CASE E CASTELLI DI LUNIGIANA, MODI DI ABITARE

di Riccardo Boggi

Come era la vita di tutti i giorni in un feudo retto da un marchese o da un procuratore del feudatario ?

 Come erano le case, come si coltivava la campagna, come il mutare delle condizioni politiche spesso hanno portato  profonde trasformazioni  anche nelle scelte abitative o come addirittura si sia pensato in termini sorprendentemente moderni alla pianificazione del borgo raccolto attorno al castello ?

 I castelli- semplifico e riassumo- sorgono come strutture di difesa e protezione dei beni di una comunità ;  quasi sempre l’elemento fondante è la torre, che può essere isolata in altura in modo da poter essere difesa naturalmente dalla collocazione alta che impedisce agli assedianti di raggiungerne la base e scalzarne le fondamenta, oppure  può essere protetta nella parte più accessibile da un fossato o vallo artificiale, spesso da una palizzata.

Torri e castelli che alle origini del fenomeno erano spesso costruiti in legno, con una base realizzata con muri a secco avevano funzioni di protezione dei beni, ma anche di osservazione.

Di questi insediamenti militari dell’alto medioevo troviamo tracce a Filattiera, della chiusa bizantina, realizzata con una imponente muraglia a secco su cui era imposta una palizzata, ma anche  a Montignoso, dove troviamo la bella torre quadrangolare  dell’8°-X° secolo, che Nicola Gallo ha ritrovato e  sinora pare essere la più antica struttura castellana in muratura giunta sino a noi.

Ma attorno alla torre e al castello dove e come si abitava ?

Le ricerche archeologiche condotte ormai da trent’anni a Luni, a Filattiera , a Zignago in Val di Vara, hanno ampiamente dimostrato come in tutto questo lungo volgere di secoli, che abbraccia la tarda romanità e l’alto medioevo, fino al XII secolo, la materia prima più usata per costruire le case sia stata il legno, e il legno ha lasciato poche tracce: se si ha fortuna in uno scavo si trovano i buchi dei pali, che segnavano il perimetro della casa, si possono trovare resti di graticci fatti con canne o salici intrecciati e intonacati con argilla per  realizzare le pareti divisorie.

Talvolta le abitazioni in legno avevano alla base un muro perimetrale a secco su cui erano infissi i pali delle pareti: il pavimento era quasi sempre in terra battuta, con al centro la buca del focolare

E non era insolito che a piano terra convivessero, separati da una parete a graticcio, animali e umani.

In fondo le capanne della montagna pontremolese, penso a  quelle di fontana Gilente, della Cervara, con muretto a secco, pareti e solai in legno, copertura di paglia di segale, in uso ancora nel dopoguerra altro non sono che le eredi di case medievali diffuse anche nel fondovalle.

Pensate che ancora a metà cinquecento gli statuti di tante comunità lunigianesi prevedevano l’obbligo di aiutare portando piagne tutti coloro che intendono sostituire i pericolosi tetti di paglia con copertura in pietra.

A Filetto nel 1571 “se per sorte accasasse che alcuno di Filetto volesse edificare una casa in Filetto e coprirla di piagne siano obbligati quelli di Filetto a condurre a quello, tre giorni dopo la richiesta sei come di piagne per ciascuno

Case in legno con alla base un muretto a secco, case di muri a secco legati da argilla : è un modo di costruire che sopravvive, in certe aree e per certi usi anche quando le murature in calce e pietra cominciano a diffondersi, a partire dal XIII secolo.

In zone di campagna, dove non vi erano castelli entro cui riporre i beni e le derrate alimentari incontriamo  quelle chiamate case-forti, che fa pensare alla cassaforte, e tali erano, perché si trattava di edifici che dovevano proteggere i beni e gli attrezzi  e non a caso le troviamo nei pressi di pievi o chiese, che avevano beni da incamerare e difendere.

In campagna troviamo le case-torri, sorte anch’esse come luoghi ove riporre le produzioni e rifugiarsi in caso di pericolo: case caratterizzate da una porta situata in alto, accessibile con una scala a pioli retrattile.

Pian piano sfatiamo un luogo comune : quando pensiamo a Roma o a Luni, pensiamo ai marmi, alle terme, ai teatri: ma questi erano edifici e monumenti che costituivano l’eccezione dei centri urbani , erano  le grandi costruzioni del potere e del culto, ma nella campagna, nei piccoli centri si costruiva con materiali poveri, legno soprattutto, anche a Filattiera, dove la grande fattoria romana, luogo di sosta lungo la strada Luni-Velleia, era costruita in legno, su basi realizzate con muretti a secco.

Ma l’uso di materiali poveri: legno, vimini, argilla non implica necessariamente una scomodità nei servizi essenziali. A Filattiera, ad esempio,  i tetti erano realizzati con tegoloni d’argilla che sicuramente dovevano proteggere piuttosto bene le case, i magazzini di derrate necessari in una stazione di cambio,  così come gli stessi tegoloni erano utilizzati per canalizzare l’acqua di una vicina sorgente fino all’interno della fattoria.  

Il  XIII secolo, in Val di Magra,  vede la suddivisione del territorio tra i due rami dei Malaspina dello spino secco, sulla sponda destra della Magra, e lo spino fiorito sulla sponda sinistra .

 È il secolo che vede la residenza stabile dei Malaspina , ma anche l’avvio della frammentazione del territorio in tanti piccoli feudi autonomi, ciascuno dei quali si doterà di un castello, che non raramente sorgerà attorno a torri di guardia di epoche precedenti, dove quasi certamente  si erano  già raccolte anche le case dei residenti.

Credo sia condivisibile l’ipotesi secondo la quale,  a partire dal XIII° secolo,  si assiste progressivamente alla edificazione di abitazioni in muratura : io trovo, in questo edificare con pietra e calce anche  una ragione di sicurezza per un castello che non è più casa di soldati e temporaneo rifugio dei coloni e dei loro raccolti, ma che è diventato residenza del signore padrone del feudo.

Cerco di spiegarmi meglio: quando il Signore domina vasti territori e risiede in un castello principale ecco che nei vari villaggi sparsi nel feudo  incontriamo torri di guardia, case fortificate, castelli formati al massimo da torre circondata da  un semplice recinto dove mettere al riparo abitanti e raccolti in caso di pericolose incursioni di bande militari ,che transitavano con frequenza in Lunigiana.

Le case possono essere all’interno del recinto o nelle immediate vicinanze, ma probabilmente sono case  in legno ed il loro rapporto con il castello non è di reciproca difesa : le abitazioni ed il castello sono realtà separate.

Quando ogni piccolo villaggio diventa feudo a sé la situazione cambia: il centro del potere è ora nel villaggio, che prima era semplice periferia di un feudo.

Il castello necessariamente si trasforma in abitazione del signore e le case che lo circondano non possono costituire un elemento di pericolo, attaccabili da incendi, ma debbono diventare anch’esse una ulteriore elemento di difesa del castello signorile.

Le case dei coloni assumono così una duplice funzione: di abitazione per uomini e animali e ricovero dei raccolti, ma anche di barriera verso il castello residenza del Signore.

Se nei secoli più lontani, fino al XII secolo,  il colono viveva in una casa facilmente attaccabile e quindi guardava al castello come rifugio per sé e per i propri beni, quando il signore si insedierà e vivrà nel castello, che avrà trasformato in residenza e non solo in casa per soldati, i coloni sono nella necessità di fortificare le proprie case, probabilmente anche con l’aiuto economico del nuovo signore.

Ecco quindi che le case che si riserrano, in ordine sparso  nelle vicinanze del castello sono riedificate in pietra e calce, l’una accanto all’altra, per formare una barriera, una cinta di mura a difesa del castello.

Questa evoluzione nel modo di costruire e –vedremo tra poco- di abitare le case di un feudo lo troviamo documentato in una rara descrizione di fine ‘5OO del feudo di Groppoli , ma anche nelle cronache quattrocentesche di Antonio da Faye di Bagnone e nella cronaca di Varese Ligure, in Val di Vara- Lunigiana storica- scritta nel 1568 dal prete Antonio Cesena.

Comincio con la  descrizione della fine del 1500 : l’anonimo estensore ci racconta cosa è capitato ad un castello e al suo borgo quando  è diventato feudo autonomo rispetto a Mulazzo e – qualche decennio dopo, quando le condizioni politiche hanno assicurato tranquillità e stabilità  con l’acquisto da parte del granduca di Toscana e poi l’infeudamento ai ricchi banchieri genovesi della famiglia Sale e poi Brignole-Sale.

 Gli abitanti dapprima fortificano le loro case attorno al castello che da recinto con torre è diventato residenza stabile del marchese.

Poi, quando il feudo viene ceduto  dai Malaspina al granduca di Toscana e, poco dopo,  dal granduca ai feudatari genovesi  viene assicurata  la difesa del territorio, delle case, dei campi e soprattutto una stabilità politica, che durerà per oltre due secoli.

Ecco allora come cambiano le funzioni del castello , il modo di abitare ed il paesaggio di un intero feudo:

Il castello , vedrete, viene ancora individuato, almeno in un primo periodo, come il luogo di difesa del potere del feudatario e dei beni materiali , ma gli abitanti  sono ormai usciti dalle strette mura castellane:

  “La rocca e castello di Groppoli è posta in luogo eminente e assai alto distante circa un miglio dal fiume di Magra, circondata da torrenti e rivoli di acque che cadono dai monti e attorniata con fossa naturale, come in forma di isola.

 La rocca molto commoda di abitazione, ampliata che non è molto con il fabbricare stanze alla moderna è forte per batterie da mano e anco per batterie de cannoni sia per le muraglie come per il sito erto e montuoso sì che sarebbe difficile condurre artiglierie in un luogo da cui tirare con profitto.”

Il castello- che prima del cinquecento era semplicemente una torre quadrangolare con recinto a cui si affiancavano in modo disordinato le case e faceva parte del feudo di Mulazzo- a metà cinquecento, in conseguenza della legge ereditaria longobarda che seguivano i Malaspina, diventa feudo, quindi stato autonomo, retto da uno degli eredi dei marchesi di Mulazzo e quindi fu adattato a residenza.

Ecco perché il nostro cronista dice che è molto comodo di abitazione ampliata di recente, il primitivo castello con torre e recinto poteva bastare ad una guarnigione di soldati o ad un delegato del marchese, ma non certo ad un feudatario, lì insediatosi nella prima metà del cinquecento.

E quando arriveranno i Brignole-Sale, ricchissimi banchieri genovesi la residenza costruita attorno al castello non sarà idonea ai loro soggiorni di fine estate e costruiranno un palazzo alto sul poggio, in posizione comoda che a metà settecento sarà recintato con torrette ai quattro lati del recinto, con funzione decorativa più che difensiva.

Un antico castello con torre di avvistamento e recinto che, nel 500 si fa palazzo-residenza del signore e impone la trasformazione delle case sottostanti.

“Sotto la rocca è un borghetto di case, tutto chiuso e cinto, ma con poco ordine, edificato all’uso antico e le case si fiancheggiano e difendono l’una l’altra e dove bisogna vi è cinto di mura e vi si entra solo per le porte che a beneplacito si chiudono. Un borghetto di case, tutto chiuso e cinto, ma con poco ordine, edificato all’uso antico” In queste poche parole possiamo trovare gli indizi della prima conformazione del nucleo borgo e castello, troviamo la conferma della nascita spontanea del borgo che fiancheggia il castello.

 Una torre, un recinto, case forse in legno edificate con poco ordine perché non avevano funzioni difensive, assicurate dal castello : questa era la situazione che precede l’arrivo stabile del marchese.

Poi arriva il signore, vi fissa la residenza e le case del borgo, benché edificate  con poco ordine  probabilmente si rifanno in muratura ed assumono funzione di borgo murato, si fiancheggiano e si difendono l’una all’altra e dove non ci sono case si erige una muraglia ed il tutto si chiude con porte.

Avete notato la trasformazione : il borgo si è fortificato,  anche perché il castello che ora ospita il signore padrone non può più accogliere il popolo in caso di pericolo e poi ci sono ormai nuove armi da fuoco per assediare i castelli ed un borgo murato  costituisce una ulteriore difesa per il castello.

Così è il complesso castellano – a metà 500- quando arrivano, residenti stabili, i Malaspina : un castello restaurato con stanze alla moderna, protetto da  un borghetto cinto con case  affiancate le une alle altre e collegate da muraglie.

C’è ancora necessità di vivere protetti, ma le cose cambieranno radicalmente sul finire del 1500 quando sarà Firenze a comprare il feudo e a farlo gravitare nell’ambito della sua espansione in Lunigiana già affermata a Caprigliola, Albiano, Fivizzano, Castiglione del Terziere, Bagnone.

Un piccolo feudo diventa parte di un granducato in espansione ed i suoi abitanti non hanno più nulla da temere dai feudatari confinanti  e da eserciti che ormai passano sempre di meno e che, comunque sanno che danneggiando Groppoli danneggerebbero il granduca di Toscana e non un piccolo feudatario locale.

Allora gli abitanti possono permettersi il lusso di migrare in luoghi più comodi:

 “Ma detto borgo è al presente poco abitato perché gli uomini di quel luogo per abitare con più larghezza si sono addotti alla campagna e in diverse ville sparse godendo la comodità di canepari e campi attaccati e contigui alle case.

Le case di detto borgo le servono per ripostiglio conserva e sicurezza delle raccolte loro , sono fuochi circa 150.”

Ecco che il documento ci offre uno spaccato di vita economica e ci dice come i modi di abitare cambino in relazione con il mutare delle condizioni politiche, alla percezione della sicurezza.

Badate che questo atteggiamento lo troviamo ancora oggi: nelle nostre campagne, ancora negli anni ’60 difficilmente il contadino chiudeva a chiave la porta di casa: non si percepivano pericoli di furti. Adesso nessuno lascerebbe più la porta di casa aperta. Ci si torna a rinserrare, come nelle case torri con la porta in alto .

Ma perché gli abitanti lasciano il castello e il piccolo borgo costruito all’antica ?

Qui si può comprendere molto bene il rapporto stretto tra risorse naturali , modi di abitare, condizioni politiche.

Il dato di partenza è la ricchezza del territorio agricolo: comodo, irrigabile, fertile.

Quando i tempi sono insicuri si esce alla campagna, ma si ritorna a sera entro le mura del borgo.

Quando i tempi sono stabili non è più necessario  rientrare a sera entro le mura e ci si può stabilire all’aperto, in nuove abitazioni sparse nella campagna e la vecchia casa del borgo può diventare ripostiglio, magazzino.

Si può leggere questo uso delle vecchie case come l’atteggiamento di chi vuole assicurarsi comunque una difesa contro l’imprevisto o, forse,  si può anche pensare che le nuove case fossero meno stabili delle vecchie, forse addirittura nuovamente di legno.

Del resto proprio nel feudo di Groppoli, alla fine del 1800, dopo la vendita dei beni e dei poderi dei Brignole Sale  e  di quelli comuni situati nella vasta piana alluvionale strappata alla Magra con secoli di bonifiche, noi assistiamo ad una nuova migrazione interna dei Groppolesi, sia pure stagionale.

Nei prati della Magra vengono costruite quelle che si chiamano ancora oggi “le casette” e che ripetono in pietra il modulo costruttivo della capanna.

Pianta quadrilatera ( solitamente 4×4) con  unico vano a piano terra in battuto con il camino su un lato e la mangiatoia su quello opposto.

Umani e bestie condividevano lo stesso spazio. Nel vano superiore realizzato con solaio in legno si dormiva e si raccoglievano i raccolti. Qui si viveva da maggio a settembre: il tempo necessario per raccogliere grano, granturco, fagioli, fieno, uva americana. Poi, a  fine settembre , si tornava nelle case della collina per la raccolta di castagne e olive.

Chiudo questo inciso e torno alla relazione cinquecentesca che ci parla del nuovo modo di abitare alla campagna, in modo comodo.

Ecco le motivazioni economiche :

“Il terreno è assai fertile e domestico, produce biade di ogni sorta vino olio e castagne con grandissima copia di ogni altra sorte di frutti massime quelli di primavera estate e autunno non mancando anco quelli da inverno de quali ricavano quegli uomini molti danari riempiendosene le piazze dei mercati di Pontremoli e Bagnone. Si come anco di uova, pollastri e altri volatili, oltre a quelli che li forastieri vanno direttamente a comprare.

I suoi monti sono tutti fruttiferi  comodi da pascoli per li bestiami grossi e minuti e producono segale e castagne in buona quantità.

È cosa notabile il dono di Dio che la natura ha concesso a quel terreno della gran copia di fontane di acque fresche e belle dolci e sane, trovandosene dalla cima dei monti, a mezzo monte, fra monti e piano e su la pianura stessa non ve n’è alcuna mossa dal suo luogo, dicendo quegli uomini che pare loro superfluo usar fatica e spesa in quello a che la natura ha supplito.

La pianura sua è assai  spaziosa e piena di campi fertili che paiono tanti giardini, circondati da arbori e viti benissimo coltivate e quali producono frutti due volte l’anno, la prima alle fave segale e formento, la seconda miglio, panico.

Sotto i campi e in riva alla magra è una assai spaziosa prateria in luogo piano che oltre l’amenità è molto utile per la comodità dei pascoli per ogni sorta d’animali vedendosi sempre pieni di vacche buoi, cavalle asini porci pecore e molte centinaia di montoni e castrati.

Oltre di ciò la comunità ne ricava ogni anno 200 scudi di fieno che si vende all’incanto.

In fine di detta prateria il moderno marchese di quel luogo  fa edificare un palazzo assai grande quale quando sarà finito sarà comodo e vago essendovi dentro, oltre le sale e le camere e altre stanze, edifizi di molini e torchi per far olio che lavorano con la forza della Magra, condotta artificiosamente con largo alveo ossia bietolo e tutt’intorno comodità di peschiere superbissime e giardini e altre delizie.

Dentro alla porta di groppoli e sopra l’andito di essa porta è un’antica e bella immagine in pittura e in forma assai grande della gloriosa sempre vergine Maria quale ha fatto e fa ai suoi devoti e fedeli molte grazie con miracoli straordinari e perciò con devozione e elemosine concorrono molte genti a adorarla..

Nel piano è un oratorio antico sotto il titolo di san benedetto accompagnato e circondato da sue proprietà e dicesi che fusse un tempo abbazia.

Li fiumi di detto luogo servono per termini naturali tra gli altri pesci producono gran copia di trote, lamprede,e anguille delicatissime e la magra in particolare dove ognuno può liberamente pescare senza proibizione e così copiosa di pesci che molti uomini fanno con molto utile professione di pescatore.

Quanto alla caccia di uccelli e lepore tanto al piano quanto al monte e anche presso le case non può essere più comoda essendo gran copia di lepore, starne, coturnici e a tempo di passaggio anitre, colombi, oche, tordi et altri volatili.

Vi domina al presente il marchese Giulio Sale.”

Il quale marchese si trova nelle condizioni di abitare a Groppoli per le vacanze estive: a Genova vive nello splendido palazzo di via Garibaldi, oggi museo di Palazzo Rosso. In Lunigiana presta soldi a quasi tutti i Malaspina, non può vivere in un castello che i Malaspina avevano riadattato  con stanze alla moderna : vuole costruire un superbo palazzo ; non realizzerà quello descritto nella cronaca, ma quello ancora visibile , su cui- come detto prima- a metà settecento interverrà Matteo Vinzoni.

Intanto ricordiamoci,  parlando dell’uso del suolo e dei rapporti tra agricoltura , allevamento, demografia, che quando in un determinato territorio la popolazione aumenta si vede il declino dell’allevamento a favore della coltivazione dei campi, perché le necessità del sostentamento implicano la messa a coltura del maggior numero possibile di terre da sottrarre al pascolo.

Nel nostro caso la particolare conformazione del territorio, con aree montane, collinari, di pianura e alluvionali consentono il permanere di agricoltura e allevamento e di questo troveremo traccia proprio nella struttura della casa, dove gli spazi per gli animali continueranno ad essere più numerosi e più grandi di quelli riservati al colono.

Lo vediamo nella descrizione dei primi anni dell’ottocento delle case dei poderi del marchese: ricordiamo, però, che queste case sicuramente erano più comode di quelle del resto della popolazione :

Podere d’Arionzo

Casa consistente in una stanza con sua porta, avente una finestra , in cucina a piano terreno, in due stalle….le tine di detto podere sono nella cantina di san benedetto

Podere Casa Grande

Due case, una con una sola stanza e sopra fienile e fondo ad uso di cantina con tre tini due botticini. l’altra casa comprende la cucina con altra stanza con porta in strada avente finestre piccole, sotto detta casa esistono due stalle

Podere di san Benedetto

Casa con stanza grande avente sei finestre, sotto un fondo che serve da cantina…,altra casa con cucina e stanza contigua…altra casa cascine e stalla per il bestiame e in detto luogo avvi la cappella di san benedetto con un solo altare sopra cui vi è un quadro in mediocre stato

Podere di Serla

Casa con cucina una stanza due stalle e cantina

Podere d’Angiola Nuova

Qui constatiamo un fatto interessante: il podere viene comprato nel 1701 dai conti Noceti di Bagnone, ma viene ristrutturato sul finire dell’ottocento con criteri moderni: la casa rurale del podere padronale è intonacata, affrescata come un casino di caccia , realizzata in muratura con fondi in volta di pietra, con stanze per i coloni, stalla, fienile, cantina, deposito per gli attrezzi

Casa fatta di nuovo che consiste in cucina e 4 camere framezzate con solai nuovi, in uno stanzone ad esse contiguo che serve per fienile.

A piano terreno avvi uno stallone una camera per riporre gli strumenti rusticali ed una cantina, quali fondi sono tutti e tre fati in volta.

Questa casa ha nove porte 5 finestre con scuri , nei fondi 4 piccole finestre con piccole ferriate.

 Podere della Torre del Sole, con ben tre stalle

 Casa con cucina tre camere con porte, e suoi ferramenti necessari. Due stalle per il bestiame con suoi ferri e una sola con ferri e serratura. Il detto podere ha la Cantina verso il piano con n.o 2 tine una nuova, ed altra vecchia e n.o 5 botti piccole cioè n.o 3 mediocri e 2 vecchie. Tanto le Tine che le botti cerchiate tutte di ferro. Ha pure altra casa fatta di nuovo sono 10 anni che serve p. il medesimo ad uso di stalle e contigua alla quale esiste un pezzo di capanna vecchia che serve p. riporvi il sterlume, cioè fogliame per la lettiera degli animali, in genere foglia di castagno.

COSTRUIRE ED ABITARE IN Val di Vara

Abbiamo visto, nel caso di Groppoli, come si passi da una torre di  guardia ad un castello residenza, come le case, costruite l’una accanto in modo irregolare all’altra determinino  una sorta di muraglia protettiva del castello, come le stesse vengano poi declassate a magazzino quando la popolazione decide di andare a vivere alla campagna.

Il caso di Varese Ligure, ancora Lunigiana storica, è per molti aspetti diverso da quello di Groppoli, perché se a Groppoli c’è una grande e fertile campagna da coltivare, a Varese Ligure c’è  soprattutto un luogo strategico per i mercati ed i commerci , per sfruttare i boschi con segherie alimentate dalla forza dei corsi d’acqua, così come le ferriere.

Siamo nel secolo XIV.

Ecco che in questa zona  I Fieschi di Lavagna decidono di  costruire un borgo :

“ il signore vistosi abbondare di uomini e possessioni deliberò di fondare un borgo : pigliato il modello, lo disegnarono poi fecero ordine a tutti coloro ai quali piacesse venirvi ad abitare sarebbe dato il luogo dove fabbricare la casa entro un certo tempo. Né bisognava edificarla di graticci e legnami, come erano soliti fare per l’avanti, ma bisognava farla murata e tutte l’una come l’altra e soprattutto che ogni casa fusse da solaro o volta, cosa che a quel tempo pareva in questi luoghi superbissima”.

Visto che il numero delle persone disposte a fabbricare si dimostrerà inferiore a quello delle case previste  è il signore che completerà il borgo e darà le case in affitto.

Vedete che queste informazioni sono preziose, soprattutto per le notizie che ci dà sul vecchio modo di fabbricare e qui trova conferma quanto dicevo all’inizio: le case di legno e graticci erano il modo più diffuso e l’introduzione dei solai e delle volte in pietra viene percepita come un gran lusso.

POSSIAMO COSI’ RIASSUMERE E SINTETIZZARE:

I primi castelli della Val di Magra sorgono a difesa e controllo di strade e beni di comunità locali per opera di un signore che generalmente non ha residenza nel castello.

Adalberto di Toscana risiede a Lucca e nell’884 fonda alla confluenza tra Magra e Aulella un’abbazia nel luogo ove aveva già fondato un castello, un ospitale, una chiesa e case .

È, in questo caso la fondazione di un castello a difesa di uno dei nodi cruciali della via Francigena.

I primi castelli e le prime fortificazioni non sono sempre in pietra murata: spesso si tratta di costruzioni che possono avere una base in muri a secco e l’alzato in legname.

I castelli talvolta sono circondati da  recinti – palizzate in legno e difesi da fossati scavati ( valli) non necessariamente riempiti d’acqua.

Di queste opere difensive resta traccia nella chiusa bizantina di Filattiera : una grossa muraglia a secco su cui erano inseriti pali a formare uno sbarramento.

Delle strutture difensive più antiche non abbiamo tracce: sinora la torre in muratura più lontana nel tempo è quella ritrovata da Nicola Gallo a Fosdinovo ( 8-10 secolo)

Attorno ai castelli le case : l’archeologia ha ormai dimostrato che dall’epoca romana e fino al XII secolo le abitazioni erano ancora in gran parte in legno.

In Val di Magra è a partire dal XIII secolo che sono documentate torri isolate o inserite in strutture castellane in muratura  : con l’insediamento  stabile dei Malaspina, che nel 1221 scelgono la Val di Magra quale residenza dei due rami della famiglia, si va delineando una militarizzazione dei paesi.

Se prima di tale data nei luoghi strategici poteva bastare una torre di guardia, un semplice recinto ove radunare uomini e beni in caso di pericolo, quando ogni paese diventa feudo autonomo per la legge di successione ereditaria adottata dai Malaspina, quelle torri isolate si trasformano in castelli con funzione difensiva, ma anche residenziale per il signore.

Le case in legno degli abitanti  situate vicine al castello possono costituire un pericolo e pian piano si trasformano in edifici in muratura  che formano una barriera, un recinto ad ulteriore difesa del castello.

Case e castello, quasi sempre arroccati su un colle, formano un unicum difensivo che modificano per sempre il paesaggio della Lunigiana.

Quando le condizioni politiche assicurano tranquillità i contadini preferiscono andare ad abitare vicino ai campi coltivati : nel caso che abbiamo visto di Groppoli nascono nuclei sparsi che modificano profondamente il modo di vivere degli abitanti.

Pensate che questa distribuzione di case nel territorio è all’origine della nascita di piccole frazioni ed un feudo come Groppoli , abbandonato il borghetto sorto attorno al castello, non avrà più e non ha ancora neppure oggi un centro storico con la piazza e la chiesa, come troviamo in quasi tutti i borghi.

Ricordiamo a questo proposito come le case dei borghi presentassero per secoli enormi problemi igienici,  per la convivenza tra uomini e animali : nell’ottocento nel borgo di Villafranca le epidemie vengono collegate proprio a questa situazione. Ricordate Virgoletta e gli asini che si affacciavano alle finestre.

Un secolo prima il marchese di Pallerone, consapevole di questa situazione aveva fatto costruire, vicino al borgo un vero e proprio quartiere per gli animali: una serie di stalle affacciate su un asse viario centrale.

Nelle case coloniche costruite alla campagna permane, ancora agli inizi dell’ottocento, una particolare situazione che vede privilegiati gli spazi destinati agli animali , rispetto a quelli destinati alla famiglia: una stanza, una cucina, ma una cantina e magari due stalle. Le necessità legate alla tutela dei beni di sostentamento sono ovviamente primarie.

Solo quando c’è l’intervento di un possidente anche la casa del contadino-mezzadro trova una più razionale disposizione degli spazi, con più attenzione per la famiglia e le sue esigenze.

Il ricordo delle antiche case di legno tuttavia non si perde, almeno fino alla metà del secolo scorso : lo conservano le capanne dell’alpeggio, con i tetti di segale, i pavimenti in terra battuta, i solai di legno.

Un patrimonio che  andrebbe salvato e tutelato così come si è cercato di fare con i castelli.

Riccardo Boggi, Case e castelli di Lunigiana, modi di abitare.

L’immagine di introduzione alla pagina raffigura il Palazzo di Gavedo, residenza dei Brignole Sale conle mura che circondano la villa ed è stata tratta dal Corriere Apuano del 27.6.2020 ( Paesi di Lunigiana: Gavedo)

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