
Romolo nasce a Vignola (Pontremoli) il 23 maggio 1918 da Giulio e Anna Bellina ed è il primo di quattro fratelli e una sorella.
Passa l’infanzia e l’adolescenza nel borgo nativo, aiutando la famiglia nei lavori di campagna e, quando può, frequenta le elementari sino alla 5° classe; inizia poi a lavorare come manovale.
La chiamata alle armi arriva il 3 aprile 1939 con l’assegnazione all’ 89° Fanteria Ventimiglia del Corpo d’Armata Savona e adibito a compiti di guardia alla frontiera nel 1° Settore di Copertura.
Il 1° luglio 1939 è nominato Fante scelto, dopo un mese Caporale e il 1 aprile 1940 Caporal maggiore.
Nel frattempo, altri due fratelli hanno indossato la divisa militare, per cui, in base alle disposizioni militari, il 3 aprile 1941 gli viene concessa la licenza illimitata straordinaria. Da questa data è un susseguirsi di richiami e concessioni di licenze illimitate, alternandosi con i fratelli, sino al richiamo del 3.3.1943.
I quasi tre anni di guerra, la disfatta della Campagna di Russia e lo sbarco in Sicilia delle truppe Alleate hanno fiaccato il morale della popolazione e indebolito le capacità operative del nostro esercito. L’Italia è costretta l’ 8 settembre 1943 a chiedere l’armistizio.

La situazione è drammatica, sul nostro territorio sono presenti numerose Armate tedesche che reagiscono prontamente chiedendo ai nostri militari di continuare la guerra al loro fianco. Poche decine di migliaia coloro che aderiscono; coloro che rimangono fedeli al giuramento al re in 650 mila vengono fatti prigionieri ed avviati al lavoro coatto in Germania, che ha un bisogno enorme di braccia per l’industria bellica e per l’agricoltura.
Tra questi c’è anche Romolo, che sta prestando servizio presso il 25° settore G.A.F. ( Guardia alla Frontiera) a S. Pietro del Carso, oggi comune della Slovenia, che fatto prigioniero, viene caricato su un treno blindato, in condizioni igieniche indicibili e cibo razionato, dopo un interminabile viaggio di quasi 1.700 chilometri, viene rinchiuso nello Stalag XX B a Marienburg ( attuale distretto di Malborg, in Polonia).
La vita al campo, che è arrivato ad avere complessivamente oltre 35.000 prigionieri, è segnata da fatiche, scarsità di cibo e quel poco per niente nutriente, freddo, sporcizia, malattie, angherie da parte dei carcerieri, orari di lavoro lunghi anche 12 ore e luoghi di lavoro da raggiungere a piedi, scortati, con qualsiasi condizione meteorologica.

I nostri militari non sono considerati prigionieri di guerra e come tali tutelati dalla Convenzione di Ginevra del 1939, ma I.M.I. (Internati Militari Italiani), sottratti alle garanzie previste dalla predetta Convenzione ed all’assistenza della Croce Rossa Internazionale.
Pesa anche la lontananza dalle famiglie, delle quali scarseggiano notizie; non mancano le torture psicologiche, periodicamente i prigionieri vengono invitati ad aderire alla Wehrmact, con lusinghe e minacce.
E da ultimo, con l’approssimarsi del fronte alla stessa Germania, anche i bombardamenti alleati rappresentano un grave pericolo, numerosi i prigionieri caduti sotto le bombe.

Marienburg non è stato il solo campo di prigionia in cui è stato recluso Romolo; sappiamo della sua presenza in almeno altri due stalag, a Danzica e Schwerte, che era un sottocampo del campo di concentramento di Buchenwald. Gli internati venivano spostati in base alle necessità ed alle competenze del prigioniero.
A questo proposito è interessante il ricordo di Romolo raccolto dal compaesano Angelo Galli:
“ Alla fine di vari arretramenti in diversi campi di prigionia, partendo dalla Polonia, ( Danzica), conseguentemente alla avanzata, lenta ma inesorabile delle forze armate russe, i prigionieri si trovarono in un ultimo campo, in territorio tedesco, vicino ad una fabbrica tedesca per produzione di materiale bellico proiettili e mine, indispensabili in quel momento del conflitto alle forze germaniche per difendersi dall’avanzata delle forze alleate e russe, su tutti i due fronti.

Qui successe che un graduato, prese in simpatia Romolo per cui, quando c’era bisogno di uomini extra per le cucine, dislocava Romolo nel servizio cucina, e non nella fabbrica produttrice da armi.
Romolo ne era ben contento anche se la maggior parte del lavoro consisteva nel pelare patate. Forse gli ricordava quando da piccolo aiutava in casa i suoi, ma in quel momento, soprattutto, perché ormai i bombardieri americani, ogni due o tre giorni alla settimana, venivano a bombardare la fabbrica, ed essendo le baracche a circa tre kilometri dalla fabbrica aumentava la sicurezza della sua incolumità personale.
Romolo, si era costruito dei vasetti che aveva posto sui davanzali, dove aveva interrato alcune bucce di patate, sapendo da buon contadino che da una buccia sarebbe cresciuta una patata, vera manna biblica. Successe che però, anche il suo protettore tedesco avesse origini contadine e quando questi si accorse dalle foglioline, che stavano uscendo dalla terra, gli fece buttare tutto in un sacco di juta, se lo portò via e da quel momento, la sua simpatia diventò odio.

Romolo, incredulo e dispiaciuto soprattutto inizialmente, nel seguito del racconto, mi disse che forse questo avvenimento gli avesse salvato la vita.
Successivamente ed inaspettatamente, una sera sull’imbrunire il cielo divenne rumoroso e scuro per l’arrivo di moltissimi bombardieri americani, che cominciarono a sganciare centinaia di bombe, la maggior parte sulla fabbrica, ma gli aerei erano talmente tanti che l’area colpita man mano ai avvicinava alla baraccopoli.
Il graduato postosi all’inizio della via, dove erano le porte di ingresso delle baracche, intimò a tutti di non uscire fuori dalla baracca, per impedire loro che, magari, fuggissero in massa. Romolo ed il suo compagno di branda, erano indecisi sul da farsi, a fianco della strada lato di fronte, c’era un bel fossato, alla fine il suo amico vedendo un aereo che si avvicinava è uscito, per buttarsi nel fossato, dopo tutto saranno stati una ventina di metri, non pensava che con un pericolo così imminente il crucco avrebbe avuto il coraggio di sparare su un uomo disarmato, impaurito ed inoffensivo. Romolo invece avendo conosciuto il rancore di quel tedesco, verso di lui, è rimasto fermo sul chi va là, sicuro che a lui (Romolo) quello avrebbe sparato, almeno per azzopparlo. Invece il crucco ha scaricato una mitragliata ad altezza d’uomo scaricandola su tutti coloro che si azzardarono a cercare riparo da una eventuale caduta di una bomba. La guerra è una BRUTTA BESTIA “.
Arresasi la Germania, Romolo deve attendere alcuni mesi prima di poter rientrare in Italia. Strade e ferrovie distrutte dai bombardamenti ma anche questioni di ordine politico, ritardano il momento del ritorno.

Finalmente Romolo viene autorizzato al rientro, ma deve fare tappa a Bregenz, in Austria, nel campo di quarantena. Angelo prosegue ancora con i ricordi di Romolo: “Di sicuro Romolo, insieme ad almeno due compaesani delle vallate pontremolesi, erano rientrati a PIEDI passando per la svizzera, dove uno dei tre contraendo una malattia venerea, dovette farsi prestare dei soldi dai due compagni di viaggio, che lo fecero di cuore. Anche se successivamente, visto il mancato rimborso da parte del rientrato a casa, un po’ gli era dispiaciuto. Ogni tre mesi circa andava a La Spezia per farsi trasformare i Reichsmark in LIRE. Ogni volta lo rimandavano a tre mesi dopo. Fino alla data in cui gli dissero che ERANO SCADUTI, PERSI. Avrebbe dovuto farsi vedere due mesi prima. ??? Al che mi disse “Inizialmente mi era dispiaciuto averlo aiutato, constatato la sua irriconoscenza una volta rientrati. Ma visto che avevo perso tutto, se non ALTRO al suo amico gli avevano salvato forse se non anche la vita, una vita familiare normale, per cui era rimasto contento di aver fatto una BUONA AZIONE. “

Il rientro in famiglia è avvenuto il 13 settembre 1945, e Romolo ha potuto curare il corpo sfinito dai lunghi mersi di prigionia e fatiche. Ben più difficili da sanare le ferite nell’animo causate dalle tribolazioni e dalle umiliazioni, il cui ricordo accompagneranno Romolo sino alla fine dei suoi giorni.
Nel 2010 il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano gli ha conferito una medaglia d’oro, sottolineando il valore della sua testimonianza e del suo contributo alla Resistenza non armata.
Romolo è venuto a mancare il 13 maggio 2013, all’età di 94 anni.


Un sentito ringraziamento ad Angelo Galli per i ricordi con cui ha corredato lo scritto e per il prezzioso materiale fotografico fornito.