Il viaggio nella campagna lunigianese del Medioevo attraverso la tesi di laurea che si è aggiudicata il “Lunigiana storica”
Le Comunità rurali lunigianesi attraverso gli Statuti del XIII e XIV secolo: è questo l’argomento della tesi di laurea di Francesca Lazzerini, la vincitrice del Premio “Lunigiana storica” 2000, di cui già il Corriere Apuano ha tracciato un breve profilo di presentazione.
Gli Statuti nei secoli del basso e tardo Medioevo rivelano una civiltà giuridica attenta a cogliere concrete esigenze di vita; a problemi analoghi, pur nel quadro di una regione storica complessa e divisa com’è la Lunigiana, corrispondono analoghe risposte che esprimono una stessa società a prevalente economia rurale, sempre insidiata dagli uomini e dai tempi. Siamo di fronte ad un mondo chiuso con scarse attività commerciali e industriali e con scarse preoccupazioni igienico-sanitarie e scolastiche. Eccessivo e minuzioso è invece l’interesse per soddisfare i bisogni primari: precise sono le norme, anche quantitative, relative alla coltivazione di viti, vigne, grano, canapa per usi familiari, alla cura del castagno, alla raccolta delle ghiande e delle olive. Non erano ammesse deroghe per evitare liti e contestazioni, così facili a prodursi.

Gli statuti di cui mi sono occupata costituiscono una fonte di tutto rispetto per ricostruire la vita delle comunità rurali della Valle della Magra in un arco di tempo che va dagli inizi del XIII secolo alla fine del XIV. Due secoli attraverso i quali è possibile individuare e analizzare differenze di forma e contenuto tra i più antichi e i più recenti, questi ultimi ormai nel pieno di un’epoca in cui la vitalità originaria si era esaurita e i comuni di villaggio si avviavano a diventare semplici istituzioni locali, in molti casi il gradino più basso del governo cittadino.
La consistenza degli statuti varia a seconda degli argomenti e delle località cui il corpo normativo fa riferimento. Si passa infatti da documenti che si riferiscono a piccoli villaggi caratterizzati da un’organizzazione amministrativa molto semplice, a statuti riguardanti centri più importanti (Mulazzo, Vezzano, Fosdinovo), o addirittura un assembramento di territori (feudi dei discendenti di Federico Malaspina di Villafranca). In alcuni casi non si tratta di statuti veri e propri, ma piuttosto di patti e convenzioni tra il signore e la comunità. Attraverso l’esame di questo corpo normativo mi sono proposta di ricostruire quegli aspetti istituzionali, sociali, politico-amministrativi ed economici di cui solo una fonte di carattere pubblico può fornire una chiave di lettura di tipo generale. Se, infatti, possono sorgere perplessità sull’effettiva corrispondenza tra la normativa proposta e la sua applicazione, l’analisi dei testi statutari rimane essenziale per una serie di problemi spesso non altrimenti attestati come nel caso della politica di tutela del territorio e soprattutto come testimonianza di tendenze in tempi lunghi e come espressione della sensibilità collettiva.
La tesi si articola in quattro capitoli. Il primo descrive la difficile convivenza tra il potere vescovile e il potere marchionale, il conflitto inermittente che, sommato alla frammentazione della casata malaspiniana in vari rami, portò alla frantumazione politica e amministrativa del territorio, favorendo le ingerenze dei potentati limitrofi. La costruzione di nuovi castelli e borghi, che ricevette in Lunigiana un notevole incremento a cavallo tra XI e XII secolo, divenne l’arma principale con cui vescovi e Malaspina condussero la lotta per il predominio territoriale. Incastellare, raccogliere popolazione entro uno spazio fortificato significava maggiore possibilità di dominio sugli uomini; per la popolazione rurale incastellamento voleva dire emancipazione, riconoscimento giuridico, organizzazione in comune.
Nel secondo capitolo vengono analizzati gli uffici comunali. I documenti sono ricchi di informazioni riguardo gli ufficiali e le loro funzioni e ci danno un quadro abbastanza completo di come era articolato il comune e di come funzionava l’amministrazione.
Il terzo e il quarto capitolo si occupano rispettivamente della vita economica e della struttura sociale. Nel complesso, le norme di carattere economico non sono mai così numerose e dettagliate come quelle che riguardano le istituzioni, il diritto civile e criminale. I legislatori dedicano alle attività agricole, all’insieme dei rapporti di produzione e di scambio uno spazio forse ridotto rispetto al grande peso che aveva l’agricoltura nella struttura economica del tempo.
Francesca Lazzerini, Le comunità rurali della Lunigiana negli Statuti del XIII e XIV secolo, il Corriere Apuano, 16.12.2000