
Sulle tracce del barghigiano Gualtiero Pia (1928-2013)
Sabato 13 maggio 2017, presso la Fondazione Ricci di Barga, è stato ricordato Gualtiero Pia (1928-2013), maestro di scuola elementare, prolifico scrittore barghigiano, nonché pittore e regista[1]. Ha pubblicato volumi di poesia, di narrativa, testi teatrali e diverse monografie dedicate a personaggi illustri della vita di Barga[2].
L’ultima sua uscita pubblica fu il 4 maggio 2012 a Barga, nell’ambito delle celebrazioni per il centenario pascoliano, nel corso dell’inaugurazione del bassorilievo di Valentino, il celeberrimo fanciullo cantato da Pascoli. La lapide era stata appunto un dono di Gualtiero Pia alla comunità ed in particolare alla scuola primaria di Barga: un gesto significativo a conferma del grande amore per la città della Media Valle del Serchio e la sua gente.
Per l’occasione, il 13 maggio, a Barga, sono stati proiettati alcuni spezzoni di documentari di argomento pascoliano da lui girati per l’emittente locale Tiesse negli anni ’80: davvero interessanti le interviste a persone del luogo che avevano conosciuto di persona il poeta Giovanni Pascoli (1855-1912) o ne avevano sentito parlare e ne raccontavano aneddoti e storie di vita quotidiana.
Al termine dell’incontro è stato distribuito l’opuscolo, fresco di stampa (pubblicato dalla Fondazione Ricci onlus e dall’Istituto Storico Lucchese sezione di Barga), intitolato “Memorie di Barga. Omaggio a Gualtiero Pia”, scritto dallo studioso Pier Giuliano Cecchi[3], che ha ricordato il poliedrico barghigiano assieme allo scrittore Gian Gabriele Benedetti e al giornalista Abramo Rossi. Hanno portato i loro saluti l’architetto Cristiana Ricci (Presidente Fondazione Ricci onlus), Sara Moscardini (Direttore dell’Istituto Storico Lucchese sezione di Barga), Giovanna Stefani (assessore alla cultura del comune di Barga) e Alessandro Adami (Presidente della Fondazione Pascoli).
Appena uscito dal palazzo della Fondazione Ricci mi sono recato a Castelvecchio per riassaporare da vicino aria pascoliana[4] e, nei pressi della chiesa di San Nicolò[5], ho visto per la prima volta nella vita un’upupa, l’ “ilare uccello / calunniato dai poeti”, nonché “aligero folletto” cantato da Eugenio Montale e soggetto pascoliano della “Canzone a solo dell’upupa”, rimasta incompiuta.
In questa straordinaria atmosfera, davanti alla chiesetta di Castelvecchio, mi è venuta l’idea di mettere nero su bianco relazioni tra Pontremoli e Giovanni Pascoli, partendo da documenti d’archivio.
L’Archivio Pascoli di Castelvecchio
L’Archivio Pascoli, che raccoglie sia le carte di Giovanni Pascoli (1855 – 1912) che della sorella Maria (1865 – 1953), è conservato nella casa di Castelvecchio di Barga, dove i due scelsero di abitare dal 1895, tentando di ricostruire quel “nido” familiare distrutto dopo l’assassinio del padre. Dopo la morte del Poeta, nel 1912, Maria volle che la casa rimanesse intatta, facendone una sorta di “sacrario” dedicato alla memoria del fratello, benché ella vi continuasse a vivere fino alla sua morte, avvenuta il 5 dicembre 1953.
Per volontà testamentaria di Maria Pascoli tutto il patrimonio pascoliano di Castelvecchio è divenuto proprietà del Comune di Barga, che lo conserva e gestisce. La valorizzazione è curata dalla Fondazione Pascoli.
Tra il 12 novembre e il 3 dicembre 1955 fu redatto un primo sommario elenco dei documenti per poi procedere ad un lavoro di inventariazione analitica, condotto a Firenze a cura della Soprintendenza bibliografica, diretta all’epoca da Giovanni Semerano (1911-2005)[6], ed affidata ad un suo collaboratore, Mario Donadoni (1906-1974)[7], studioso di Pascoli.
La documentazione, arrivata a Firenze in pacchi casualmente combinati, secondo quanto poi testimoniò Donadoni, venne esaminata e schedata foglio per foglio e suddivisa in base alla tipologia documentaria; l’inventariazione delle carte di Giovanni venne fatta in modo alquanto analitico, quella delle carte di Maria in maniera sommaria.
Terminato il lavoro, nel 1957 le carte tornarono a Barga; data la temporanea inagibilità della casa Pascoli di Castelvecchio, furono conservate presso il Comune fino al 1958, quando furono riportate nell’abitazione del poeta, finalmente restaurata.
Nella prima metà degli anni Settanta fu realizzata presso l’Archivio di Stato di Lucca una dettagliata microfilmatura di tutte le carte di Giovanni Pascoli. Negli anni seguenti vi furono nuove acquisizioni documentarie: furono acquistate 23 lettere di Pascoli a Pilade Mascelli, datate tra il 1887 e il 1895.
Negli anni Novanta furono portati avanti alcuni interventi di restauro dei documenti più danneggiati e di revisione di una parte dell’inventario. Essendo però evidente l’opportunità di procedere ad un nuovo e più analitico lavoro di inventariazione analitica, che approfondisse e rivedesse il lavoro di Donadoni, pur lasciandone intatta la struttura organizzativa, fu richiesto ed alla fine ottenuto un consistente finanziamento alla Presidenza del Consiglio dei ministri sul capitolo otto per mille, che ha permesso di portare avanti il lavoro di inventariazione e digitalizzazione delle carte.
L’inventariazione informatizzata e la digitalizzazione è stata compiuta su circa 61.000 unità documentarie che compongono l’archivio di Giovanni e Maria Pascoli (carteggi, manoscritti, foto, documenti diversi), per un totale di circa 150.000 immagini.
In occasione del centenario della morte del poeta è stato inaugurato il portale[8] sulle carte private custodite a Castelvecchio grazie ad un progetto della Soprintendenza Toscana, del Ministero dei Beni Culturali e della Scuola Normale[9].
Il portale è sorto per ricomporre e mettere in relazione, in nome dell’unitaria vocazione a memoria pascoliana, il patrimonio presente a Castelvecchio rendendo disponibili in rete non solo l’archivio ma anche la biblioteca e gli oggetti della casa museo. Esso fornisce strumenti di approfondimento quali una completa bibliografia pascoliana, nonché percorsi tematici e materiali multimediali, utili ad avvicinare anche i non specialisti alla figura e alla produzione poetica di Giovanni Pascoli[10].
Dal 17 maggio 2017 nel portale sono confluite pure le 389 lettere inedite, scritte dal poeta al fratello Raffaele e ora pubblicate dalle Edizioni della Normale a cura di Alice Cencetti[11]. Sono missive che i due fratelli si scambiarono tra il 1882 e il 1911, donate nel 1993 al centro archivistico della Normale di Pisa, con un diktat: nessuna pubblicazione se non 50 anni dopo la morte di Luigia Pascoli, figlia di Raffaele, avvenuta nel 1965, come da espressa volontà della stessa Luigia.
“Pontremoli” nelle carte dell’Archivio Pascoli
Ricercando la parola “Pontremoli” nell’archivio digitale pascoliano escono 24 risultati. Togliendo i documenti relativi a “Giuseppe Pontremoli” (dove il termine richiama semplicemente un cognome) restano significative testimonianze che mettono in relazione la nostra terra con Giovanni Pascoli. Senza contare i pontremolesi che, a vario titolo e da diverse località, sono entrati in contatto con il grande poeta. Cito, tra gli altri, solo per fare un esempio, il socialista Luigi Campolonghi (1876-1944), del quale sono presenti cinque documenti[12]. Le ricerche diventerebbero molteplici e lo spazio non basterebbe.
Mi limiterò a riportare le lettere e le cartoline spedite “da Pontremoli” a Giovanni e Maria Pascoli con l’intento, eventualmente, di tornare sul complesso di documenti in altra sede.
I manoscritti rinvenuti spaziano temporalmente dal 1886 al 1936, quindi vanno oltre la morte di Giovanni Pascoli.
Il filologo pontremolese Antonio Restori e Giovanni Pascoli
Antonio Restori (Pontremoli 1859 – San Donato d’Enza 1928)[13] è stato un critico e filologo italiano. Frequentò il Liceo di Parma, e quindi l’Università di Bologna, dove fu allievo di Giosuè Carducci. Insegnò successivamente filologia romanza nell’Università di Messina e nell’Università di Genova. Si dedicò anche alla storia della musica nei suoi rapporti con la lirica medievale. Fu socio corrispondente dell’Accademia di Spagna, nonché membro attivo (1897) ed emerito (1915) della Deputazione parmense di Storia Patria[14].
In una foto in bianco e nero del 10 agosto 1884 sono ritratti Giovanni Pascoli ed il pontremolese Antonio Restori.
Sul retro della foto è presente un’annotazione a lapis di Giovanni Pascoli: “Quello brutto sono io, Giov. Pascoli; l’altro, bello, biondo, ritto è il mio diletto amico e collega Antonio Restori. Consegno questa memoria alla Mariuccina perché me la serbi. Del resto io non ne ho poi tanto bisogno, chè il mio Tonino l’ho scritto e dipinto nel cuore. li 10 Ag. 1884 G.R.P.“[15].
Tra il testo e la datazione ci sono alcune frasi che sono state cancellate.
L’amicizia tra Giovanni Pascoli ed il filologo pontremolese risale agli anni ‘ottanta del XIX secolo. “Nell’estate del 1882 Giovanni Pascoli ottiene un incarico di insegnamento di latino e greco al Liceo Duni di Matera. L’anno successivo ha l’incarico di sistemare la biblioteca della scuola. Stringe amicizia con il collega Antonio Restori e con gli allievi Michele Fiore e Nicola Festa. Attraversa un periodo di sereno e proficuo lavoro, anche poetico.”[16]
In un primo tempo Pascoli e l’amico collega Antonio Restori alloggiano nel palazzo della Sottoprefettura, mentre nel 1883 il poeta otterrà una cameretta vicino alla scala all’interno dello stesso Liceo. Talvolta Pascoli si concedeva momenti di svago con gli amici Restori ed il Preside Vincenzo Di Paola, giocando a biliardo o cavalcando.[17]
Oltre alla foto citata, l’Archivio Pascoli conserva tre cartoline postali spedite dalla città di Pontremoli da Antonio Restori a Pascoli[18].
La prima risale al 15 novembre 1885 ed è inviata “Al signor Dottor Giovanni Pascoli Prof. al Regio Liceo di Massa.”[19]
Da Matera, infatti, il Pascoli, con decreto ministeriale del 18 settembre 1884, venne trasferito a Massa, dove rimase tre anni, conducendo una vita intima e tranquilla, divisa fra la scuola, la casa e pochi e cari amici.[20]
Scrive Antonio Restori:
“Caro Zvanein, preparati ad eseguire gli ordini che ti do con questa mia: lunedì 16 corrente tu prenderai un biglietto d’andata e ritorno Massa – Sarzana. Partirai da Massa alle ore 4,59’ pom. e arriverai a Sarzana alle 5,34’. Io sarò alla stazione a riceverti oppure (se non sono ancora arrivato) aspettami all’albergo Bibolini. Ivi io t’offrirò un fraterno banchetto, che al contrario di tutti gli altri, sarà poco banchetto ma molto fraterno. Ripartiremo insieme alla sera col treno che è a Sarzana alle 9.35’, il quale condurrà te a Massa e me a Roma. Hai ben capito? – Se per caso tu ti rompessi le gambe o tu fossi malato gravemente (sono le sole scuse ch’io ammetto, te n’avviso) trovati almeno al mio passaggio a Massa alle 10,2’ pom. Ma procura di venire a Sarzana a pranzo con me: te ne prego vivamente. Saluti a la tua piccola famiglia: un bacio dal tuo Tonino.
Guai a te se manchi!”[21]
Le altre due cartoline postali risalgono all’agosto 1899, quando Antonio Restori era docente presso l’Università di Messina[22]. Lo stesso Pascoli nel gennaio del 1898 si era trasferito a Messina con “Mariù” e il cagnolino Gulì, che dal 1894 era parte della famiglia[23].
Quella del 13 agosto è scritta su carta intestata (“Antonio Restori. Regia Università Messina”). Vi si legge:
“Pontremoli 13. VIII.
Caro Giovanni, giunto mi trovo qui il tuo carissimo e splendido dono: bravo di cuore, e grazie infinite. Qui mi ti sento più vicino, e m’è cresciuta la voglia di venirti a chiedere una taglierinata d’onore. Nella risposta dimmi la via per raggiungerti: a che stazione scendere e che mezzi di trasporto vi sono. Non è ancora, bada, un impegno preso, ma chi sa …! Intanto saluta la signora Maria e vogli bene al tuo sempre e molto aff.° Tonino.”[24]
Quella successiva è di otto giorni dopo e reca sulla prima carta appunti contabili. È del seguente tenore:
“21 agosto / Caro Giovanni / la tua convalescenza ti scappa: ho finito il vagabondaggio estivo e ritorno a Parma (Via Collegio M.a Luigia 19). Decisamente io non son destinato a godere i taglierini di Barga. Mi rifarò a Messina. Scrivimi a Parma. Voglimi bene e saluta la sig.na Maria. Scrivimi, almeno!! Un bacio dal tuo Tonino.”[25]
Lettere di Francesco Agnoloni a Giovanni Pascoli
Nell’Archivio di Casa Pascoli si conservano tre lettere inviate dal pontremolese Francesco Agnoloni a Giovanni Pascoli, risalenti agli anni 1886-1887.
Per la cronaca Francesco Agnoloni era lo zio del già citato Luigi Campolonghi[26], essendo il fratello di Marianna, madre del celebre socialista lunigianese.
Agnoloni “dall’inizio dell’anno scolastico 1884-1885 e fino alla fine dell’anno scolastico 1886-87, era stato collega ed amico sincero del celebre poeta e professore Giovanni Pascoli”[27] al R. Liceo “Pellegrino Rossi” di Massa Carrara.
Lo stesso Luigi Campolonghi ha ben ritratto lo zio in un famoso libro, descrivendo il suo aspetto esteriore e le sue qualità morali:
“In occasione delle vacanze di Natale e di Pasqua, arrivava da Massa, dove insegnava storia in quel liceo, lo zio Francesco, l’unico fratello della mamma, e veniva in casa nostra a Pontremoli, perché qui passava l’inverno anche la nonna, sua madre, mentre d’estate egli andava a Scorcetoli, perché da maggio a ottobre abitava laggiù nella casina rossa.
Il contrasto fra le qualità morali e l’aspetto esteriore dello zio Francesco sembrava una burla – burla di buon gusto – della natura. Quanto era profondo e torvo il suo sguardo sotto le sopracciglia lunghissime e uncinate e duro il taglio della bocca sotto i baffi neri ed arruffati e burberi i suoi modi e minaccioso il suo gesto, altrettanto era buono e candido e grande il suo cuore. Democratico e anticlericale – il Professore (così lo si chiamava generalmente, essendo i suoi ex allievi legione in tutta la Lunigiana, e fra essi il conte Sforza, che non lo ha dimenticato, Ceccardo Roccatagliata Ceccardi, Alceste De Ambris ecc.), passava le sue giornate nella farmacia Rossi, con Camillo Cimati, allora sindaco della città e non ancora deputato, e con Giovanni Giumelli, uomo pingue e pigro, avvocato eloquente e arguto, poeta licenzioso, ma di intelligenza acutissima e di soda cultura umanistica, terrore de’preti e delle beghine della val di Magra, che lo dicevano empio e venduto al diavolo.”[28]
Come ebbe a scrivere Maria Pascoli sulla vita del fratello in quegli anni:
“Trovò colleghi eccellenti coi quali fraternizzò subito, specialmente con due, il professore d’italiano Alberto Bonuccelli e il professore di storia Francesco Agnoloni, che erano come lui scapoli, e alla sera si trovavano con lui alla birreria, o in altro esercizio, a conversare allegramente e a motteggiare senza fine. L’Agnoloni poi mangiava anche con lui alla trattoria «Il Giappone»”[29]
Nella prima lettera, datata 4 agosto 1886, Agnoloni scrisse:
“Caro Giovanni / Ho ricevuto i tuoi saluti dal buon Venanzi a cui non ho ancora potuto rispondere: e la ragione si è che non capisco il nome della via in cui è sita la sua casa in Bergamo. Mi faresti il piacere se nol sai tu di chiedere a Santarelli che ti informi in proposito? Nel tempo stesso gli dirai che gli ho spedito la chiave di casa che, con mio rincrescimento, tenni per dimenticanza in tasca, e gli farai tanti saluti e tanti ringraziamenti per le continue gentilezze che ho ricevuto da lui nel felicissimo tempo che mi toccò la ventura di essere suo ospite. Io non ho ancora potuto scrivere ad alcuno perche appena arrivato qui ricevetti un telegramma che mi obbligava di portarmi subito a Parma dove sono rimasto sino a ieri con mio poco gusto per il caldo insopportabile che vi si fa sentire. Ora sono qui proprio stanco e rifinito. Scrivimi qualche cosa di te. Saluta gli amici che sono rimasti e fai da parte mia saluti doverosi ed augurii alle gentili tue sorelline. Stai sano ed allegro e ricordati del tuo aff.mo F. Agnoloni.”[30]
Nella seconda lettera, datata 27 settembre 1886, Agnoloni scrisse:
“Caro Pascoli / Qualunque sia la risposta di Gino ho creduto bene che Bocconi venga a Massa – in mancanza di ripetizioni del Prof. che spero non sia – potrà occuparsi con qualche compagno. E’ inutile che ti dica che conto tu faccia per lui quel che farei io e come inutile non aggiungo altra raccomandazione. Procura in ciò che gli può occorrere di fare quello che farei io e te ne sarò gratissimo. Io, senza bugie, fino a lunedì non posso venire. Ti avvertirò con una cartolina. Al nuovo preside, in ogni caso, manderò un certificato. Scusa e aggiungi questo agli altri motivi di gratitudine che ho verso di te. Salutami le tue signorine e credimi (Volta) // Con Gino fai tu quello che credi e basta che tu dica ad Alfredo quello che hai stabilito. Insomma, giovane, senza barba, di belle speranze è vero, ecco tutto quello che vuoi ma per due o tre giorni adattati a fare da Mentore – Qual fortuna per un cultore del classicismo!”[31]
Nella terza lunga lettera, datata 14 agosto 1887, Agnoloni ebbe a menzionare all’amico Pascoli il “dolce licore pontremolese”:
“Caro Giovanni / Come stai? che fai? Io faccio la vita del poltrone. Avevo tra me stabilito di far qualche cosa in queste vacanze ma la compagnia bella e la dolce stagione hanno diversamente disposto. Io mangio, bevo, dormo; dormo, bevo, mangio: appena mi resta tempo per leggere La Tribuna, quando non dormo, bevo, mangio, mi arrovello in discussioni più o meno politiche, più o meno pornografiche, o agrarie, con preti studenti, pacifici possidenti campagnuoli e le nostre discussioni si rassomigliano proprio alle proverbiali del farmacista di villaggio. Ti mando il // bianco segno per quando sarà tempo. Tu che fai?, Che pensi?, Che scrivi? Quali notizie? A proposito ti chieggo un favore. Fa in modo di avere dal Cipollini o da qualche altro promosso, o che le abbia disponibili, le lezioni del filosofo che ha cantato in primo corso e mandamele, se ci sarà spesa ti rimborserò. Mi raccomando. Aspetto l’occasione per rammentarmi alle tue signorine con un poco di dolce licore Pontremolese, ma non ho ancora potuto trovare l’occasione, appena ciò sia ti avvertirò con una cartolina da chi // lo dovrai ritirare. Intanto addio. Credi pure; mi devi tener conto di una così lunga epistola, in un ozio come quello in cui vegeto, e in una dissuetudine dallo scrivere che mi avvia a diventare analfabeta che sarà il mio nirvana. Presenta i miei saluti alle tue sorelline e tu ricevi una stretta di mano dal tuo amico F. Agnoloni.”[32]
Lettere di Vittoria Restori Zurlini a Giovanni Pascoli
Il pontremolese Antonio Restori, figlio di Francesco (“Telegrafista a Pontremoli ed ingegnere”) e di Corinna Caulliaux, aveva tre fratelli: Maria, Vittoria e Francesco.
Vittoria si era sposata con uno Zurlini.
Nell’Archivio Pascoli risultano due lettere di Vittoria Restori Zurlini a Giovanni Pascoli, nonché una cartolina postale spedita il 30 dicembre 1902 da “Paolo e Corinna Zurlini” all’ “illustre Professore Giovanni Pascoli” con “sinceri auguri” nella quale è riprodotta una singolare “veduta del Castello” di Pontremoli[33].
Il 16 gennaio 1905 Vittoria Restori – Zurlini invia una lunga lettera a Giovanni Pascoli del seguente tenore:
“Chiarissimo Sig.e Prof.re / Le gentili parole di condoglianza da Lei inviate a Tonino, per Maria, l’hanno profondamente commossa, ed essa mi prega, di porgerle sentiti ringraziamenti; poverina è affranta dal dolore, al quale neppure le è concesso abbandonarsi, perché una quantità d’affari, di pensieri nuovi le si impongono per l’interesse // dei suoi 4 figli. E’ la triste storia della nostra mamma che si ripete in noi ed io, che da tre anni, so come è doloroso perdere l’appoggio su cui si contava per l’intera vita, e si deve invece essere di sostegno agli altri, misuro quanto deve avere sofferto quella poveretta, e quanto dovrà soffrire Maria! Grazie per l’interesse da Lei dimostrato al mio Paolo, ed a Corinna: questa tanto buona e carina, è con me, in casa del vecchio zio di 86 anni, a esso io faccio ora un po’ di compagnia, e da infermiera. Paolo ho dovuto metterlo in collegio, // e le assicuro è stata una separazione molto penosa. Mi conforta il saperlo bene, s’è fatto alto e forte, è sempre buono, molto buono, ma pigro per lo studio. Ha 14 anni, e fa la quarta ginnasio nel Convitto Nazionale di Correggio-Emilia. Come sarei contenta Prof.re che Lei gli inviasse una cartolina …. Quanto ne andrebbe orgoglioso il bimbo! Ed anche di fronte ai Prof.ri credo gioverebbe a mio figlio, sapere che Giovanni Pascoli se ne interessa! …. Ad altri che non avesse tanto // sofferto per la morte del babbo, io non ardirei rivolgere questa preghiera, ma Lei credo saprà comprendere il sentimento che mi anima, e compatire e compiacere una mamma. Mi ricordi alla buona Maria, che ripenso sempre con vivo affetto; a Lei gli ossequi di mia sorella, ed i sentimenti miei d’amicizia, e stima profonda
Devot.ma Vittorina Restori Vedova Zurlini. Pontremoli 16.01.05.”[34]
In un’altra lettera, priva di anno, Vittoria scrive:
“Pontremoli 1 agosto / Chiarissimo Sig. Prof.re Non mi aspettavo meno dalla sua gentilezza; grazie per l’interessamento, grazie pel biglietto di presentazione al Prof. Manfredi. Disgraziatamente questi era assente, e non avendo Maria voluto consultare il sostituto, siamo andate a Livorno da uno specialista che dicono molto bravo. Egli ha confermata la triste sentenza: per salvare l’occhietto sinistro, bisogna // che il destro sia esportato senza perdere tempo. Siamo tornate, e l’operazione è fissata pel giorno otto. Come è triste la vita! Il mio Paolo rientrerà a Correggio il 15, mi vergogno a dire che deve dare l’esame in latino ed italiano scritto, nonché in francese. Dicono gli insegnanti che non manca d’ingegno ma che ha poca forza d’applicazione … lo sapevo prima di loro, ed è stata appunto la speranza che essi meglio di me, sapessero correggerlo che mi ha indotto al grave sacrificio di separarmene. Non lo dimentichi; egli è tanto fiero di sapersi amato da Lei, porta sempre con se le cartoline che gli ha scritto. A nome suo porgo rispettosi ossequi estensibili a Maria, cui vorrà ricordarmi // affettuosamente. A Lei, i ringraziamenti ed i saluti di mia sorella. Con riconoscenza viva, e stima profonda Devot.ma Vitt. Restori Zurlini.
P.S. Nella mia ignoranza della geografia credevo Barga in provincia di Pisa … meno male che Tonino è Professore della materia … e così si ristabilisce l’equilibrio in famiglia ….”[35]
Il sindaco Pietro Bologna a Maria Pascoli in morte del poeta
Nel 1912 Giovanni Pascoli “viene trasferito da Castelvecchio a Bologna in precarie condizioni di salute. Si sta manifestando in forma gravissima la malattia mortale, un neoplasma maligno all’addome, che i migliori talenti della celebre scuola universitaria bolognese di Medicina, tra cui Murri, non riescono a fermare. Prima di morire vince con “Thallusa” l’ultima medaglia d’oro al concorso di Amsterdam. Redige il testamento lasciando erede universale la sorella Mariù. Si spegne, dopo una lunga agonia, il 6 aprile.”[36]
Tra tante testimonianze di cordoglio pervenute da tutta Italia da segnalare il telegramma spedito da Roma a Bologna in data 6 aprile dall’onorevole Camillo Cimati (1861-1945)[37]: “Sulla tomba del Poeta Grande e Gentile spargo i fiori delle nostre Alpi Apuane a Lui tanto caramente dilette. Cimati Sottosegretario di Stato per le Finanze.”[38]
“I funerali – come ebbe a sottolineare l’arguto Vittorino Andreoli in un prezioso libro – ebbero luogo martedì 9 alle 10, un giorno da Calvario tra saette e miracoli. … Durante la cerimonia le note della marcia funebre di Chopin che il poeta amava. Era morto da vivo e ora da morto era vivo.”[39]
Presso l’Archivio Pascoli si conserva una lettera del 9 aprile 1912 inviata su carta intestata dal sindaco di Pontremoli Pietro Bologna (1864-1925)[40] a Maria Pascoli (1865-1953)[41], del seguente tenore:
“Gentilissima Signorina La Giunta Comunale, interprete del pensiero della cittadinanza, nella sua odierna seduta m’incaricava di esprimerLe i sentimenti del suo più profondo e vivo cordoglio per la perdita del Poeta Gentile che tutta Italia piange e onora. / Soddisfacendo al mesto incarico, porgo a Lei che fu al Vate d’Italia sorella dolce e pietosa e ai suoi tutti i sensi più devoti di rispettoso dolente rimpianto. Con perfetta osservanza. Avvocato Pietro Bologna Sindaco.”[42]
Don Luigi Fugaccia (Fra Ginepro) e Giovanni Pascoli
Tra gli estimatori di Giovanni Pascoli è da annoverare Fra Ginepro, al secolo Luigi Fugaccia (1894-1973), che, nato a Londra da genitori di Valdena[43], fu seminarista a Pontremoli.
“Il giovane Fugaccia, animo mite e semplice, fu pascoliano, ma il Pascoli che andava nel suo ricordo fu quello che sentì la vita dura dei campi, in una francescana amicizia per gli animali e per la semplice gente della sua terra.
Scoppiata la prima guerra mondiale, essendo nato nel 1894, con il fratello Tranquillo, che morì sul campo di battaglia, fu chiamato alle armi, fante tra i fanti, per quattro lunghi anni.
Alla fine del conflitto riprese gli studi teologici nel Seminario, donde uscì, a ventotto anni, ordinato sacerdote ed assegnato come parroco a Bratto, sotto il passo del Brattello, nel versante opposto alla sua Valdena.
A Bratto trovò la stessa situazione economica di Valdena: un po’ di pastorizia, la coltivazione delle patate, l’industria, se così si può chiamare, del carbone di faggio e l’emigrazione in Inghilterra. Rimase a Bratto, paese tra i faggi e i castagni, 14 anni, amato, benvoluto e stimato dai parrocchiani per la sua bontà e mitezza. Ingegno vivace e fornito di doti profondamente umane, stabilì viva solidarietà con quella povera gente, una popolazione che, spesso, mancava del necessario per tirare avanti giorno dopo giorno stentatamente. Lassù tra le acque pure, sorgive, del monte Molinatico, ebbe tanto tempo per dedicarsi allo studio, e nei lunghi inverni nevosi, andava rifacendo i classici che sentiva più congeniali al suo temperamento e mandò a memoria tutte le poesie di Pascoli che sempre predilesse, iniziando anche la collaborazione al “Corriere Apuano”, il settimanale cattolico della Diocesi di Pontremoli, e rimanendo fedele e presente nel giornale, che per tutta la vita amò e considerò come unico tramite di dialogo con l’umile gente di Lunigiana. Tra le pagine del “Corriere Apuano” che iniziò la vita con la “Giovane Montagna” e per quattro mesi i due periodici ebbero in comune la prima pagina, l’On. Giuseppe Micheli, scoprì Fra Ginepro (con tale pseudonimo vi collaborò sempre) invitandolo a scrivere per il suo periodico, su Bratto e su Braia, l’altro paese di poche anime, delle quali don Luigi aveva pure la cura.”[44]
Nell’Archivio Pascoli si conservano due lettere, spedite da Pontremoli, di Andrea Luigi Fugaccia a Maria Pascoli: una del 1923 e l’altra del 1933.
La prima è datata “Guinadi di Pontremoli, 26 maggio 1923” e riporta:
“Gent.ma Signora, mi rivolgo a Lei per un favore, che spero vorrà farmi. Desidererei sapere se è ancora stata pubblicata una vita del suo immortale fratello, la quale ardentemente leggerei per meglio intenderne la poesia materiata di ricordi. M’hanno detto che il compianto prof. Arnaldo Dalla Torre scrisse egregiamente sulla vita e sulle opere del suo Giovanni, ma non mi è riuscito di conoscerne l’editore. Poco o nulla ho letto della prosa fraterna essendo- // ne privo, ma se avrò tempo e salute spero di appagare il mio vivissimo desiderio. La poesia di suo fratello è all’anima mia un balsamo soave e un diletto ineffabile: non passa giorno ch’io non legga una pagina di “Limpido Rivo” da Lei gentilmente donatomi quando ero militare.
Fiducioso di una sua benigna risposta Le invìo saluti cordialissimi e anticipati ringraziamenti / Andrea Luigi Fugaccia.”[45]
Sembra doveroso precisare che, da soldato, Andrea Luigi Fugaccia inviò delle cartoline da Bergamo a Maria Pascoli, risalenti al 1916-1917[46].
Riportiamo quella più significativa, perché ben si sposa con quanto scritto sopra:
“Bergamo, 2-4-1916
Ill.ma Signora, Ammiratore sincero di tutta l’opera del suo immortale fratello Giovanni, io umile soldato mi rivolgo a Lei che so di quale amore predilige i giovani, perché voglia mandarmi una copia di “Limpido rivo.” Creda che in questi tempi così foschi e procellosi la parola dolce del suo adorato fratello mi consolerebbe perché spira quasi sempre pace serena, di cui ora c’è tanto bisogno nel mondo sconvolto. Esprimendole fino d’ora i sensi della mia riconoscenza mi creda. Dev.mo Andrea Luigi Fugaccia, soldato nel 78° Regg°, Fanteria 1.a Compagnia. Bergamo.”[47]
La seconda missiva da Pontremoli (Bratto), brevissima, risale al 21 febbraio 1933 ed è del seguente tenore:
“Stimatissima Sign., La prego vivamente a volermi comunicare se ancora è stato pubblicato l’Epistolario del suo illustre Fratello e, in caso affermativo, presso quale editore. Con vivissimi ringraz. e saluti / Don Luigi Fugaccia.”[48]
Successivamente Fra Ginepro rimase in contatto con Maria Pascoli. Ciò è testimoniato da tre missive spedite da Filetto (Villafranca in Lunigiana) negli anni 1941, 1947 e 1951[49].
Essendo in tema pascoliano sembra doveroso segnalare che nel 1962, in occasione del 50° anniversario della morte del Poeta, sul “Corriere Apuano” uscirono un paio di articoli degni di nota: uno di Vittorio Peri su un “libro di memorie” scoperto all’epoca, scritto da Don Benvenuto Barrè[50] e l’altro proprio di Fra Ginepro, da tempo parroco a Malgrate[51], sulle “campane” di Castelvecchio[52].
Cartoline pontremolesi illustrate per Maria Pascoli
Da ricordare, inoltre, quattro cartoline illustrate risalenti agli anni 1935 e 1936 spedite dalla città lunigianese a Maria Pascoli con saluti. Sono significative perché riportano immagini di Pontremoli.
La prima in ordine cronologico, spedita da Luigi Pieroni e datata 15 giugno 1935, riporta una “veduta della Piazza del Mercato”[53].
La seconda, spedita da Bugari e Sante Pometti, datata solo 1936, pubblicizza una veduta del fiume Magra[54].
La terza, inviata da Luigi Pieroni il 22 febbraio 1936, riporta un bel “Panorama di Pontremoli” a colori[55].
L’ultima, firmata da S. Bertolini, Romola Simonetti, Emma e Santino Pometti, datata 26 settembre 1936, propone una splendida immagine della facciata della Cattedrale di Pontremoli in bianco e nero[56].
Marco Angella, “Pontremoli” nelle carte dell’archivio Pascoli di Castelvecchio, pubblicato nella rivista spezzina “Il Porticciolo”, anno X, n. 3.9.2017, pp. 106 – 119
La rivista spezzina “Il Porticciolo” è fondata e diretta dalla professoressa Rina Gambini
[1] Su Gualtiero Pia (1928-2013) cfr. Flavio Guidi, La scomparsa di Gualtiero Pia, 15 gennaio 2013, in http://www.barganews.com; cfr. Nazareno Giusti, Ricordando Gualtiero Pia: dialogo con Pier Giuliano Cecchi, 15 marzo 2013, in http://www.giornaledibarga.it; cfr. Nazareno Giusti, Gualtiero Pia: le opere di una vita dedicata all’amore per Barga, 19 marzo 2013, in http://www.barganews.com.
[2] Ecco i libri pubblicati da Gualtiero Pia. Poesia: “Vidi crollare un mondo”, “Ballata scozzese”, “Vicenda d’amore”, Il viaggio”, “Nostro pane quotidiano”, “Fra le celesti costellazioni”, “Sentieri della poesia”. Teatro: “Forse era il vento”, “Indagine in Piazza San Pietro”, “Addio, Paese”, “Oltre l’oceano tenebroso”, “Linea Gotica”. Narrativa: “E’ disceso l’angelo”, “Il Placido e le sue campane”, “Fioretti del Dorme”, “La casa del Gianni”, “Storia di clown”, “Momenti barghigiani”, “Aria di Natale”, “Caro Giovanni”, “Il calice amaro”, “La revisione”, “Personaggi e vicende del passato di questo nostro piccolo mondo”, “Ricordi maremmani”, “Luci di Natale”, “E nacque un Bambino”, “Nostra amata Italia”, “Non omnis morear”, “Monografie”, “Giovanni Magri figlio d’arte”, “Fiaccola d’amore”, “Documenti di azioni sceniche”, “Nascita di un Poeta”, “Musiche pascoliane”, “Per non dimenticare”, “Suor Carmelina”, “Stelline natalizie”.
[3] Cfr. Pier Giuliano Cecchi, Memorie di Barga. Omaggio a Gualtiero Pia, Pixarprinting, Quarto d’Altino 2017.
[4] Per le mie prime impressioni sui “colori del Serchio” cfr. Il diavolo e l’acquasanta; Castelvecchio, in AA.VV., I Pensieri del cuore, Collezione di Letteratura, Minerva, Book Editore, 2006, pp. 12-13 [con una breve nota critica di Riccardo Ponti].
[5] Sulla “chiesa di San Nicolao” di Castelvecchio cfr. Antonio Nardini, Castelvecchio Pascoli, Misericordia di Castelvecchio – Istituto Storico Lucchese Sezione di Barga, Arte, Storia, Cultura, 5, Tipografia Gasperetti, Barga 1998, pp. 27-32.
[6] Cfr. Antonio Giardullo, Giovanni Semerano, in Dizionario biografico dei soprintendenti bibliografici (1919-1972), Bononia University Press, Bologna 2001, pp. 567-572.
[7] Cfr. Giancarlo Volpato – Annarosa Tomezzoli (a cura di), Da Bovolone ai palcoscenici del mondo: Mario Donadoni cantore della cultura italiana. Atti del Convegno tenuto in occasione del centenario della nascita (1906-1974), Bovolone 18 novembre 2006, Bovolone 2007; cfr. Giancarlo Volpato, Donadoni, Mario, in Dizionario biografico dei veronesi (secolo XX), a cura di G.F. Viviani, Verona 2006, pp. 314-316.
[8] Cfr. http://pascoli.archivi.beniculturali.it/: “Giovanni Pascoli nello specchio delle sue carte. L’archivio e la casa di Giovanni Pascoli a Castelvecchio”.
[9] Cfr. L’Archivio Pascoli sbarca sul web. 60.000 documenti disponibili online, in La Stampa, 18 dicembre 2012.
[10] Cfr. On line carteggi e autografi di Giovanni Pascoli, 21 gennaio 2014, in http://www.internetculturale.it
[11] Cfr. Alice Cencetti, Il fratello ritrovato. Le lettere di Giovanni Pascoli a Raffaele (1882-1911), Editrice Scuola Normale Superiore, Pisa 2017 (278 pp.) Sulla presentazione del volume, avvenuta il 17 maggio 2017 presso la Scuola Normale Superiore di Pisa a cura della dottoressa Diana Toccafondi (Soprintendente Archivistico e Bibliografico della Toscana), del professor Marino Biondi (Università di Firenze) e del professor Daniele Menozzi (Scuola Normale Superiore), cfr. https://www.youtube.com/watch?v=OLE0sNTx07c Si segnala che la nuova sezione del portale, dedicata proprio alle lettere del fondo Raffaele Pascoli, è stata illustrata dalla dottoressa Maddalena Taglioli (Centro Archivistico Scuola Normale Superiore).
[12] Cfr. Archivio Pascoli, Giovanni Pascoli, Carteggio per corrispondenti, G.26.45.5, lettera del 6 giugno 1906 di Luigi Campolonghi (da Firenze) a Giovanni Pascoli (su carta intestata “Il Nuovo Giornale Firenze”); Archivio Pascoli, Giovanni Pascoli, Carteggio per corrispondenti, G.26.45.6, lettera del 12 giugno 1906 di Luigi Campolonghi (da Firenze) a Giovanni Pascoli (su carta intestata “Il Nuovo Giornale Firenze”); Archivio Pascoli, Giovanni Pascoli, Carteggio per corrispondenti, G.26.45.4, lettera del 12 marzo 1908 di Luigi Campolonghi (da Sanremo) a Giovanni Pascoli (Su carta intestata: “Comitato per la inaugurazione del monumento a Garibaldi di San Remo”); Archivio Pascoli, Giovanni Pascoli, Carteggio per corrispondenti, G.26.45.3, lettera del 21 settembre 1908 di Luigi Campolonghi (da Sanremo) a Giovanni Pascoli (Su carta intestata: “Comitato per la inaugurazione del monumento a Garibaldi di San Remo”); Archivio Pascoli, Giovanni Pascoli, Cartoline, biglietti da visita e varia documentazione, G.1.1.13, telegramma di Giuseppe Pontremoli, Luigi Campolonghi e Pio Schinetti a Giovanni Pascoli (Bologna), datato 11 giugno 1910. Non prenderò volutamente in considerazione questi manoscritti perché so che sono oggetto di studio di Antonio Zollino per un saggio (Fra le carte di Campolonghi. Note su alcuni scambi epistolari con Pascoli e d’Annunzio) che uscirà negli Atti del Convegno su Luigi Campolonghi (tenutosi a Pontremoli il 20 dicembre 2014) in corso di pubblicazione dalla Regione Toscana. Fu proprio lo studioso Antonio Zollino a comunicarmi, il giorno del convegno, che il portale di Pascoli era on line.
[13] Su Antonio Restori cfr. Amedeo Benedetti, Tra Carducci e Pascoli: l’attività di Antonio Restori, in “Esperienze Letterarie” 2017, n. 1, pp. 45-63. Ne approfitto per ricordare il validissimo studioso lunigianese Amedeo Benedetti (1954-2017) – col quale ho scambiato diverse corpose e-mail – che purtroppo è scomparso a Genova il 18 aprile 2017, all’età di 63 anni.
[14] Cfr. Felice Da Mareto (a cura di), Bibliografia generale delle Antiche Province Parmensi, Deputazione di Storia Patria, Parma 1974, II, “Soggetti”, p. 903.
[15] Cfr. Archivio Pascoli, Giovanni Pascoli, Cartoline, biglietti da visita e varia documentazione, Documenti personali, fotografie, cartoline e biglietti da visita, G.5.2.20, foto in bianco e nero, 10 agosto 1884, c. 1. Autore della scheda: Sara Moscardini.
[16] Cfr. AA.VV., Giovanni Pascoli 1855-1912. Vita, immagini, ritratti, Grafiche Step Editrice, Parma 2012, p. 293.
[17] Cfr. AA.VV., Giovanni Pascoli 1855-1912, op. cit., p. 96. Sugli anni di Matera cfr. inoltre Giovanni Caserta, La città di Matera negli anni del Pascoli. Preside, professori, alunni del Regio Ginnasio-Liceo “Duni” (1882-1884), Osanna Edizioni, Venosa 2012.
[18] Le lettere di Antonio Restori inviate da altre località a Giovanni Pascoli conservate all’Archivio Pascoli di Castelvecchio sono diverse e saranno prese in considerazione in future pubblicazioni. Come detto mi limiterò in questa sede a citare quelle inviate da Pontremoli.
[19] Cfr. Archivio Pascoli, Giovanni Pascoli, Carteggio per corrispondenti, 43 Carteggio (Pur-Ric), G.43.12.6, cartolina postale, [15 novembre 1885], t.p., c. 1 [“contiene indicazioni a lapis apposte nel corso di precedenti interventi di ordinamento del fondo”]. Autore della scheda: Alida Caramagno. Sugli anni di Pascoli a Massa cfr. AA.VV., Giovanni Pascoli e Massa, Biblioteca Civica di Massa, Massa 1988: in particolare gli studi di Giorgio Pellegrinetti (Amicizie apuane di Giovanni Pascoli), Emilio Palla (Le Massesi di Giovanni Pascoli) e Luigi Mannucci (Giovanni Pascoli professore a Massa).
[20] Cfr. Luigi Mannucci, Giovanni Pascoli professore a Massa 1884-1887, in AA.VV., op. cit., 1988, pp. 75-96, in particolare p. 77.
[21] Cfr. Archivio Pascoli, Giovanni Pascoli, Carteggio per corrispondenti, 43 Carteggio (Pur-Ric), G. 43.12.6, [15 novembre 1885], citata sopra.
[22] Cfr. Davide Checchi, Antonio Restori, in “Dizionario Biografico degli Italiani”, 2016: “Nel 1896 [Antonio Restori] partecipò al concorso per la cattedra di letterature neolatine all’Università di Pavia, dove ottenne l’idoneità pur classificandosi terzo. Lo stesso anno fu chiamato a Messina come professore straordinario in lingue e letterature neolatine, insediandosi ufficialmente il 31 gennaio 1898 con una prolusione dedicata agli autos di Lope de Vega (stampata nello stesso anno a Parma), dove insegnò fino al 1908 con Pascoli, Michele Barbi, Gaetano Salvemini e Vittorio Cian”
[23] Cfr. AA.VV., Giovanni Pascoli 1855-1912, op. cit., p. 294. Su “Gulì”, un “canino bastardo che seguiva sempre Maria e Giovanni anche in città come Roma e Pisa”, cfr. Immagini del mondo pascoliano, Fondazione Ricci Onlus – Istituto Storico Lucchese Sezione di Barga, Tipografia Tommasi, Lucca 2012, p. 88, “Più che un cane”.
[24] Cfr. Archivio Pascoli, Giovanni Pascoli, Carteggio per corrispondenti, 43 Carteggio (Pur-Ric), G. 43.12.13, cartolina postale, 13 agosto 1899, c. 1, la cartolina reca il timbro “Prof. Antonio Restori. Regia Università Messina”. Autore della scheda: Alida Caramagno.
[25] Cfr. Archivio Pascoli, Giovanni Pascoli, Carteggio per corrispondenti, 43 Carteggio (Pur-Ric), G. 43.12.12, cartolina postale, 21 agosto [1899], t.p., c. 1, “sulla prima carta appunti contabili”. Autore della scheda: Alida Caramagno.
[26] Sul socialista pontremolese Luigi Campolonghi cfr. Mino Tassi, Luigi Campolonghi. Pellegrino e Soldato di Libertà. 1876-1944, Tipografia Artigianelli, Pontremoli 1969.
[27] Cfr. Antonio Pagliaro, Il Preside Rettore Cav. Uff. Francesco Agnoloni, Maddaloni, 22 gennaio 2016, p. 2.
[28] Cfr. Luigi Campolonghi, Pontremoli. Una cittadina italiana fra l’80 e il ‘900, Marsilio Editori, Venezia 1988, p. 71.
[29] Cfr. Maria Pascoli, Lungo la vita di Giovanni Pascoli, Memorie curate e integrate da Augusto Vicinelli, con 48 tavole fuori testo, Arnoldo Mondadori editore, Milano 1961. Cfr. inoltre http://www.classicitaliani.it/index228.htm, Parte II, Capitolo II, “A Massa” (ottobre 1884 – settembre 1887). Francesco Agnoloni viene citato in molti passi del libro di Maria Pascoli. Cfr. inoltre Antonio Pagliaro, op. cit, pp. 2-3e cfr. Michele Schioppa, Maddaloni, il rettore del Convitto Francesco Agnoloni, in L’Eco di Caserta, 3 dicembre 2016.
[30] Cfr. Archivio Pascoli, Giovanni Pascoli, Carteggio per corrispondenti, 22, Carteggio (Abb-Ani), G. 22.8.1, lettera, 4 agosto 1886, c. 1. Autore della scheda: Francesca Capetta. Preciso che presso l’Archivio Pascoli sono conservate anche altre lettere spedite da Francesco Agnoloni ma da località diverse da Pontremoli, pertanto esulano da questo studio.
[31] Cfr. Archivio Pascoli, Giovanni Pascoli, Carteggio per corrispondenti, 22, Carteggio (Abb-Ani), G. 22.8.2, lettera, 27 settembre 1886, c. 1. Autore della scheda: Francesca Capetta.
[32] Cfr. Archivio Pascoli, Giovanni Pascoli, Cartoline, biglietti da visita e varia documentazione, Lettere e cartoline, Lettere con firme non decifrate da Donadoni, G. 14.4.124, lettera, 14 agosto 1887, cc. 2. Autore della scheda: Francesca Capetta.
[33] Cfr. Archivio Pascoli, Giovanni Pascoli, Cartoline, biglietti da visita e varia documentazione, Lettere e cartoline, Cartoline e biglietti da visita, G. 14.1.24, cartolina illustrata, 30 dicembre 1902, “originariamente indirizzata a Messina, la cartolina è stata reindirizzata a Barga.” Autore della scheda: Emilio Capanelli. Altre lettere inviate da componenti della famiglia Zurlini Restori sono conservate presso l’Archivio Pascoli ma essendo state spedite da località diverse da Pontremoli non verranno prese in considerazione in questo studio.
[34] Cfr. Archivio Pascoli, Giovanni Pascoli, Carteggio per corrispondenti, 43, Carteggio (Put-Ric), G. 43.12.44, lettera, 16 gennaio 1905, cc. 2. Autore della scheda: Alida Caramagno.
[35] Cfr. Archivio Pascoli, Giovanni Pascoli, Carteggio per corrispondenti, 43, Carteggio (Put-Ric), G. 43.12.3, lettera, 1 agosto s.a., cc. 2. Autore della scheda: Alida Caramagno.
[36] Cfr. AA.VV., Giovanni Pascoli 1855-1912, op. cit., p. 295. Cfr. inoltre Angelo Varni (a cura di), La storia nelle Prime Pagine del Corriere della Sera, Rizzoli, 2015, p. 89, La morte di Giovanni Pascoli. Sul testamento di Pascoli, rogato dal notaio bolognese Gaetano Angeletti in data 3 aprile 1912, cfr. Io qui sottoscritto. Testamenti di grandi italiani, Consiglio Nazionale del Notariato, Bertani & C, 2017, pp. 47-48.
[37] Sul politico Camillo Cimati (1861-1945), al quale è stata intitolata la Biblioteca comunale di Pontremoli, cfr. Pietro Ferrari, Il Senatore Camillo Cimati, in “Il Campanone 1940. Almanacco Pontremolese”, Tipografia Artigianelli, Pontremoli 1940, pp. 283-294; cfr. Nicola Michelotti, Camillo Cimati dalla politica locale al Parlamento italiano, Buonaparte, Sarzana 2003.
[38] Cfr. Archivio Pascoli, Giovanni Pascoli, Poesie e prose diverse, taccuini, appunti e varia, 84, Telegrammi per la morte del Poeta, 84.1, Telegrammi di condoglianze per la morte di Giovanni Pascoli, 1, G. 84.1.9, telegramma, 6 aprile 1912, c. 1, dattiloscritto. Autore della scheda: Sara Moscardini.
[39] Cfr. Vittorino Andreoli, I segreti di Casa Pascoli. Il poeta e lo psichiatra, RCS Libri S.p.a., Milano 2006, p. 224. Da segnalare l’intero capitolo “L’ultima casa, una tomba” (pp. 220-239). Per la cronaca, lo scrittore Vittorino Andreoli si è recentemente aggiudicato il Premio Montale Fuori di Casa 2017 – sezione narrativa con il volume “Principia. La caduta delle certezze”, Rizzoli Libri S.p.a., Milano 2016. Ha ritirato il premio presso la Sala Consiliare del Palazzo Comunale di Sarzana l’1 luglio 2017.
[40] Su Pietro Bologna, sindaco di Pontremoli per un decennio, cfr. Angelo Angella, 1910-1920: un decennio di amministrazioni a guida socialista nel comune di Pontremoli, in AA. VV. “Movimento socialista in Lunigiana fra la fine dell’Ottocento e il Novecento”, Tipografia Artigianelli, Pontremoli 1990, pp. 249-282. Cfr. inoltre Marco Angella, Pietro Bologna (1864-1925) nel 150° anniversario della nascita, in “Il Porticciolo”, anno VII, n. 2, giugno 2014, pp. 39-45.
[41] Su “Maria Santa Adele Annetta Pascoli” cfr. Sara Moscardini – Pietro Paolo Angelini, Maria Pascoli. La signorina di Castelvecchio, Misericordia di Castelvecchio Pascoli, Maria Pacini Fazzi Editore, Lucca 2015.
[42] Cfr. Archivio Pascoli, Maria Pascoli, Carteggio, 1, Carteggio (1912), M. 1.3.94, lettera, 9 aprile 1912, c. 1, Su carta intestata: “Gabinetto del Sindaco di Pontremoli”. Autore della scheda: Sara Moscardini.
[43] Cfr. Dante Coltelli, Don Luigi Fugaccia, in “Il Corriere Apuano”, anno LXX, n. 23, 10 giugno 1978, p. 2: “A Londra da genitori di Valdena, già giurisdizione del Vescovo di Brugnato con Albareto, Baselica e Buzzò ed attualmente in Diocesi di Pontremoli, sul Tarodine in Val di Taro, nasceva Andrea Luigi Fugaccia il 1° gennaio 1894.”
[44] Cfr. Luigi Antiga, Luigi Fugaccia (1894-1973), in “Archivio Storico per le Province Parmensi”, quarta serie, vol. XXVI (1974), Parma 1975, pp. 35-38 (Commemorazione), in particolare p. 35-36. Sul settimanale cattolico “Il Corriere Apuano”, fondato nel 1907 e tuttora esistente, cfr. Giulio Armanini, La nascita de “Il Corriere Apuano”, fra “Non expedit”, desiderio di partecipazione, conservatorismo cattolico e suggestioni moderniste, in Gian Luigi Maffei (a cura di), La stampa periodica pontremolese tra Otto e Novecento, Edizioni dell’Assemblea, Firenze 2013, pp. 129-150, in particolare p. 129: “Era il 7 settembre 1907 quando uscì per la prima volta il settimanale Il Corriere Apuano. Si trattava di un foglio con sottotitolo La Giovane Montagna, a testimonianza che della testata parmense esso era un’emanazione, tant’è che per tutto quell’anno e fino al primo numero del 1908 compreso, uscì, stampato a Parma, sotto la responsabilità di Odoardo Tanzi Ponzini, che de La Giovane Montagna era allora direttore.” Cfr. Maria Luisa Simoncelli, Il “Corriere Apuano”. I temi culturali dal 7 settembre 1907 al 31 dicembre 1913, in Gian Luigi Maffei (a cura di), op. cit., pp. 151-157, in particolare p. 156 (sulla collaborazione al giornale di Fra’ Ginepro).Cfr. inoltre AA. VV., Giuseppe Micheli. Dalle sue carte ai suoi libri, Biblioteca Palatina, Artegrafica Silva, Parma 1999, pp. 35-42, in particolare p. 39: “Ecco che nel marzo del 1900 nasceva il settimanale La Giovane Montagna.”
[45] Cfr. Archivio Pascoli, Maria Pascoli, Carteggio, 7, Carteggio (1923-1924), M. 7.3.94, lettera, 26 maggio 1923, cc. 2. Autore della scheda: Sara Moscardini. Cfr. inoltre Dante Coltelli, op. cit., p. 2: “Il giovane Fugaccia, animo mite e semplice, fu pascoliano per quanto si conciliasse con le sue idee cristiane e le scelte ideologiche. Anche il nostro si sentiva attratto, sentiva la poesia della vita pura dei campi, era portato ad amare le creature buone e semplici della sua terra.”
[46] Cfr. Archivio Pascoli, Maria Pascoli, Carteggio, 4, Carteggio (1916-1917), M. 4.6.5, cartolina illustrata, 8 maggio 1916, c. 1. Autore della scheda: Sara Moscardini; Archivio Pascoli, Maria Pascoli, Carteggio, 4, Carteggio (1916-1917), M. 4.6.20, cartolina postale, 15 ottobre 1916, c. 1. Autore della scheda: Sara Moscardini; Archivio Pascoli, Maria Pascoli, Carteggio, 4, Carteggio (1916-1917), M. 4.9.1, cartolina postale, 12 gennaio 1917, c. 1. Autore della scheda: Sara Moscardini; Archivio Pascoli, Maria Pascoli, Carteggio, 4, Carteggio (1916-1917), M. 4.6.4, cartolina postale, 2 aprile 1916, c. 1. Autore della scheda: Sara Moscardini.
[47] Cfr. Archivio Pascoli, Maria Pascoli, Carteggio, 4, Carteggio (1916-1917), M. 4.6.4, cartolina postale, 2 aprile 1916, c. 1. Autore della scheda: Sara Moscardini.
[48] Cfr. Archivio Pascoli, Maria Pascoli, Carteggio, 14, Carteggio (1933-1934), M. 14.3.80, lettera, 21 febbraio 1933, c. 1. Autore della scheda: Sara Moscardini. Cfr. inoltre Dante Coltelli, op. cit., p. 2: A Bratto “rilesse tutto il Pascoli di cui mandò a memoria le cose migliori della sua vastissima produzione …”
[49] Per le tre lettere, spedite da Don Luigi Fugaccia da Filetto (Villafranca Lunigiana) a Maria Pascoli, cfr. Archivio Pascoli, Maria Pascoli, Carteggio, 25, Carteggio (1939-1940-1941), M. 25.4.19, cartolina illustrata, 1 maggio 1941, c.1, dattiloscritto e manoscritto. Autore della scheda: Sara Moscardini; Archivio Pascoli, Maria Pascoli, Carteggio, 28, Carteggio (1945-1946-1947-1948), M. 28.9.30, lettera, 26 maggio 1947, c. 1. Autore della scheda: Sara Moscardini; Archivio Pascoli, Maria Pascoli, Carteggio, 29, Carteggio (1948-1949-1950), M. 29.8.75, cartolina illustrata [5 gennaio 1951], t.p., c. 1. Autore della scheda: Sara Moscardini.
[50] Cfr. Vittorio Peri, Un Pascoli inedito in un documento del suo “pretino rosso”, in “Il Corriere Apuano”, anno LIV, n. 15, 14 aprile 1962, p. 8: “ Un “Libro di memorie” scoperto ora nell’archivio parrocchiale di Castelvecchio Pascoli, scritto dal sacerdote [Don Benvenuto Barrè] che fu vicino al Poeta, documenta la sua vita religiosa, la sua morte cristiana, le insidie settarie dei massoni. Prima di entrare in agonia Giovanni Pascoli rinnovò il suo atto di Fede con la sorella Maria. Aveva una tenerissima e continua devozione alla Vergine che usava pregare mattina e sera e a cui offriva fiori e lumi; ad Essa affidava anche gli scritti per i vari concorsi letterari”.
[51] Cfr. Dante Coltelli, op. cit., p. 2: “Il 1° aprile 1937 [Don Luigi Fugaccia] a seguito di concorso canonico viene inviato a reggere l’importante e vetusta parrocchia di Malgrate, di cui rimane parroco titolare fino al suo decesso in casa di cura il 28 luglio 1973.” Cfr. inoltre Piero Lecchini (Don), E’ morto Fra Ginepro, in “Il Corriere Apuano”, anno LXV, n. 30, 4 agosto 1973, p. 2: “… Nominato parroco di Malgrate, vi fu pastore illuminato e zelante per 36 anni, gli ultimi dei quali passati, peraltro, sotto il segno della sofferenza e della malattia.”
[52] Cfr. Fra Ginepro, Le campane di un poeta, in “Il Corriere Apuano”, anno LIV, n. 42, 27 ottobre 1962, p. 9: “Cinquant’anni fa, a Bologna, in una clinica, moriva all’età di 57 anni Giovanni Pascoli, che soltanto ora la critica, duce Francesco Flora, ha proclamato grande e originale poeta. … Il Pascoli amò soprattutto le campane dei piccoli campanili di San Nicoò di Castelvecchio a pochi metri dal suo eremitaggio. [Due sole campane, dal suono lento, monotono, ma che, un giorno furono causa di un grave dissidio tra il poeta e il parroco].”
[53] Cfr. Archivio Pascoli, Maria Pascoli, Carteggio, 16, Carteggio (1934-1935), M. 16.6.46, cartolina illustrata, 15 giugno 1935, c. 1. Autore della scheda: Sara Moscardini.
[54] Cfr. Archivio Pascoli, Maria Pascoli, Carteggio, 18, Carteggio (1936), M. 18.4.39, cartolina illustrata, ? 1936, t.p., c. 1. Autore della scheda: Sara Moscardini.
[55] Cfr. Archivio Pascoli, Maria Pascoli, Carteggio, 18, Carteggio (1936), M. 18.3.88, cartolina illustrata, 22 febbraio 1936, c. 1. Da Pieroni Luigi, Pontremoli “Convitto Masc<h>ile”. Autore della scheda: Sara Moscardini.
[56] Cfr. Archivio Pascoli, Maria Pascoli, Carteggio, 18, Carteggio (1936), M. 18.3.8, cartolina illustrata, 22 settembre 1936, c. 1. Autore della scheda: Sara Moscardini.