DAVID PINELLI – UN RICORDO DALL’URUGUAY

Cippo di confine del 1828 sul crinale Appenninico tra il Ducato di Parma e il Granduca di Toscana (Immagine tratta dal Corriere Apuano del 19.11.2016 p. 12). Chissà se si tratta del cippo ritrovato da Michele e dal figlio David

La testimonianza che segue ci restituisce uno degli aspetti più umani dell’emigrazione: il rapporto con la terra d’origine, che non si spezza mai davvero.

Nel racconto di David Pinelli, il ritorno con il padre nei luoghi dell’infanzia, tra i boschi di Pontremoli e il crinale tra Toscana ed Emilia, diventa un viaggio nella memoria. I sentieri sono scomparsi, i campi sono stati inghiottiti dalla natura, ma i ricordi resistono.

Il ritrovamento del “term dal cat”, nascosto dalla vegetazione ma ancora intatto, è più di una scoperta: è il simbolo di ciò che resta, anche dopo decenni e dopo un oceano di distanza, tra Uruguay e l’Italia.

Una storia semplice e forte, che parla di radici, di identità e di memoria che sopravvive al tempo.


Il padre Michele Pinelli Tonelli è nato a Montelungo. Dopo il militare che ha effettuato come Artigliere Alpino è emigrato a Montevideo, in Uruguay. Ha sposato un’altra lunigianese, Maria Varoli Bianchi, nata l’8.3.1921 a Cargalla. Michele è mancato il 13.11.1986 e Maria il 9.3.2013. (notizie fornite da David)

TESTIMONIANZA DI DAVID PINELLI

Mio padre Miguel Pinelli Tonelli, era nato il 28 agosto 1913 a Montelungo, comune di Pontremoli, provincia di Massa.

Una vecchia cartolina di Montelungo portatata in Uruguay dallo zio Gabriele Pinelli Tonelli, in occasione del viaggio in Italia nel 1960

Emigrò in Uruguay e nel giugno 1965 tornò per alcuni settimane a Cargalla e Montelungo.

Un giorno andò a passeggiare nei boschi che circondavano il suo paese natale, io che avevo  tredici anni fui invitato ad andare con lui.

Fu una passeggiata epica, riscoprendo i luoghi che lui aveva raccontato nei minimi dettagli quarant’anni prima.

Dopo la seconda guerra mondiale le persone erano emigrate, i campi non erano più lavorati, le foreste erano cresciute e i sentieri erano scomparsi.

Ci è voluto molto lavoro per trovare alcune rocce nei boschi  che avevamo come riferimento.

Erano nascoste, ricoperte di vegetazione, in mezzo agli alberi.

Ad un certo punto siamo saliti sul crinale tra Toscana ed Emilia Romagna. Diversi secoli prima quella linea era stata il confine tra due grandi feudi e avevano costruito i cosiddetti termini, colonne di pietra con cui era segnato il confine.

Alcuni sopravvissero al passare del tempo e ce n’era uno in particolare che era noto come “il term dal cat“, perché aveva due felini, sicuramente avevano voluto disegnare due leoni, scolpiti nella pietra sul lato est.

Don Michele cercò la pietra, alta come una persona e la prima volta non la trovò, la vegetazione era quasi impenetrabile. Poi ha messo al lavoro la sua memoria, considerò vari riferimenti, camminò per pochi metri e spostò i rami dai cespugli.

 Era lì.

Il termine aveva altri segni non così chiari come i due gatti ed era intero, protetto dall’oblio.

Si trovava sul crinale a non più di mezzo chilometro sopra la chiesa di Passo della Cisa.

Quel pomeriggio abbiamo continuato a camminare e all’imbrunire siamo tornati a Cargalla.

David Pinelli – Uruguay

Rispondi

Scopri di più da MUSEO VIRTUALE DELLA VITA RURALE E DELLA MEMORIA DELL'ALTA LUNIGIANA

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere