IL PARERE DI ANTON MARIA SALVINI SULLA ESISTENZA DI APUA

Nel 1730 Ludovico Antonio Muratori fu interpellato da un nobile pontremolese intorno all’origine di Pontremoli, e alla pretesa identificazione di questa città con la immaginaria Apua, che tutti sanno essere stata un parto delittuoso del cervello di frate Annio viterbese. Quel nobile fu tal marchese Camillo Canossa, che cercava procurar nuovo lustro alla propria nobiltà. La lettera responsiva del Muratori, conservata nella Biblioteca comunale di Carpi, è in copia, e non porta la direzione, bensì una nota a tergo che la designa come diretta al Canossa, sebbene questo nome non figuri tra quelli dei corrispondenti del Muratori (1).

Che l’intento del marchese Canossa non fosse a scopo di erudizione, ma puramente araldico, apparisce chiaramente dal seguente periodo della risposta: “Non lascia d’esser Pontremoli terra antica, terra nobile e capo di bel paese, e tale che fa nobiltà. Né la Sacra Religione di Malta dovrebbe aver difficoltà a ricevere nel suo riguardevole coro i gentiluomini antichi pontremolesi”. Evidentemente il marchese andava in cerca di qualche quarto, che gli mancava, per aver diritto alla iscrizione nella nobile milizia gerosolimitana.

In brevi e chiare parole il Muratori scioglie la questione di Apua: “Che quella nobil terra [Pontremoli] sia nel tratto di paese dove abitavano i Liguri Apuani, non ho difficoltà a crederlo. Ma che Pontremoli sia lo stesso che Apua degli antichi, confesso il vero che non ne sono finora persuaso, e amo nelle cose oscure, siccome a me par questa, di sospendere il giudizio. In fatti per autorità sufficiente né pur veggo che vi fosse Apua, da che niuno scrittore de’ vecchi secoli fa menzione di tal luogo. Ancora son nominati i Ligures Friniates presso Livio e se ne conserva tuttavia il nome nella Provincia montana del nostro Frignano, dove sono Fanana, Sestola e molte altre belle Terre. Ma da ciò non si può con certezza dedurre che al tempo de’ Romani fosse colà una terra nomata Frinia o Frinium. O quando anche Apua terra vi fosse stata, solamente opinando, e non già per cognizione alcuna certa, si può dire che fosse dove è ora Pontremoli ».

Parole e logica d’oro; tali le une e l’altra che, se fosse stata a tempo divulgata la lettera, forse avrebbero impedito che intorno ad Apua (lo dirò con parole di Giovanni Sforza) si continuasse a sprecare tempo ed inchiostro. Ma ho detto forse.

Il marchese Canossa non aveva ricorso soltanto al Muratori per avere un consulto sulla materia: si vede che egli cercava di accumulare giudizi autorevoli che servissero al suo scopo, e di scegliere, fra i tanti, quello o quelli che maggiormente inclinassero alle sue pretese. In fatto, si legge in principio di quella lettera muratoriana: « Le scritture tutte, da V. S. Ill.ma inviatemi colla lettera del cav. suo amico e del celebre signor Salvini intorno all’origine ed antichità di Pontremoli, le ho lette e le rimando ».

Dunque il “celebre” Anton Maria Salvini aveva pure interloquito sopra la questione di Apua; ma il suo responso al nobile pontremolese era rimasto finora ignoto, e solo ora lo stampo qui dall’ autografo (2); non perché valga alcunché, che anzi non val proprio nulla, vuoto com’è d’ogni lume di critica, e solo infarcito d’ingenua, per quanto erudita, pretensione; ma perché si riattacca alla lettera del Muratori, o, meglio, perché questa è una risposta diretta, una confutazione voluta di tutti gli argomenti messi in campo dal Salvini, alla memoria del quale (il Salvini era morto l’anno innanzi) il sommo vignolese tributa l’omaggio di un aggettivo fra l’ironico e il serio.

Come ragiona il Salvini? Apua, egli dice, non si trova negli scrittori; ma come c’è Capua dei Capuani, così poté ben esservi Apua degli Apuani; i quali, popoli di gran rinomanza in antico, dovettero pur avere dei luoghi di abitazione; e non è necessario che, perché non si trova la menzione di Apua, mentre si trovano gli Apuani, Apua non abbia esistito. E cosi, essendo sorta Pontremoli nel territorio degli Apuani, è ovvio supporre che gli abitanti di questa città abbiano ereditato le nobili prerogative di quella che un tempo fu Apua.

Cosi, o press’ a poco, ragiona il Salvini, come il lettore potrà rilevare dal consulto che pubblichiamo qui sotto in estenso; e soggiunge, a rincalzo della sua critica meravigliosa: Se trovassimo nominati negli autori solamente i Fiesolani e i Volterrani, e non Fiesole e Volterra, forse per questo non esisterebbero quelle città?

II Muratori dovette sorridere del fine acume del letterato fiorentino, che chiamava in soccorso tutta la sua profonda erudizione per mettere insieme cosi amene corbellerie; e, senza darsi l’aria di volerlo, rispose vittoriosamente punto per punto, come abbiamo veduto.

Ecco, fra tanto, il testo del consulto:

LIGURES APUANI.

Raffaello Maffei detto il Volaterrano ferma che Liguri Apuani i quali nomina Tito Livio, sieno i Pontremolesi, facendo ragione del loro sito lungo la Magra; e il medesimo Volaterrano ne deduce che ci fosse un luogo detto Apua, donde questi Apuani avessero il nome; e lo stesso dice Frà Leandro Alberti ed altri autori di qualche autorità.

Apua precisamente non si trova negli autori, ma la più verisimile origine è questa; come Capua de’ Capuаnі.

Non si dice che questa fosse una gran città, nè mica un luogo grosso come ora Pontremoli; perchè già è noto che i Liguri furono detti dumis impliciti, come genti che abitavano per borghi e piccoli trinceramenti, anticamente per le macchie; gente disseminata per vicos et castella, E di vero, le generazioni delle città furono i borghi e castelli, Κώμας: poichè i primi abitanti de’ paesi abitavano, come dice Aristotile nel primo della Politica, Κωμηδέν, lat. Vicatim, a borgate, e a poco a poco si cinsero di mura, siccome fece Teseo della città d’Atene, come si legge in Plutarco nella vita di Tesco, che unì insieme e i montanini, e i maremmani, e gli altri.

Ora, benchè non si legga questo nome in particolare, cioè Apua, pure vi doveva essere qualche riparo dove si riparavano questi popoli Apuani, che erano anticamente di gran rinomо с di qualche buona figura, come quelli che diedero da fare molto a i Romani, e alla nascente loro Repubblica.

Essendo adunque succeduti quei di Pontremoli nel luogo e ne piedi di quegli antichi guerrieri e valorosi popoli Apuani, si può dire che il nobil loro luogo possa essere stato quello che dotti e gravi autori, mossi dalla più verisimile etimologia, vengono a chiamare Apua; perchè l’ altre etimologie, come forse sarebbe Αpuί, άπυοι, che il Vocabolista Esichio spiega uomini senza sanie, cioè senza piaga, senza ferita, come se noi dicessimo invulnerabili o fatali, non è etimologia che tenga, e non è tanto probabile e sicura, quanto quella di Apua; siccome Intemelium luogo di quelli di Ventimiglia, Albium Ingaunum, luogo di quelli di Albenga, che erano detti Ligures Intemelii, Ligures Albingauni; nè è necessario che perchè non si trovi scritto in termini terminanti un luogo, e si trovi gli originarii popoli, quel luogo non ci fosse, perchè la natura medesima porta che popoli tanto famosi avessero qualche ricovero, o luogo da ripararsi, e dove radunarsi a fare le loro civili funzioni. E questo era Apua, benchè non si trovi questo nome preciso, scritto in autore antico. I borghi dell’ Attica passavano il centinaio, come si vede presso Monsù Spon, che li ha raccolti per alfabeto, e benchè fossero nominali i popoli, non ci è necessario che sieno per alfabeto nominati i nomi de’ luoghi donde derivarono. Se fossero per esempio nominati solamente Fesulani e Volaterrani, e non si trovassero Fesulae, e Volaterrae, pure ci sarebbero queste città. Il silenzio di quelle presso gli antichi autori non farebbe che non ci fossero.

Comunque sia la cosa, poco importa che ci sia in realtà questa città d’Apua presso gli autori: perchè essendoci i popoli Apuani, ci era Apua, o cosa simile, cioè il luogo loro.

La nobiltà de’ luoghi si trae, siccome delle famiglie, dal lustro presente, e da gli uomini di garbo, ed illustri, come guerrieri di conto, e persone di grande affare. E la milizia nobilita tutti i luoghi, come professione troppo necessaria al mondo. E dove si trovano simili genti e in buon numero, quei luoghi sono nobili, e da quelli si sono tratti nobili Cavalieri, come da Prato in To-scana, San Gimignano ove è l’Ospizio dei Cavalieri di Malta, Castiglione Fiorentino, e simili nobili terre e castelli, come per gli esempi si fa manifesto.

L’ampiezza, potenza, e nobiltà del luogo si prova evidentemente dall’ esservi stati assoluti Signori che esercitavano giurisdizione sopra gli uomini di questo e di quello villaggio, loro fedeli vassalli e sudditi, siccome resta comprovato dallo antichissimo Statuto di Pontremoli.

Questa sorta di potenza e di giurisdizione assoluta e indipendente è di natura sua assai più nobile e cospicua della feudataria, e dipendente da alieni Principi, ancorchè sovranissimi; e dà una fina e perfetta nobile qualità al luogo medesimo così retto e governato come l’antica Etruria da’ suoi Lucumoni.

Le famiglie governanti i castelli e villaggi sparsi pe ‘l territorio di Pontremoli sono enunziale da più istorici di loro Patria.

L’autorità e la facoltà di questi Signori dei villaggi stendentisi a potere costituire feudi come nello Statuto, era la più nobile cosa che si possa avere in questo mondo per opera di dominio.

Questa autorità venendo apprezzata e confermata ne’ susseguenti tempi dalla Spagna, era giusto come la Autonomia, cioè ius utendi suis legibus che davano i Romani alle città prese: ius tanto stimato, che le città in particolare della Siria cominciavano il conto de’ loro Anni, e le loro Epoche dal tempo della autonomia conceduta, o vogliam dire, dall’ approvazione e conferma de loro statuti; quasi quel tempo fosse il Natale delle loro cittadi. Vedi il celebratissimo Cardinale Noris nel dottis sime libre delle Epoche de Siromacedoni.

Ita pro rei veritate quum a

me quaesitum esset,

Antonius Maria Salvinius.

Anche da questa lettera salviniana si vede chiaro che lo scopo del Canossa, o di chiunque altro abbia chiesto il parere, era tutto d’ interesse araldico, e che l’erudizione dei consulenti si sperimentava puramente a quel fine. Ond’è che mi vien voglia di supporre che anche il noto consulto di Giuseppe Averani. Se veramente nella Liguria vi sia stata la Città d’Apua, abbia avuto la stessa origine della lettera del Muratori e di questa di Anton Maria Salvini. Forse l’ eruditissimo accademico fu interpellato dal medesimo Canossa, o da altri per lui; e forse gli furono inviati, come al Muratori, i precedenti pareri. Interessatosi alla questione, l’avrà a fondo studiata, riunendo il frutto de’ suoi studi in quella dissertazione, che è improntata della critica più rigorosa e piena di profondo acume e di bella erudizione. Mi dà materia di confermarmi in tale supposto il titolo di Consulto dato alla dissertazione, il quale mostra che l’Averani scrisse a richiesta d’alcuno. Venne pubblicata dopo la morte dell’autore, nel secondo volume delle sue Lezioni di varia letteratura; e l’editore cosi ne parla nella prefazione: “Molto schiarimento alla Storia Romana, ed alla Carta Geografica d’ Italia reca l’Esame…… Se veramente nella Liguria vi sia stata la Città d’Apua; il quale Esame è stato da molti dotti Uomini avidamente desiderato, e ricercato (3). E bensì vero che in questo scritto dell’Averani non è cenno della nobiltà di Pontremoli, né parola che possa far supporre gl’intenti di chi richiese il consulto. Ma quella parte, se pur vi fu mai trattata, può essere stata trascurata, sia dall’autore nel divulgare manoscritta la dissertazione, sia dall’ editore nell’ affidarla alle stampe, come tutt’affatto estranea all’ argomento.

Il parere dell’Averani ebbe sufficiente divulgazione. perché delle sue lezioni accademiche si hanno due edizioni di Crusca; doveva quindi essere facilmente accessibile a quanti, eruditi od orecchianti, ebbero ad interessarsi, dopo di lui, della questione; pure nessuno seguì mai l’autorevole giudizio di quel dotto; e forse anche oggi, dopo la pubblicazione del libro di Giovanni Sforza, v’ha chi giura ancora sul nome di Apua, “essendo in questo nostro santo pianeta una sola cosa insanabile e incorreggibile: la potenza delle stoltezze “ (1).


UBALDO  MAZZINI, Il parere di Anton Maria Salvini sulla esistenza di Apua, Giornale Storico della Lunigiana, a. 1916/1917 , p. 161 – 167

  1. Quella lettera fu pubblicata tre volte la prima dal prof. POLICARPO GUAITOLI, per nozze Guaitoli-Lancellotti nel 1891; la seconda nel 1904 da GIOVANNI SFORZA, che ne trasse argomento per un interessante capitolo di appendice alla sua Storia di Pontremoli, la terza dal march. CAMPORI nel VII vol. dell’Epistolario muratoriano, pure nel 1904 (pagg. 2915 sg.).
  2. Il parere del Salvini è posseduto dal comm. Luigi Bocconi, il quale nell’ inviarmene cortesemente una copia, mi scrive che è autografo, e steso con larga scrittura, su otto facciate del formato di piccolo in-4 ».
  3. Il consulto dell’Averani fu pubblicato in Lezioni toscane di varia letteratura dell’avvocato GIUSEPPE AVERANI Accademico della Crusca date alla luce dal proposto Anton Francesco Gari. In Firenae MDCCLXVI, ediz. seconda vol. II, pp. 207-224.
  4. Sforza, Memorie e documenti per servire alla storia di Pontremoli, Parte I, vol. II, pag. 516

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