di Riccardo Boggi
Nel vasto comprensorio della Lunigiana Storica , tra l’800 ed il 900 un manipolo di uomini di cultura: da Ubaldo Mazzini, a Giovanni Sforza a da Achille Neri a Giovanni Capellini , Romolo Formentini, Manfredo Giuliani, partendo dalla constatazione dei costumi e dei caratteri liguri della Lunigiana e, specialmente, da quell’unità territoriale che aveva avuto sotto la diocesi di Luni, avevano dato vita a riviste storiche di interesse locale, creando quell’ humus che nel 1906 farà uscire il numero unico Apua Giovane e darà il via alla battaglia per una provincia tesa a riunire i territori del municipio romano e della dicesi di Luni.
In quel clima era nato anche l’interesse degli studiosi per la storia naturale e mineraria della Lunigiana, viste come risorsa economica del territorio del bacino della Magra, dalle Apuane alle Cinque Terre.
Questa attenzione alle risorse naturali era stato reso possibile dall’attività di due scienziati di chiara fama : Giovanni Capellini, nato alla Spezia nel 1833 e Domenico Zaccagna, nato a Carrara nel 1851. L’archivio della Camera di Commercio conserva la documentazione autografa dei due scienziati, impegnati nel sostegno della prima storica iniziativa di promozione mondiale del marmo lunense.
Nel 1881 Giovanni Capellini, geologo ormai affermato in campo internazionale, organizzò a Bologna, dove era professore universitario di geologia, il Congrès Géologique International , col patrocinio di re Umberto e con Quintino Sella, presidente onorario.
Giovanni Capellini scrisse al trentenne Zaccagna : “ l’interesse dei marmi apuani non ha bisogno di dimostrazioni e la s.v. che con tanto amore si occupa della geologia di quelle stupende montagne che piglian nome dalla sua città natale ed hanno così stretta parentela con quelle che fan corona al delizioso mio golfo, potrà facilmente apprezzare il vivissimo mio desiderio che siano degnamente rappresentate all’esposizione di Bologna.” Giovanni Capellini parlava a ragion veduta della stretta parentela geologica tra le montagne Apuane e le rocce del golfo spezzino, visto che proprio lui, nel 1863, aveva pubblicato la prima Carta Geologica dei dintorni del Golfo della Spezia e Val di Magra inferiore, dedicandola all’allora principe ereditario Umberto.
Il trentenne Domenico Zaccagna, che già si era fatto un nome tra gli studiosi di geologia si rivolse al Presidente della Camera di Commercio :
“l’Italia nostra vanta molti ricchi prodotti e fra questi , nella nostra regione particolarmente favorita dalla natura, i più belli dei più pregiati marmi del mondo, essendo cosa che tocca direttamente il commercio locale, non saprei far di meglio in questa circostanza che rivolgere la mia istanza a codesta spettabile Camera nell’intento di fare appello alla generosità dei proprietari di cave affinché alcuni blocchi di delle principali varietà dei nostri marmi vengano da essi destinati al vantaggio della scienza ed al decoro del paese”.
I marmi di Carrara approdarono a Bologna, ma il Comune e la Camera fecero di più, ospitando gli scienziati in visita alle cave e per l’occasione chiamarono a far parte del comitato di accoglienza: Giuseppe Fabbricotti, Giovanni Sforza, Giuseppe Tenderini e Domenico Zaccagna.
In onore degli scienziati fu organizzata una serata di gala nel salone dell’Accademia di Belle Arti ed in quella circostanza ci fu uno sgarbo, non si sa quanto intenzionale, che trovò eco nella seduta della Camera dell’undici ottobre 1881.
Il consigliere camerale Girolamo Fiaschi lamentò il mancato invito alla festa di gala del sindaco di Massa ed il fatto che anche lui non fosse stato invitato all’ adunanza preparatorie. Si rispose che gli inviti furono estesi dal comune di Carrara e che il sindaco di Massa non fu invitato per evitare di dover ospitare anche tutti gli altri sindaci della Provincia: comunque, per rimediare, la seduta della Camera si concluse con l’unanime deplorazione per il mancato invito.
Tredici anni dopo la visita degli scienziati, il Comune deliberò la posa di due lapidi commemorative del Primo Congresso di Geologia: una sulle cave e l’altra nel salone dell’Accademia di Belle Arti.
Nel 1919 alla Spezia si dette vita alla Società Lunigianese di Storia Naturale “Giovanni Capellini”, che trovò continuità nell’Accademia Lunigianese di Scienze Giovanni Capellini, fondata nel 1924 e con una sede propria costruita nel 1929.
Ancora oggi l’Accademia pubblica annualmente le “Memorie”, raccolte di studi storici e scientifici riguardanti il territorio delle due province di Massa – Carrara e La Spezia, volumi di grande interesse e rigore scientifico che vengono scambiati con le principali istituzioni culturali e università mondiali.
Riccardo Boggi, Quando gli scienziati di Lunigiana, studiando la storia e le risorse naturali, pensavano anche alla crescita economica, tratto da pubblicazione della Camera di Commercio