MANOSCRITTI INEDITI LUNIGIANESI DEL 1836 SUL “PROFUGO POLITICO” MACEDONIO MELLONI DI PARMA (1798 – 1854)

Premessa (1)

Macedonio Melloni

Il 16 luglio 2019, mentre sfogliavo gli indici degli Affari di Governo del 1836 per ricerche di storia locale presso la Sezione Archivio di Stato di Pontremoli (2), mi sono imbattuto nel nome “Macedonio Melloni” e subito la mia mente è andata a Parma. Mi sono pertanto fermato, ho fotografato i documenti e ho riposto i file in una cartella sul desktop del computer per poi, un giorno, poterli studiare e contestualizzare.

Sapevo che a Parma c’erano un Istituto Tecnico Economico e un Museo di fisica intitolati a Macedonio Melloni. Avevo sentito parlare di Melloni “patriota” ma non avevo mai approfondito la sua storia. Con la pandemia ricercare non è stato facile, tuttavia sono entrato in contatto con la studiosa Emanuela Colombi (che ringrazio sentitamente), autrice di una tesi di dottorato intitolata “Macedonio Melloni: una biografia scientifica (3). Da lì sono partito ed ho compreso che i documenti rinvenuti possono considerarsi inediti.

Per conoscere in modo più dettagliato la biografia di Macedonio Melloni e cercare di contestualizzare, per quanto possibile, i manoscritti rinvenuti, il 30 luglio 2021 sono stato alla Biblioteca Civica di Parma dove ho avuto modo di consultare alcune pubblicazioni interessanti (4).

Cenni sulla vita di Macedonio Melloni (5)

Macedonio Gioacchino Leone Melloni nacque a Parma l’11 aprile 1798 dal ricco commerciante Antonio e dalla francese Rosalie Jabalot. Frequentò nella sua città natale le scuole secondarie umanistiche e seguì corsi di musica e pittura.

Allievo del pittore Antonio Pasini (1770-1835), professore aggiunto di pittura e insegnante di miniatura (6), nel giugno 1818 meritò il primo premio per il disegno di nudo all’Accademia di Belle Arti di Parma. Sue opere sono conservate nella Pinacoteca di Parma e nel Gabinetto di disegni e stampe di Dresda. Si dedicò. sotto la guida di Antonio Lombardini (1794-1869) (7), a studi naturalistici per i quali ebbe particolare inclinazione.

Nel 1819 si recò a Parigi con il proposito di specializzarsi nell’arte dell’incisione e finì invece per iscriversi ai corsi universitari di scienze fisiche e matematiche.

Ritornò a Parma nel 1823 e l’anno successivo (1824) fu nominato professore sostituto alla cattedra di fisica teorico-pratica dell’Università.

Nel 1827 divenne professore effettivo per la morte del titolare Pietro Sgagnoni e assunse la direzione del gabinetto di fisica (8).

Entrò in relazione con il fisico Leopoldo Nobili (1784-1835) (9), nato in terra di Garfagnana (Trassilico) e già famoso in Europa, che lo consigliò e lo incoraggiò. Con grande passione si dedicò soprattutto alla ricerca dei fenomeni della luce e del calore.

Ardente patriota, tenne viva negli studenti la fiamma della rivolta e partecipò ai moti del 1831 issando la bandiera tricolore sul portale dell’Università.

Fu membro del Governo provvisorio ma, al ritorno di Maria Luigia (1791-1847) si allontanò e si rifugiò a Ginevra e in Francia continuando indefessamente gli studi che lo portarono ad importanti successi riconosciuti anche in Inghilterra. Ai primi di maggio del 1832 Melloni si trasferì a Ginevra e, da lì, in una data imprecisata tra il 3 luglio 1832 e il 4 febbraio 1833, si spostò a Parigi, in Rue Boucherat n. 2 (nel quartiere Le Marais), in un’abitazione trasformata in un vero e proprio laboratorio (10). A Parigi in base agli studi pubblicati finora – restò fino al 1837/38.

Questo fu il periodo più fecondo della sua carriera scientifica, durante il quale condusse fondamentali ricerche sul calore raggiante.

Sebbene gli fossero state offerte sistemazioni accademiche in Francia il Melloni desiderava rientrare in Italia. Ne ottenne il permesso nel 1837 per l’interessamento del fisico francese François Jean Dominique Arago (1786-1853) (11) e del naturalista tedesco Alexander von Humboldt (1769-1859)(12) presso il principe di Metternich (1773-1859), che, a sua volta intercedette presso la duchessa di Parma Maria Luisa d’Austria. Nel 1839, su segnalazione di Arago, fu chiamato a Napoli da Ferdinando II Borbone e si trasferì nella capitale del Regno delle Due Sicilie.

Il 4 marzo 1839 Re Ferdinando II approvò la nomina di Melloni a direttore. Si legge nel verbale della seduta del consiglio di Stato: “Il signor Macedonio Melloni di Parma ha offerto i suoi servigi come professore di fisica al Re N.S. ed i più insigni scienziati che vanti oggi l’Europa, fra i quali basterebbe citare un Humboldt ed un Arago, nel rendere al merito di lui solenne e nobilissima testimonianza, lo raccomandarono caldamente alla Maestà Sua. Il signor Melloni, che a giudizio dell’Humboldt, è ora il primo fisico del continente, deve in spezial modo la sua celebrità alle acute ed ingegnose investigazioni sull’elettromagnetismo. E poiché non avvi forse altro Stato che abbia così gran numero di vulcani, o estinti o in attività, sarebbe oltremodo necessario fondare in Napoli un istituto meteorologico, specialmente oggi che il magnetismo terrestre occupa le menti di quanti danno opera agli studi della fisica generale del globo. Anche questo incarico assai utilmente sarebbe affidato al signor Melloni” (13).

Il sovrano napoletano gli affidò l’incarico di professore di fisica all’Università e di direttore del Conservatorio delle Arti e dei Mestieri. In quest’ultima veste, nel 1841, decise di collocare l’istituendo Reale Osservatorio Meteorologico Vesuviano sul monte Canteroni o Collina del Salvatore, alle pendici del cratere del Vesuvio (14).

Melloni si stabilì definitivamente a Napoli, dove nel 1843 sposo l’inglese Augusta Brugnel Philipson, dalla quale ebbe quattro figli.

Seguì la costruzione del Reale Osservatorio, del quale fu il primo direttore (15) e ne attrezzò i laboratori con gli strumenti acquistati a Parigi nel 1847.

I fermenti rivoluzionari non erano sepolti e segnarono anche la sua vita napoletana. In seguito ai moti del 1848, pur non avendo preso parte attiva ai rivolgimenti nel Regno delle Due Sicilie (prima dei moti aderì semplicemente al Circolo Costituzionale e successivamente fu membro della Commissione della Pubblica Istruzione incaricata di riformare il sistema scolastico) fu costretto ad abbandonare la direzione dell’Osservatorio. Ecco come un “memorandum” della polizia borbonica tratteggia la figura di Melloni: “Cattivo. Notabilità europea di ultraliberalismo, amico intimo e corrispondente de più famosi radicali e cospiratori contemporanei: egli, nelle ultime sovversioni del Regno, comunque non abbia trasmodato in atti di manifesta fellonia, pure fece parte del Circolo Costituzionale, propugnò e diffuse i principi della Giovine Italia, fece proposta nel Consiglio di Pubblica Istruzione per l’ordinamento di un Battaglione Universitario, che avrebbe avuto per destino la guerra di Lombardia: proposta per altro che venne respinta dalla maggioranza di quel consesso.” (Archivio di Stato di Napoli, b. 291. XI) (16).

Condannato nuovamente all’esilio ed allontanato per la seconda volta da un incarico istituzionale inoltrò una supplica al Re Ferdinando II e ottenne cosi la possibilità di rimanere a Napoli.

Si ritirò a vita privata nella sua Casa di Portici di Via Amoretti al “Largo di Cremano”, oggi chiamata villa dei Duchi di Vergara di Craco negli itinerari storico-turistici del comune napoletano che si affaccia sul piccolo golfo del Granatello. (17)

Negli ultimi anni di vita si dedicò prevalentemente ai suoi studi.

Fu vittima della micidiale propagazione dell’infezione di colera asiatico che colpì i Comuni della zona sud orientale di Napoli. Essendo andato a piedi a Napoli “… per far visita a un tipografo e poi a un artigiano che stava costruendogli un elettroscopio. Costretto ad attraversare una delle zone della città dove l’epidemia era particolarmente violenta“, contrasse il morbo.

Macedonio Melloni si spense a Portici l’11 agosto 1854.

Fu sepolto nella Terra Santa del Campo Santo “cholerico”, sito alla via Carceri vecchie del confinante comune di San Giorgio a Cremano. Sulla tomba, in cui riposano le ossa dell’insigne fisico, è stata apposta una piccola targa sulla quale è incisa una sola semplice iscrizione: MACEDONIO MELLONI / MORTO 11 AGOSTO 1854.

Portici ricorda la permanenza dell’illustre uomo di scienza con l’intitolazione a suo nome della Scuola Media Statale e con una lapide, murata alla parete della facciata della Villa in via Amoretti.

Per tramandarne il ricordo, in una cappella laterale a sinistra di chi guarda l’altare maggiore della chiesa di Santa Croce in Firenze, è stato innalzato un monumento con su scritto:

“A / MACEDONIO MELLONI /

NATO. NEL.1798. MORTO. NEL . 1854″.

Gli furono conferiti molti titoli di appartenenza a ordini quali la Legione d’onore francese, l’Ordine di Toscana, il Mauriziano e l’Ordine dell’Aquila nera. Nella chiesa di Santa Maria del Quartiere di Parma (19) vi è un monumento dedicato a Melloni con il busto e la seguente scritta: “Macedonio Melloni / Al cittadino insigne / nè fasti delle fisiche scienze /Parma / pel voto della rappresentanza municipale / fece scolpire / XVII luglio MDCCCLXIX”,(20). Inoltre nell’arco 22 del Cimitero di Parma si trova questa iscrizione: “Un avello / di quest’arco gentilizio / dalla fraterna pietà di Enrico, Vittorio e Antioco / fatto sacro al nome / di /MACEDONIO MELLONI / possa accogliere la spoglia / rimasa a Portici partenopeo/l’11 agosto 1854/giorno che fece mesta / Europa”. (21).

Il fisico svizzero Auguste De la Rive (1801-1873)(22) lo definì il “Newton del calore” (23).  Melloni, scienziato di fama europea, lasciò alla fisica tre strumenti fondamentali: il termomoltiplicatore, il magnetoscopio e l’elettroscopio. Scrisse diversi saggi di argomento scientifico e le sue lezioni furono molto apprezzate, oltre che per serietà di dottrina anche per la grande vivacità oratoria.

A lui si debbono pure alcuni studi sull’induzione magnetica e importanti ricerche meteorologiche e geofisiche, sulla rugiada, sugli igrometri. sull’irraggiamento del suolo, sull’origine dei venti in relazione con la situazione barica e infine sulle proprietà delle rocce.

Macedonio Melloni patriota tra il 1830 e il 1837

Analizziamo ora in modo più dettagliato la vita di Macedonio Melloni negli anni che vanno dal 1830 al 1837 per cercare di contestualizzare i documenti che ho rinvenuto nel 2019.

Il 15 novembre 1830 “nella prolusione al suo corso ordinario di Fisica nell’Università, Macedonio Melloni inneggiava alla avvenuta rivoluzione di Francia con la conseguente cacciata di Carlo X, facendo l’apoteosi di quanti avevano abbandonato l’Università per correre alle barricate (24).

Il suo discorso destò grande entusiasmo nei giovani, che continuarono in dimostrazioni fino a mezzanotte. (25)

Chiamato dal Cav. Tenente Rossi a nome dell’autorità superiore a fornire quanto pronunciato dichiarò di esser suo costume improvvisare i discorsi d’introduzione al Corso di Fisica prendendo spunto solo da alcune memorie da lui “consegnate alle fiamme” e pertanto di essere impossibilitato a rispondere. (26)

Il Segretario di Stato Barone Werklein (1777-1849) nell’ “allegato B” di un documento del 7 maggio 1831 inviato da Vienna a Maria Luigia segnala questo estratto della prolusione del Melloni: “Giovani egregi, date opera nell’apprendere questa nobile e fecondissima scienza ed in questo mentre le più sublimi virtù vi rendano magnanimi. E tu ne sarai esempio nobilissimo Ateneo della più colta metropoli del mondo: tu che imbrandisci le armi a scudo della patria in mezzo alle accademiche esercitazioni, e fatto sei primo rigeneramento di un’Era in cui la Francia ha stupefatto l’Europa, che si commuove tutta quanta a tanta azione strepitosa ed offre inaudito esempio di patriottismo. Mirate o giovani il vero valore, non dal lungo ordine degli avi, inutile vanto, non da quegli onori sempre più vili che compransi dalle anime piccole e vendonsi dal dispotismo, ma da quella virtù che ardita si dimostra sulla fronte degli uomini franchi e liberi, lungi dai palagi dei grandi ove non ha che prepotenza, ignoranza e servilità: visitate al contrario i tuguri e là troverete questa virtù che langue oppressa e calcata dall’onnipotente forza del despota. Ma io vi dico che per breve tempo rimarrà questo regno della forza, e che vicino si è il momento in cui dovrà soccombere e così trionfare il patriottismo vero, che vi debbe tutti animare.

Vedete, sentite la verità, non mancavi energia per predicarla, vi stia sempre a cuore la custodia della vostra libertà personale e dei propri diritti. L’amor patrio vi sia sempre guida, e se il vorrannо propizie le circostanze, non ricusate il soccorso del vostro braccio per meritarvi la civica Corona. (27)

Pare che questo passo fosse stato diffuso manoscritto.

Fatto è che passò solo un giorno e il 16 novembre 1830 Maria Luigia firmò una Risoluzione Sovrana contro il Melloni esprimendosi così:

Al Presidente dell’Interno

Sono stata informata che il professore di Fisica nella Ducale Università, in occasione dell’apertura della sua scuola, ha letto una prolusione nella quale si spiegavano massime contrarie ai principii adottati dal Governo, e tendenti a corrompere gli animi dei giovani scolari, troppo facili a seguire funesti esempi.

Un simile modo di procedere essendo indegno di qualunque savia persona, e in particolare poi non dovendo tollerarsi in un professore cui è affidata la educazione della gioventù ho giudicato conveniente ordinare:

1-Il professore di fisica nella Ducale Università degli Studi Macedonio Melloni è destituito dal posto che occupa:

2 D’accordo col Presidente della Università Ella avviserà il modo di provvedere provvisoriamente alla vacanza del posto di professore di Fisica.

Maria Luigia.

Parma, 16 novembre 1830 (28),

In una lettera d’accompagnamento Maria Luigia si dichiarava malcontenta del contegno dei professori dell’Università, ne ipotizzava la soppressione qualora vi fossero stati altri reclami e biasimava la mancanza di sorveglianza sul Presidente Luigi Bolla (professore di Diritto Romano) e sul Cancelliere dell’Università Antonio Lombardini (professore di matematica).

Diventato non gradito per aver proposto idee contrarie ai principi adottati dal Governo e tendenti ad esaltare i giovani studenti. Melloni abbandonò Parma per poi ritornarvi allo scoppio dei moti del febbraio 1831.

Sarà bene segnalare qui che tra i “giovani più turbolenti” degli studenti indicati in una “nota” diramata da Maria Luigia ed allegata al Motu Proprio Sovrano dell’8 gennaio 1831 figuravano anche pontremolesi ed in particolare l’ “espulso” Francesco Bologna. (29)

In documenti provenienti dall’Archivio di Stato di Parma pubblicati postumi (nel 1919) e rinvenuti dallo studioso Alberto Del Prato (1854 – 1918) più  volte citato in questo saggio, si legge che il 17 febbraio 1831:

Il prof. Melloni accompagnato da gran numero di scolaresca armata è andato a piantare la bandiera tricolore alla Università, e poscia ha fatto distendere un processo verbale in cui la Guardia Nazionale domanda che siano aggiunti al Consesso Civico 20 altri membri da lei indicati. Il Governo provvisorio gradisce questa giunta e il Consesso civico cosi accresciuto s’unisce in questa sera e rimette in discussione di quanti membri debba essere composto il Governo Provvisorio. Ve ne aggiunge due e nomina Melloni e Ortalli (Ermenegildo). Niuno dei membri del Consesso ha creduto che vi fosse bisogno di notificare e sottoscrivere l’atto di aggiunta. A(ntonio) Casa è rientrato nel Governo provvisorio con piacere di molti, al quale sono stati aggiunti il prof. Melloni ed Ermenegildo Ortalli.” Ed ancora: “In questo giorno 17. verso il mezzodì si presentò un drappello di Guardia Nazionale, composto quasi tutto di giovani studenti, con a capo il prof. Melloni che recava la bandiera Nazionale, la quale fu collocata sul portone dell’Università. dove sono rimaste alcune guardie e dove starà sempre un corpo di guardia di soli cittadini….” (30).

Del Prato riporta giorno dopo giorno gli avvenimenti cruciali di quel 1831.

Melloni “fu tra coloro che vollero la creazione di un battaglione di bersaglieri italiani e di un reggimento d’infanteria di linea italiano, i quali si dovevano unire. sotto il comando del generale barone Carlo Zucchi, coi volontari di Modena e di Bologna. All’arrivo delle truppe austriache a Parma il 13 marzo 1831. il Melloni riuscì a fuggire e si rifugiò nuovamente a Parigi, (31).

Tutti gli studi visionati, passati e recenti. sono concordi nell’affermare che Melloni visse il proprio esilio parigino come occasione importante per la sua ricerca scientifica e che solo nel 1837, grazie all’aiuto degli accademici Arago e Alexander von Humblodt, riuscì a realizzare il sogno di poter tornare in patria.

Estrapolo da una recente pubblicazione parmigiana quanto segue:

“Come comunicava Arago nella Seance del 16 gennaio 1837, grazie alle pressioni fatte sulla Duchessa, “Melloni adesso è libero di rientrare nella sua città natale“. Una volta revocato il decreto dell’esilio, Melloni torna in Italia, prima a Parma e poi a Napoli. (32).

“Macedonio Melloni” nei documenti inediti del 1836 rinvenuti nel 2019

Alla luce di quanto letto posso affermare, senza essere smentito, che presso la Sezione Archivio di Stato di Pontremoli. nuovamente chiusa, si conservano pochi documenti, ma oserei dire interessanti, datati 1836 che potrebbero suscitare quantomeno curiosità.

In questi documenti, infatti, si fa esplicita menzione di “Macedonio Melloni profugo di Parma per cause politiche” e, soprattutto, sembra che in questo periodo il noto fisico emiliano fosse in Lunigiana!

In una missiva “riservata” del 18 ottobre 1836 si ipotizza che “tal Macedonio Melloni di Parma profugo si raggiri tra il territorio Estense e il Toscano e particolarmente in cotesta Città, ove si crede che abbia della aderenza e si aggiunge che essendo possibilmente mancante di Passaporto, sia tentato di procurarsene uno dalle Autorità del Granducato e forse da cotesto Commissariato [di Pontremoli] sotto un finto nome per non essere riconosciuto nei luoghi ove intende portarsi. Può esser o no vera la veduta del Melloni ma io ho creduto di prevenire V.S. III.ma del sospetto indicato, onde possa cotesto Tribunale cautelarsi nel rilascio / che fosse per fare delle Carte di Viaggio, o Certificati che fosse per emettere, per non lasciarsi sorprendere da qualunque tentativo che si facesse per il soggetto indicato.” (33)

Trascriverò per intero e allegherò al presente saggio il documento più interessante, ovvero un “Rapporto Informativo del Caporale di Polizia” Ardinghi, datato 19 9bre 1836, proveniente da Fivizzano e destinato al Vicario Regio.

Nelle ritrovate carte lunigianesi si dice esplicitamente che “quel Macedonio Melloni di Parma si fece vedere in questo Vicariato fino al 26 luglio p.p. essendo passato a dimorare a Bibola Stato Estense presso Anton Maria Ravani. “(34).

Inoltre si afferma: “Pare anche molto probabile che per mezzo di Giacomo Mazzoli Estense preteso ottenne un Passaporto cantante in nome di Zafferino Coppelli di Prota, che lo aveva fatto rifare per andare in Corsica fino dall’ottobre passato.

Questo, ed altri non pochi inconvenienti //che sono prudenti in genere di Passaporti. mi ha persuaso dell’abuso vituperevole che ne fanno questi abitanti, molti dei quali si vuole, che li abbiano ceduti a degli Estensi, e più di una volta è successo che questi si sono presentati con fedi false o con fedi di nascita che hanno potuto carpire dai Parrochi sebbene si sia posto in essere che erano passati a dimorare all’estero e per conseguenza gli è stato ricusato il Passaporto ” (35).

Sembra, dai documenti rinvenuti, che nel giorno di Sant’Anna del 1836 sia transitato a Prota (36), nella parrocchia di Crespiano, un individuo “che al di lui portamento fanno credere potesse essere lo stesso Melloni” (37). Non solo! Questo individuo “si fece accompagnare per strade indirette alla Bastia, Giusdicenza di Licciana, Stato Estense, all’oggetto di non essere incontrato nella Pubblica Forza, venendo quindi lasciato distante di un quarto di miglia dalla Bastia suddetta” (38).  Inoltre si dice “che esso Melloni abbia di nascosto dimorato presso certo Antonio Maria Ravani di Bibola, Stato Estense” (39).  Pare che nell’ottobre 1836, tramite certo Giacomo Mazzoli della Bastia, avesse ottenuto un Passaporto che Mazzoli aveva estorto dal suo amico Zafferino Coppelli di Prota, fatto vidimare per Roma o per la Corsica.

E’ evidente che questi documenti possono quanto meno destare curiosità e forse raccontare parte di una storia ancora sconosciuta o tutta da scrivere. E’ giusto sottolineare che proprio a Licciana (40) nacque Anacarsi Nardi (Apella di Licciana, 21 dicembre 1800 – Rovito. 21 luglio 1844), chiamato a Modena durante i moti del 1831 dallo zio, l’avvocato Biagio Nardi, divenuto capo del governo provvisorio con la carica di dittatore e nominato segretario del governo (41).

Marco Angella, Manoscritti inediti lunigianesi del 1836 sul “profugo politico” Macedonio Melloni di Parma (1798 – 1854), pubblicato nella rivista “Il Porticciolo, La Spezia, anno XIV, n. 3.9.2021, pp. 166 – 176.

La rivista spezzina “Il Porticciolo” è fondata e diretta dalla professoressa Rina Gambini

                                                                 


Di VS Ill.ma

Dal Regio Tribunale di Fivizzano

Li 19 9bre 1836

Umilissimo Dev.mo Obb.mo Servo G Giannetti

———

Fivizzano

Li 19 9bre 1836

Rapporto Informativo

Del Caporale di Polizia

Pell’Ill.mo Sig.re Vicario R°

In coerenza dei Rispettosi Ordini di V.S. III. ma tendenti a rilevare se certo Macedonio Melloni, Profugo dal Parmigiano, abbia o nò messo piede in questa Vicariale Giurisdizione posso referirle che dalle praticate indagini in proposito, sono potuto venire in cognizione che nel di 26 luglio p° pº transitò un individuo del Villaggio di Prota, Parrocchia di // Crespiano in questo Vicariato, che al di lui portamento fanno credere potesse essere lo stesso Melloni. che a guida di Gio. Andrea Coppelli di Prota suddetta si fece accompagnare per strade indirette alla Bastia, Giusdicenza di Licciana, Stato Estense, all’oggetto di non essere incontrato nella Pubblica Forza, venendo quindi dallo stesso Coppelli lasciato distante di un quarto di miglia dalla Bastia antidetta, e che sono pure assicurato che esso Melloni abbia di nascosto dimorato presso certo Antonio Maria Ravani di Bibola. Stato Estense, e // che circa la metà del decorso mese di Ottobre col mezzo di Giacomo Mazzoli della Bastia potiede ottenere un Passaporto che esso Mazzoli estorcé dalle mani del suo amico Zafferino Coppelli di Prota, quale aveva fatto vidimare a questo Tribunale o per Roma o per Corsica, come occorrendo sarò in grado di provarlo, Che però

L. Ardinghi Cap.e [Caporale]

                                                                


1 Dedico questo mio saggio ad Antonio Zanni (24 luglio 1941-12 aprile 2021), detto “Gimmy”, di Corlo di Formigine (Modena), fine giornalista che ho avuto la fortuna di incontrare sul mio cammino e che ho stimato molto. Per un ricordo cfr. “Il Corriere Apuano”, anno CXIV, n. 17. 24 aprile 2021. p. 6., ricco di articoli a lui dedicati. Cfr. Inoltre https://www.ilcorriereapuano.it/2021/04/la-scomparsa-antonio-zanni-ci-addolora-profondamente/

2. Cfr. SEZIONE ARCHIVIO DI STATO DI PONTREMOLL, Affari diversa di Governo, Comissario Betti, Anno 1836, Filza 16. Vol. 55

3. Cfr. EMANUELA COLOMBI. Macedonio Melloni una biografia scientifica. Università degli Studi di Parma. Dottorato di ricerca in Fisica. Ciclo XXVII, marzo 2015.

4. Mi riferisco in particolare a ALBERTO DEL PRATO, L’anno 1831 negli ex Ducati di Parma, Piacenza Guastalla (opera postuma). Officina Grafica Fresching, Parma 1919 [Biblioteca Civica Comunale Parma. XIX C 28); ANTONIO BARTORELLI, Macedonio Melloni lo scienziato e il patriota, in “Aurea Parma, anno XI. Fascicolo 4. luglio-agosto 1921. pp. 148-161 (Biblioteca Civica Comunale Parma. PER 19/11); LORENZO BOCCHI, I moti del  ‘31 in una lettera di M. Melloni, in “Aurea Parma, anno XXX, Fascicolo 1. gennaio-marzo 1956, pp. 40-44 [Biblioteca Civica Comunale Parma. PER 19/34]

5. Per scrivere queste succinte note sulla biografia di Macedonio Mellon mi rifarò in particolare, oltre alle pubblicazioni sopra citate e ad altre che seguiranno, alle seguenti: ADELE VITTORIA MARCHI, Volti e figure del Ducato di Maria Luigia. 1816-1847, Antea Edizioni. Milano 1991, pp. 198-199; ROBERTO LASAGNI Dizionario Biografico dei Parmigiani, PPS Editrice, Parma 1999, vol. III. pp. 506-509, “Macedonio Melloni” [Biblioteca Civica di Parma, LOC 920.045 44 LAS 31].

6. Cfr. STANISLAO SCOGNAMIGLIO. Figli di Portici famosi: Macedonio Melloni, 29 ottobre 2017, in http://www.lospeakerscorner.eu/porticesi-famosi-macedonio-melloni/

7. Cfr. GIOVANNI BATTISTA JANNELLI. Dizionario biografico dei parmigiani illustri o benemeriti. Tipografia di Gaetano Schenone. Genova 1877, pp. 220-222

8. Cfr. https://www.sma.unipr.it/it/macedonio-melloni-il-calore-e-la-luce-invisibile/

9. Cfr. GIULIO SIMONINI. Profili di uomini illustri della Valle del Serchio e della Garfagnana, Maria Pacini Fazzi, Lucca 2009, pp. 34-35 (“Leopoldo Nobili, pioniere nel campo dell’elettromagnetismo”) [edito dalla Comunità Montana della Garfagnana, nella collana Banca dell’Identità e della Memoria. Cfr. inoltre EDWIGE SCHETTINO, Nobili Leopoldo in “Dizionario Biografico degli Italiani“, vol. 78 (2013).

10. Cfr. EMANUELA COLOMBI  – MATTEO LEONE – NADIA ROBOTTI. Il colore del calore: Macedonio Melloni e l’infrarosso, in “Il Nuovo Saggiatore”, 2015. vol. 31. п. 5-6, p. 47.

11. Cfr. UMBERTO FORTI.  Jean François Dominique Arags, in “Enciclopedia Italiana” (1929).

12 .Cfr. FEDERICO FOCHER, Alexander Von Humboldt. Schizzo biografico “dal vivo”. Saonara, Il Prato 2009

13. Cfr. UMBERTO MAZZA, Macedonio Melloni, 2021, in  http://www.pummarulella.com

14. Cfr. STANISLAO SCOGNAMIGLIO, op. cit., 29 ottobre 2017

15. L’Osservatorio Vesuviano, il più antico osservatorio vulcanologico del mondo, fu fondato nel 1841 da Ferdinando II,  Re delle Due Sicilie. Primo direttore dell’Osservatorio Vesuviano fu Macedonio Melloni, “una delle personalità più importanti a livello internazionale nel campo della fisica sperimentale. L’inaugurazione dell’Osservatorio avvenne id 28 settembre 1845. durante il Settimo Congresso degli Scienziati Italiani. II discorso inaugurale fu pronunciato dallo stesso Melloni “Signori, noi abbiamo rapiti i fulmini al cielo ma quel che è e quel che segue a poca profondità sotto questa terra che tutti calpestiamo e dove tutti abbiamo vita e morte, è ancora un gran mistero per noi, lo mi guardi di presumere tanto di me stesso, ch’io ardisca promettermi di sollevare questo grave velo, dove mani sterminate più vigorose sentirono pur troppo la loro impotenza!” (Cfr. MACEDONIO MELLONI Discorso per l’inaugurazione dell’Osservatorio Meteorologico Vesuviano, 1845). Cfr. https://www.interviu.it/turismo/vesuvio/osservatorio.htm

16. Cfr. EMANUELA COLOMBI -MATTEO LEONE – NADIA ROBOTTI, op. cit., p. 55

17. Cfr. IV itinerario storico-turistico  in https://www.Yumpu.com./it/document/read/8169196/iv-itinerario-storico-turistico-palazzo-amoretti-villa-

18 Cfr. STANISLAO SCOGNAMIGLIO, op. cit., 29 ottobre 2017.

19 Sulla chiesa di Santa Maria del Quartiere di Parma. che si trova nell’attuale Piazza Picelli, cfr. FELICE DA MARETO (A cura di). Chiese e conventi di Parma. Deputazione di Storia Patria per le Province Parmensi. Parma 1978. pp. 224-225.

20 Cfr. ANTONIO BARTORELLI, op. cit., p. 159:… il comune di Parma, per la sollecitudine del Provveditore agli studi della Provincia, prof. Antonio Cima, che ne aveva interessato il consiglio scolastico, e per proposta del prof. Pierro del Prato, deliberò il 17 luglio 1869. “Che a nome della Giunta Municipale sia collocato nella chiesa del Quartiere un busto in marmo con analoga epigrafe. rappresentante l’illustre Macedonio Melloni: che a cura della Giunta medesima sia collocata una lapide nella casa in cui nacque esso illustre scienziato e che la relativa spesa venga sostenuta a carico esclusivo del Municipio.” Il monumento nella chiesa del Quartiere, opera degli cultori Giovanni Chierici e Giovanni Cantatori, fu infatti collocato: ma la lapide nella casa natale non poté mai essere posta per l’opposizione del proprietario della casa

21. Cfr. ANTONIO BARTORELLI, op. cit. p. 161.

22. Cfr. RENE SIGRISTE. August De la Rive, in “Dizionario Storico della Svizzera”

23. Cfr. ANTONIO BARTORELLI, op. cit. p. 157.

24. Cfr. ALBERTO DEL PRATO, 1919. op. cit., p. 14.

25. Cfr. EMILIO CASA, I moti rivoluzionari in Parma nel 1831. Ferrari. Parma 1895.

26. Cfr. ALBERTO DEL PRATO, 1919, op. cit., p. 14, nota 3.

27. Cfr. ALBERTO DEL PRATO. 1919, op. cit., pp. 14-15, soprattutto la nota 4. che richiama l’Archivio di Stato di Parma ed in particolare il fondo del Buon Governo e della Polizia. Scrive Alberto Del Prato nel testo: “Il Segretario di Stato Bar. Werklein in un Atto di accusa di tradimento contro il Ministro Ferd. Cornacchia, Vincenzo Mistrali Delegato del Governo in Parma, Luigi Bolla Presidente del Consiglio di Stato, Bar. Amelin de Sainte Marie Sovraintendente generale della Casa di S.M., mandato da Vienna a Maria Luigia il 7 maggio 1831. nell’allegato B da questo estratto della prolusione del Melloni.”

28. Cfr. ALBERTO DEL PRATO. 1919. op. cit., pp. 15-16. Cfr. inoltre FRANCESCO SALATA, Maria Luigia e i moti del Trentuno. Documenti inediti da archivi austriaci, in “Archivio Storico per le Province Parmensi nuova serie, vol. XXXII-anno 1932, Parma 1932. pp. 175-454, in particolare p. 194 (sui provvedimenti adottati contro Macedonio Melloni),

29. Cfr. ALBERTO DEL PRATO, 1919, op. cit., pp. 16-17:….4- I giovani più turbolenti designati nell’annessa nota saranno tradotti nel Castello di Compiano per due mesi… e “In foglio separato segue la nota sempre indicata. Rondani Emilio: Gasparotti Agostino: Ricci Antonio: Sidoli Giovanni: Mori Alessandro; Galenga Antonio: Bologna Francesco (espulso). Da consegnarsi all’Autorità Toscana di Pontremoli. Parma 8 gennaio 1831…”

30. Cfr. ALBERTO DEL PRATO, 1919, op. cit., pp. 52-53.

31. Cfr. ROBERTO LASAGNL op. cit., vol. III. pp. 506-507.

3. Cfr. EMANUELA COLOMBI-MATTEO LEONI-NADIA ROBOTTI, ор. сit. р. 5.3.

33. Cfr. SEZIONI ARCHIVIO DI STATO DI PONTREMOLI, Affari diversi di Governo, Commisario Betti, Anno 1836, Filza 16. vol. 55, с. 213 г е v 18 ottobre 1836.

34. Cfr. SEZIONE ARCHIVIO DI STATO DI PONTREMOLI. Affari diversi di Governo, Commissario Betti, Anno 1836, Filza 16, vol. 55, inserti a cc. 213 r e v. 19 9bre 1836.

35. Cfr. SEZIONE ARCHIVIO DI STATO IM PONTREMOLI, Affari diversi di Governo, Commissario Betti. Anno 1836, Filza 16. vol. 55, inserti a c. 213. 19 9bre 1836.

36. Su “Prota” cfr. GIULIVO RICCI (a cura di), Lembi di Lunigiana. Guida alla Valle del Taverone. Stampa Lito Terrazzi, Firenze 1983 [Amministrazioni comunali di Comano e di Licciana Nardi], pp. 166-168.

37. Cfr. SEZIONE ARCHIVIO DI STATO DI PONTREMOLI. Affari diversi di Governo, Commissario Betti, Anno 1836. Filza 16. vol. 55. 213 e seguenti. “Rapporto informativo del Caponale di Polizia”, 19 9bre 1836

38. Cfr. SEZIONE ARCHIVIO DI STATO DI PONTREMOLI. Affari diversi di Governo, Commissario Betti. Anno 18:36. Filza 16, vol. 55. c. 213 e seguenti. “Rapporto informativo del Caporale di Polizia”, 19 9bre 1836.

39. Cfr. SEZIONE ARCHIVIO DI STATO DI PONTREMOLI, Affari diversi di Governo, Commissario Betti, Anno 1836, Filza 16, vol. 55. c. 213 e seguenti, “Rapporto informativo del Caporale di Polizia.”

40. Su “Licciana” e zone limitrofe (come la citata Bastia) cfr. GIULIVO RICCI (a cura di), op. cit., da pagina 140.

41. Cfr. MANFREDO GIULIANI. La Lunigiana e i moti del 1831 (Biagio e Anacarsi Nardi dell’Apella), in “Archivio Storico per le Province Parmensi”, nuova serie, anno 1932. Parma 1932. pp. 139-173. Cfr. Biagio e Anacarsi Nardi. Patrioti del Risorgimento. Studi e celebrazioni. Tipografia Ambrosiana, La Spezia 1983 a cura del Centro Aullese di Ricerche e di Studi Lunigianesi: cfr.

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