
La Cortina di Cacciaguerra a Pontremoli, vero e proprio castello per quanto di forma inconsueta, ha una particolarità non molto consueta, quella di non nasconderci la data di costruzione, nè il committente. I lavori per innalzare il muro dal Magra al Verde iniziarono in-fatti sul finire del mese di aprile 1322 per ordine di un ben noto personaggio di quello scorcio di Medioevo: Castruccio Castracani degli Antelminelli.
Castruccio era nato il 29 marzo 1281 da Puccia Streghi e Gerio Castracani, ramo di S. Martino di Lucca della grande e potente famiglia Antelminelli, con origine nella Garfagnana, che tuttora ha un paese denominato Coreglia Antelminelli.
Mario Tobino, scrittore e psichiatra di fama, ricorda in prefazione al saggio di Giuliano Lucarelli “Castruccio Castracani degli Antelminelli” (Maria Pacini Fazzi editore, Lucca 1981): “Mia madre possedeva sul colle di Vezzano Ligure una casa che, come suole in Liguria, aveva nel suo dietro tre giardini, uno sopra l’altro. Su quello più alto era piantata, sprofondava le radici, la torre di Castruccio Castracani. Mio padre ce la indicava con una specie di orgoglio, ci invitava a considerare la storia di quel grande soldato che nei più gravi pericoli mai aveva perso la calma e si era innalzato da solo, per il suo coraggio e per la su abilità politica. Ci descriveva Castruccio terribile coi nemici, mai sazio di vendetta epperò amabile con gli umili e spesso faceto.
lo, bambino, me lo vedevo grandeggiare davanti e un dopopranzo, eccitato dal fantasticare, salii sulla cima della torre pentagonale. Non aveva più né porta né feritoie; era stata tutta chiusa. Ci si poteva salire solo aggrappandosi al grosso filo del parafulmine che scendeva dalla vetta, Montai su. Mi ricevette il gracchiare di un corvo, che apri le ali e volò via. L’erbaccia aveva invaso la terrazza. La Magra, sotto di me serpeggiava lucente, viaggiava verso il mare con una specie di ebbrezza”.
Di Castruccio tanti hanno scritto, eccelle la biografia compilata nel 1520 da Niccolò Machiavelli, che però, a parte la veridicità dei particolari, si presenta come una proiezione nella storia ideale del principe “nuovo” della concezione politica machiavelliana.
Guelfo, passato ai ghibellini, Castruccio affrontò, insieme a Uguccione della Faggiola signore di Pisa, le buie giornate del sacco di Lucca nel 1314. I due divennero poi rivali.
Castruccio fu nominato visconte di Luni il 4 luglio 1314 dal vescovo Gherardino Malaspina, il quale intese servirsi del ghibellino lucchese per recuperare le terre vescovili occupate dai genovesi (Barbazzano e Ameglia) e dai Malaspina (Bolano). Castruccio, che Machiavelli definisce “giovane ardito e feroce, e nelle sue imprese fortunato”, si servì dell’incarico per fare della Lunigiana il punto di partenza della sua personale fortuna politica. Riprese le terre perdute e costrinse Sarzana ad eleggerlo suo vicario. Anche in alta Lunigiana infuriava di nuovo la lotta tra guelfi e ghibellini. Pontremoli era stata ceduta da Enrico VII imperatore ai Fieschi di Genova. Il cardinal Luca Fieschi riportò la pace tra abitanti del “borgo di sopra” e del “borgo di sotto” e con quelli della campagna, si legge nei “Monumenta Germaniae historica”, e riconquistò le terre già pontremolesi di Zeri, Rossano, Teglia e Rocca Sigillina.
Contro di lui Franceschino di Mulazzo cercò l’aiuto dei ghibellini toscani Uguccione, Spinetta Malaspina di Verrucola e Castruccio. Stava però montando il contrasto tra Uguccione, che riparerà a Verrucola e poi a Verona, e Castruccio, il quale era ormai capo dei ghibellini toscani con titolo di vicario imperiale di Luni e Sarzana, ricevuto dal candidato all’impero Federico d’Austria e che lo svincolava dal vescovo Gherardino e dai sarzanesi. Castruccio ricevette la sottomissione di Massa, si accordò con Gaddo della Gherardesca per le terre lunigianesi, conservando Sarzanello e lasciando ai pisani Sarzana, consolidò la sua posizione a Lucca. Fu inevitabile lo scontro con Spinetta Malaspina, che fu costretto alla fuga nel 1319 presso Cangrande della Scala a Verona.
Castruccio affermò la sua autorità in Lunigiana, impose la pace a Pontremoli divisa in fazioni, si fece signore del “borgo di sotto” (27 maggio 1321) e fu vicario del nuovo vescovo di Luni Bernabò Malaspina. Nel 1322, per mantenere la pace con mezzi duri – è il caso di dirlo – fece edificare la fortezza per “cacciare la guerra”. La sua residenza, quando si trovava a Pontremoli, era in un palazzo localizzabile nel nucleo degli edifici del porticato nell’attuale piazza della Repubblica.
La forza raggiunta da Castruccio fu notevole ed ebbe riconoscimenti anche dall’imperatore Ludovico il Bavaro. Poco dopo la grande vittoria nella battaglia di Altopascio (1325) contro i guelfi guidati dai fiorentini, inaspettata calò sopra Castruccio la morte, il 3 settembre 1328 in palazzo dell’Augusta a Lucca, un mese dopo aver riconquistato Pistoia. In S. Francesco a Lucca, dove fu sepolto, un’epigrafe ne riassume la vita in un rigo “vixi, peccavi, dolui, cessi na-turae indigenti” (ho vissuto, peccato, sofferto, sottomesso a una natura povera).
Conobbe il dolore per la morte del figlio Guarniero, morto bambino nel 1322 e sepolto a Sarzana, nella chiesa di S. Francesco. La tomba è opera pregevole di arte gotica, innalzata tra il 1324 e il 1328 da Giovanni di Balduccio.
Um muro per obbligare alla pace – Presentato il libro di Fabrizio Boni e Cinzia Mazzini edito da “Il Corriere Apuano”
Sabato scorso, 28 aprile, a Pontremoli, nel salone del palazzo vescovile, è stato presentato il Quaderno del Corriere Apuano “La Cortina di Cacciaguerra a Pontremoli”, che propone i contenuti della tesi di laurea degli architetti Fabrizio Boni e Cinzia Mazzini, di cui è già stata presentata una sintesi dal nostro settimanale nel numero del 14 ottobre scorso. Tiziano Mannoni dell’Università di Genova ha dato rilievo, parlando ai numerosi presenti, al fatto che edificare strutture murarie, per impedire lo scontro fisico tra armati di arma bianca, divenne fatto abbastanza comune nel Duecento e nel Trecento, se però la morfologia degli insediamenti lo consentiva. Pontremoli, che in fatto di conflitti tra fazioni ha sempre avuto una sua puntigliosa tradizione, si prestava bene alla costruzione di una barriera di drastica separazione materiale tra i guelfi del borgo del Piagnaro e i ghibellini della parte bassa dell’oppidum di Pontremoli, che si andò sviluppando nel tempo sulla penisoletta di con-fluenza tra Magra e Verde. La comunicazione tra i due borghi rimase possibile attraverso una sola porta con ponte levatoio e con controllo dei gabellieri.
Caterina Rapetti, dell’Università di Parma, ha ricordato come “il cacciaguerra” sia una delle emergenze di cui molto si parla, ma poco si conosce. Nella stessa denominazione emergono le violenze delle diatribe medioevali con connotazione a Pontremoli pessimistica (“cacciaguerra”) e più ottimistica con la coeva fortezza di Parma (“la sta in pace”).
La fortezza, denominata con efficacia semantica “Сасciaguerra”, fu fatta edificare dal lucchese Castruccio Castracani, creatore di un importante quanto effimero dominio personale nella Toscana nord-orientale, con avamposto in Pontremoli, nodo strategico e viario abbastanza dinamico anche sul piano economico. Castruccio Castracani aveva fatto murare due lapidi, una sul lato nord e una sul lato sud, ora quasi non più leggibili, come monito e memoria della funzione della barriera da lui fatta innalzare. Tutti dal 1322, anno dell’edificazione, continuano a vedere di quella costruzione la torre centrale, che con la sopraedificata cella campanaria, è il Campanone, la “bandiera” di Pontremoli, ma non sono più apertamente visibili le altre parti, nel tempo inglobate all’interno di una doppia schiera di case di abitazione e di commercio. La ricerca ha ricongiunto, sulla traccia delle porzioni materiali ancora esistenti e nascoste in spazi privati, la planimetria di tutto il muraglione, che divideva le due piazze attuali del Duomo e della Repubblica e tagliava lo spazio da un fiume all’altro con tre torri e camminamenti di vedetta. Ne è risultato un rilievo grafico e descrittivo dell’intera costruzione, del suo funzionamento e delle successive modificazioni. Lo studio è di pregevole livello e fatto seguendo i criteri scientifici dell’archeologia del costruito”.
Tratto da “Il Corriere Apuano“, 5 maggio 2001, pag. 3