SI CHIUDE IL NOVECENTO CHE HA VISTO LA FINE DELLA DIOCESI APUANA

Sorta nel 1787, due secoli dopo accorpata nell’unica Diocesi provinciale
Il Duomo di Pontremoli in una foto degli inizi del secolo

Col prossimo 31 dicembre 1999 si chiude un secolo che è stato per la ormai cessata Diocesi Apuana, il più glorioso per l’attività pastorale e per le realizzazioni conseguite, ma anche il più doloroso per la sua fine inaspettata e un poco anche deprecata. Dopo un’attesa durata alcuni secoli, Pontremoli, diventa sede Vescovile nel luglio del 1787, ma dopo appena due secoli di vita, poco dopo aver celebrato il duplice centenario la nostra Diocesi viene soppressa dalla Santa Sede, con un Decreto che ci unisce sul finire del 1987 alla Diocesi di Massa Carrara. Per cui le appena ultimate celebrazioni acquistavano il sapore di una beffa davanti a un tale Decreto. Però fu giocoforza accettare, perché l’abitudine di decidere in alto loco, passando sopra le teste dei cristiani interessati (vedi i diocesani di Pontremoli: laici e sacerdoti) è prassi ormai consolidata e accettata da tutti e questo nonostante il Concilio Vaticano secondo, che pure aveva ridato ai Christifideles, laici e sacerdoti, diritti e responsabilità che risalgono ai primi secoli della Chiesa universale. Ma anche i Concili devono fare i conti con la “Burocrazia”: che in questi casi è quella della Curia Romana. Forse è bene così, pro bono animarum, ma è certo che si rimane con la bocca amara. Eppure fu un secolo, il Novecento, per la Diocesi Apuana che ne segnò il tempo migliore!

Mons. Angelo Fiorini

Vescovo allora era Mons. Angelo Fiorini, Cappuccino, originario di Sassalbo, eletto nel settembre del 1899, e spentosi nel maggio del 1925. Furono anni duri per la Diocesi, segnati da una continua lotta dell’anticlericalismo e della massoneria, allora imperante in tutta Italia, che recarono non poche angustie alla Chiesa Apuana. Ne ricordo due: la diatriba conclusasi con la decisione del Vescovo di consentire alla demolizione dell’antica Chiesa di S. Colombano sull’area della quale sorse il ponte Zambeccari, che apriva uno sbocco provvidenziale alla città. Il titolo della parrocchia fu poi trasferito alla Chiesa di San Francesco, o del Seminario. Poi ci fu il terremoto del 1920 che aggiunse tante altre vittime a quelle dei disastri precedenti e distrusse molti paesi, specialmente nel fivizzanese, ma un po’ dappertutto nella Lunigiana. Ancora una volta la Chiesa Apuana fu in prima linea per portare soccorsi e per aiutare che era nel bisogno.

Mons. Giovanni Sismondo

Davanti alle cose dolorose che funestarono quegli anni, ci fu tuttavia un fervore di opere. Intanto nel 1907, per volontà soprattutto del Vescovo, nacque il settimanale il Corriere Apuano che seguirà, poi, per tutto il resto del secolo la vita della nostra gente e della nostra Chiesa. Fu aperto l’Istituto Magistrale delle Cabrini, iniziò la Scuola di Arti e Mestieri gestita dai Padri Giuseppini di Asti, con laboratori di marmo, di falegnameria, di sartoria. Fu costruita la Cappella del Seminario (raddoppiata in seguito con Mons. Sismondo), e il Teatro Manzoni con sopra le aule del Collegio Vescovile.

Nove mesi dopo la morte del Vescovo Fiorini, annunciata la nomina di Mons. Sismondo che iniziò il suo servizio nell’aprile del 1930. Fu questo, forse, il periodo di maggior splendore per la nostra Diocesi. I Manzoni fu aperto al pubblico come Cinema cattolico; il nostro Settimanale ebbe una sua Tipografia; furono ampliati il Seminario, per accogliere i sempre più numerosi alunni, e furono veramente molti i nuovi sacerdoti ordinati ogni anno.

Mons. Giuseppe Finocchio

Per lo stesso motivo fu ampliato il Collegio e costruito il Liceo Classico Vescovile, che divenne poi misto e parificato: ampliato l’Istituto Leone XIII. La fondazione Galli Bonaventuri divenne Casa di Riposo per anziani. Fu aperta una mensa popolare, e una cooperativa di vendita di alimentari, che fu calmieratrice dei prezzi per tutti i negozi similari a Pontremoli e dintorni. Fu anche aperta una Libreria Cattolica, e fu messo a disposizione di Pontremoli anche il campo sportivo per la squadra cittadina di calcio che non l’aveva: su terreno preso in affitto a spese della Diocesi! L’ Azione Cattolica era arrivata al massimo della sua organizzazione e attività; nuovo impulso ebbero le Confraternite parrocchiali che divennero tutte Compagnie del SS. Sacramento. Ma dove rifulse in maniera eccelsa l’opera del Presbiterio Diocesano fu durante e dopo la seconda guerra mondiale, che portò distruzione e sangue a Pontremoli, Villafranca, Aulla e Fivizzano; e privazioni non piccole alla nostra gente, particolarmente durante la lotta di liberazione che vide il Vescovo Sismondo e buona parte del Clero schierato a fianco della Resistenza per la libertà.

Alla fine della guerra il Vescovo ebbe la medaglia d’argento al Valore Civile con una splendida motivazione, tanto da essere chiamato Defensor Civitatis, come il Papa Pio XII.

Ciononostante, su pressioni della Santa Sede, il Vescovo dette le dimissioni e si ritirò al Cottolengo di Torino da dove sarà poi riportato ad essere seppellito nella nostra Cattedrale, alla fine del 1957.

Sotto il pontificato di Mons. Giuseppe Fenocchio (1955-1983) la Diocesi conobbe il progressivo scadere della Fede, comune del resto a tutta Italia, anche se da noi il processo fu un po’ rallentato. Intanto eran venute a cessare tante urgenze nel campo delle strutture diocesane: per cui si viveva ormai di rendita sulle opere ormai già in uso. ln compenso il fervore della ristrutturazione e degli abbellimenti contagiò, si può, dire ogni paese, anche perché la gente cominciava a disporre di maggiori possibilità economiche: e ci fu una gara discreta a rimettere a posto le Chiese; mentre l’Azione Cattolica aveva già iniziato il cammino di debacle, e con essa tante altre aggregazioni religiose andavano scomparendo. Il Vescovo cercò di stimolare clero e fedeli, con ripetute campagne pastorali: l’Anno della Fede, delI ‘Eucarestia, varie Peregrinatio Mariae e altro, ma i risultati furono sempre più vistosamente modesti. Intanto la TV si andava istallando nelle case come una specie di Maitresse a penser, manipolando sempre più il normale pensare della gente, in un cammino tendente sempre più al basso e peggiorando costume e abitudini. Nel 1983 Mons. Fenocchio si dimette, stavolta in omaggio al nuovo Diritto Canonico che stabilisce a 75 anni la fine di ogni pontificato, e si ritira ad Albenga sua Diocesi natale, da dove sarà riportato a Pontremoli, ormai defunto nel 1996.

Mons. Eugenio Binini

La nostra Chiesa entra ormai nella sua crisi più grave a motivo delle sempre più scarse ordinazioni sacerdotali e della sistematica scomparsa di sacerdoti anziani, obbligando una Diocesi, che solo trent’anni prima aveva preti anche nelle frazioni più piccole, ad affidare due, tre a anche di più mini-parrocchie a un solo parroco.

Anche questo è male comune a tutta la Toscana ma non per questo meno preoccupante. E poi giunge anche la necessità degli accorpamenti fra le Diocesi. E la nostra ci casca fra le prime. A Mons. Fenocchio succede come Vescovo Mons. Bruno Tommasi, il quale si trova presto a gestire anche la Diocesi di Massa che ha il suo Vescovo, Mons. Aldo Forzoni, praticamente impedito per grave malattia. Alla sua morte, Mons. Tommasi diventa Vescovo di Massa Carrara-Pontremoli e, alla morte dell’Arcivescovo di Lucca viene trasferito a Lucca, lasciando il posto all’attuale nostro Vescovo Mons. Eugenio Binini, traslato da Sovana e Pitigliano in provincia di Grosseto.

Don Pietro Tarantola, Il Corriere Apuano, 25.12.1999

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