rubbiano (Com. di Solignano)
* Il primo martedì a Fornovo (se è dì festivo si differisce al susseguente)
* Il primo martedì, mercoledì e giovedì alle Ferriere
La domenica e il lunedì dopo San Lorenzo a Sala
Il lunedì dopo l’Assunzione a Cassio (Com. di Lesignano di Palmia)
Il terzo martedì e mercoledì a Traversetolo (10)
Il primo giovedì dopo San Rocco a Varano de’ Melegari
* L’ultimo martedì e i due dì consecutivi a Pianello
Il lunedì susseguente all’ultimo sabato a Lugagnano.
SETTEMBRE
Il dì 1 a Calestano (se è festivo si fa il dì susseguente) e alla Pieve de’ ss. Ippolito e Cassiano (Com. di Bagnone)
Il dì *1, 2 e 3 a Isola (Com. di Tornolo) (11)
Il dì 5 a Corniglio
Il dì *5, 6 e 7 a Castell’Arquato
Il dì 8 a Zibello
Il dì 8 e 9 al Mezzano inferiore
Il dì *9 a Pontremoli
Il dì 9, 10 e 11 a Tornolo (12)
Il dì *13 e 14 a Tizzano
Il dì 14 a Bedonia e a Bagnone
Il dì 21 a Fornovo (se è festivo si differisce al dì susseguente)
Il dì *21, 22 e 23 a Borgotaro
Il dì 22 a Nibbiano
Il dì 29 ai Tre Casali (13)
Il dì *29 e 30 a Bardi
La prima domenica e il lunedì susseguente a Soragna
Il primo lunedì a Varano de’ Marchesi (Com. di Medesano) (se è festivo si differisce al giorno sussseguente)
* Il primo martedì, mercoledì e giovedì dopo la Natività di Maria alla Bettola
Il lunedì susseguente alla domenica dopo la Natività a Berceto
* La seconda domenica e il susseguente lunedì dopo la Natività a Fiorenzuola
* Il secondo lunedì e martedì a Caorso
La terza domenica e i due dì consecutivi a Colorno (14) e a Montalbo (Com. di Vicomarino) (15)
Il lunedì dopo la terza domenica a Collecchio
L’ultima domenica e il lunedì susseguente a *Castell’Arquato e a Roccabianca
L’ultimo mercoledì e i due giorni consecutivi a Rivergaro.
OTTOBRE
Il dì 1 a Calestano (se è festivo si fa nel dì susseguente)
Il dì 2 a Bedonia
Il dì 9 a Borgo San Donnino
Il dì 16, 17 e 18 a Fiorenzuola
Il dì 18 a Calestano (se è festivo si fa nel dì susseguente)
Il dì 22 a Berceto (se è festivo si fa nel dì susseguente)
Il dì 31 a Corniglio
Nella prima settimana a Parma (16)
La prima domenica e il lunedì consecutivo a Langhirano
Il lunedì, martedì e mercoledì dopo la prima domenica al Ponte dell’Olio
Il primo martedì, mercoledì e giovedì alle Ferriere
Il lunedì dopo la seconda domenica a Corniglio
Il secondo martedì e mercoledì a Compiano
Il penultimo martedì a Lugagnano.
NOVEMBRE
*Il dì 2 e 3 a Berceto
Il dì 3 a Isola (Com. di Tornolo) (17)
Il dì *4 a Pontremoli
Il dì *11 a Fornovo (se è dì festivo si fa nel susseguente)
Il dì *25 a Bagnone
Il primo martedì, mercoledì e giovedì a Castel San Giovanni.
FIERE MOBILI NELL’ANNO
—
Il lunedì di Pasqua di Risurrezione a Bagnone
Il lunedì dopo la domenica in Albis a Pontremoli
Il lunedì della Pentecoste a Agazzano, a Borgotaro e a Pontremoli
Il lunedì e martedì della Pentecoste a Sala e ad Isola (Com. di Tornolo)
——–
MERCATI
_______
LUNEDI’
A *Langhirano, Sissa, *Cassio (dal S. Martino al Carnevale), *Bettola, *Borgonovo *Caorso, Castell’Arquato, Soragna, Noceto (da novembre a Carnevale), Bardi, Borgotaro, *Bagnone.
MARTEDI’
A Colorno, *Fornovo (frequentato da S. Martino a Carnevale), Corniglio (dal primo martedì di novembre a tutto Natale), alle Ferriere, Nibbiano, *Ponte dell’Olio, *Busseto, Salso-Maggiore, Compiano (nei mesi di novembre, dicembre e gennaio)
MERCOLEDI’
A Calestano, *Palanzano (dall’ultima settimana di ottobre a Carnevale – frequentato soltanto sino a tutto novembre), *Parma, Traversetolo, Piacenza, *Pianello, Borgo San Donnino (non ha effetto), *Carpaneto, Cortemaggiore, *San Secondo, Pontremoli.
GIOVEDI’
A Sissa, Tizzano (non dura che da San Martino a Carnevale), *Sala (da San Martino a Carnevale), Agazzano, Bettola, Castel San Giovanni, *Fiorenzuola, Fontanellato, (frequentato in maggio, e dall’ottobre a Natale), Soragna, Medesano (da San Martino a Carnevale), Zibello, *Bardi, Berceto (non dura che da San Martino a Carnevale).
VENERDI’
A Colorno, Ponte di Lugagnano (Monchio – dalla metà di novembre alla fine del Carnevale), alle Ferriere, *Rivergaro, Busseto, Lugagnano, Monticelli d’Ongina, Roccabianca, Borgotaro.
SABATO
A *Parma, Scurano (Com. di Nev. degli Arduini – da San Martino a Carnevale), *Piacenza, alle *Ferriere (da San Martino a Carnevale), Borgo San Donnino, Vianino (Com. di Pellegrino), Bardi, Bedonia, Pontremoli.
Il sabato dopo San Rocco a *Vianino
Per S. Andrea (30 novembre) a *Pontremoli
Veduto e approvato per la stampa
Parma 17 marzo 1851
Il Ministro di Stato
pel Dipartimento dell’Interno
V. CORNACCHIA
(1) Non v’è concorso che il mercoledì.
(2) Non vi è concorso che il dì 25.
(3) Il concorso è nel dì 25.
(4) Fu conceduta dal 1850.
(5) Non v’è concorso al mercoledì.
(6) Il concorso è al lunedì.
(7) Non vi è concorso che il dì 1.
(8) Vi è concorso il dì 9.
(9) Non v’è concorso che il dì 16.
(10) Il concorso è al mercoledì.
(11) Vi è concorso il dì 1.
(12) Fu approvata nel 1829, ma non mai attuata.
(13) Si è stabilita per consuetudine.
(14) Non vi è concorso che alla domenica.
(15) Dura poche ore della domenica.
(16) Nel 1840 fu autorizzata una fiera della seta da tenersi nella residenza della Camera di Commercio, ma non ha ancora avuto effetto.
(17) fu conceduta nel 1840, ma non attuata.
ALLEGATO N. 2
S.A.S.P., Prefettura della Lunigiana Parmense (1849-1859), Agricoltura – Industria – Commercio, b. 122, fascicolo 14, “Prospetto delle Fiere che tengonsi nel Comune di Bagnone”, Informazioni
- Il Paese è bastantemente fornito dei comodi necessarii ai Concorrenti: contandovisi Due alberghi ed una Osteria e Sei Bettole: ne può dirsi sprovvisto di un discreto numero di Stalle e Rimesse per Vetture, e dei Locali occorrenti a riparare le merci nella notte.
- Se il Paese è mancante di locali destinati a riparare dalle intemperie il Bestiame in tempo di Fiera (comodi che solo abbondantemente prestano le Città); non manca però all’uopo di acque abbondanti e salubri, che tanto somministra il fiume che flagella le sue Case.
- Non si paga alcuna Tassa per occupazione di posti o per baracche: solo richiedesi il consenso del Facciatista e la osservanza dei Regolamenti Municipali, di non impedire cioè il pubblico transito. Si retribuisce soltanto chi presta il materiale per Banchi e Baracche. Al Doganiere, cui spetta il misurare le Granalie che si vendono in Dogana si pagano quattro centesimi per ogni secchia.
- Non ricorre nei giorni di Fiera alcuna solennità, perché in tal caso in passato per disposizione governativa le Fiere si differivano al dì seguente. Soltanto nel giorno quattordici di settembre, Festa della Esaltazione della Santa Croce ricorre una Festa Religiosa di pura Divozione, la quale ordinariamente si celebra con Messa in Musica, e Banda di Dilettanti del Paese. Questa festa, forse in principio meramente religiosa, ha dato in seguito luogo alla piccola fiera che si tiene in detto giorno: che notammo tenersi da tempo immemorabile, come da tempo immemorabile esiste questa speciale Devozione alla Santa Croce.
- Scarsi trattenimenti e spettacoli offre Bagnone a quelli che concorrono alle sue fiere, ma sì lieta accoglienza, ospitalità, e buon cuore, che tale è l’indole aperta de’ suoi abitanti. Nel quattordici settembre l’innalzamento di qualche globo areostatico, o l’accensione di qualche fuoco d’artifizio porge talvolta breve spettacolo ai suoi Concorrenti. Talora l’elegante Teatrino con rappresentazioni Comiche eseguite o da Istrioni o da Dilettanti offre più gradito ed utile passatempo al Paesano e al Forestiero.
- Attesa l’indole quieta e pacifica del Paese, e de’ suoi Concorrenti ha fin qui provvisto al buon ordine la piccola forza qui stanziata: senza che sia accaduto alcun grave disordine.
Bagnone, lì 10 febbraio 1850
Per la Commessione di Statistica
Il Podestà-Presidente
Lorenzo Bianchi
ALLEGATO N. 3
S.A.S.P., Prefettura della Lunigiana Parmense (1849-1859), Agricoltura – Industria – Commercio, b. 122, fascicolo 14, “Prospetto dei mercati”, Il mercato a Bagnone
Numero progressivo
Un mercato per ogni settimana.
Denominazioni de’ luoghi in cui si tengono
In Bagnone, nelle pubbliche piazze e strade.
Giorni e mesi in cui ricorrono
Nel Lunedì di ciascuna settimana, e in caso di Festa, nel dì successivo previo avviso del Capo del Municipio.
Date dei decreti o delle Disposizioni
La istituzione di questo mercato si perde nella lontananza dei tempi. Si sa però che fu istituito prima del 1471. E ciò si desume da un documento esistente nell’Archivio delle Riformagioni di Firenze in data del 9 novembre 1471 a carte 244, secondo una fede che è depositata nell’Archivio Comunale di Bagnone sotto la data del 7 novembre 1612.
Vi ha un Decreto Imperiale di Napoleone del dì 11 Giugno 1812 che istituiva un altro mercato settimanale nel giovedì, ma questo è rimasto senza effetto.
Merci che vi si espongono
Alcune merci sono comuni a tutti i mercati; altre variano a seconda delle Stagioni. Del primo genere sono quelle che si trovano nei diversi Negozi di cui abbonda il Paese, di già accennate parlando delle Fiere, e che costituiscono gli oggetti più o meno comuni ai giornalieri bisogni della vita, e lo sono del pari le granaglie di ogni sorta che si esitano in dogana. I mercati d’inverno sono rimarcabili per lo smercio di castagne e farina dolce, di cui ne’ passati anni notevolissima quantità portavasi in Aulla e nel Genovese, ed ora soffre ristagno; e lo sono pure pel non piccolo numero di maiali da macello che vi esitano, e dei così detti Tempaiuoli condotti o di Lombardia o di Toscana che non mancano quasi mai a tutti i mercati fino oltre la Pasqua. Abbondante era in passato la cacciagione di cui facevano incetto i Pontremolesi, e ne fornivano la loro Piazza; né piccolo è lo smercio dei Polli e delle Uova che portano in mercato le nostre Massaie. Secondo le stagioni non mancano mai gli erbaggi e la frutta, le cui primizie ci vengono da Sarzana. In tutti i tempi dell’anno e massime in primavera Burro e Formaggio in quantità portasi dai nostri Montagnoli e da quelli altresì di altri Comuni; né indifferente è più tardi lo smercio delle Pelli di Capretto. Le merciaie di Lerici a tutti i mercati esitavano in passato grande quantità di tele di cotone, velluti, indiane, fustagni etc, e i Lucchesi portavano Bordatini e tele di lino a modici prezzi. Toscani e Lucchesi in concorrenza coi nostri Mercanti facevano nel Luglio incetto di Bozzoli, dei quali quantunque non si tenga mercato, vi ha però nel Comune non indifferente raccolto. Né vuolsi tacere il fieno che nei mercati d’inverno e primavera si vende in notevole quantità, e che in passato portavasi per la maggior parte a Terrarossa ed Aulla: e questa forma una delle più forti risorse dei nostri montagnoli. Considerevole è pure il consumo del vino che si fa in questi mercati, e quello altresì che sportavasi dagli abitanti delle Montagne Parmensi ed Estensi, ed esporterebbesi tuttora con vantaggio ove si agevolassero e le comunicazioni e l’uscita: lo che otterrebbesi in parte, quando non fosse più un desiderio, il Progetto di una strada da Iera a Corniglio proposta dall’Anzianato di Bagnone.
Valore approssimativo dei Contratti di ciascun Mercato
Comunque difficil cosa sia lo indicare anche per approssimazione il valore delle contrattazioni di ciascun mercato, per mancanza di dati fissi e positivi, pure dietro indagini fatte, la Commessione crede poterne stabilire il valore medio nei tempi passati in franchi Duemila circa. Essa ha dovuto però con rammarico convincersi che al dì d’oggi v’ha diminuzione di oltre un Terzo: e ciò deriva dalla diminuita concorrenza, e dalla restrizione da ciascuno portata nelle proprie spese, per deficienza di pecunia, e dei mezzi di procacciarsela, onde corrispondere alle pubbliche gravezze. E questa, diremo così, abnegazione di un popolo che ai pubblici bisogni sacrifica gli agi domestici, è stata sentita vivamente dalla Commessione, qual prova del senno ed economia del medesimo; e confida che sarà del pari valutata dalla illuminata Giustizia del Superiore Governo. Franchi 2000 circa.
Paesi da’ quali, o con merci o senza, concorrono ai Mercati
Si concorre ai mercati di Bagnone da tutti i Paesi del suo attuale Comune, e da quelli che costituivano in prima la sua estesa Pretura, e Cancelleria (ora Podesterìa). Dai comuni di Filattiera e Pontremoli accorrono pure persone ai suoi mercati. Esso richiama poi i popoli tutti del Comune di Villafranca e gli abitanti stessi di quel paese, perché loro presenta in copia quei comodi e quelli oggetti di prima necessità, che nulli o scarsi fornisce ai loro bisogni il proprio paese. Quando la Lunigiana era privilegiata dalle Dogane, ed eran frammisti Estensi, Toscani, Parmensi e Sardi il principio della libera contrattazione addottato in massima ed eseguito in fatto dalla Toscana, richiamava ai Mercati di Bagnone tutti questi popoli limitrofi, che qui si portavano a vendere liberamente i loro generi senza distinzione di Statista o di Estero e questa libertà di contrattazione, mentre agevolava al proprietario lo smercio delle proprie derrate, faceva altresì che il prezzo non ne salisse notevolmente, e ne vantaggiava così la classe povera.
Cagioni della concorrenza
Come per le Fiere, così pei Mercati sono causa di concorrenza a Bagnone la sua Centralità, gli Uffizi Amministrativi e Giudiciali, ed i comodi e gli oggetti necessari ai Bisogni della vita che ogni ricorrente vi trova. Così pure il trovarsi in Bagnone un certo numero di persone di non ordinaria istruzione esercenti professioni e mestieri diversi fa sì che questo sia causa di richiamo per gli Abitanti dei vicini Paesi che qui vengono, e segnatamente nei giorni di Mercato, per giovarsi della loro opera e consiglio.
Furono accennate, né giova qui ripeterle, le cause che hanno diminuita la concorrenza alle Fiere, e che del pari influiscono sui Mercati, i quali ne risentono già l’effetto. Le castagne che sono nelle annate comode quasi il solo prodotto che nella Comunità fornisca un certo superfluo, sono in quest’anno con poco prezzo e richiesta Estera. Ciò può derivare dall’esser detto commestibile caricato di un troppo forte dazio di uscita. Il Grano e il Granone, cereali di maggior pregio intrinseco sono assai meno onerati. Giova credere ciò essere occasionato dal non essersi fin qui potuto dalla Superiore Amministrazione delle Finanze prendere in considerazione le condizioni agricole del nuovo stato aggiunto, ed è lecito sperare che un attento e maturato esame delle produzioni territoriali di questa Comunità e della Provincia, con una diminuzione del Dazio di uscita del nominato prodotto, ne faciliterà lo smercio con patente utilità dei Possessori e dello Stato. Il Bestiame è per la Provincia un altro oggetto di Estrazione. I Vitelli eccedenti al consumo si esportavano in gran parte a Massa, Carrara e Pietrasanta e le vaccine nel Genovese: ciò si fa anche al presente, ma con detrimento di Prezzo, dovendo attraversare due o tre linee Doganali.
L’Olio era in passato non piccola risorsa per molti nostri proprietari, e se vistosa non ne era l’estrazione, condiva però i paesi che ne difettavano; ma dopo la quasi totale seccagione degli Ulivi, accaduta nel dicembre 1846, è divenuto un genere di notevole importazione: e mentre questa effettuavasi in prima facilmente, ora si fa con maggiore dispendio, perché gravata dal Dazio di introduzione, oltre quelli d’uscita e di transito dagli Esteri paesi donde viene.
Annotazioni speciali
La prosperità industriale e comerciale che ha goduto fin qui questa Comunità e Provincia, non tanto è dovuta alla generosità dei Governi cui fu soggetta, quanto alla illuminata giustizia dei medesimi, che conoscendo le forze intrinseche e naturali che presentava e la sua ubicazione e il suo suolo, solo fecondo in quanto è irrigato dal perenne sudore del Coltivatore, credettero debito di rigorosa giustizia compensarlo con abbondante indulgenza di quanto le era stata avara la natura.
Si arroge a ciò che buona parte di questi Popoletti, per atto di volontaria dedizione si assoggettarono alla Repubblica Fiorentina e alla Casa Medici, stipulando nell’atto della Dedizione esenzioni e privilegi che i successivi Governi più o meno conservarono: e non secondo ad alcuno fu l’Augusto Avo dell’attuale Nostro Amatissimo Sovrano, che, se più lungo fosse stato il regnar suo sull’Etruria, avrebbe segnato di orme anche più luminose l’amorevole e paterno Governo di questa Provincia, la quale ora lo attende con fiducia dall’Augusto Nipote.
Bagnone, lì 10 febbraio 1850
Per la Commessione di Statistica
Il Podestà – Presidente
Lorenzo Bianchi.
S.A.S.P. = Sezione Archivio di Stato di Pontremoli.
[1] Cfr. S.A.S.P., Prefettura della Lunigiana Parmense (1849-1859), Agricoltura – Industria – Commercio, b. 122, fascicolo 14, “Fiere e mercati. Annate 1849, 50, 51, 52, 53 al 1859”. Nelle note successive la busta sarà sinteticamente indicata con la dicitura S.A.S.P., Prefettura della Lunigiana Parmense (1848-1859), b. 122.
[2] Per dirla con le parole di Enrico Dall’Olio, studioso della realtà emiliana: “Il mercatoè … un quadro dai colori vivaci dove c’è spazio per tutti dai venditori agli acquirenti, dai questuanti ai giocatori d’azzardo … Le fiere sono dislocate in tutto il territorio e disseminate durante l’anno: si può dire che ogni stagione ha la sua fiera e che ad ogni necessità dell’uomo risponde appunto una di esse.” Cfr. E. DALL’OLIO, Sagre, mercati e fiere di Parma e provincia, Artegrafica Silva, Parma 1979, p. 6.
[3] “Il trapasso avvenne il 17 dicembre, alle cinque del pomeriggio, causa pleurite reumatica, secondo la diagnosi del medico curante. La salma imbalsamata rimase esposta per cinque giorni alla residenza ducale, tra l’omaggio dei cittadini. Dopo il rito funebre, la vigilia di Natale, la salma partì per Vienna con la scorta di 150 ussari a cavallo, inviati dal comandante in capo delle truppe austriache, il generale Radetzky.” Cfr. G. MARCHESI, Maria Luigia Duchessa di Parma, Piacenza e Guastalla, Battei, Parma 1992, p. 87.
[4] Cfr. U. FOLLONI, Il trattato di Firenze e la costituzione della Lunigiana Parmense, in AA.VV., “Villafranca nel Ducato di Parma (1848-1859)”, Tipografia Artigianelli, Pontremoli 1971, p. 10.
Come precisa Ugo Folloni a p. 9: “La Lunigiana Parmense era stata costituita sulla base di intese e di accordi che prendevano le mosse dall’Atto Finale del Congresso di Vienna del 1815 e dal successivo Trattato Segreto di Firenze del 28 novembre 1844, a conclusione di un intenso ed assai complicato lavorìo diplomatico.”
[5]Cfr. U FOLLONI, op. cit., pp. 10-11
[6] Cfr. U. FOLLONI, op. cit., ibid.
[7] Cfr. U. FOLLONI, op. cit., ibid. Cfr. pure M. GIULIANI, La “Lunigiana Parmense” ed i rivolgimenti del ’59, in”Saggi di storia lunigianese”, Tipografia Artigianelli, Pontremoli 1982, pp. 187-202, in particolare p.187.
[8] Cfr. L. MOLOSSI (a cura di), Manuale topografico degli Stati Parmensi, Tipografia Reale, Parma 1856, p. II, “Divisione territoriale amministrativa”.
[9] Cfr. L. MOLOSSI (a cura di), op. cit., ibid.
[10] Cfr. L. MOLOSSI (a cura di), op. cit., p. VIII, prospetto V (“Provincia della Lunigiana Parmense”).
[11] I 19 comunelli di Bagnone erano: Bagnone (con 937 ab.), Biglio, Castiglione del Terziere, Cavallana, Collesino, Compione, Corlaga, Corvarola, Gabbiana, Gigliana, Jera, Lusana, Lusignana, Mochignano, Pastina, Pieve de’ Ss. Ippolito e Cassiano, Rocca Sigillina, Treschietto e Vico.
Cfr. L. MOLOSSI (a cura di), op. cit., p. VIII e p. 5.
[12] I 6 comunelli di Filattiera erano: Caprio, Dobbiana, Filattiera (con 794 ab.), Posponte, Scorcetoli e Serravalle. Cfr. L. MOLOSSI (a cura di), op. cit., p. VIII e p. 43.
[13] I 10 comunelli di Mulazzo erano: Busatica, Canossa, Castagnetoli, Castevoli, Groppoli, Lusuolo, Montereggio, Mulazzo (con 734 ab.), Parana e Pozzo. Cfr. L. MOLOSSI (a cura di), op. cit., p. VIII e pp. 71-72.
[14] I 27 comunelli di Pontremoli erano: Arzengio, Braia, Bratto, Caréola, Cargalla, Cavezzana d’Antena, Cavezzana Gordana, Cerétoli, Cervara, Dozzano, Gravagna, Grondola, Guinadi, Mignegno, Montelungo, Nàvola, Oppilo, Pieve di Saliceto, Pontremoli (con 3.619 abitanti), Pràcchiola, SS. Annunziata, Soccisa, Teglia, Torrano, Traverde, Valdàntena e Vìgnola.
Cfr. L. MOLOSSI (a cura di), op. cit., p. VIII e p. 89, nonché p. 4 (Arzengio) e p. 21 (Cargalla).
[15] I 9 comunelli di Villafranca erano: Filetto, Fornoli, Iròla, Malgrate, Merizzo, Mocrone, Orturano, Villafranca (con 820 abitanti) e Virgoletta. Cfr. L. MOLOSSI (a cura di), op. cit., p. VIII e p. 130.
[16] I 7 comunelli di Zeri erano: Adelano, Arzelato, Bosco, Castello di Zeri, Còdolo, Rossano e Zeri (con 866 abitanti). “Per un decreto del 23 di decembre 1851 dal com. di Zeri vennero scorporati ed annessi a quello di Pontremoli i communelli e parochie di Nàvola, della Cervara e di Guinadi”. Cfr. L. MOLOSSI (a cura di), op. cit., p. VIII e p. 132.
[17] Cfr. S.A.S.P., Prefettura della Lunigiana Parmense (1848-1859), b. 122. In una lettera datata 31 gennaio 1850, il Ministro di Stato per il Dipartimento dell’Interno V. Cornacchia scriveva al Prefetto della Provincia di Pontremoli: “La prego di ricordare in nome mio ai Signori Podestà dei Comuni dipendenti da codesta Provincia la circolare a stampa del 7 dicembre 1849 (N. 679) con la quale furono chiesti i prospetti delle fiere e dei mercati che si tengono in ciascun comune.”
[18] Cfr. S.A.S.P., Prefettura della Lunigiana Parmense (1848-1859), b. 122, lettera inviata dal Prefetto alla Presidenza dell’Interno (Pontremoli, 15 febbraio 1850).
[19] Cfr. S.A.S.P., Prefettura della Lunigiana Parmense (1848-1859), b. 122, ibid.
[20] Cfr. S.A.S.P., Prefettura della Lunigiana Parmense (1848-1859), b. 122. Le parole espresse tra virgolette si riferiscono alle diciture presenti nelle colonne dei prospetti presenti nella busta in questione.
[21] Pontremoli, per dirla con le parole del Molossi, era “città, capol. della provincia della Lunigiana Parmense, sede di un vescovo, di un regio prefetto e di un tribunale civile e correzionale dipendente dalla corte regia sedente in Parma”. Inoltre era “capol. di comune, di pretura di prima classe, di capitanato di gendarm. e di esattoria” e aveva un “officio del controllo e delle ipoteche, archivio pub., un comandante di piazza, un commissario di polizia, un ingegnere dello stato, una sezione inquirente della lega doganale, ricevitoria principale di dogana, magazino di generi regali, posta di lettere di cavalli ecc.” Cfr. L. MOLOSSI (a cura di), op. cit., p. 88.
[22] Cfr. S.A.S.P., Prefettura della Lunigiana Parmense (1848-1859), b. 122, “Provincia di Lunigiana Parmense. Comune di Pontremoli. Prospetto delle fiere che si tengono nel Comune di Pontremoli” (24 gennaio 1850; firmato dal Podestà Luigi Buglia).
[23] Cfr. S.A.S.P., Prefettura della Lunigiana Parmense (1848-1859), b. 122, ibid., “Epoca in cui ricorrono”.
Ecco invece quanto scriveva lo storico Emanuele Repetti su fiere e mercati a Pontremoli al tempo del Granducato di Toscana: “Vi sogliono essere due mercati settimanali, nei giorni di mercoledì e di sabato dove concorrono molti Parmigiani e Genovesi, alcun de’ quali più grossi hanno il nome di fiere, sebbene una delle fiere maggiori, che dura tre giorni, cada nel 4, 5 e 6 ottobre, mentre il più copioso mercato di bestiame, suol cadere nel giorno di S. Andrea (30 novembre). Cfr. E. REPETTI (a cura di), Dizionario corografico della Toscana, Stabilimento Civelli Giuseppe e C, Milano 1855 (ristampa anastatica fiorentina del 1977), p. 1045 e p. LVI [Si ringrazia l’amico pontremolese Antonio Bazzigalupi per averne permesso la consultazione]
[24] Cfr. S.A.S.P., Prefettura della Lunigiana Parmense (1848-1859), b. 122, ibid., “Denominazione de’ luoghi in cui si tengono e a chi appartenga il fondo”, 1-2-3-4-5-6.
Sembra doveroso precisare che nella medesima busta esiste un carteggio interessante inizato nel 1850 in cui si dibatte della necessità o meno di mantenere la “consuetudine di incominciare le fiere in Pontremoli e terminarle poi nel sobborgo dell’Annunziata”. L’Anzianato di Pontremoli era contrario alla consuetudine, mentre gli esponenti della Camera di Commercio di Parma erano dell’avviso che le cose dovessero rimanere inalterate. Il Podestà Luigi Buglia sembrava propendere per un’innovazione, ritenendo “più utile tenerle a Pontremoli anziché all’Annunziata” convinto di preservare il “vero utile dell’intero Comune, il comodo e la sicurezza de’ ricorrenti alla fiera”. Ancora nel 1858 il Ministro Salati scriveva al Regio Prefetto: “… lasciar le cose come sono sia il meglio …” Grazie a questa vicenda abbiamo un bel disegno acquerellato dell’ingegner Giulio Parasacchi dal titolo “Piante topografiche del locale da destinarsi per le fiere in Pontremoli, e nel Sobborgo della SS.ma Annunziata” datato 22 maggio 1850 e controfirmato in data 24 maggio 1850 dal Podestà di Pontremoli Luigi Buglia.
[25] Cfr. S.A.S.P., Prefettura della Lunigiana Parmense (1848-1859), b. 122, ibid., “Data dei Decreti e delle altre disposizioni che istituirono, confermarono e prolungarono le Fiere”, 1-2-3-4-5-6.
La storia dei mercati e delle fiere di Pontremoli esula certo da questo studio, sorto per analizzare un periodo ben preciso, tuttavia non si può dimenticare “l’antica fiera che si faceva a S. Lazzaro … spostata dal duca Galeazzo Maria Sforza nel nuovo borgo, da farsi il 15 agosto festa dell’Annunziata”. Cfr. G. BENELLI, La SS. Annunziata di Pontremoli, s.d., pp. 4-5. Per notizie dettagliate cfr. G. SFORZA, Memorie e documenti per servire alla storia di Pontremoli, Firenze 1904, vol. II, pp. 776-777. Cfr. inoltre G. SFORZA, op. cit., vol. I (Memorie), p. 51, nota 5: lo storico montignosino ricorda che “Fin dal 1475, quando cominciò a sorger la chiesa [della SS. Annunziata], e quel santuario prese voga e levò grido, la fiera, che si faceva a S. Lazzaro la domenica di Passione, fu trasferita al giorno dell’Assunzione della Vergine, a fine di ricavarne maggior numero d’elemosine per la fabbrica incominciata; e venne poi ordinato che anche tutte l’altre fiere si avessero a fare presso la chiesa stessa. Nel 1645, a preghiera de’ mercanti lombardi, venne introdotto il mercato de’ bovi, a condizione che fosse libera l’entrata e l’uscita di tali bestie …”
Lo stesso Bernardino Campi nel XVII secolo scriveva: “Vi è finalmente numerosa copia di bottegari ed artefici per servizio del paese assai mercantile, stante il passo dalla Toscana in Lombardia, e per le fiere e mercati, che si fanno fra l’anno e due volte la settimana, col concorso e della giurisdizione e dei stati circonvicini” Cfr. B. CAMPI, Memorie storiche della città di Pontremoli, Artigianelli, Pontremoli 1975, p. 263.
[26] Cfr. S.A.S.P., Prefettura della Lunigiana Parmense (1848-1859), b. 122, ibid., “Merci che vi si espongono”, 1-2-3-4-5-6.
[27] Mette conto precisare che nei prospetti delle fiere e dei mercati di Pontremoli non viene specificata l’unità di misura relativa al valore dei contratti, tuttavia dai manoscritti coevi si evince che la moneta prevalente in circolazione era la “lira vecchia di Parma”. Il Podestà locale in una lettera del 2 settembre 1854 scriveva al Regio Prefetto di Pontremoli: “Per fare adeguata risposta alla sua qui contro citata ho richieste notizie, oggi, anche alla Commissione incaricata dalla vigilanza de’ Mercati in Pontremoli e mi è dato riferire alla S.V. Ill.ma che la Popolazione per abitudini praticate da tempo immemorabile in tutte le contrattazioni avvenute in addietro in questa piazza usò la moneta vecchia di Parma come fa attualmente, ragguagliandola però a moneta decimale solo per uniformarsi ai Regolamenti e non cadere in contravvenzione. La lira vecchia di Parma si conteggia a centesimi 24 quando si tratta a corso legale e a centesimi 26 se plateale. Si tratta a scudi di Parma in ragione di 7 lire vecchie ciascuno. In questa piazza hanno corso: lo scudo di Milano per vecchie lire di Parma 20; la lira di Lucca per lire 3, soldi 6, denari 8; il pezzo da 5 franchi per lire 22 e gli spezzati in proporzione; la bavera per lire 22; lo scudo di Genova per lire 28; il Francescone o Pisis per lire 24. La Lira Toscana vale v.l. di Parma 33/s. Il pezzo da franchi 20 vale v.l. Parmensi 89. Nelle contrattazioni poi del bestiame si fa uso: 1°, dello zecchino che vale 6 scudi di Parma o v.l. 42; 2°, del napoleone da negozio, o mezzo zecchino, o v.l. 21. In moneta toscana poi si tratta per tutte quelle contrattazioni che avvenute sotto il Regime Granducale furono convenute in detta moneta, e per le operazioni di commercio che hanno luogo con le piazze in Toscana.” Cfr. S.A.S.P., Prefettura della Lunigiana Parmense (1848-1859), b. 122, fascicolo 15, “Monete – Loro corso – disposizioni relative”.
[28] Cfr. S.A.S.P., Prefettura della Lunigiana Parmense (1848-1859), b. 122, ibid., “Annotazioni speciali”, 1.
[29] Cfr. S.A.S.P., Prefettura della Lunigiana Parmense (1848-1859), b. 122, ibid., “Annotazioni speciali”, 2.
[30] Cfr. S.A.S.P., Prefettura della Lunigiana Parmense (1848-1859), b. 122, ibid., “Annotazioni speciali”, 5.
[31] Cfr. S.A.S.P., Prefettura della Lunigiana Parmense (1848-1859), b. 122, ibid., “Annotazioni speciali”, 6.
[32] Cfr. S.A.S.P., Prefettura della Lunigiana Parmense (1848-1859), b. 122, ibid., “Paesi da’ quali, o con merci, o senza, concorrono alla Fiera”, 1-2-3-4-5-6.
[33] Cfr. S.A.S.P., Prefettura della Lunigiana Parmense (1848-1859), b. 122, “Provincia di Lunigiana Parmense. Comune di Pontremoli. Prospetto de’ Mercati che si tengono nel Comune di Pontremoli” (24 gennaio 1850; firmato dal Podestà Luigi Buglia).
[34] Cfr. S.A.S.P., Prefettura della Lunigiana Parmense (1848-1859), b. 122, ibid., “Epoca in cui ricorrono”, 1.
[35] Cfr. S.A.S.P., Prefettura della Lunigiana Parmense (1848-1859), b. 122, ibid. “Epoca in cui ricorrono”, 2.
[36] Cfr. S.A.S.P., Prefettura della Lunigiana Parmense (1848-1859), b. 122, ibid., “Merci che si espongono”, 1.
[37] Cfr. S.A.S.P., Prefettura della Lunigiana Parmense (1848-1859), b. 122, ibid., “Paesi da’ quali, o con merci, o senza, concorrono al Mercato”, 1.
[38] Cfr. S.A.S.P., Prefettura della Lunigiana Parmense (1848-1859), b. 122, ibid., “Annotazioni speciali”, 1.
[39] Cfr. S.A.S.P., Prefettura della Lunigiana Parmense (1848-1859), b. 122, ibid., “Merci che si espongono”, 2.
[40] Cfr. S.A.S.P., Prefettura della Lunigiana Parmense (1848-1859), b. 122, ibid., “Paesi da’ quali, o con merci, o senza, concorrono al Mercato”, 2.
[41] Cfr. S.A.S.P., Prefettura della Lunigiana Parmense (1848-1859), b. 122, Decreto Sovrano col quale s’instituiscono per la Città di Pontremoli due mercati di bestiame da tenersi nel primo e terzo Mercoledì di ciascun mese. Dato a Parma il 24 luglio 1856, fu promulgato il 30 luglio 1856.
Il Decreto fu emanato a seguito della deliberazione effettuata in data 28 maggio 1856 dal Consiglio degli Anziani, “notandosi che da parecchi anni l’allevamento del bestiame nella provincia della Lunigiana Parmense – vi si legge – prospera, animato dalle continue ricerche che da altre province si fanno di bovini di tal razza”. Cfr. inoltre G. SFORZA, op. cit., vol. I (Memorie), p. 52.
[42] Sembra interessante segnalare che in epoca napoleonica, proprio a Mulazzo, sulla carta figurava un mercato, “mai stato attivato”, da tenersi “tutti i giovedì dell’anno” nella “piazza pubblica avvanti la Chiesa”. In quel mercato, stabilito “il 2 agosto 1806” ma dove “nulla è mai stato venduto né comprato”, era “proibito il trafico delle merci Inglesi”. Cfr. S.A.S.P., Sottoprefettura di Pontremoli, b. 142, “Fiere e Mercati – Feste pubbliche”, fascicolo 49 (Fiere e mercati) 1812-1813, “Stato delle Fiere e Mercati della Comune di Mulazzo” (prospetto firmato da Giovannacci “per il Maire impedito”). Cfr. G. PELLEGRINETTI, La Lunigiana napoleonica dal 1799 al 1806, Tipografia Artigianelli, Pontremoli 1986, vol. II, p. 63 e cfr. G. PELLEGRINETTI, La Lunigiana e l’Impero francese (1808-1814), Tipografia Artigianelli, Pontremoli 1988, p. 150-151.
Sempre nel periodo napoleonico a Groppoli il “martedì di ciascuna settimana” si sarebbe dovuto tenere “nell’aia detta della chiesa” il mercato di “granalie”, che era stato istituito il 17 giugno 1812. Cfr. S.A.S.P., Sottoprefettura di Pontremoli, b. 142, “Fiere e Mercati – Feste pubbliche”, fascicolo 49 (Fiere e mercati) 1812-1813, “Stato delle Fiere e Mercati della Comune di Groppoli” (prospetto firmato dal maire Bassioni). Cfr. inoltre G. PELLEGRINETTI, La Lunigiana e l’Impero francese (1808-1814), cit., p. 151.
[43] Cfr. S.A.S.P., Prefettura della Lunigiana Parmense (1848-1859), b. 122, “Prefettura di Pontremoli. Comune di Mulazzo. Prospetto che contiene diverse cognizioni per la Fiera di San Pietro, che si tiene nell’antidetto Comune” (27 gennaio 1850; firmato dal Podestà Mori).
[44] Cfr. S.A.S.P., Prefettura della Lunigiana Parmense (1848-1859), b. 122, ibid., “Denominazione de’ luoghi in cui si tengono ed a chi appartenga il fondo”.
[45] Cfr. S.A.S.P., Prefettura della Lunigiana Parmense (1848-1859), b. 122, ibid.
[46] Cfr. S.A.S.P., Prefettura della Lunigiana Parmense (1848-1859), b. 122, ibid., “Giorni e mesi in cui ricorrono”.
[47] Cfr. S.A.S.P., Prefettura della Lunigiana Parmense (1848-1859), b. 122, ibid., “Data dei Decreti o delle altre disposizioni che instituirono, confermano e prolungarono le Fiere. (Indicazione dell’autorità da cui emanarono gli atti).”
[48] Cfr. S.A.S.P., Sottoprefettura di Pontremoli, b. 142, “Fiere e Mercati – Feste pubbliche”, fascicolo 49 (Fiere e mercati) 1812-1813, “Stato delle Fiere e Mercati dalla Comune di Mulazzo” (prospetto firmato da Giovannacci, aggiunto, “per il Maire impedito”). Nel documento napoleonico si afferma che la fiera del 29 giugno si teneva “nel luogo così detto i Noccioli”. Vi si vendevano “commestibili, pochissima chincaglieria e pochissimo bestiame”. Chiunque era libero di potervi concorrere e di commerciare generi di qualsiasi sorte. “La fiera – asseriva Giovannacci – si è sperimentata incommerciabile attesa la topografia locale eccentrica, e la mancanza del numerario.” Cfr. inoltre G. PELLEGRINETTI, op. cit. 1988, p. 150.
[49] Cfr. S.A.S.P., Prefettura della Lunigiana Parmense (1848-1859), b. 122, Prefettura di Pontremoli, Comune di Mulazzo, “Prospetto che contiene diverse cognizioni per la Fiera di San Pietro, che si tiene, nell’antidetto Comune”, “Merci che vi si espongono”.
[50] Cfr. S.A.S.P., Prefettura della Lunigiana Parmense (1848-1859), b. 122, ibid.
[51] Cfr. S.A.S.P., Prefettura della Lunigiana Parmense (1848-1859), b. 122, ibid., “Valore approssimativo de’ contratti di ciascuna fiera”.
[52] Cfr. S.A.S.P., Prefettura della Lunigiana Parmense (1848-1859), b. 122, ibid.
[53] Cfr. S.A.S.P., Prefettura della Lunigiana Parmense (1848-1859), b. 122, ibid., “Cagioni della concorrenza”.
[54] Cfr. S.A.S.P., Prefettura della Lunigiana Parmense (1848-1859), b. 122, ibid., “Annotazioni speciali”, 1°.
[55] Cfr. S.A.S.P., Prefettura della Lunigiana Parmense (1848-1859), b. 122, ibid, “Annotazioni speciali”, 2°.
[56] Cfr. S.A.S.P., Prefettura della Lunigiana Parmense (1848-1859), b. 122, ibid., “Annotazioni speciali”, 3°.
[57] Cfr. S.A.S.P., Prefettura della Lunigiana Parmense (1848-1859), b. 122, ibid., “Annotazioni speciali”, 4°, 5°.
[58] Cfr. S.A.S.P., Prefettura della Lunigiana Parmense (1848-1859), b. 122, ibid., “Annotazioni speciali”, 6°.
[59] Cfr. S.A.S.P., Prefettura della Lunigiana Parmense (1848-1859), b. 122, Prefettura di Pontremoli, Comune di Villafranca, “Prospetto delle fiere che si tengono nel Comune di Villafranca” (17 dicembre 1849; firmato dal podestà Malaspina).
[60] Cfr. S.A.S.P., Prefettura della Lunigiana Parmense (1848-1859), b. 122, ibid., “Denominazione de’ luoghi in cui si tengono o a chi appartengono i fondi”, 1.
[61] Cfr. S.A.S.P., Prefettura della Lunigiana Parmense (1848-1859), b. 122, ibid., “Date dei decreti o delle altre disposizioni che istituirono, confermarono, trasferirono o prolungarono le fiere”, 1.
[62] Cfr. S.A.S.P., Prefettura della Lunigiana Parmense (1848-1859), b. 122, ibid., “Merci che vi si espongono”.
[63] Cfr. S.A.S.P., Prefettura della Lunigiana Parmense (1848-1859), b. 122, ibid., “Valore approssimativo dei Contratti di ciascuna fiera”, 1.
[64] Cfr. S.A.S.P., Prefettura della Lunigiana Parmense (1848-1859), b. 122, ibid., “Paesi da’ quali con merci o senza concorrino alla fiera”, 1.
[65] Cfr. S.A.S.P., Prefettura della Lunigiana Parmense (1848-1859), b. 122, ibid., “Annotazioni speciali”, 1.
[66] Cfr. S.A.S.P., Prefettura della Lunigiana Parmense (1848-1859), b. 122, ibid., “Se vi siano Alberghi ed Osterie e quante, bastevoli e commode per i concorrenti, stalle, sufficienti luoghi per le vetture e per custodirvi le merci prossime la notte”, 1.
[67] Cfr. S.A.S.P., Prefettura della Lunigiana Parmense (1848-1859), b. 122, ibid., “Se e come si ripari dalle intemperie il bestiame su’ luoghi delle fiere e vi siano acque per abbeverarlo, o vero se l’acqua a ciò sia lontana e sin dove”, 1.
[68] Cfr. S.A.S.P., Prefettura della Lunigiana Parmense (1848-1859), b. 122, ibid., “Se e quali tasse si paghino per occupazione di posti, o per uso di misure, pesi, banchi, baracche ecc. e in virtù di quali approvazioni, citandole per data”, 1.
[69] Cfr. S.A.S.P., Prefettura della Lunigiana Parmense (1848-1859), b. 122, ibid., “Se e quali spettacoli o trattenimenti sogliansi offerire ai ricorrenti alle fiere”, 1.
[70] Cfr. S.A.S.P., Prefettura della Lunigiana Parmense (1848-1859), b. 122, ibid., “Denominazione de’ luoghi in cui si tengono o a chi appartengono i fondi”, 2.
[71] Cfr. S.A.S.P., Prefettura della Lunigiana Parmense (1848-1859), b. 122, ibid., “Date dei decreti o delle altre disposizioni che istituirono, confermarono, trasferirono o prolungarono le fiere”, 2.
[72] Cfr. S.A.S.P., Prefettura della Lunigiana Parmense (1848-1859), b. 122, ibid., “Merci che vi si espongono”, 2.
[73] Cfr. S.A.S.P., Prefettura della Lunigiana Parmense (1848-1859), b. 122, ibid., “Valore approssimativo dei Contratti di ciascuna fiera”, 2; “Paesi da’ quali o con merci o senza concorrino alla fiera”, 2.
[74] Cfr. S.A.S.P., Prefettura della Lunigiana Parmense (1848-1859), b. 122, ibid., “Se vi siano Alberghi ed Osterie e quante, bastevoli e commode per i concorrenti, stalle, sufficienti luoghi per le vetture e per custodirvi le merci prossime la notte”, 2.
[75] Cfr. S.A.S.P., Prefettura della Lunigiana Parmense (1848-1859), b. 122, ibid., “Se e come si ripari dalle intemperie il bestiame su’ luoghi delle fiere e vi siano acque per abbeverarlo, o vero se l’acqua a ciò sia lontana e sin dove”, 2.
[76] Cfr. S.A.S.P., Prefettura della Lunigiana Parmense (1848-1859), b. 122, ibid., “Se e quali tasse si paghino per occupazione di posti, o per uso di misure, pesi, banchi, baracche ecc. e in virtù di quali approvazioni, citandole per data”, 2.
[77] Cfr. S.A.S.P., Prefettura della Lunigiana Parmense (1848-1859), b. 122, ibid., “Se al tempo delle fiere ricorrano feste o solennità religiose e quali”, 2.
[78] Cfr. S.A.S.P., Prefettura della Lunigiana Parmense (1848-1859), b. 122, ibid., “Se e quali spettacoli o trattenimenti sogliansi offerire ai ricorrenti alle fiere”, 2.
[79] Per curiosità sembra interessante segnalare che in una recente pubblicazione giornalistica a carattere divulgativo la “fiera di Filetto” è stata considerata tra “le più antiche fiere d’Europa” di una certa rilevanza: cfr. G. BOATTI – L. CARLETTI (a cura di), Millennio. La vita quotidiana nel Mille, nel Duemila e nel Futuro, Il Tirreno, “Il commercio”, pp. 92-93. Nel prospetto pubblicato, dove campeggia una rappresentazione della fiera di Boston del 1125 (Gran Bretagna), vengono menzionate: “S. Michele in Campagna (Verona) 1000”, “Lanciano 1100”, “Boston 1125 Regno Unito”, “Francoforte 1240”, “Lione 1400”, “Acireale 1422”, “Lipsia 1497”, “Filetto Fiera di S. Genesio 1600 ca.” e “Parigi expo 1798”.
[80] Cfr. S.A.S.P., Prefettura della Lunigiana Parmense (1848-1859), b. 122, Prefettura di Pontremoli, Comune di Villafranca, “Prospetto delle fiere che si tengono nel Comune di Villafranca”, “Denominazione de’ luoghi in cui si tengono o a chi appartengono i fondi”, 3. Scriveva Lorenzo Molossi su Filetto: “prop. Ss. Jacopo e Filippo, congr. II. 9,50 – picc. Borgo del com. di Villafranca, capol. di vicar. della diocesi, già di Massa ducale, ora di Pontremoli. Risiede alla des. del Bagnone, in un ameno pianale che aquapende a sin. nella Magra, dist. dal capol. chil. 1,43 all’E. Vi si pratica una fiera dal 24 al 26 agosto.” Cfr. L. MOLOSSI (a cura di), op. cit., pp. 43-44.
[81] Cfr. S.A.S.P., Prefettura della Lunigiana Parmense (1848-1859), b. 122, ibid., “Date dei decreti o delle altre disposizioni che istituirono, confermarono, trasferirono o prolungarono le fiere”, 3.
[82] Cfr. S.A.S.P., Prefettura della Lunigiana Parmense (1848-1859), b. 122, ibid., “Merci che vi si espongono”, 3.
[83] S.A.S.P., Prefettura della Lunigiana Parmense (1848-1859), b. 122, ibid., “Valore approssimativo dei Contratti di ciascuna fiera”, 3.
[84] S.A.S.P., Prefettura della Lunigiana Parmense (1848-1859), b. 122, ibid., “Annotazioni speciali”, 3.
[85] S.A.S.P., Prefettura della Lunigiana Parmense (1848-1859), b. 122, ibid.
[86] Cfr. S.A.S.P., Prefettura della Lunigiana Parmense (1848-1859), b. 122, ibid., “Se vi siano Alberghi ed Osterie e quante, bastevoli e commode per i concorrenti, stalle, sufficienti luoghi per le vetture e per custodirvi le merci prossime la notte”, 3.
[87] Cfr. S.A.S.P., Prefettura della Lunigiana Parmense (1848-1859), b. 122, ibid.
[88] Cfr. S.A.S.P., Prefettura della Lunigiana Parmense (1848-1859), b. 122, ibid., “Se e come si ripari dalle intemperie il bestiame su’ luoghi delle fiere e vi siano acque per abbeverarlo o vero se l’acqua a ciò sia lontana e sin dove”, 3.
[89] Cfr. S.A.S.P., Prefettura della Lunigiana Parmense (1848-1859), b. 122, ibid.
[90] Cfr. S.A.S.P., Prefettura della Lunigiana Parmense (1848-1859), b. 122, ibid., “Se e quali tasse si paghino per occupazione di posti, o per uso di misure, pesi, banchi, baracche ecc. e in virtù di quali approvazioni, citandole per data”, 3.
[91] Cfr. S.A.S.P., Prefettura della Lunigiana Parmense (1848-1859), b. 122, ibid.
[92] Cfr. S.A.S.P., Prefettura della Lunigiana Parmense (1848-1859), b. 122, ibid., “Se al tempo delle fiere ricorrano feste o solennità religiose e quali”, 3.
[93] Cfr. S.A.S.P., Prefettura della Lunigiana Parmense (1848-1859), b. 122, ibid, “Se e quali spettacoli o trattenimenti sogliansi offerire ai ricorrenti alle fiere”.
[94] Cfr. S.A.S.P., Sottoprefettura di Pontremoli, b. 142, “Fiere e Mercati – Feste pubbliche”, fascicolo 49 (Fiere e mercati) 1812-1813, “Stato delle Fiere e dei Mercati della Comune di Villafranca”. Il mercato in questione, a giudicare dal manoscritto, doveva tenersi “i giovedì di ciascuna settimana”; vi si commerciavano “formaggio, frumento, frumentone, riso.” Cfr. inoltre G. PELLEGRINETTI, La Lunigiana e l’impero francese (1808-1814), cit., p. 151.
[95] Cfr. S.A.S.P., Prefettura della Lunigiana Parmense (1848-1859), b. 122, “Prospetto delle Fiere che tengonsi nel Comune di Bagnone”, “Denominazione de’ luoghi in cui si tengono” e “Giorni e Mesi in cui ricorrono”, 1-2-3-4-5-6. Scriveva Emanuele Repetti al tempo del Granducato di Toscana: “Si tiene in Bagnone un mercato settimanale, il quale cade in lunedì, che diventa fiera nel lunedì di Pasqua. Vi sono poi altre 4 fiere annuali, che hanno luogo nel 15 maggio, nel 25 luglio, nel 14 settembre e nel 25 novembre. Quest’ultima però è la più frequentata per la vendita del bestiame grosso e minuto coi loro prodotti.” Cfr. E. REPETTI, op.cit., pp. 79-80.
[96] Cfr. S.A.S.P., Prefettura della Lunigiana Parmense (1848-1859), b. 122, ibid., “Date dei Decreti o delle Disposizioni che istituirono le Fiere”, 1. Sembra doveroso sottolineare però che nel periodo napoleonico esisteva una fiera il 19 marzo, nel giorno di San Giuseppe. Scriveva il maire Nocetti in merito alla nascita della fiera: “non vi è memoria”. Cfr. Cfr. S.A.S.P., Sottoprefettura di Pontremoli, b. 142, “Fiere e Mercati – Feste pubbliche”, fascicolo 49 (Fiere e mercati) 1812-1813, “Stato delle Fiere e Mercati della Comune di Bagnone”, 28 giugno 1812. Cfr. inoltre G. PELLEGRINETTI, La Lunigiana e l’Impero francese (1808-1814), cit., p. 150, nota 121.
[97] Cfr. S.A.S.P., Prefettura della Lunigiana Parmense (1848-1859), b. 122, ibid., “Merci che vi si espongono”, 1.
[98] Cfr. S.A.S.P., Prefettura della Lunigiana Parmense (1848-1859), b. 122, ibid., “Valore approssimativo de’ Contratti di ciascuna Fiera”, 1.
[99] Cfr. S.A.S.P., Prefettura della Lunigiana Parmense (1848-1859), b. 122, ibid., “Paesi da’ quali, o con merci o senza, concorrono alle Fiere”, 1.
[100] Cfr. S.A.S.P., Prefettura della Lunigiana Parmense (1848-1859), b. 122, ibid., “Cagioni della concorrenza”, 1.
[101] Cfr. S.A.S.P., Prefettura della Lunigiana Parmense (1848-1859), b. 122, ibid., “Annotazioni speciali”, 1.
[102] Cfr. S.A.S.P., Prefettura della Lunigiana Parmense (1848-1859), b. 122, ibid., “Date dei Decreti o delle Disposizioni che istituirono le Fiere”, 2 e “Valore approssimativo de’ Contratti di ciascuna Fiera”, 2. La fiera in questione nel periodo napoleonico veniva chiamata di S. Isidoro. Cfr. S.A.S.P., Sottoprefettura di Pontremoli, b. 142, “Fiere e Mercati – Feste pubbliche”, fascicolo 49 (Fiere e mercati) 1812-1813, “Stato delle Fiere e Mercati della Comune di Bagnone”, cit. Cfr. inoltre G. PELLEGRINETTI, La Lunigiana e l’Impero francese (1808-1814), cit., p. 150, nota 121.
[103] Cfr. S.A.S.P., Prefettura della Lunigiana Parmense (1848-1859), b. 122, ibid., “Giorni e mesi in cui ricorrono”, 3; “Date dei Decreti o delle Disposizioni che istituirono le Fiere”, 3; e “Valore approssimativo de’ Contratti di ciascuna Fiera”, 3.
[104] Cfr. S.A.S.P., Sottoprefettura di Pontremoli, b. 142, “Fiere e Mercati – Feste pubbliche”, fascicolo 49 (Fiere e mercati) 1812-1813, “Stato delle Fiere e Mercati della Comune di Bagnone”, cit. Non solo, nelle “osservazioni” Nocetti scriveva: “Questa fiera fu confermata con altro Rescritto de 30 aprile 1725.”
[105] Cfr. S.A.S.P., Prefettura della Lunigiana Parmense (1848-1859), b. 122, ibid., “Date dei Decreti o delle Disposizioni che istituirono le Fiere”, 4 e “Valore approssimativo de’ Contratti di ciascuna Fiera”, 4.
[106] Cfr. S.A.S.P., Prefettura della Lunigiana Parmense (1848-1859), b. 122, ibid., “Informazioni, 5.”
[107] Cfr. S.A.S.P., Prefettura della Lunigiana Parmense (1848-1859), b. 122, ibid., “Valore approssimativo de’ Contratti di ciascuna Fiera”, 5 e “Paesi da’ quali, o con merci o senza, concorrono alle Fiere”, 5.
[108] Cfr. S.A.S.P., Prefettura della Lunigiana Parmense (1848-1859), b. 122, ibid., “Merci che vi si espongono”, 5.
[109] Cfr. S.A.S.P., Prefettura della Lunigiana Parmense (1848-1859), b. 122, ibid., “Date dei Decreti o delle Disposizioni che istituirono le Fiere”, 5. Già in periodo napoleonico era menzionata come fiera di Santa Caterina. Cfr. S.A.S.P., Sottoprefettura di Pontremoli, b. 142, “Fiere e Mercati – Feste pubbliche”, fascicolo 49 (Fiere e mercati) 1812-1813, “Stato delle Fiere e Mercati della Comune di Bagnone”, cit. Cfr. inoltre G. PELLEGRINETTI, La Lunigiana e l’Impero francese (1808-1814), cit., p. 150, nota 121.
[110] Cfr. S.A.S.P., Prefettura della Lunigiana Parmense (1848-1859), b. 122, ibid., “Giorni e mesi in cui ricorrono”, 6. Scriveva Lorenzo Molossi: “Pieve de Ss. Ippolito e Cassiano – arcipr. – villaggio del com. e vic. di Bagnone, da cui dista chil. 2,42 al S-E. Ab. 641. Giace in un’insenatura del m. Sant’Antonio, denominato anche della Pieve, che gli fa paravento da settentrione e da mezzodì, ed è fiancheggiato a sin. dal canale di Nola, e a des. da quello delle Lame. Il dì 1° di settembre vi si pratica una fiericciuola o sagra.” Cfr. L. MOLOSSI (a cura di), op. cit., p. 84. Su San Terenzo e sulla Pieve dei SS. Ippolito e Cassiano cfr. pure C.B. BRUNELLI (a cura di), San Terenziano (Patrono dei Barsan), Tipografia Artigianelli, Pontremoli 1995.
[111] Cfr. S.A.S.P., Prefettura della Lunigiana Parmense (1848-1859), b. 122, ibid., “Annotazioni speciali”, 6. Nel 1812 il maire Nocetti annotava che la fiera esisteva “da circa 40 anni” e precisava: “Dalle informazioni prese ho rilevato che questa Fiera fu instituita circa 40 anni sono, con Rescritto del Granduca Pietro Leopoldo, il quale non ho potuto ritrovare.” Cfr. S.A.S.P., Sottoprefettura di Pontremoli, b. 142, “Fiere e Mercati – Feste pubbliche”, fascicolo 49 (Fiere e mercati) 1812-1813, “Stato delle Fiere e Mercati della Comune di Bagnone”, cit.
[112] Cfr. S.A.S.P., Prefettura della Lunigiana Parmense (1848-1859), b. 122, ibid., “Valore approssimativo de’ Contratti di ciascuna Fiera”, 6.
[113] Cfr. S.A.S.P., Prefettura della Lunigiana Parmense (1848-1859), b. 122, ibid., “Merci che vi si espongono”, 6.
[114] Cfr. S.A.S.P., Prefettura della Lunigiana Parmense (1848-1859), b. 122, ibid., “Paesi da’ quali, o con merci o senza, concorrono alle Fiere”, 6.
[115] Cfr. S.A.S.P., Prefettura della Lunigiana Parmense (1848-1859), b. 122, ibid., “Cagioni della concorrenza”, 6. Sul santuario di San Terenzo (“antichissima chiesa dedicata a quel santo”) cfr. C.B. BRUNELLI (a cura di), op. cit., pp. 29-34.
[116] Cfr. S.A.S.P., Prefettura della Lunigiana Parmense (1848-1859), b. 122, ibid: “Interrotta questa pel concorso di diverse cause, andò in disuso anche il richiamo della gente: ma dopo il 1800 furono riprese e l’una e l’altro.
[117] Cfr. S.A.S.P., Prefettura della Lunigiana Parmense (1848-1859), b. 122, Bagnone, “Prospetto dei mercati”, “Date dei Decreti o delle Disposizioni”. Nel manoscritto firmato dal Podestà Lorenzo Bianchi (v. appendice) si fa esplicita menzione di “un documento esistente nell’Archivio delle Riformagioni di Firenze in data del 9 novembre 1471 a carte 244”.
Il celebre storico Eugenio Branchi nella sua monumentale opera sulla Lunigiana Feudale ricorda i Capitoli esistenti nell’Archivio delle Riformagioni di Firenze relativi ai comuni di Bagnone e Pastina: “Data esecuzione alla remunerazione di Fantauzzo, la Signoria nel giorno appresso, il 9 novembre [1471] dette i Capitoli ai due Comuni di Bagnone e Pastina, siccome aveva stabilito, e che in sostanza furono quelle concessioni che avevano domandato quando, presentatisi per mezzo di loro rappresentanti a Firenze, avevano fatto atto volontario di sottomissione …” Cfr. E. BRANCHI, Storia della Lunigiana Feudale, Arnaldo Forni Editore, Bologna 1981 (rist. anast. dell’edizione pistoiese del 1897-1898), vol. III, pp. 164-165.
In base ad una segnalazione dell’amico Paolo Lapi (che si ringrazia sentitamente), si può inoltre affermare che attualmente il manoscritto relativo ai mercati cui faceva cenno il Podestà di Bagnone Lorenzo Bianchi è conservato presso l’Archivio di Stato di Firenze con la seguente dicitura: ASF, Capitoli-Registri-9 (9 novembre 1471), c. 244r (dal regesto: cc.243v e 245r). Vi si legge: “Che dicto notaio con famiglii stia il lunedì, dì di mercato di Bagnone, a guardar che in detto luogo et dì non vi si porti l’arme, ne vi si facia alchuno malefitio”. Una citazione sul “mercato” di Bagnone si trova anche nelle cronache dello speziale Giovanni Antonio Da Faie, relativamente all’anno 1457: “… da intrante zugno ne venia tanto hignu dì de Lonbardia che se deva qui in sul mercato de Bagnone …”. Cfr. G. ANTONIO DA FAIE, Libro de croniche e memoria e amaystramento per lavenire, Luna Editore Società Editrice Ligure Apuana, La Spezia 1997, p. 132 (1457, c. 58v).
[118] Cfr. S.A.S.P., Sottoprefettura di Pontremoli, b. 142, “Fiere e Mercati – Feste pubbliche”, fascicolo 49 (Fiere e mercati) 1812-1813, “Stato delle fiere e mercati della Comune di Filattiera” (datato 27 giugno 1812 e firmato dal Maire Zampetti). Scriveva Zampetti: “Non essendo mai state né fiere né mercati nella Comune di Filattiera, e perciò il presente stato si rimette negativo.” Per avere notizie su fiere, mercati e sagre a Filattiera nel XVIII secolo cfr. A. ANGELLA, La popolazione di Filattiera nei secoli XVII e XVIII, Filattiera 1980, pp. 67-68, in particolare note 90 e 91. Inoltre per avere informazioni su Filattiera nel periodo della Lunigiana Parmense cfr. A. ANGELLA, Vita e morte ai tempi del colera in una comunità rurale della Lunigiana Parmense (Filattiera 1855 … e dintorni), Villafranca 1989.
[119] Cfr. S.A.S.P., Sottoprefettura di Pontremoli, b. 142, “Fiere e Mercati – Feste pubbliche”, fascicolo 49 (Fiere e mercati) 1812-1813, “Quadro delle Fiere e Mercati stabiliti nella Comune di Caprio” (datato 7 settembre 1812 e firmato dal Maire Briganti).
[120] Cfr. S.A.S.P., Sottoprefettura di Pontremoli, b. 142, “Fiere e Mercati – Feste pubbliche”, fascicolo 49 (Fiere e mercati) 1812-1813, ibid., “Data dello stabilimento delle fiere e mercati”; “Epoca in cui si tiene le fiere e mercati” e “Luoghi ove si tengono le fiere e mercati”. La prima fiera “fu deliberata dal consiglio nell’adunanza degli otto mag° 1812”; le altre fiere furono “domandate in seguito dagli abitanti.” Cfr. inoltre G. PELLEGRINETTI, La Lunigiana e l’Impero francese (1808-1814), cit., p. 151.
[121] Cfr. S.A.S.P., Sottoprefettura di Pontremoli, b. 142, “Fiere e Mercati – Feste pubbliche”, fascicolo 49 (Fiere e mercati) 1812-1813, ibid., “Epoca in cui si tiene le fiere e mercati”.
[122] Cfr. S.A.S.P., Sottoprefettura di Pontremoli, b. 142, “Fiere e Mercati – Feste pubbliche”, fascicolo 49 (Fiere e mercati) 1812-1813, ibid., “Ammontare approssimativo delle somme che ordinariamente si spendono nelle fiere e mercati”.
[123] Cfr. S.A.S.P., Sottoprefettura di Pontremoli, b. 142, “Fiere e Mercati – Feste pubbliche”, fascicolo 49 (Fiere e mercati) 1812-1813, “Stato delle Fiere e Mercati da stabilirsi nella Comune di Zeri” (29 giugno 1812; prospetto firmato dal maire Giumelli).
[124] Nel giro di pochi mesi, infatti, le cose cambiarono: “Si era stabilito un mercato il martedì di ciascuna settimana, ma questo è cessato mediante la libera circolazione delle granaglie.” Cfr. S.A.S.P., Sottoprefettura di Pontremoli, b. 142, “Fiere e Mercati – Feste pubbliche”, fascicolo 49 (Fiere e mercati) 1812-1813, “Quadro delle fiere e Mercati stabiliti nella Comune di Zeri” (18 9bre 1812).
[125] “Coloretta” allora era una frazione del comunello del Castello di Zeri: cfr. L. MOLOSSI (a cura di), op.cit., p. 35: “Coloretta, cas. nella par. e com. di Zeri, da cui dista circa 1 chil. all’E, e fraz. del communello del Castello di Zeri. Quivi ha stanza la brig. di gend. del com. stesso.”
[126] Cfr. S.A.S.P., Prefettura della Lunigiana Parmense (1848-1859), b. 122, Decreto Sovrano che istituisce una nuova Fiera di bestiami e di merci pel Villaggio di Coloretta di Zeri in Lunigiana, Parma 4 aprile 1859 (firmato dal Ministro di Grazia e Giustizia E. Salati). Promulgato il 13 aprile 1859. Cfr. pure G. SFORZA, op. cit., vol. I (Memorie), p. 52.